Campagna: Richiesta di esclusione del territorio ligure dalla localizzazione di nuovi impianti nucleari
I sottoscritti cittadini chiedono alla Regione Liguria di non destinare il territorio regionale alla realizzazione di nuovi impianti nucleari, compresi i cosiddetti reattori di nuova generazione e i reattori modulari (SMR), e di orientare invece la politica energetica regionale verso un sistema fondato sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili, sull'accumulo e sulle reti elettriche.
La richiesta nasce da una valutazione dei tempi, dei costi, dei rischi e degli oneri di lungo periodo associati alla scelta nucleare, nonché dalla particolare conformazione territoriale e demografica della Liguria.
1. Una scelta già sottoposta due volte al voto degli italiani
La questione nucleare non è estranea alla storia democratica del nostro Paese.
L'8 e 9 novembre 1987 gli italiani furono chiamati a votare tre quesiti referendari riguardanti il nucleare. Uno di essi riguardava specificamente la localizzazione delle centrali nucleari: votarono 29,86 milioni di cittadini e il 80,6% dei voti validi fu favorevole all'abrogazione delle disposizioni sottoposte a referendum.
Dopo il tentativo di riaprire la strada al nucleare, una nuova consultazione si tenne il 12 e 13 giugno 2011. La Corte costituzionale aveva dichiarato ammissibile il referendum relativo alle norme che disciplinavano la realizzazione di nuove centrali nucleari.
Questi precedenti non possono essere semplicemente ignorati nel momento in cui si prospetta nuovamente il ricorso al nucleare.
2. I rifiuti radioattivi non scompaiono con la chiusura della centrale
Ogni programma nucleare deve affrontare non soltanto il funzionamento del reattore, ma l'intero ciclo di vita dell'impianto: combustibile, rifiuti radioattivi, smantellamento e gestione dei materiali contaminati.
L'Italia deve ancora realizzare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Secondo Sogin, il deposito dovrà accogliere circa 84.000 m³ di rifiuti a molto bassa e bassa attività e circa 14.000 m³ di rifiuti a media e alta attività, oltre ai materiali che verranno prodotti nei decenni successivi.
Un nuovo programma nucleare aggiungerebbe quindi ulteriori responsabilità e costi destinati a protrarsi ben oltre la vita produttiva degli impianti.
3. Tempi incompatibili con l'urgenza della transizione energetica
Anche nel caso dei reattori modulari, che vengono presentati come più rapidi da costruire, non esistono ancora sufficienti esperienze operative per considerare garantiti i tempi promessi.
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica osserva che un programma nucleare può richiedere 10-15 anni dalla decisione iniziale alla disponibilità dell'infrastruttura necessaria all'esercizio; per gli SMR si ipotizzano tempi inferiori, ma la stessa IAEA sottolinea che mancano ancora dati sufficienti per confermare tali aspettative.
L'energia necessaria alla Liguria nei prossimi anni deve invece essere ottenuta attraverso tecnologie che possano essere installate progressivamente e rapidamente.
4. Costi di costruzione e rischio di superamento dei preventivi
Il nucleare richiede investimenti iniziali eccezionalmente elevati.
L'Agenzia internazionale dell'energia ha rilevato per i progetti nucleari di prima realizzazione costi di capitale nell'ordine di 9.000 dollari/kW, esclusi i costi di finanziamento, e ha indicato come obiettivo per rendere il nucleare maggiormente competitivo una drastica riduzione dei costi di costruzione.
Per questo chiediamo che nessun progetto nucleare venga valutato sulla base del solo costo teorico dell'elettricità prodotta dal reattore, ma sul costo complessivo per la collettività, comprendendo:
- progettazione e costruzione;
- finanziamento del capitale;
- infrastrutture necessarie;
- sicurezza e protezione fisica;
- gestione del combustibile;
- gestione dei rifiuti radioattivi;
- smantellamento dell'impianto;
- costi assicurativi e di emergenza;
- eventuali ritardi e maggiori costi di costruzione.
5. Sicurezza: un rischio che oggi comprende anche nuove minacce
Gli impianti nucleari sono progettati secondo rigorosi standard di sicurezza. Ma la valutazione di sicurezza deve tenere conto anche del mutato contesto internazionale.
La crescente diffusione di droni commerciali e militari introduce una categoria di minaccia che deve essere esplicitamente considerata nella protezione delle infrastrutture critiche.
