Clementina

Mentre scriviamo giungono notizie ancora confuse sul rapimento di Clementina Cantoni, la cooperante italiana sequestrata a Kabul da una banda di uomini armati.
Giacomo Alessandroni26 maggio 2005
Fonte: Centro di ricerca per la pace di Viterbo La nonviolenza e' in cammino Foglio quotidiano di approfondimento proposto a tutte le persone amiche della nonviolenza


Riportiamo una serie di editoriali pubblicati sul quotidiano La nonviolenza è in cammino a cura del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, affinché le voci e la nostra indigrazione non restino mute. Questa pagina continuerà ad essere aggiornata fintanto che Clementina non riacquisterà la sua libertà e - con essa - il diritto di lavorare per gli ultimi, gli emarginati di questa terra. Insieme a Clementina ci sforzeremo di ricordare sempre tutte le altre persone private della loro libertà. Non smetteremo mai di ricordare che le prime manifestazioni di sdegno e a favore della liberazione di Clementina Cantoni si sono svolte in quell'Afganistan che forse tanto incivile non è. Riflettiamo se è il caso di importare un po' di democrazia, inparando da esempi semplici.
18 maggio 2005 Mentre scriviamo giungono notizie ancora confuse sul rapimento di Clementina Cantoni, la cooperante italiana sequestrata a Kabul da una banda di uomini armati. Ma alcune cose possono pur essere dette, e quindi dirle occorre. La prima: che ogni cosa sia fatta, da chiunque ne abbia il potere, per salvarle la vita. La seconda: che costruire la pace nei luoghi dell'oppressione e del conflitto e' impegno che deve essere condiviso da tutte e tutti. La terza: che ancora una volta una donna, una donna costruttrice di pace, una donna che aiutava altre donne, e' vittima di un'aggressione, il rapimento, compiuto da uomini, e da uomini armati. In una sola immagine questa vicenda ci restituisce intera la drammatica verita' dell'attuale distretta dell'umanita'. Da un lato le donne, la solidarieta', la pace costruita nella relazione di ascolto e di aiuto: tutto cio' noi chiamiamo nonviolenza in cammino. Di contro: l'oppressione di genere, la guerra, il crimine, le armi: e maschi che a questa tradizione (a queste condizioni, a questi strumenti, a questi paradigmi, a questi regimi) si genuflettono, si affidano e la riproducono, asservendosi alla violenza che loro stessi aliena e reifica e indraca, e devastando ogni possibilita' di riconoscimento di umanita' e quindi di convivenza civile. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'. Clementina, nome meraviglioso. 19 maggio 2005 - Le cose da fare Salvare la vita di tutte e di tutti tutte le armi spezzare ricominciare la storia dal tiaso di Mitilene, restituire al mondo i volti e le voci delle persone tutte tutte curando costruire relazioni di giustizia. Alla parola che comanda dire no alla parola che prega dire si' ogni mattina sfornare il pane ancora ogni sera predisporre il giaciglio saper cantare saper nutrire opporsi sempre alla legge del coltello non dire mai la parola disonesta. svelare il mistero piu' antico del mondo dare ascolto con le proprie mani sfamare chi ha fame accogliere chi fugge mettere al mondo il mondo, soccorrere chi geme. Donare: il resto verra' da se'. Dire la verita', tenere acceso il fuoco, scongelare i cuori, illimpidire gli occhi, far cessare la guerra. Lavare il cielo e le anime, vestirle di nuova candida lucente trina. Seguire i passi di questa Florence seguire i passi di questa Clementina. Con loro, per loro trepidare attenderle ancora, ancora chiamarle fortemente sentirle volerle vive libere sorelle maestre. Benito d'Ippolito 20 maggio 2005 Vi e' il rischio che convinti dai mass-media che la liberazione di Clementina Cantoni avverra' facilmente e in breve tempo, non si attivi una solidarieta' adeguata, non si levi anche in italia nitida e forte la voce di tante e di tanti a dire la nostra prossimita', la nostra ansia, il nostro desiderio che sia liberata subito ed incolume. E invece dobbiamo dirlo, dobbiamo farci vedere e sentire, con tutta l'evidenza pubblica che a questa richiesta siamo in grado di dare, sapendo che la nostra sollecitudine per Clementina vale anche per tutte le altre rapite, per tutti gli altri rapiti; che vale a dire che unica e' l'umanita', vale a dire che ogni vita e' tutte le vite; che nessuno deve essere ucciso; che alle guerre, al terrorismo, al crimine, alla violenza occorre dire basta; che la pace va costruita con le nostre mani, con l'aiuto di tutte e tutti, a tutte e tutti gli esseri umani riconoscendo tutti i diritti umani, e primo di tutti il diritto di vivere, e di vivere una vita dignitosa e solidale. Ovunque si possa si manifesti, in forme limpide, nonviolente, esse stesse costruttrici di pace, di convivenza; ovunque si abbia voce si levi un appello, semplice, chiaro, comprensibile, che richiami alla comune umanita', e a quel valore della misericordia, della clemenza, che il suo nome stesso evoca, e che e' il valore dei valori attestato da tutte le grandi tradizioni di pensiero dell'umanita'. Lavorino le istituzioni ciascuna nel ruolo che le e' proprio; si mobilitino i soggetti collettivi ciascuno nelle forme sue proprie che siano consone al fine e opportune alla bisogna; e chi altro non puo' fare almeno questo faccia: dica che la vogliamo salva, che la vogliamo libera. E che questa voce giunga al cuore anche dei piu' lontani. 21 maggio 2005 - Appello per la liberazione di Clementina Cantoni [Da Gabriella Gagliardo (per contatti: gabriella.gagliardo@fastwebnet.it) e da molte altre persone riceviamo il seguente appello che volentieri diffondiamo. Per maggiori informazioni si veda il sito dell'associazione Iemanja' (http://www.ecn.org/reds/donne/donne.html) ed ivi la pagina indipendente del coordinamento italiano di sostegno all'associazione delle donne afghane Rawa] Clementina Cantoni, una giovane cooperante italiana che collabora con "Care International" e' stata rapita la sera del 16 maggio nel centro di Kabul. Clementina era a Kabul da tre anni, attiva in un progetto a favore delle vedove, migliaia in Afghanistan, un paese attraversato da 25 anni di guerra e in cui per questi lunghi anni l'occupazione e' stata garantita quasi esclusivamente dall'economia di guerra, dove il tasso di analfabetismo raggiunge l'87%, dove le donne, usate a pretesto dalla "coalizione contro il terrorismo" di Bush, sono ancora pesantemente discriminate e non godono di alcuna sicurezza ne' garanzia. Noi che da anni lavoriamo a fianco di alcune associazioni di donne afghane democratiche e laiche conosciamo molto bene le condizioni di grave insicurezza che vigono nel paese, soprattutto a spese delle donne e dei civili, condizioni che abbiamo potuto verificare anche personalmente nel corso delle recenti delegazioni organizzate a marzo e aprile del 2005. Le donne delle associazioni afghane che sosteniamo, in questi anni non hanno mai smesso di denunciare, inascoltate, quali fossero le reali condizioni del paese, ben diverse da quelle propagandate dai governi e dai media occidentali, in particolare dai paesi che hanno sostenuto la guerra in Afghanistan. Il rapimento di Clementina dimostra che l'Afghanistan non e' pacificato e che non ci sono i presupposti perche' alcun processo di democratizzazione si realizzi. Infatti: - il presidente Karzai controlla a malapena il centro di Kabul e molti ministri del suo governo