Editoriale

Gli articoli di PeaceLink

  • ILVA, ecco cosa diremo al ministro Di Maio
    Comunicato stampa di PeaceLink

    ILVA, ecco cosa diremo al ministro Di Maio

    18 giugno 2018 - Associazione PeaceLink
  • Taranto come l'Aquarius
    Abbiamo maturato un'esperienza nella comunicazione globale delle emergenze umanitarie che poi abbiamo messo a disposizione della città di Taranto

    Taranto come l'Aquarius

    Tutta la mia azione sull'ILVA è stata sempre basata sull'indignazione verso chi poteva soccorrerci ed è rimasto indifferente. In questi anni avrebbero potuto salvare vite umane e non lo hanno fatto. Taranto è un caso evidente di razzismo ambientale, hanno scaricato su di noi quello che Genova non voleva più subire. E così ci hanno fatte affondare nella malattia e nella disperazione. Nessun governo ci ha offerto un porto sicuro dove poterci salvare. Ci hanno abbandonato come città alla deriva, senza protezione e senza tutele.
    15 giugno 2018 - Alessandro Marescotti
  • Cosa prevedono le convenzioni internazionali sul soccorso in mare
    Migranti

    Cosa prevedono le convenzioni internazionali sul soccorso in mare

    Vedere una persona che ha bisogno di aiuto e guardare dall’altra parte è reato. Si chiama omissione di soccorso ed è contemplato dal nostro ordinamento giuridico, ma anche dalle convenzioni internazionali firmate dall'Italia.
    11 giugno 2018 - Alessandro Marescotti
  • Nega l'attracco alle navi che salvano vite umane
    Il ministro Salvini contro i migranti

    Nega l'attracco alle navi che salvano vite umane

    Prendiamo le distanze dal ministro Matteo Salvini: non rappresenta l'Italia della solidarietà.
    11 giugno 2018 - Alessandro Marescotti
  • La nave Aquarius respinta da Salvini verso Messina accolta dall'amministrazione Accorinti

    La nave Aquarius respinta da Salvini verso Messina accolta dall'amministrazione Accorinti

    Dura presa posizione dell'amministrazione dopo le dichiarazioni del ministro dell'Interno
    10 giugno 2018 - Redazione Peacelink

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I Dossier di PeaceLink

  • Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei Diritti Umani
    Report a cura di FIDH (Federazione Internazionale dei Diritti Umani), Unione forense per la tutela dei diritti umani, HRIC (Human Rights International Corner) e PeaceLink

    Il disastro ambientale dell’ILVA di Taranto e la violazione dei Diritti Umani

    Il testo integrale del rapporto presentato a Roma il 13 aprile 2018 nella sede della Federazione Nazionale Stampa Italiana
    14 aprile 2018 - Alessandro Marescotti
  • Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"
    A 70 anni dalla morte di Gandhi

    Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo"

    Con lui gli sconfitti vinsero e anche noi oggi possiamo fare lo stesso, tutti insieme
    31 gennaio 2018 - Alessandro Marescotti
  • Elenco delle maggiori campagne pacifiste e nonviolente

    Elenco delle maggiori campagne pacifiste e nonviolente

    15 marzo 2018 - Laura Tussi
  • La truffa (on-line) corre sulla rete

    La truffa (on-line) corre sulla rete

    Furti d'account, finte partite IVA, siti di e-commerce fantasma: acquistare oggi su internet può essere una operaziona ad alto rischio se non ci si attiene scrupolosamente ad alcune rigorose ma semplici buone pratiche. Perché se poi la truffa arriva, allora inizia un vero e proprio calvario che nella maggior parte dei casi si conclude con la perdita del proprio danaro ed un inevitabile stress psicologico.
    6 gennaio 2013 - Vittorio Moccia
  • Per un nuovo Paradigma Rifiuti: cosa fare
    A chi conviene accumulare ancora rifiuti nelle strade? Sicuramente a coloro che sui rifiuti vogliono speculare sia in termini economici che politici.