Chiediamo pertanto che, prima di qualsiasi ipotesi di localizzazione in Liguria, venga resa pubblica una valutazione indipendente relativa alla vulnerabilità delle diverse tecnologie nucleari alle minacce provenienti dall'esterno, compresi droni, sabotaggio e attacchi deliberati.
6. Prima di scegliere il nucleare, confrontare seriamente il nucleare con le alternative
La Regione Liguria dovrebbe realizzare un confronto pubblico e indipendente tra un eventuale impianto nucleare e un programma equivalente di fotovoltaico su larga scala, fotovoltaico distribuito, accumulo, efficienza energetica, comunità energetiche, eolico e potenziamento delle reti.
Il confronto dovrebbe essere effettuato sulla stessa quantità di elettricità effettivamente disponibile e sull'intero ciclo di vita.
Non è sufficiente confrontare il costo di un pannello solare con quello di un reattore: occorre confrontare il costo totale del sistema necessario a fornire energia elettrica affidabile.
È tuttavia significativo che, secondo una recente analisi Lazard riportata da Reuters nel luglio 2026, il costo livellato dell'elettricità da fotovoltaico utility-scale negli Stati Uniti sia risultato nell'intervallo di 40-98 dollari/MWh, nonostante un aumento dei costi rispetto all'anno precedente.
Chiediamo quindi che la Regione commissioni uno studio tecnico-economico indipendente che confronti, per la Liguria:
1 GW di nuova capacità nucleare
con
un programma equivalente di grande fotovoltaico + fotovoltaico distribuito + accumuli + adeguamento della rete,
calcolando per entrambi investimento iniziale, finanziamento, tempi di realizzazione, durata, manutenzione, smantellamento, gestione dei rifiuti, costi della rete e costo complessivo dell'energia prodotta.
7. La Liguria possiede già un enorme potenziale fotovoltaico.
La stessa Regione ha indicato in circa 11 milioni di metri quadrati la superficie dei tetti liguri potenzialmente utilizzabile, mentre il PEAR 2030 prevede già un ruolo importante del fotovoltaico e delle altre fonti rinnovabili.
8. La Liguria al contrario manca di combustibili per il nucleare, tutta l' Italia non ha miniere di nessuno dei combustibili utilizzati dal nucleare.
Quindi passare al nucleare cambia ma non riduce né elimina la nostra dipendenza energetica dall' estero. Sviluppare le rinnovabili invece ci porta all' indipendenza energetica.
Prima di impegnare il territorio e risorse pubbliche in un'infrastruttura nucleare di nuova realizzazione, appare dunque ragionevole verificare quanto della domanda energetica regionale possa essere soddisfatto attraverso l'utilizzo sistematico di superfici già urbanizzate, senza nuovo consumo di suolo.
Lega Ambiente scrive: "Invece di continuare ad alimentare un dibattito sterile sul nucleare, una tecnologia di produzione di energia superata dalla storia, surclassata da tecnologie più mature e competitive che usano fonti rinnovabili, sarebbe auspicabile che il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e tutto il governo italiano si facessero portavoce, nella discussione europea sulla nuova tassonomia verde, di una posizione chiara e avanzata che non ceda alle lobby del gas fossile e del nucleare...)
Per queste ragioni chiediamo alla Regione Liguria
- di escludere il territorio ligure dalla localizzazione di nuovi impianti nucleari per la produzione di energia elettrica;
- di non assumere impegni relativi alla localizzazione di reattori di nuova generazione o SMR senza una preventiva consultazione pubblica dei cittadini e degli enti locali interessati;
- di commissionare uno studio indipendente sul confronto fra nucleare e un programma equivalente di rinnovabili, accumuli e reti;
- di rendere pubblici i costi complessivi, compresi quelli relativi a sicurezza, rifiuti radioattivi, decommissioning e finanziamento;
- di destinare prioritariamente gli investimenti regionali all'efficienza energetica, al fotovoltaico, alle comunità energetiche, all'accumulo, all'idroelettrico esistente, all'eolico compatibile con il territorio e al potenziamento delle reti;
- di garantire ai cittadini liguri trasparenza, informazione completa e partecipazione effettiva prima di qualsiasi decisione relativa alla localizzazione di impianti nucleari.
La Liguria non chiede di scegliere fra passato e futuro.
Chiede che il proprio futuro energetico venga deciso sulla base dei costi reali, dei tempi reali, dei rischi reali e delle alternative realmente disponibili.
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