Conflitti

La (non) guerra di Harry

La Patria non vuole l'eroe

Alla fine sembra che il rampollo di casa Windsor non partirà più per l'Iraq, ma per l'Afghanistan. Ma resterà lontano dai combattimenti. Armiamoci e partite, anzi partiamo. Ma io resto dietro ...
21 maggio 2007

Partirà. Non partirà. Si, no, forse. No, meglio di no. Anzi si, ma da un'altra parte. Questa l'altalena delle ultime settimane che ha coinvolto il rampollo della casa reale inglese Harry, deciso a partire per l'Iraq nonostante l'opposizione della regale nonna e dei vertici dell'Esercito di Sua Maestà. Alcuni giorni fa sembrava proprio che il desiderio di partire dovesse rimanere insoddisfatto per il diniego delle autorità militari. Poi, l'ennesimo(l'ultimo?) colpo di scena: Harry non andrà in Iraq ma in Afghanistan dove, attenzione, non avrà parte attiva nei combattimenti. Cosa andrà quindi a fare non ci è dato sapere ...
C'era una volta la Patria, la Patria bella che chiamava i suoi figli al sacrificio per nobili e alte cause. E la gioventù migliore, zaino in spalla e fucile a tracolla, partiva con la bandiera nel cuore tra la commozione e l'emozione dei propri congiunti. Dio, Patria e Famiglia. La famiglia che cresce i figli che poi donerà alla Patria che serviranno protetti da Dio, quel Dio che ci ama profonda e sempre starà con noi, con la nostra Patria, il Dio dei nostri alti ideali, dei nostri nobili e alti ideali, da difendere contro i barbari. Guai ai coscritti! Infamia ai disertori! Essi sono genìa perversa e codarda, pusillanimi che fuggono di fronte al sacro dovere e non amano la loro Patria. E qual vista orrenda i riformati, coloro che non sono adatti alla vita militare e non possono difendere la Patria. Essi non sono uomini, sono persone a metà, indegne di qualsiasi rispetto. Segnati a vita dall'infamia, rifuggiti dalla vista delle persone perbene ( loro si figli degni della Patria nostra bella). Viva, viva l'Esercito! Viva viva le nostre corazzate, rilucenti di gloria e onore. E qual grande gioia, onore, commozione, emozione vedere i giovani della propria famiglia partire per il fronte, partire fronte fiera e sguardo altero!
C'era una volta, appunto ... Perché a quanto pare non vale per tutti. Quanti Harry sotto la bandiera dell'Union Jack sono partiti per l'Iraq, per l'Afghanistan, prima ancora per il Kossovo e per la Jugoslavia? Quanti sono stati feriti, uccisi dopo essere stati minacciati di attacchi e rappresaglie da nemici in armi? Per nessuno di loro si è mossa una regale nonnina, preoccupata e timorosa per la sorte del proprio nipotino adorato. Per nessuno di loro i vertici militari hanno percepito rischi così alti da scegliere di non farli combattere. Sono partiti per fare la guerra e hanno donato la loro vita. Convinti di servire la Patria, di combattere per ideali di libertà e giustizia. Riprendere oggi in mano 'L'obbedienza non è più una virtù' e 'Lettera ad una professoressa' di don Milani, rileggere le sue pagine indignate e vigorose contro il militarismo oggi appare ancora più amaro. 40 anni dopo la retorica è la stessa. Una retorica sempre vuota e infingarda. Una retorica che continua a conquistare corpi e cuori. E si muore. Si muore, Ninetta mia bella, non solo di maggio ma tutti i mesi, tutti gli anni. Se veramente è così importante 'esportare la democrazia', è così sacro e glorioso difendere in armi la libertà e la giustizia perché Harry non può combattere? perché non doveva partire? I sacri valori e il sacro fuoco del militarismo glorioso non sono uguali per tutti? Perché, in questi anni i contingenti militari inglesi non sono stati minacciati, attaccati e decimati? Solo ora la Corona inglese, il progressista premier Tony Blair(tanto caro ai nostri D'Alema, Pannella, Boselli, Rutelli, Prodi, ...) e i vertici, i grandi generali d'armata hanno scoperto che in guerra si muore, che c'è un nemico cattivo, cattivo ma così cattivo che uccide, uccide e vuol uccidere sempre di più? Si aspettavano che forse Harry sarebbe stato accolto con grida di giubilo, baci e abbracci, osannante tra ali di folla? Nossignori, nossignori, signorno signore. Questa è la guerra, questa è la macchina di morte e distruzione che voi avete creato, foraggiato, imbastito in questi anni. Al fronte si spara e si colpisce, si uccide. Ma si viene anche attaccati, colpiti e uccisi. Il sangue di Harry non è tanto diverso da quello degli altri soldati inglesi, statunitensi, italiani. E' un ragazzo, come tutti quelli che sono al fronte. Forse per la prima volta vi siete resi conti che la vita vale più di una guerra, che essa è molto più importante del colpo di un fucile? E allora rendetevi conto che ci sono tantissime altre nonne (anche se non si chiamano Elisabetta di Windsor), tantissimi altri padri(anche se non si chiamano Carlo e non sono eredi presunti di una corona reale) che tremano, piangono, hanno paura per i loro figli al fronte. Finitela di violentare le orecchie, gli animi, i cuori e le menti con la vuota retorica sulla Patria, sul militarismo bello e glorioso, su democrazie, libertà e giustizie da esportare sulla punta delle baionette. Non ci credete neanche voi, allora perché dovete ingannare, raggirare e plagiare i giovani dei vostri Paesi? Generali, governanti e regnanti ditela fino in fondo la verità: la vicenda di Harry vi ha mostrato, ancora una volta se ce ne fosse ancora bisogno, che avete creato un mostro sporco e cruento, orrendo e disumano. E allora fermatelo, fermatelo e fermatevi. Se vale per Harry deve valere per tutti. Non si combatta più, mai più, la vita è più importante.

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