    Per un nuovo Paradigma Rifiuti: cosa fare

    Dopo anni di discussioni, elaborazioni e lotte la Campania rischia di essere di nuovo coinvolta in un periodo di emergenza rifiuti. Tutto ciò mentre le lobby della combustione, con studiata strategia, stanno invadendo il Paese di inceneritori e di impianti inquinanti. Questo dossier vuole invece dimostrare che un altro mondo è possibile.
    22 luglio 2010 - Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania
  • Dossier Uranio Impoverito

    Inviato da PeaceLink al Parlamento Europeo
    16 gennaio 2001 - Carlo Gubitosa e Francesco Iannuzzelli
  • Non toccate quelle polveri!
    Il dossier presentato nella conferenza stampa e spiegato a Radio PeaceLink

    Non toccate quelle polveri!

    Le precauzioni sanitarie che dovrebbero essere conosciute a Taranto e adottate dai cittadini.
    14 settembre 2016 - Alessandro Marescotti
  • F-35
    La Relazione speciale della Corte dei Conti e la cupa posizione dei sindacati confederali

    F-35

    Verranno finanziati con 150 milioni di dollari i laboratori software degli Stati Uniti occupati quasi per il 50% da personale statunitense
    1 settembre 2017 - Rossana De Simone
  • Dossier benzo(a)pirene

    Tratta della natura cancerogena e genotossica del benzo(a)pirene e della salute dei bambini. A cui si aggiunge la parte su come è cambiata la normativa con il dlgs 155/2010
    2 febbraio 2011 - PeaceLink
  • Naftalina trovata nelle urine delle donne
    Esami choc a Taranto

    Naftalina trovata nelle urine delle donne

    Il naftalene, fra gli IPA cancerogeni, è la principale emissione in massa della cokeria. E’ un tipico tracciante quindi della cokeria.
    11 febbraio 2017 - Alessandro Marescotti
24 novembre 2017
ore 21:00
MILANO (MI)
LA FABBRICA DEL VAPORE via Procaccini, 4 - MILANO
presentazione

Il Mostro versi di rabbia e d'amore. Poesia tarantina a Milano

Il Mostro versi di rabbia e d'amore. Poesia tarantina a Milano

A Milano con Vincenzo De Marco

http://www.peacelink.it/pace/a/44809.html

Incontro letterario a cura di Famiglia Margini con l'intervento dell'associazione Peacelink

Presentazione dell'opera “IL MOSTRO versi di rabbia e d'amore" di Vincenzo De Marco, edita da Les Flaneurs edizioni
www.lesflaneursedizioni.it

Intervergono Laura Tussi - PeaceLink, autrice dell'introduzione, e Fabrizio Cracolici - Anpi.

<< La poesia non farà mangiare ma sazia alla grande>>
"MOSTRO" è un mix di rabbia e amore che non potrà lasciarvi indifferenti.

Il mostro è poesia di strada. È poesia per la gente e tra la gente.
Leggendo le poesie di Vincenzo De Marco scritte all'interno di una fabbrica infernale durante notti e giorni operai, giornate intrise di sudore, polvere, sangue e rabbia si ritrova come l'amica penna riesca però ad infondere speranza nel lettore con versi pieni d'amore.

La fabbrica, le polveri, l’acciaio: squarci sul lavoro quotidiano all’Ilva, che si alternano a riflessioni sulla vita, a rasserenanti immagini di evasione. Il mondo rassicurante degli affetti, la Puglia e la sua
bellezza incontaminata, vista da un operaio che, suo malgrado, contribuisce a inquinarla. Tutto questo anima le poesie di Vincenzo De Marco, poeta operaio e cantore di una contraddizione esistenziale tra lavoro e vita: due elementi normalmente in simbiosi, ma che nella Taranto dei veleni finiscono col trovarsi in una tragica dicotomia.

LA FABBRICA DEL VAPORE via Procaccini, 4 - MILANO

Venerdì 24 Novembre 2017 ore 21.00

Ingresso gratuito

Info famigliamargini@gmail.com

T 3287141308

LIBRO:

Il Mostro. Versi di rabbia e d'amore

Autore: Vincenzo De Marco.

Introduzione: Laura Tussi.