sono signori della guerra fondamentalisti che mantengono il potere anche grazie alle loro milizie private; - Karzai ha recentemente chiesto ai taleban (compreso il mullah Omar) di riappacificarsi e prendere parte alle prossime elezioni politiche; - la maggior parte delle province sono controllate sempre da signori della guerra che, a tutti i livelli, impongono le loro regole; - l'Afghanistan e' il primo produttore al mondo di papavero da oppio e questa attivita' copre l'80% del prodotto interno lordo del paese e serve a finanziare i signori della guerra che tengono sotto controllo il territorio con la forza delle armi e delle minacce; - i signori della guerra, alleati degli Usa nella guerra contro i taleban, sono tuttora finanziati e armati dai governi che fanno parte della "coalizione contro il terrorismo"; - la ricostruzione non e' di fatto ancora partita, perche' chi ha cacciato i taleban, di fatto, ha interesse soltanto di affermare il proprio controllo politico e militare in quest'area di forte interesse che viene chiamata "grande Medioriente"; la popolazione e i rifugiati continuano a vivere in povere case di fango, prive di acqua e di luce, mentre a Kabul, con i proventi del commercio dell'oppio, sorgono come funghi lussuosi alberghi e centri commerciali; - la corruzione e' un fenomeno dilagante, soprattutto all'interno delle istituzioni afghane; - il processo di disarmo delle milizie dei signori della guerra da parte del contingente internazionale non e' quasi neppure partito, anzi, i diversi signori della guerra sono di volta in volta alleati o avversari della coalizione delle forze occupanti; - la sharia (legge coranica) e' ancora vigente e i diritti delle donne non sono considerati; questo e' il piu' grave fallimento della presunta democratizzazione del paese. Ne sono un esempio la condanna a morte per lapidazione di Amina, una donna del Badakhshan "rea" di adulterio, lo stupro e omicidio di tre cooperanti afghane nella provincia di Baghlan e l'assassinio di una donna nella citta' di Pulikhumri. In vista delle prossime elezioni le donne delle ong afghane hanno firmato e sottoposto a Karzai un appello affinche' mantenga le promesse fatte riguardo alle garanzie minime di sicurezza per le donne afghane; le donne vedono nel burqa ancora una protezione, le bambine hanno paura ad andare a scuola, soprattutto fuori Kabul la situazione e' enormemente instabile, nell'ultimo anno centinaia di donne, in particolare nelle province di Herat e di Farah si sono suicidate per disperazione. Chiediamo che ogni sforzo possibile venga messo in atto per la liberazione di Clementina, ma anche che le condizioni minime di sicurezza vengano garantite a tutti i civili afghani, donne, uomini e bambini, in questo momento gravemente minacciati dalle condizioni di insicurezza e miseria in cui versa il paese, attraverso un processo democratico che sia davvero espressione della partecipazione delle donne e degli uomini afghane/i. * Tra le prime persone e associazioni firmatarie: Coordimanento italiano a sostegno di Rawa; Donne in Nero; Coordinamento Italiano a sostegno delle donne afghane; Giuliana Sgrena, giornalista del "Manifesto"); Luisa Morgantini, presidente della Commissione Sviluppo del Parlamento Europeo; Luigia Pasi, segreteria nazionale Sin Cobas, Nadia de Mond, Marcia mondiale delle donne contro le violenze e la poverta'; Lidia Cirillo, Marcia mondiale delle donne contro le violenze e la poverta'; Monica Perugini, assessora del Comune di Mantova; redazione di "Guerre & Pace"; Comitato Bastaguerra, Milano; Sin Cobas; Salaam ragazzi dell'olivo, Comitato di Milano; Coordinamento pace di Cinisello Balsamo; Socialpress; Istituto per la cooperazione allo sviluppo di Alessandria; Casa per la pace, Milano; Lega obiettori di coscienza; Gruppo di azione diretta nonviolenta; Assopace, Milano; Pace e dintorni; Centro donna L.I.S.A., Roma; Associazione Saraj; Gruppo pace S. Angelo; Centro Documentazione "Rigoberta Menchu'", Sondrio; Associazione Italia-Nicaragua, circolo di Sondrio; Associazione 100 idee per la pace, Siena; Associazione Jemanja', Cologno Monzese; redazione di "Marea"; Attac Alessandria; Agenzia per la pace, Chiavenna; Confederazione Cobas; Comitato a difesa e sostegno delle donne afghane, Torino; Deborah Picchi, Comitato sostegno a Rawa, Firenze; Aldo Agosti, storico dell'Universita' di Torino; Marina Cassi, giornalista della "Stampa"; Forum delle donne del Prc; Archivio femminista "Rosa Luxemburg"; Elettra Deiana, deputata; Imma Barbarossa, segreteria nazionale Prc, Raffaella Chiodo, Sdebitarsi; Domenico Gallo, magistrato; Arci, Milano; Nerina Benuzzi, segreteria Camera del Lavoro di Milano; Luisa Di Gaetano, Donne in nero Roma; Alisa Del Re, Dipartimento studi storici e politici Universita' di Padova; Luisa Zanotelli, Rovereto; e molte e molti altri. 22 maggio 2005 - Clementina dell'umanita' Che torni libera, sana e salva. Che tutti si faccia quanto in nostro potere per questo. 23 maggio 2005 - Clementina della solidarieta' Si vorrebbe potersi dimenticare dell'Afghanistan. Ed invece l'Afghanistan ci riguarda tutti. L'indifferenza e' complicita' col male. Clementina non era indifferente: e' andata la' ad aiutare le vittime di ogni violenza. Clementina era solidale: e' andata la' a fare quello che avremmo dovuto far tutte e tutti. Il suo sequestro ci pone di fronte alle nostre responsabilita'. Per questo dobbiamo tutti fare quanto e' in nostro potere perche' sia liberata; e chi non puo' fare altro almeno lo chieda: lo chieda, con tutto il respiro che ha in corpo, con tutta la voce che ha in gola, con tutto il cuore. Liberatela. 24 maggio 2005 - Clementina della misericordia Per aiutare vedove ed orfani era in Afghanistan Clementina. Per dare aiuto a tutte le vittime, tutte le vittime di tutte le guerre di cui quel paese tutti i segni reca, ed e' per questo che oggi (come molti altri di dolore luoghi, certo) e' il cuore del mondo. Il suo rapimento - questo crimine che tutti ci offende - ci dice anche che e' l'ora, ed invero e' l'ora da un pezzo, di metterci alla sua sequela. Di strapparla, sana e salva, dagli artigli dei rapitori; di recare anche noi tutti un aiuto alle oppresse e agli oppressi cola'. Ciascuno puo' fare qualcosa: fosse anche solo sostenere di qui chi la' e' operatrice ed operatore di pace; fosse anche solo dirlo forte ogni giorno senza stancarsene che vogliamo che sia liberata al piu' presto, che in quel paese cessino uccisioni ed altri delitti e feroci discriminazioni: dirlo a chiunque ci puo' ascoltare, sperando che questa voce giunga ove occorre che giunga, richiami umanita' all'umanita', all'umanita' l'umanita' richiami. 