Conflitti

Iraq-Italia

Gli sperperi di Nassiriya

«Micromega» Un resoconto dei milioni spesi inutilmente nella missione Antica Babilonia
12 gennaio 2007
Guglielmo Ragozzino
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Micromega ha affidato a Christian Elia, di Peacereporter un bilancio di «Antica Babilonia», la spedizione italiana in Iraq, conclusasi da qualche settimana. Il risultato è la ricostruzione dei fatti, del contrasto tra impegno e conto finale, tra perdite e profitti. Il testo è privo di commenti, al punto di non commentare la localizzazione della forza italiana a Nassirya, una località già molto conosciuta dall'Eni, l'impresa petrolifera di bandiera. Ma tant'è. Il risultato che così si ottiene è ancora più forte.
Gli italiani arrivano per ricostruire, a guerra almeno in teoria, già conclusa. Il primo impatto è benevolo: «... In città alcuni erano ottimisti considerando l'Italia un paese amico degli arabi...» (Elia riporta qui il commento di Musà al-Susayni, pubblicato da Limes.) C'è stato un tentativo di amicizia con i locali, subito tramontato. La funzionaria civile italiana, Barbara Contini «ha eretto una tenda in cui ha accolto le personalità della città, ma le sue promesse si sono rivelate vuote». E con due pennellate ecco riproporsi alla memoria un periodo che abbiamo imparato a conoscere: televisioni e giornali avevano molti inviati in Iraq, in particolare a Nassirya, e le avventure di Barbara Contini riempivano pagine su pagine e trasmissioni su trasmissioni.
Le vuote promesse sono però un'esagerazione. In fondo, contro una spesa complessiva di 1,5 miliardi di euro per finanziare la missione, ben 16 milioni, più dell'1%, sono effettivamente serviti agli scopi dichiarati. Risulta però che i sette stanziamenti semestrali, a partire dal quello del secondo semestre del 2003 di 225 milioni, salgono e scendono di semestre in semestre, in un braccio di ferro tra militari e parlamento: calano a 208 milioni nel primo semestre 2004 per risalire a 284 nel secondo; si muovono tra i 268 e i 213 milioni nel 2005, per finire con 187 e 128,5 milioni del 2006. Ma non coprono tutta la spesa. L'inchiesta di Gianluca Di Feo, per l'Espresso, osserva che vanno aggiunti i consumi di materiali e mezzi militari deteriorati o perduti, fino a un totale generale che cresce da 1,5 miliardi a 1,9. Poi si ricorda la «zona grigia» della spesa per i servizi, tanto per farli agire che per pagare eventuali riscatti per le persone rapite: «i contractors, (Umberto Cupertino, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Fabrizio Quattrocchi che verrà ucciso)... le due cooperanti Simona Pari e Simona Torretta... e ... Giuliana Sgrena, giornalista del manifesto....». Sempre nell'inchiesta dell'Espresso, ripresa da Micromega si fanno anche i conti in tasca alle «attività di informazioni e sicurezza della presidenza del consiglio» con un'«assegnazione» di 7 milioni per il solo 2006. In totale i servizi segreti italiani avrebbero contribuito alla spesa complessiva con 30 milioni, che Elia mette a confronto con i 4 milioni spesi per motivi umanitari.
Non si fa la storia con i se, ma certo la spesa è tutta interna alle esigenze militari di «Antica Babilonia», e non è servita per rendere la presenza italiana più gradita agli iracheni della provincia di Di Car e della città di Nassirya. Dopo il grave attentato del 12 novembre 2003, con la morte di 19 italiani e 9 iracheni, gli italiani si sono rinserrati nel loro campo trincerato, riducendo le attività a favore della popolazione, già piuttosto scarse. Si vanta il completamento di 330 progetti di sviluppo e di emergenza, ma in realtà quello che conta è «l'addestramento di circa 12.000 poliziotti iracheni e di circa 2.600 militari del nuovo esercito». Nessun intervento risolutivo per l'acqua e l'energia elettrica, poco per l'ospedale, mentre è «ristrutturato il campo sportivo», con un'idea singolare di esportazione della democrazia.
I continui attacchi armati costringono «i vertici militari a ridurre il raggio d'azione della cosiddetta attività Cimic (cooperazione civile e militare) e a concentrarsi sulla sicurezza degli uomini di Antica Babilonia». Succede così che la presenza italiana è solo di soldati e che l'unico scopo di essi è quello di difendere la propria sopravvivenza dagli attacchi di insorgenti sempre più determinati a cacciare gli invasori dalla provincia.
Il numero di Micromega ha altri temi interessanti: per esempio un colloquio del 2005 con Anna Politkovskaja, o le lezioni di Hannah Arendt su «Cosa è la politica».

Articoli correlati

  • Chi autorizza le esportazioni di armamenti in Italia
    Disarmo
    Le autorizzazioni revocate alla RWM Italia Spa

    Chi autorizza le esportazioni di armamenti in Italia

    L'Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento, con diplomatici della Farnesina e rappresentanti di altre amministrazioni, ha il compito di applicare la legge 185/1990 e gli indirizzi del Governo
    22 marzo 2021 - Lidia Giannotti
  • Riunite con i loro bambini “futuri terroristi”, le donne yazidi vengono ripudiate
    Pace
    Confine Iraq-Siria

    Riunite con i loro bambini “futuri terroristi”, le donne yazidi vengono ripudiate

    Gli anziani yazidi rinnegano i figli delle ex schiave dello Stato islamico, costringendole a scegliere tra i loro bambini e la loro comunità
    9 aprile 2021 - Martin Chulov e Nechirvan Mando ad Arbil
  • "Il PNRR serve per curare, non per fare la guerra"
    Disarmo
    Presa di posizione sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

    "Il PNRR serve per curare, non per fare la guerra"

    Per il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli "sarebbe incomprensibile, oltre che eticamente inaccettabile, che i fondi europei non siano utilizzati per la sanità, l’istruzione, il sociale, il trasporto pubblico e la transizione ecologica per essere invece distratti in spese militari”.
    8 aprile 2021
  • Come un giovane cadetto il PNRR è entrato civile ed è uscito in divisa
    Editoriale
    Il 18 per cento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) andrà in spese militari

    Come un giovane cadetto il PNRR è entrato civile ed è uscito in divisa

    Nelle commissioni di Camera e Senato è intervenuta qualche manina che vorrebbe dirottare una parte dei fondi europei, in arrivo con il Recovery plan, verso la filiera militare delle armi. Al comparto industriale militare quasi 27 miliardi di euro per investimenti dal 2017 al 2034.
    2 aprile 2021 - Mao Valpiana
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)