Prefazione: Alessandro Marescotti

LES FLÂNEURS Edizioni

Autore: VINCENZO DE MARCO

Titolo: IL MOSTRO. VERSI DI RABBIA E D'AMORE

Prefazione: ALESSANDRO MARESCOTTI

Introduzione: LAURA TUSSI

Versi di rabbia e d’amore – La fabbrica, le polveri, l’acciaio: squarci sul lavoro quotidiano all’Ilva, che si alternano a riflessioni sulla vita, a rasserenanti immagini di evasione. Il mondo rassicurante degli affetti, la Puglia e la sua bellezza incontaminata, vista da un operaio che, suo malgrado, contribuisce a inquinarla. Tutto questo anima le poesie di Vincenzo De Marco, poeta operaio e cantore di una contraddizione esistenziale tra lavoro e vita: due elementi normalmente in simbiosi, ma che nella Taranto dei veleni finiscono col trovarsi in una tragica dicotomia.

Vincenzo De Marco (Grottaglie, 1976). Operaio e poeta. Con Les Flâneurs Edizioni ha partecipato all’antologia di racconti Macerie, il cui ricavato sarà devoluto alle popolazioni terremotate del Centro Italia.

INTRODUZIONE di LAURA TUSSI

a "Il Mostro. Versi di rabbia & d'amore" di VINCENZO DE MARCO

In quanto attivista e redattrice dell'Associazione ecopacifista PeaceLink - Telematica per la pace, mi sento di denunciare che il caso Ilva, attualmente, viene semplicemente rappresentato come una vertenza occupazionale o una mera questione di politica industriale. Ma i drammatici dati di malattia e di morte, che ancora qualcuno si ostina a mettere in dubbio e a confutare, vengono “derubricati a fattore scatenante di un problema esclusivamente economico”, anziché essere considerati essi stessi il vero problema.

In realtà, il mondo non ha bisogno di tutto l'acciaio che viene prodotto. Ma il sistema economico produce in funzione del profitto e dello sfruttamento massimo della capacità produttiva, e non in funzione dei bisogni reali e effettivi. Sostenere questo modello siderurgico predatorio e accumulatorio significa alimentare la produzione delle cosiddette grandi opere, inutili e dannose, e il consumismo esasperato dell'industria bellica e automobilistica e delle costruzioni infrastrutturali. .

L'ordinanza di sequestro dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, disposta dal Giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, è del luglio 2012, ma riporta delle affermazioni ancora attuali, in questa città dominata dal Mostro d'acciaio: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell'attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”. “La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all'ambiente e alla salute delle persone” denuncia ancora l'ordinanza.

L'Autore del Libro di poesie "Il Mostro di rabbia & d'amore", Vincenzo De Marco, poeta e operaio, dedica quest'opera alla propria famiglia, alla propria figlia, quasi a volerla tutelare dal pericolo incombente rappresentato dal "mostro" siderurgico, in una profusione poetica di sentimenti, stati d'animo, emozioni, definendosi un folle che scrive della sua interiorità, di umore e vissuto, del bene e del male: "Sono un pazzo che su carta sputa fuori, amore e rabbia...".

Il Poeta, Vincenzo De Marco, con queste toccanti e sconcertanti poesie si rivolge ai tarantini oppressi, sfruttati, emarginati, vittime del lavoro e dell'inquinamento, ma anche a chi ama Taranto e lo dimostra con i fatti, rivolgendosi anche agli esperti attivisti che operano nell'associazionismo ambientalista tarantino e che si spendono e si sacrificano quotidianamente per portare alla luce la verità. L'omertà, la menzogna e la connivenza a Taranto fanno ancora più "rabbia" della noncuranza con cui l'industria ha devastato ambiente e distrutto vite umane, per la logica spietata del massimo profitto dei padroni, dello sfruttamento privato o di Stato. La politica nazionale è sempre rimasta sorda alle richieste di aiuto giunte più volte dal capoluogo jonico e, anzi, ha adeguato l'impianto normativo alle esigenze dell'Ilva, della grande industria, piuttosto che pretendere il rispetto delle regole da parte del colosso siderurgico, del Mostro d'acciaio. La politica locale, inoltre, dopo anni di stasi sostanziale, sembrava, anche grazie alle spinte dell'associazionismo ambientalista e ecopacifista tarantino, aver preso a cuore il problema, invece, ha palesemente tradito le aspettative, mostrando un asservimento perdurante alle bieche logiche del profitto e della grande industria. Taranto è una città dove regna la convinzione che nulla mai possa cambiare, dopo anni di sostanziale immobilismo con il Mostro d'acciaio, che il Poeta definisce come "orrore moderno, orrore continuo": l'azienda matrigna, il siderurgico più grande d'Europa, un colosso esteso che apre disparati orizzonti davanti alla città, dalla crisi occupazionale e irreversibile a tensioni sociali fuori controllo, nell'implosione più totale.