25 maggio 2005 - Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 maggio 2005 Florence, Hussein, i giornalisti rumeni, ora Clementina. Dall'Iraq a un Afghanistan tutt'altro che pacificato. Il popolo della pace deve tornare a far sentire la sua voce. Subito. La straordinaria mobilitazione che ha contribuito alla mia liberazione non puo' interrompersi: chi mi ha sostenuta deve ora con altrettanta caparbieta' e passione sostenere la liberazione di Clementina. Avevamo ragione quando, isolati, sostenevamo che in Afghanistan ben poco era cambiato, che fare elezioni non vuol dire democrazia, che l'ossimoro vivente di una donna col burqa che depone una scheda in un'urna elettorale avrebbe dovuto scandalizzare il mondo che invece guardava compiaciuto a questo esempio di "democrazia dal basso costruita grazie all'uso legittimo della forza" (Gianfranco Fini, intervistato da Gad Lerner). La scuola dei taleban ha funzionato bene, tanto che gli americani sono riusciti a reinserirli nel processo elettorale come forza di "stabilizzazione" e se questo ancora una volta va a discapito del diritto alla vita di molte donne, poco importa. In Iraq la spirale guerra/terrorismo sembra non aver fine e ogni istanza politica e' annichilita dal fragore delle bombe. Noi che ci eravamo battuti contro la follia della guerra, giustificata da ragioni dimostratesi false, chiediamo oggi con forza il ritiro delle truppe come condizione necessaria, anche se sappiamo benissimo non sufficiente, per spezzare la spirale della violenza. E' questa la condizione anche per permettere a chi fa cooperazione vera e aiuta realmente la popolazione civile in Afghanistan come in Iraq di tornare a lavorare per difendere i piu' deboli e coloro che piu' hanno sofferto le conseguenze di bombardamenti e distruzioni, innanzitutto donne e bambini. Clementina e tante altre donne e uomini devono poter tornare al loro lavoro che molto piu' della presenza militare fa onore al nostro paese e questo dovrebbe essere ben chiaro anche a tutti coloro che accusano oggi i pacifisti di non muoversi e li accusavano ieri di collusione con il terrorismo. Nei prossimi giorni varie manifestazioni chiederanno la liberta' di Clementina e di tutti gli altri ostaggi, per la pace e la liberta' del popolo iracheno e afghano, per la fine di tutte le guerre: torniamo in piazza per far sentire la nostra voce e per non rassegnarci di fronte alla violenza e alla guerra. Giuliana Sgrena 26 maggio 2005 A Kabul, ma anche a Roma, a Milano, persone che vogliono Clementina libera sono gia' scese in strada, per gratitudine ed in trepidazione, sapendo che la pace non viene da se', va costruita con le nostre mani, come appunto faceva Clementina prima che la rapissero. A Kabul, ma anche a Roma, a Milano, e forse gia' anche sotto casa tua: in ogni citta', in ogni paese si levi una voce di pace, una richiesta di liberazione. 27 maggio 2005 - Clementina, ancora E' ancora prigioniera dei rapitori. Non abbiamo ancora fatto abbastanza per liberarla. 28 maggio 2005 Siamo certi che stiamo facendo il possibile per la sua liberazione? O non dovremmo forse con piu' convinzione, con piu' energia, con piu' visibilita' levare la nostra voce? Si sta manifestando almeno in tutte le citta' italiane? Si stanno promuovendo in tutte le istituzioni rappresentative del popolo italiano - in tutti i Comuni, le Province, le Regioni, in Parlamento - ordini del giorno per la sua liberazione e deliberazioni recanti azioni di solidarieta' concreta con la martoriata popolazione afghana? Alla sequela di Clementina si sta o no sentendo e collocando quel soggetto che chiamiamo, qualunque cosa cio' voglia dire, il popolo della pace? Luciano Bonfrate: Clementina, o della verita' [Ringraziamo Luciano Bonfrate per questo intervento. Florence Aubenas è la giornalista francese del quotidiano "Liberation", da sempre impegnata per la pace e i diritti umani, rapita da settimane in Iraq. Tra le opere di Florence Aubenas: con Miguel Benasayag, Resistere è creare, Mc editrice, Milano 2004] E la verita' e' questa: che l'Afghanistan e' il nostro futuro se altro futuro schiudere non sapremo con la forza della nonviolenza, che sola libera e salva. E la verita' e' questa: che l'Afghanistan potra' essere libero e felice solo se cesseranno la guerra, il mercato dell'eroina, i signori della guerra, i signori della mafia, i signori degli eserciti, i signori del mondo il fascismo, e il fascismo detto "democratico", e il fascismo del patriarcato. Ma la guerra, la mafia, il fascismo non cesseranno la' se non li contrasteremo anche qui. E' la nonviolenza la scelta da fare, la nonviolenza clemenza e misericordia riconoscenza, riconoscimento di umanita'. E' la nonviolenza la lotta da condurre come e con Clementina, come e con Florence. E a chi ancora chiede stentoreo, beffardo, tritando tra i denti la propria vergogna di complice dei lupi, "dove sono, dove sono, dove sono i pacifisti?" questo solo rispondere possiamo: sequestrati a Kabul e a Baghdad, Clementina, Florence, tante e tanti che non si arresero alla legge del coltello. 29 maggio 2005 Ogni giorno volerla libera. Ogni giorno volerlo di piu'. 30 maggio 2005 - Una fiaccolata per Clementina Una persona stupenda, oltre che nostra amica, e' stata privata della liberta', della sicurezza, degli amici, degli affetti familiari e di ogni altra cosa che abbia valore nell'esistenza umana... Clementina era impegnata in Afghanistan, ormai da tre anni... Lo faceva con grande coscienza e generosita', e con tutta la carica di umana simpatia che il suo cuore riusciva a preservare dalla durezza delle condizioni in cui si trovava a operare, resistendo alla tensione ambientale fortissima di un paese in uno stato di guerra non dichiarata, e al peso delle tragedie umane in cui era quotidianamente coinvolta. Il suo rapimento e' inaccettabile, per il popolo afghano, per quegli operatori internazionali che spendono la propria esistenza lavorando a fianco di questo e altri popoli colpiti dalla guerra, per chiunque si opponga nel mondo alle logiche della guerra, anche quando non viene definita tale e soprattutto per i familiari e gli amici di Clementina e per lei stessa, che unisce idealmente queste categorie di persone e che non merita di patire ulteriori sofferenze. Per l'immediata liberazione di Clementina, la societa' civile, i movimenti, le associazioni, gli studenti si mobilitano lunedi' in una fiaccolata di solidarieta... con interventi della comunita' afghana di Bologna e di amici di Clementina... Comitato di solidarieta' per Clementina Cantoni 31 maggio 2005 - Clementina, del volto Un volto di donna infagottata, tra due fucili che quel volto minacciano, tenuti da due armigeri senza volto, in una stanza nuda, dinanzi a una telecamera. E quel volto e' l'ora presente dell'umanita', e' il volto che vide e ci disse Emmanuel Levinas. E' il volto che ci convoca alla responsabilita'. Pax Christi: Per la liberazione di Clementina Cantoni [Dagli amici di Pax Christi (per contatti: segreteria@paxchristi.it) riceviamo e diffondiamo] Clementina Cantoni e' una coltivatrice di speranza. Uno dei tantissimi esempi anonimi di dedizione silenziosa alla causa delle vittime e degli sconfitti. Per questo motivo la sezione italiana di Pax Christi - movimento cattolico internazionale per la pace, non tralascia in queste ore alcuna azione per contribuire alla liberazione della volontaria italiana anche ricorrendo alla preghiera che si dilata per diventare intercessione e sensibilizzando l'opinione pubblica italiana e afgana. Diventa motivo di profonda riflessione per tutti che ci ricordiamo di presenze come quella di Clementina soltanto in occasioni come queste. E diventa precisa assunzione di responsabilita' far conoscere tutte le persone distribuite fin negli angoli piu' sperduti del pianeta, impegnate quotidianamente in mille progetti di sviluppo e di promozione della pace. Sono volontari che hanno scelto uno stile che non cerca i gesti eclatanti ma che ha il sapore della condivisione della vita, delle amicizie, nel nascondimento della quotidianita'. Tra qualche giorno la festa della Repubblica