Conflitti

Siria

Il giurista Sabino Cassese favorevole ai missili di Trump

Secondo lui il diritto internazionale non verrebbe violato dall'intervento militare di Usa, Francia e Gran Bretagna, in quanto nel caso della Siria si applicherebbe il principio della "responsabilità di proteggere". Peccato che Sabino Cassese si dimentichi di aggiungere che il principio a cui lui si richiama deve passare attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che per la Siria non vi è stata.
14 aprile 2018 - Alessandro Marescotti

La carta dell'ONU vieta interventi unilaterali in Siria

Sabino Cassese è un giurista. Sul Corriere della Sera si è schierato a favore dell'intervento militare in Siria. Sostiene che il diritto internazionale non verrebbe violato dall'intervento militare di Usa, Francia e Gran Bretagna, in quanto nel caso della Siria si applicherebbe il principio della "responsabilità di proteggere".

Peccato che dimentichi di aggiungere che tale principio deve passare attraverso una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. 

Andando sul sito dell'ONU vi è un'ampia disamina del principio della "responsabilità a proteggere" ma gli esempi citati sono basati su risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Nel caso della Siria non vi è stata alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza. 

A proposito dell'uso legittimo della forza nel diritto internazionale si legga:

In quest'ultimo saggio, Giulia Pelosi, esperta di diritto internazionale, scrive:

"Se è inaccettabile lasciare libero uno Stato di commettere flagranti violazioni dei diritti umani, è altresì inammissibile permettere ai singoli paesi di intervenire unilateralmente nel territorio di un altro Stato, in virtù diun asserito diritto di intervento umanitario. Negli ultimi decenni si è assistito ad episodi come l’intervento della Tanzania in Uganda (1979), dell’India in Pakistan (1971), della Francia in Africa Centrale (1979) e dell’intervento statunitense a Grenada (1983) e a Panama (1989) che, celandosi dietro il diritto di intervento umanitario, sono stati posti in essere per altre ragioni, quali interessi economici e politici, se non addirittura egemonici. L’unica forma lecita di uso della forza a tutela dei diritti umani è quella che vede come attore principale il Consiglio di Sicurezza il quale, mediante un’interpretazione estensiva della nozione di minaccia alla pace, riesce a far rientrare tra le condizioni per agire in base al Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite anche le gravissime violazioni dei diritti umani".

Articoli correlati

  • Tra mamme, un ponte di solidarietà che va lontano
    Pace

    Tra mamme, un ponte di solidarietà che va lontano

    "La Nostra Associazione ha pensato di fare qualcosa di più grande, per cercare di arrivare lontane. Da mamme, da donne, da esseri umani non potevamo più stare ferme a guardare senza fare niente, e dall’unione della nostra impotenza e profonda sofferenza è nato il nostro progetto TMT for Siria“.
    27 maggio 2018 - Roberto Del Bianco
  • OPAC: "Cloro usato probabilmente in Siria a febbraio"
    Conflitti
    Gli ispettori inviati dall'ONU e che indagano sull'uso di armi chimiche non hanno addossato la responsabilità ad alcuna delle parti in conflitto

    OPAC: "Cloro usato probabilmente in Siria a febbraio"

    Le analisi si riferiscono ad un evento accaduto a febbraio a Saraqueb, città che dista 290 chilometri rispetto a Duma, sito dove è stato sospettato un attacco chimico ad aprile di quest'anno
    17 maggio 2018 - Alessandro Marescotti
  • Nuovo attacco militare contro la Siria
    Conflitti
    Grave violazione del diritto internazionale

    Nuovo attacco militare contro la Siria

    Protagonista del nuovo attacco è Israele che ha lanciato missili contro postazioni militari iraniane in Siria. In questo clima incandescente il movimento per la pace deve far risentire la propria voce prima che questo vulcano esploda provocando una ulteriore escalation per fini geopolitici che nulla hanno a che fare con la tutela della pace e dei diritti umani.
    10 maggio 2018 - Alessandro Marescotti
  • PsyOps
    Editoriale
    I retroscena della guerra

    PsyOps

    Si chiamano Psychological Operations (PsyOps) e servono a manipolare l'opinione pubblica. I principali obiettivi delle PsyOPs oggi sono (paradossalmente) proprio i pacifisti. Come reagire? Diventanto esperti di fact checking, entrando nel vivo delle informazioni militari per verificarle con sistematicità, con metodo e con una buona dose di dubbio.
    10 maggio 2018 - Alessandro Marescotti

Prossimi appuntamenti

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.2 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)