L'alternativa?

Chiusura degli impianti, riconversione, bonifiche e sostanziale ripensamento dell'economia cittadina, come esempio di nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e ecosostenibile, per un futuro salubre e prospero. “A Taranto dominava un'accozzaglia di superficialità, scarsa preparazione, finta conoscenza dei problemi, mischiata a rozza e insensata sicurezza. In tanti credevano che l'inquinamento li avrebbe corazzati e che, respirando un po' alla volta i veleni, si sarebbero immunizzati. Una folle e insensata convinzione che albergava anche nella mente di gente laureata”. Così ha scritto Alessandro Marescotti, presidente dell'associazione ecopacifista PeaceLink, nell'introduzione del fumetto di Carlo Gubitosa e Giuliano Pavone “L'eroe dei due mari. Taranto, il calcio, l’Ilva e un sogno di riscatto” (Altrainformazione, 2012). Taranto, nella sua tragedia lenta, silenziosa, inesorabile, è schiacciata sotto il peso del ricatto occupazionale e di relazioni pericolose, losche e bieche connivenze che l’Ilva ha intrattenuto con coloro che erano preposti a controllare e denunciare le emissioni inquinanti: i sindacati, le forze dell'ordine, gli organi di giustizia, la stampa, le autorità ecclesiastiche e la politica fino ai più alti vertici istituzionali. Il Poeta descrive e denuncia così, con vocaboli molto eloquenti e taglienti, il dramma tarantino: "Acciaio, politica, mafia, sangue. Acciaio, siderurgia, tubi, lamiere, chiesa, stato, tangenti, bugie, tumori...".

Il caso Ilva rappresenta, attualmente, il terreno su cui si misurano la credibilità e le autentiche priorità del nostro Paese, in una storia profondamente italiana, fondata su componenti umane e disumane di ignavia e di eroismo, di cinismo e solidarietà, di scelte avventate e corruzione, di malaffare, di grandi opere e omissioni... "di rabbia e d'amore". Dunque, Taranto è ormai in assoluto, al centro di un interesse legittimo, in quanto costituisce, nella propria esplicita e implicita complessità, un caso che offre strumenti per analizzare problematiche dibattute e per interpretare a fondo i rapporti che intercorrono tra giustizia e informazione e tra politica e potere economico. I Tarantini contro Ilva, come Vincenzo De Marco, poeta e operaio, sono veri nuovi antifascisti, come i No Tav e i No Muos e come tutti gli altri movimenti che dal basso lottano contro il nuovo fascismo: il neoliberismo e la dittatura finanziaria applicata, a livello locale, da governi servili e sottomessi e conniventi con il potere finanziario e capitalistico.

Laura Tussi

PREFAZIONE di ALESSANDRO MARESCOTTI a "Il Mostro, Versi di rabbia & d'amore" di VINCENZO DE MARCO