sara' celebrata ancora una volta con una parata militare, quasi a indicare che l'Italia sia rappresentata dagli uomini delle forze armate. Noi continuiamo a ritenere che un ruolo privilegiato di rappresentanza del nostro Paese spetti proprio alle centinaia di Clementine che mettono in gioco la loro vita per vedere affermato il valore della pace e per sposare la causa delle vittime. Sarebbe bello che almeno quest'anno si rinunciasse a quella parata e si desse luogo a un corteo aperto dall'immagine di Clementina Cantoni e seguito dalla rappresentanza di tutte le organizzazioni non governative, degli organi di informazione, delle associazioni e dei movimenti impegnati a promuovere la pace. E' l'Italia che coltiva speranza e produce segni nuovi di un mondo segnato dalla solidarieta' e non dalle violenze, dal dialogo e non dalla guerra, dall'amicizia tra i popoli e non dalle minacce di morte rappresentate dalle armi. 1 giugno 2005 - Per Clementina e per tutti gli ostaggi, contro tutte le uccisioni [Ringraziamo Nadia Cervoni (per contatti: giraffan@tiscali.it) per averci inviato questo documento approvato dall'assemblea delle Donne in nero svoltasi a Sasso Marconi il 29 maggio] Per Clementina Cantoni le Donne in nero riunite a Sasso Marconi il 29 maggio 2005: Liberiamo la pace, per Clementina, per Florence, per Hussein, per tutti gli ostaggi, per il popolo afghano e per il popolo iracheno: fuori la guerra dalla storia. La rete italiana delle Donne in nero riunita in assemblea il 28 e 29 maggio 2005 chiede: - liberta' per Clementina Cantoni e per gli altri ostaggi della guerra, per Florence Aubenas e per il suo interprete, Hussein Hanoun Al-Saadi; - pace e liberta' per il popolo afghano, per il popolo iracheno e per tutte le donne e gli uomini vittime delle guerre. Esprime solidarieta' ai familiari, alle amiche e agli amici, alle cooperanti e ai cooperanti di Care International, l'organizzazione attiva a Kabul in un progetto a favore delle vedove, migliaia in Afghanistan, un paese attraversato da oltre 25 anni di guerra. Chiede il ritiro delle truppe italiane da tutti gli scenari di guerra. In questa attesa dolente noi Donne in nero urleremo in silenzio per le strade e nelle piazze fino a quando Clementina, Florence, Hussein, tutti gli ostaggi, il popolo afghano e il popolo iracheno saranno liberati. Fino a quando la guerra non sara' messa fuori dalla storia, perche' la guerra in Afghanistan, la guerra in Iraq, tutte le guerre e i terrorismi uccidono vite umane e la nostra umanita'. Perche' cessi il fuoco, perche' finisca una guerra globale e permanente, essa stessa generatrice di terrorismo. Perche' non ci siano piu' corpi sottratti alla vita per la follia del dominio delle armi. Le bombe uccidono cuore e mente, tra uccidere e morire noi donne, scegliamo di vivere. Agnese Ginocchio: Una canzone per Clementina [Ringraziamo di cuore Agnese Ginocchio (per contatti: e-mail: agnese.musica@katamail.com, sito: http://www.agneseginocchio.it) per averci messo a disposizione questo primo abbozzo di getto di una canzone per Clementina Cantoni. Agnese Ginocchio, "cantautrice per la pace, la nonviolenza, contro tutte le guerre e le mafie", e' generosamente impegnata in molte iniziative di pace, di solidarieta', per i diritti umani e la nonviolenza] Liberate la pace liberate le donne di pace liberate Clementina Cantoni donna e volto di pace. Volto di donna volto di pace volto di speranza volto di liberta' eterna giovinezza dell'animo. Volto di colei che incanta e unisce i cuori degli esseri umani per amore del servizio. Volto di donna proiettato nell'arcobaleno dell'estate, che si erge dalle cascate inondanti scaturite dai monti, che scendono imponenti tra le pianure, per fecondare la terra e il deserto inaridito dalle guerre. Volto di donna, chiaro e trasparente, sguardo terso come il cielo, innocente e dolce, semplice e profondo, che accompagna il volo della bianca colomba della pace. Docile e mite compagna della nonviolenza innalzeremo per te il canto dell'amore, la danza e la festa dell'amicizia fra i popoli, la voce della speranza degli ultimi e dei piccoli, mentre sorge l'aurora dopo la lunga notte. Sulle note arcobaleno della mia chitarra per te, compagna di strada, per te, donna in cammino e volto di pace, trovero' forza, coraggio, audacia nell'alzare forte la mia voce e cantare ancora una volta: Liberate la pace liberate le donne di pace liberate Clementina Cantoni donna arcobaleno e volto della pace affinche' tu possa ritornare fra noi presto. Ciao, Clementina! Il nesso [Ringraziamo Beppe Pavan (per contatti: carlaebeppe@libero.it) per questo intervento. Beppe Pavan e' impegnato nella bellissima esperienza nonviolenta della comunita' di base e del "gruppo uomini" di Pinerolo (preziosa esperienza di un gruppo di uomini messisi all'ascolto del femminismo con quella virtu' dell'"attenzione" di cui ci parlava Simone Weil), ed in tante altre esperienze di pace e di solidarieta'] Domenica 28 maggio 2005. Ho appena visto in tv Clementina Cantoni, pallida e incerta, dare stentate notizie di se', con due fucili puntati a pochi centimetri dalla testa. Certo, non stavano per sparare, quei fucili. Ma i due uomini che li impugnavano: che pena! Mi sembravano il bambino che ero, quando giocavo a far la guerra; quando, da militare, anche in punta alla Tofana dovevo fare attenti-riposo-presentat'arm. Esibizione. Dei muscoli: non c'era riscaldamento in seminario, negli inverni di fine anni '50, ma andavamo a lavarci in canottiera per far vedere i bicipitini che crescevano; del pene: in caserma c'era chi, tra grandi sghignazzi, si faceva fotografare mostrandolo; dell'intelligenza: nel sindacato: documenti infiniti, interventi logorroici, competizione sfrenata; della superiorita': "noi dobbiamo insegnare, non abbiamo nulla da imparare dagli altri" sosteneva il rettore. In quei due poveracci armati, che esibivano la loro "superiore cultura maschile" nei confronti della dolcezza forte e inoffensiva di Clementina, mi e' parso di vedere tanti uomini di potere, ma anche me e ogni uomo quando crediamo di dover esibire e dimostrare chissa' cosa, invece di concentrarci sul vivere e sull'amare: le uniche cose che davvero val la pena di fare. Puntare "virilmente" un'arma contro le donne (legge 40, stupri e guerre e violenze senza fine, superiorita' della propria "civilta'", soggezione delle donne e della natura, rifiuto dell'autocoscienza personale in ordine alla cultura patriarcale, al riconoscimento della differenza e della parzialita' maschile, eccetera) e' una competenza che i padri sanno esercitare e trasmettere ai loro figli. E il mondo continua ad andare a ramengo. "La violenza contro le donne e' affare degli uomini, non solo delle donne" scrive, con infinita ragione, Elisabeth Green in Lacrime amare: possibile che noi uomini non riusciamo a trovare il coraggio di ammetterlo, di riconoscerlo, di dirlo a voce alta e in pubblico? Non e' solo violenza del sistema, dell'economia, del terrorismo, delle armi; si tratta di violenza del maschile, del patriarcato, cioe' degli uomini: esercitata e declinata in mille modi diversi, compreso il silenzio, compresa l'insofferenza verso chi si ostina a proporre queste riflessioni e le pratiche che da questa presa di coscienza conseguono. Possibile che sia cosi' difficile vedere il nesso? 