Di Vincenzo De Marco ho due ricordi ben precisi. Il primo ricordo è mentre legge le poesie di questo libro nell’aula magna, davanti ai miei studenti e a ragazzi di altre classi. E’ il 25 febbraio 2016. Una folta platea. Lezione di cittadinanza attiva. Ma anche di letteratura, perché i “poeti operai” ci sono stati, e infatti la mia introduzione è proprio sulla poesia del Novecento. Leggo “L’ho sentito implorare con durezza”, la poesia scritta da Ferruccio Brugnaro, “poeta operaio” a Porto Marghera che all’ingresso della fabbrica distribuiva le sue poesie ciclostilate. Leggo questi versi di letteratura operaia di tanti anni fa, scritti durante le lotte operaie alla Montedison: L'aria oggi puzza di uova marce è infetta di tetraetile idrocaburi catrami. Ho raccolto dal cemento ora un minuscolo uccello rosso grigio tutto tremante ha gli occhi quasi chiusi e il becco pieno di schiuma verdastra. Forse ha mangiato qualche granulo di zolfo forse qualche altro veleno terribile. L'ho sentito implorare la mia mano con durezza l'ho sentito piangere a dirotto come un cielo scrosciante senza nessuna risposta. Subito dopo prendo in mano “Il mostro di rabbia e d’amore” e leggo una poesia di Vincenzo. Lo presento ai ragazzi: “Anche lui è un poeta operaio”. Vincenzo saluta tutti i ragazzi e dice: “Io sono un operaio dell’ILVA, e ho scritto queste cose”. Legge altre poesie di questo libro. Gli studenti sgranano gli occhi. Sono lì che ascoltano stupiti parole dure come l’acciaio. Fanno domande. Lui risponde senza mezzi termini che l’ILVA inquina, racconta storie di vita vissute, riflette a voce alta. I commenti schietti di Vincenzo sortiscono un effetto inaspettato. Quegli studenti sono abituati a sentire parlare di inquinamento da me. Ma sentirselo dire da un lavoratore dell’ILVA è sicuramente, almeno per loro, una novità. Tornano a casa e raccontano tutto ai loro genitori, alcuni sono figli di lavoratori dell’ILVA. “Papà, perché anche tu non parli come Vincenzo De Marco? Sai è venuto a scuola un operaio ILVA come te? Lui dice che la tua fabbrica inquina. Lui non vuole con tutto questo. E ha anche scritto delle poesie per esprimere la sua rabbia. Lo sai?” Questo è quello che è avvenuto, più o meno, a casa di quei ragazzi che hanno il padre all’ILVA, e me lo hanno anche raccontato. Quella di Vincenzo è stata sicuramente la lezione più efficace che potevano ascoltare, più di quelle in cui ho proiettato slides con numeri, dati chimici e nanogrammi vari. Il secondo ricordo che ho di Vincenzo è di un anno dopo, un anno esatto: 25 febbraio 2017. Durante la manifestazione “Giustizia per Taranto” il “poeta operaio” sale sul camioncino e afferra il microfono mentre una folla di ragazzi lo guardano. Il cielo grigio piombo minaccia pioggia, ma tante persone rispondono all’appello. Sono in marcia a Taranto per dire “no” ad ogni compromesso, ad ogni patteggiamento che rimetta nelle casse dell’azienda i soldi confiscati. Vincenzo è lì in piedi sul camioncino e chiede scusa. “Sono un operaio dell’ILVA, anche io sono responsabile di aver avvelenato questa città e chiedo scusa, vi chiedo scusa per quello che ho fatto”. Gli altoparlanti amplificano le sue parole, le sento bene. Mi commuovono. Il giorno dopo le cerco sui giornali, ma non le trovo. Tra questi due ricordi c’è un fatto grave, diventato di dominio pubblico. E’ il 4 novembre 2016 e Vincenzo scopre delle scritte sul suo armadietto: “A casa tua mangio, 'nfamò”. Quest’ultima parola fa parte del gergo dialettale della malavita e vuol dire “spia”. E poi un’altra scritta: “A murè, okkio”. Devi morire, attenzione. “Non ho paura - aveva scritto Vincenzo alcuni giorni prima su Facebook - di dire la verità, non ho paura delle conseguenze, non ho paura di lottare per una causa giusta e mai ne avrò. Non ho paura che la gente sappia. Deve sapere. Non ho paura dello: "sputi nel piatto in cui mangi" o del "poi mangio a casa tua". Non ho paura dei colleghi "canaglia" perché sono molti di più i colleghi "fratelli". Non ho paura di queste cose né di tantissime altre... Di cosa ho paura? Del "fuoco amico". Quello fa male, molto male”. Le minacce si sono ripetute, prima danni alla macchina, poi una croce sull’armadietto con nastro adesivo marrone da pacco. Ma Vincenzo è andato avanti, e ora ripresenta i suoi versi di rabbia e di amore, convinto che tutto questo possa servire, e che - in mezzo alla cupa barbarie - la poesia possa riproporre il linguaggio del coraggio e della speranza.

Prof. Alessandro Marescotti

Per maggiori informazioni:
Grace Zanotto
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