2 giugno 2005 - Clementina, dell'attenzione Notizie terribili giungono dall'Afghanistan, e Clementina e' sempre prigioniera dei suoi sequestratori. I mass-media italiani, quando non abbiano gia' ritenuto non piu' degna di attenzione la sua vita in pericolo, sembrano piu' interessati al sensazionalismo che alla concreta, tremenda realta'. Purtroppo anche molte persone in altri momenti sollecite delle vite in pericolo sembrano ora non rendersi conto che anche la nostra attenzione o la nostra distrazione possono contribuire a salvare una vita, o a lasciare che i rapitori facciano cio' che vogliono nell'indifferenza generale. Non passi giorno senza che la nostra voce si levi e chieda ancora e ancora che Clementina sia liberata, e che una piu' ampia, piu' forte, piu' profonda solidarieta' raggiunga il popolo afghano vittima di guerre, di mafie, di oppressioni e violenze inenarrabili. 3 giugno 2005 - Clementina, della generosita' Le donne di Kabul che scendono in piazza per aiutare Clementina, quella Clementina che era li' a Kabul per aiutare loro. Poiche' l'amore genera amore, la generosita' generosita', umanita' l'umanita'. Le donne di Kabul, che sono la voce dell'umanita', e questa voce dice a tutte e tutti: liberatela. 4 giugno 2005 - Clementina, della semplicita' E' cosi' semplice: si salvi una vita, si liberi una persona. Chiunque ha potere di fare qualcosa a tal fine, fosse pure solo chiederlo, lo faccia. Cosi' si salva il mondo, cosi' rinasce l'umanita'. Salvare le vite, liberare le persone. Esercitare la misericordia, recare aiuto, suscitare umanita'. Questo faceva Clementina per tutti, questo dovremmo fare tutti anche per lei. 5 giugno 2005 - Clementina, della sollecitudine Sollecita del bene, della liberta', della dignita' altrui e di tutti e' stata sempre Clementina, giunta a Kabul per donare il suo aiuto a chi gia' tanto ha sofferto, a chi di aiuto ha cosi' bisogno; come potremmo non essere solleciti adesso verso di lei? Ogni giorno, ogni ora, dobbiamo, vogliamo tornare a chiedere che ci sia restituita sana e salva, restituita a tutti noi che ne ammiriamo la generosita', restituita alle donne di Kabul che con grande coraggio e sincera solidarieta' sono scese in piazza per lei, restituita all'umanita' intera. Liberatela, in nome dell'umanita'. 6 giugno 2005 - Clementina, della parola La lettera della madre di Clementina Cantoni alle madri dei suoi rapitori, in questa drammatica distretta, e' come l'irrompere della luce nelle tenebre: parole da donna a donna che si oppongono alla violenza, alla guerra, ai delitti, alle armi. Possa essere quella voce ascoltata, possa quell'appello da madre a madri rivolto illuminare anche tutti i figli, a tutti restituire umanita', tutti persuadere all'azione giusta, all'azione buona. 7 giugno 2005 - Fabio e Germana Cantoni: Una lettera Tutte le vostre iniziative ci danno molto supporto morale in questi momenti difficili ed e' per noi un grande aiuto vedere quante spontanee azioni di solidarieta' sorgano intorno alla nostra famiglia. Ci sentiamo, come familiari, inermi davanti a questa crudelta' e non riusciamo a far altro che ringraziare tutti voi per quello che fate, augurandoci che possa avere anche un minimo effetto sull'animo dei rapitori, che essendo in un territorio cosi' lontano fisicamente e culturalmente dal nostro, forse non percepiscono nemmeno la grandezza di tutto quello che succede qui. Grazie ancora. Fabio e Germana Cantoni Clementina, della volonta' buona Ripetutamente in queste settimane il capo dello stato italiano, interpretando i sentimenti dell'intero nostro popolo, ha chiesto a tutti coloro che hanno il potere di fare qualcosa per la liberazione di Clementina Cantoni di agire affinche' sia restituita sana e salva all'abbraccio dei suoi cari e di tutte le persone di volonta' buona che in Afghanistan, in Italia ed ovunque trepidano per lei. Domenica e' risuonata autorevolissima anche la voce del pontefice cattolico Benedetto XVI, voce che si aggiunge a quella di autorevoli rappresentanti dell'islam e di altre tradizioni religiose; una voce di pace, di verita' e di amore: una richiesta, la richiesta che Clementina sia liberata, a cui nessuno puo' restar sordo. Sono personalita' illustri che aggiungono il loro aiuto alla richiesta che prime le donne di Kabul hanno formulato, che aggiungono il loro sostegno alle parole dalla madre di Clementina rivolte alle madri dei rapitori affinche' si adoperino per persuaderli a desistere dal sequestro, a lasciarla libera. * Nulla si lasci intentato per salvare almeno questa vita. Noi naturalmente ignoriamo quanto vi sia di veridico nelle notizie che i mass-media in questi giorni diffondono in merito a trattative in corso: ma certo trattative sono sempre possibili, e se esse possono salvare una vita vengano condotte col massimo impegno. Nulla si lasci intentato per salvare almeno questa vita. E se, come purtroppo e' avvenuto in altre dolorose vicende, vi e' ragione di temere che la pubblica indifferenza, la generale distrazione, possano favorire gli esiti piu' tragici, ebbene, alle persone che queste righe leggono ancora una volta questa preghiera rivolgiamo: facciamo ancor piu' sentire la nostra comune sollecitudine, la nostra corale attenzione, fervido il nostro desiderio e limpida la nostra preghiera che Clementina torni al piu' presto libera, sana e salva. Si veda, si senta, e giunga fino a Kabul, la voce e il volto del popolo italiano amante della pace e sollecito dell'umana dignita' di ogni essere umano, che chiede liberta' per Clementina, e liberta', giustizia e solidarieta' per tutti i popoli e tutte le persone. Nulla si lasci intentato per salvare almeno questa vita. 8 giugno 2005 - Clementina, della persuasione Ogni vita umana ha un valore infinito. Ogni persona umana e' un valore infinito. Ogni gesto di aiuto anche a una sola persona aiuta l'umanita' intera, ogni azione buona per quanto piccina migliora il mondo di tutti. Quanto aiuto ha recato Clementina. Quanto necessario e' che torni libera. Ciascuna e ciascuno come puo' si adoperi. 9 giugno 2005 - Un giorno di digiuno per chiedere la liberazione di Clementina Le ore passano e l'angoscia cresce. La liberta' di Clementina e' la liberta' di tutti noi. Dunque oggi siamo sotto sequestro. Contro questo orribile crimine, figlio della guerra criminale, dobbiamo reagire. "Il nonviolento ha sempre qualcosa da fare" diceva Aldo Capitini. Ma che posso fare, oggi? Un giorno di digiuno, di pressione, di richiesta d'aiuto, di testimonianza, di dialogo, di speranza. Un digiuno per Clementina, per tutti noi, contro la guerra, per la nonviolenza. Se altri amici riterranno di aggiungersi a questo agire della non-azione, potremo dar vita ad un digiuno a staffetta, per la vita e la liberta' di Clementina. Mao Valpiana Un appello nonviolento, una risposta corale Mao Valpiana, una delle piu' autorevoli personalita' della nonviolenza nel nostro paese, promuove - cominciandola lui stesso questo giovedi' 9 giugno - una iniziativa limpidamente nonviolenta: un digiuno, un digiuno che potrebbe diventare un digiuno a staffetta, un giorno a testa, di tutte le persone che vorranno partecipare, per esprimere la nostra angoscia per Clementina, la nostra solidarieta' con Clementina, la nostra richiesta che Clementina sia liberata al piu' presto, che tutte e tutti si faccia tutto il possibile affinche' ci sia restituita sana e salva. Esprimiamo sincera gratitudine e profonda ammirazione per questa iniziativa, e persuaso sostegno; e proponiamo a tutte le lettrici e i lettori che vorranno aderire di darcene comunicazione, inviandoci sia notizia del loro giorno di digiuno e delle altre eventuali iniziative per la liberazione di Clementina, sia messaggi e testimonianze. Ci sarebbe assai grato che giorno dopo giorno sempre piu' persone in tutta Italia si associassero all'iniziativa promossa da Mao Valpiana, che ovunque nel digiuno e dal digiuno si levasse corale una voce, si esercitasse una solidarieta', un'attenzione, una pressione nonviolenta, che possa giungere fino a Kabul, fino alla liberazione di Clementina. 10 giugno 2005 - Cristina Papa: Festa Clementina e' libera, per fortuna adesso potremo far festa. Clementina e' libera Clementina e' libera. L'angoscia, il timore, la preoccupazione lasciano ora il posto alla gioia, al sollievo, alla soddisfazione. Facciamo festa con la sua famiglia e con i suoi amici, in Italia ad in Afghanistan. Sospendiamo il digiuno nonviolento che ci ha messo in comunione fraterna con Clementina. La nonviolenza fa bene a chi la fa e a chi la riceve. Mao Valpiana Finalmente e adesso E' libera, finalmente. E adesso si liberino tutte e tutti gli altri. E si liberi l'umanita' dalla guerra e dalle uccisioni. Voci per Clementina Moltissime adesioni sono pervenute ieri all'appello al digiuno promosso dal direttore di "Azione nonviolenta" Mao Valpiana, una delle figure piu' autorevoli della nonviolenza in Italia, per chiedere la liberazione di Clementina Cantoni. Riportiamo di seguito le dichiarazioni di adesione e solidarieta' pervenuteci nel corso della giornata di giovedi' prima che si avesse notizia della liberazione di Clementina. Ora che l'angoscia per la sua vita e' cessata, possiamo leggere queste testimonianze di affetto e di solidarieta' con gioia e gratitudine piu' colme e piu' luminose. * Sono d'accordo con la proposta di Mao Volpiana, e aderisco immediatamente a questa doverosa iniziativa... Proprio la scorsa settimana avevamo proposto, come associazione culturale "Mediterraneo", di fare un digiuno a staffetta e una fiaccolata. Farid Adly * La resistenza femminile e' fatta di gesti nascosti e quotidiani, di sacrificio silenzioso, senza armi. E' la resistenza silenziosa, lontana dai riflettori, che ha segnato la vita e la morte di Annalena Tonelli; e' la resistenza di Clementina che vogliamo, sorridente e viva, di nuovo con la sua famiglia. Quanto possono, per la vita, le donne! Francia, Parigi, giugno 1750: retate della polizia contro i bambini di strada che si vuole spedire in Louisiana. Ma non si mettono impunemente le mani sui figli: le donne si sollevano, vanno alla ricerca dei ragazzi nelle varie prigioni parigine, trovano la solidarieta' di altre donne e uomini, vanno al commissariato, scoppiano tumulti. Allora le donne trovano forme di azione, di pensiero e di linguaggio che sono, in fondo, negoziazione, nonviolenza, e ce la fanno: liberano i figli. Non avremmo saputo nulla di Clementina se non fosse stata rapita, e quanti, quante, come lei nel mondo, ogni giorno operano veri interventi umanitari senza il costo (in moneta e vite umane) di bombardieri e carrarmati? Una resistenza silenziosa, che sta salvando l'umanita' dal baratro. Aderisco certamente all'iniziativa di Mao Valpiana, perche' Clementina torni a casa. Non posso fare altro. Almeno questo piccolo gesto glielo devo. Normanna Albertini * Ho letto l'appello e sono in completa sintonia con quanto scrive e propone Mao. Pertanto mi unisco anch'io al digiuno a staffetta per la liberazione di Clementina, per la pace e per la nonviolenza. Marco Baleani * Aderisco all'appello di Mao e staro' a digiuno, per Clementina e per tanti altri ostaggi; nessuno di noi puo' restare indifferente mentre almeno bisogna essere testimoni e cronisti sul campo di questa devastazione provocata dall'uso planetario della guerra, e almeno bisogna pure saper far nostre le parole e l'esempio di Etty Hillesum, che resta la donna che ci offre quella prospettiva del cuore pensante, che, a mio parere, e' la misura opportuna ed adeguata al tempo che ci e' dato di vivere. Giovanni Benzoni * Un grande abbraccio di solidarieta' a quanti prendono iniziative per chiedere la liberazione di Clementina Cantoni; in particolare a quanti effettueranno il digiuno a staffetta. I pacifisti sono stati accusati di scarso interesse per questo evento: sembra quasi che in questo giorni sia piu' interessante cio' che i pacifisti non fanno, rispetto a quello che fanno. Ci siamo mobilitati contro la guerra in Afghanistan con i mezzi che conosciamo e che riteniamo i soli efficaci:: manifestazioni, comunicati, cartelli, petizioni, controinformazione, autoeducazione ed educazione. L'abbiamo definita, al pari di quella irachena, illegale, inutile e criminale. Ci siamo appellati ai sindacati dei lavoratori, affinche' proclamassero lo sciopero generale contro la guerra e contro la violazione della Costituzione. Ci siamo appellati ai militari coinvolti affinche' obbedissero alla Costituzione che ripudia la guerra. Abbiamo chiesto con insistenza il ritiro dei soldati italiani, dall'Afghanistan come dall'Iraq. Abbiamo ripetutamente affermato, ed i fatti ci hanno dato ragione, che la guerra non sarebbe servita a catturare Bin Laden (chi se ne ricorda piu', ormai), ne' a combattere il terrorismo, ne' a liberare le donne (e le immagini da Kabul ci confermano questa tragica verita'). Dall'indomani dell'attentato alle torri gemelle i pacifisti genovesi sostano in silenzio ogni mercoledi' dalle ore 18 alle 19 sui gradini del palazzo ducale di Genova. Ci saremo anche in questi giorni, per chiedere la liberazione di Clementina Cantoni ed il ritiro dei soldati italiani. E per affermare ancora una volta che la democrazia e la liberta' non si esportano con la guerra. Norma Bertullacelli * Io purtroppo non posso digiunare per problemi di salute, ma sono solidale con tutto il cuore. Franco Borghi * Quando una figlia, o una sorella, e' in catene, nessun uomo e' libero. Quel minimo di serenita' psicologica - che consente di progettare e incipientemente realizzare un mondo diverso - viene imbrattata. Percio', anello di una catena piu' lunga, anch'io restero' senza cibo in comunione con Clementina Cantoni: per dolore, per protesta, per preghiera, per speranza. Augusto Cavadi * Ringrazio Mao Valpiana per l'attivazione corale che ci chiede e alla quale aderisco con slancio. Digiunero' nella convinzione che sia importante, anche se pur minima cosa, condividere anche in senso fisico una piccola parte del disagio di chi oggi sta soffrendo per guerre e condizioni di conflitto che non ha voluto, che non vuole, che non sono la risposta al proprio desiderio di qualita' dell'esistenza. Come altre azioni che mi hanno coinvolto anche fisicamente, so per esperienza quanto, pur nella loro magari apparente assurdita', aiutino a com/prendere, a farsi parte, piccola, della storia che sembra cosi' lontana da noi. O dalla quale cerchiamo ogni giorno, anche inconsapevolmente, di prendere le distanze, magari solo per estrema difesa da quella che sembra una insopportabile follia. Chiara Cavallaro * Cara Clementina, ti scrivo una lettera breve, che spero leggerai presto, al tuo ritorno da Kabul. Ti scrivo perche' il tuo sorriso non mi da' pace, la tua dolcezza non mi fa dormire. Insieme al tuo volto, guardo sui giornali i volti in foto libere di Florence Aubenas e Ingrid Bentacourt e mi arrovello la testa per capire cosa possiamo fare per allungarvi una mano e liberarvi. "O l'uomo e' uomo di pace o non e' uomo", ci ricordava David Maria Turoldo. E l'uomo di pace non e' mai assenza, l'uomo di pace non e' mai rifiuto d'azione, non e' mai delega di responsabilita' per l'altro. E dunque qualcosa possiamo fare, qualcosa dobbiamo dire, qualcosa dobbiamo inventarci per costruire un corridoio di liberta' che vi riporti alla terra senza violenza e senza prepotenza. Mao Valpiana lancia il metodo che e' proprio dell'azione nonviolenta: il digiuno. Ed e' gia' tanto. Digiunare per te Clementina singifica assumere la tua condizione di sequestrata nel nostro corpo, lasciare che nient'altro occupi la nostra vita in quel giorno che decidiamo di riservare per il digiuno. In fin dei conti e' poca cosa per noi che siamo pieni di tutto, perfino del superfluo. Gandhi invecchiava da saggio togliendosi di torno le cose. Piu' cresceva in saggezza e piu' si liberava delle cose che lo coprivano. E se ne andava in giro per l'India coperto solo di una tunica. Ma la nudita' dell'essere non e' forse quella condizione che ci consente di vivere senza aggrapparci a nulla? Liberi come era libero il pazzerello di Dio san Francesco d'Assisi. Gandhi e Francesco, diceva padre Balducci, sono due uomini "non entropici", ossia senza alcuna responsabilita' per il declino della terra perche' la loro pochezza di vita era pensata per lasciare le risorse in circolo per gli altri. E dunque digiunare per te, Clementina, ha una valenza ancora maggiore. Perche' il vuoto lo riempiamo della tua vita che oggi e' mortificata. E per un giorno che si ripercuote per altri giorni per altri corpi a digiuno tu sei centro del nostro essere. Fino al giorno in cui tornerai noi digiuneremo. In fin dei conti e' quello che ci hai insegnato tu nella terra afghana sventrata dalla guerra, nel territorio delle madri mutilate dalle bombe, dei bambini orfani della speranza. Hai messo il tuo corpo, la tua vita, il tuo sorriso, la tua speranza al servizio degli altri. Hai prolungato il tuo corpo oltre il tuo piede e ti sei fatta prossima ai bombardati della guerra infinita e permanente. Il popolo della pace ora ha il dovere di allungarsi per fare qualcosa al di la' della politica, della mediazione, della trattativa. Ha il dovere di inarcarsi verso il tuo sorriso in attesa del tuo ritorno. Libera. Francesco Comina * Sostengo il digiuno di un giorno, a staffetta, promosso da Mao Valpiana per la liberazione di Clementina Cantoni. Aderisco di pieno cuore alla sua iniziativa. Sono convinto che il digiuno costituisca un gesto di solidarieta' profonda e un messaggio di desta attenzione che non resta senza effetto ma scuote le coscienze rammentando loro l'unita' del genere umano. Andrea Cozzo * Mi importa della guerra, mi importa della pace, mi importa dell'indifferenza e della rassegnazione, mi importa della speranza. Mi importa di Clementina. Per questo aderisco all'appello e al digiuno. Gabriele De Veris * Naturalmente si', mi unisco al giorno di digiuno per Clementina (anche se il pensiero del suo sorriso e di quei fucili mi tormenta tutti i giorni e vorrei tanto che per venerdi' fosse gia' libera). Mando solidarieta' e affetto a lei, a Mao per la sua proposta e a te per la tua perseveranza, con le parole di Emily Dickinson: "Colmare il bocciolo, opporsi al verme, ottenere il proprio diritto di rugiada (...) non deludere la natura grande che l'attende proprio quel giorno: essere un fiore, e' profonda responsabilita'". Maria G. Di Rienzo * Mao Valpiana ha proposto un digiuno a staffetta per la liberazione di Clementina. Aderisco con convinzione e mi dichiaro disponibile ad effettuarlo per un giorno alla settimana, fino alla liberazione, che speriamo avvenga presto. Forse non sara' molto, ma e' cio' che e' in nostro potere di fare. Servira' per mantenere desta l'attenzione, per far sentire meno soli i suoi cari e per sentirci piu' vicini a lei. Angela Dogliotti Marasso * Esprimo un sostegno appassionato all'appello di Mao Valpiana per la richiesta della liberazione di Clementina Cantoni. Da troppi giorni siamo in trepida attesa della salvezza della sua ammirevole vita. Giovanni Fiorio * Mi hai letto nel pensiero. Aderisco al digiuno. Carlo Gubitosa * Piu' che solidarieta' grande riconoscenza sento per Clementina Cantoni, che non ha dimenticato la sofferenza di persone vittime di violenze di ogni genere e generosamente si e' adoperata per aiutarle ad affrontarle. Volentieri mi associo a un atto, che e' di attenzione e vicinanza, aderendo al digiuno. Daniele Lugli * Per la liberta' di Clementina, per la liberta' di tutti gli ostaggi a qualsiasi titolo privati della loro liberta', per la liberta' di tutti i popoli del Medio Oriente e del mondo dalla guerra. Anch'io digiuno oggi, nella speranza che sia l'ultimo di prigionia per Clementina. Gigi Malabarba * Sono d'accordo con l'appello di Mao Valpiana e aderisco anch'io al digiuno per la liberazione di Clementina. Andro' in Afghanistan con una delegazione del Parlamento Europeo il 14 luglio. Un abbraccio. Luisa Morgantini * Clementina e' il vivere per gli altri. Chi dice che e' solo sacrificio? Puo' essere anche soddisfazione e gioia. Sequestratori e guerrieri sono il vivere contro gli altri. Clementina, anche imprigionata, diffonde vita, pur col suo dolore. I guerrieri possono solo dare e avere morte. Noi siamo grati a Clementina, e la vogliamo libera, con la forza buona della volonta' comune. Enrico Peyretti * Ho letto l'appello di Mao Valpiana. Condivido le sue parole e lo ringrazio per la proposta. Aderisco al digiuno per esprimere solidarieta' a Clementina e per testimoniare contro la guerra, per la vita e la nonviolenza. Alessandro Pizzi * Aderisco volentieri al digiuno. Il rapimento di Clementina Cantoni rientra nella perversa logica delle conseguenze di guerre laceranti e richiede da parte di tutti noi, singoli e associazioni, un impegno intenso e coerente per facilitarne la liberazione. Cosi' come e' avvenuto nei casi precedenti, sono quasi sempre donne ad esser rapite, nonostante il loro palese impegno in attivita' di cooperazione con i settori piu' bisognosi delle popolazioni colpite dalla guerra. Anche la solidarieta' manifestata dalle donne afghane e' conferma del ruolo di straordinaria generosita' svolto da Clementina. Non lasciamo nulla di intentato per liberarla, e non cadiamo nel torpore, nel silenzio e nella sfiducia. Sosteniamo i famigliari nella loro speranza e nell'attesa della liberazione. Nanni Salio * Clementina Cantoni e' per me una volontaria di pace, una mia sorella in impegno. Chi lavora con gli ultimi e per gli ultimi, spesso e' trattato da "ultimo". E quindi e' il primo nel mio cuore, come in quello di tuti i nonviolenti. Mi auguro che Clementina torni presto a sorridere tra noi. Silvano Tartarini * Mi fa sinceramente piacere aderire all'iniziativa del digiuno per la liberazione di Clementina... Vedremo di fare rete. Andrea Trentini * "Qui ed ora, di cio' che sappiamo, di cio' che possiamo..." Sappiamo, quello che si apprende dalle agenzie, cioe' molto poco; possiamo, quasi niente. Ma lasciar vuoto lo spazio fra "quasi niente" e niente, sarebbe peccato mortale: sarebbe da morti anzitempo, da servi consenzienti, da vegetali. Pochi o tanti che saremo, sono con voi, a chiedere a chi ha rapito Clementina Cantoni di liberarla, a spronare chi si sta adoperando in tal senso perche' moltiplichi i suoi sforzi, a far sentire ai familiari, agli amici e ai colleghi di Clementina che non sono soli. Gualtiero Via * La mia adesione e' ovvia: sono d'accordo con l'iniziativa. Aldo Zanchetta 11 giugno 2005 - Una parte di me Una sensazione di sollievo, di felicità per la liberazione di Clementina Cantoni. Per chi ha sofferto la stessa sorte è come sentirsi un po' più liberi, come se un'altra parte di te rimasta nascosta sia stata liberata, così come ogni sequestro è come se ci rimettesse le catene. Una liberazione che non ci deve fare dimenticare altri ostaggi, come Florence Aubenas e Hussein Hanoun, chiusi da oltre cinque mesi in una stanza buia. E la sempre dimenticata giornalista colombiana Ingrid Betancourt, rapita tre anni fa. Dopo giorni di angoscia, di notizie contraddittorie sulla liberazione imminente, finalmente la buona notizia. Clementina non è ancora tornata a casa e già si riaccende la polemica sulla trattativa. La trattativa insieme alla mobilitazione hanno salvato Clementina, come avevano salvato me, e altri prima di me. E non si può che essere grati a chi si è adoperato per la nostra liberazione. All'insegnamento di Nicola Calipari che della trattativa aveva fatto il suo lavoro. Il sequesto di Clementina, le difficoltà per la sua liberazione, hanno messo in luce solo parzialmente le piaghe che dilaniano l'Afghanistan e che non sono solo la delinquenza diffusa, la corruzione e le rivalità tra le varie fazioni al governo. Che mettono a repentaglio tutti coloro che stanno facendo lavoro umanitario in quel paese. Eppure le ong che lavorano in Afghanistan come in Iraq ribadiscono il loro impegno perché «non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo rassegnarci al numero impressionante delle vittime, dei feriti, dei rapiti in Afghanistan, in Iraq e negli altri paesi a cui la quotidianità ci ha abituati». Non ci si può abituare alla tragedia quotidiana di tante donne che con molto coraggio sono scese in piazza a Kabul per chiedere la liberazione di Clementina. Donne coperte dal burqa, che solo raramente riescono a liberarsene perché le afghane sono ancora convinte che solo annullando il loro corpo sotto quel manto azzurro che fa loro vedere il mondo a quadretti possano avere garantita la sicurezza. Ma spesso non basta il burqa a risparmiarle dalla violenza, dai soprusi, fino alla lapidazione, come è avvenuto recentemente per Amina a Badakhshan. L'Afghanistan è uno stato islamico dove vige la sharia, ma è anche un paese dove il potere reale è in mano ai signori della guerra che mantengono le loro milizie armate grazie ai proventi della coltivazione del papavero da oppio. Il traffico dell'eroina è tornata la principale attività del paese rappresentando l'80 per cento del Prodotto interno lordo. Il presidente Hamid Karzai è ostaggio dei signori della guerra e della droga, oltre che degli americani. Il progetto delle Nazioni unite, sul quale per la verità Karzai aveva puntato, che prevedeva il disarmo delle varie milizie private armate, è miseramente fallito e con esso la possibilità di avere il controllo del paese e garantirne la sovranità. Ora sarebbe necessario che anche in Italia si ricominciasse a discutere della presenza delle truppe italiane in Afghanistan come in Iraq. Giuliana Sgrena Editoriale: Clementina e noi Leggiamo la vignetta di Vauro sul "Manifesto" del 10 giugno: due mamme affiancate, una che apre le braccia a Clementina, una che fa uscire dal suo burqa un solido mattarello diretta verso Timor Shah... Tutti oggi sono contenti ed elogiano una donna intrepida e con lei le afgane che ne hanno preteso pubblicamente la liberazione. Finito cosi'? Noi che ci accingevamo al digiuno ripieghiamo il capino sotto l'ala? Ero decisa ad associarmi alla proposta di Mao Valpiana per il valore simbolico che gli sentivo collegato: non tanto per Clementina, ma per i molti che si abituano a tutto, anche ai sequestri di gente che ci rappresenta nei luoghi in cui persone come noi, donne, uomini, bambini subiscono i disastri che il mondo "civile" non riesce ne' a prevenire ne' a tamponare. Gli specialisti delle ong e i giornalisti costituiscono la rappresentanza di un volontariato che tenta di rimediare con una presenza costruttiva alla diffidenza suggerita dai corpi armati e dagli affaristi. Quanti lo capiscono? Neppure la morte di Calipari e' valsa a tenere desta a lungo la coscienza collettiva e le buone intenzioni di chi e' andato in piazza due o tre volte: poche le iniziative di questi giorni, le piu' stimolate dalle istituzioni a loro volta tallonate dal richiamo della stampa. E cio' significa che digeriamo tutto: la guerra, le droghe, la delinquenza di cui ignoriamo le cause; nel silenzio acconsentiamo a che tutto continui, purche' nessuno scomodi il tran-tran personale ed egoistico di un quieto vivere che non e' destinato a durare se vince l'indifferenza. Si vota dietro seduzioni insensate, non si vota per suggestione indotta, i figli non hanno lavoro ma li manteniamo perche' abbiamo due soldi piu' di un tempo, mettiamo i nonni negli istituti, la tv ci informa e ci educa, frodiamo il fisco, paghiamo in nero chi lavora per noi... Adesso viene fuori qualcuno a dire che "chi va in cerca di guai se li deve tenere" e noi non dobbiamo pagare. Tutti padroncini, sudditi e per giunta poco umani. Sotto un burqa piu' fitto di quello delle donne afgane che sanno farsi visibili e agire politicamente per una straniera amica, mentre nel nostro occidente anche all'umanita' piu' materna e sensibile viene additato l'esempio competitivo e armato maschile. Pochi pensano che nemmeno noi siamo al riparo, se continuiamo cosi'. E intanto anche in Francia non sono piu' cosi' tanti a ricordare Florence che e' ancora prigioniera... Giancarla Cordignani Al fianco delle vittime della guerra ... proprio mentre leggevo il tuo messaggio Clementina veniva liberata... Inutile dire che avrei aderito all'iniziativa del digiuno: anzi... il primo giorno in cui sara' caduto il silenzio mediatico... per onorare Clementina e altri volontari, oltre ai pacifisti caduti nelle varie guerre a cominciare da quella nei territori della ex Jugoslavia , faro il mio atto di digiuno. Il movimento pacifista da quando sono iniziate le guerre vicine e lontane purtroppo piange alcuni fratelli morti; il movimento nonviolento e per la pace rinunciando a inutili manifestazioni e scegliendo di essere a fianco delle vittime della guerra recandosi negli stessi luoghi degli orrori ha fatto un grande salto di qualita'. E' giusto quindi non dimenticare. I grandi media non titolano piu' i loro articoli con "Dov'erano i pacifisti?", perche' sanno che molti sono ancora nei luoghi di guerra, nei campi profughi, a recare aiuto alle vittime, per un incontro tra i popoli. Alberto Trevisan

Note: Breve nota sul Centro di ricerca per la pace di Viterbo Attivo dagli anni '70 (dapprima con la denominazione "Comitato democratico contro l'emarginazione - Centro di ricerca per la pace"), nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarietà con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a "Primo Levi, testimone della dignità umana". Dal 1998 ha promosso una "campagna contro la schiavitù in Italia" di cui questo è il notiziario.

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