Chi fornisce armi partecipa al conflitto e non può più essere considerato neutrale
Mi pare che Mancuso non abbia neanche sfiorato l'enorme lavoro di ciascuno di questi (sic!) soffermandosi piuttosto sul vecchio schema greco-romano: la teorizzazione di un diritto bellico, già greca, come pure greca è la sua infrazione, Polibio e Diodoro, ad esempio. Personalmente dai tempi di Testimonianze con Padre Balducci ho rafforzato l'idea del "se vuoi la pace prepara la pace". Ai nominativi che ho elencato aggiungerei anche il caro Alex Langer per i suoi tentativi in ex-Jugoslavia; il caro Alberto L'Abate per la strategia dei governi paralleli in Kosovo.
Del prof Mancuso contesto la comunicazione della sua scelta favorevole all'invio armi senza aprire alcuna considerazione sui rischi di escalation verso soluzioni ultimative atomiche. Peraltro l'Ucraina fino a poco tempo fa era la terza potenza nucleare.
E' di oggi un lungo articolo su Analisi Difesa che spiega come e perché Polonia, Stati Uniti e Nato si siano avvitati in un loop senza uscita. La domanda è: chi invia i jet militari all'Ucraina?
Gli Usa non ritengono attuabile l’offerta della Polonia di consegnare alle forze statunitensi in Europa i suoi caccia Mig-29 per poi trasferirli successivamente all’Aeronautica Ucraina. Lo ha annunciato il portavoce del Pentagono John Kirby riferendo che la prospettiva di aerei da combattimento che decollino da una base statunitense in Germania (Ramstein) “per volare nello spazio aereo conteso tra Russia e Ucraina solleva serie preoccupazioni per l’intera Nato".
Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, aveva precisato ieri sera in una conferenza stampa a Oslo che “la Polonia non è una parte di questa guerra e la Nato non è una parte di questa guerra. Di conseguenza, qualsiasi decisione di consegnare armi offensive deve essere presa dalla Nato nel suo insieme, all’unanimità. Noi siamo pronti a dare tutta la nostra flotta di jet da combattimento alla base Nato di Ramstein, ma non siamo pronti a fare nulla da soli”.
Il resto è su https://lists.peacelink.it/disarmo/2022/03/msg00014.html
Queste informazioni - che estraiamo da Analisi Difesa - demoliscono ogni astratto discorso filosofico sulla guerra giusta e sulla fornitura di armi; armare la resistenza del popolo ucraino significa scatenare un conflitto mondiale. Fare un raffronto con la guerra partigiana (intervenuta a conflitto mondiale già in atto) non ha pertanto alcun senso. E' del tutto chiaro il passaggio da un conflitto locale a un conflitto mondiale è folle da auspicare e non a caso la Nato stessa la ritiene una scelta "non sostenibile". Infatti la scelta che si prospetterebbe è fra questa situazione di guerra circoscritta e una situazione bellica ancora peggiore, con l'allargamento del conflitto fino al confronto nucleare. Non essendo sensato l'invio effettivo di armi (che al momento nessuno sta consegnando per il rischio di conflitto mondiale) allo scopo di riequilibrare il confronto militare per l'inevitabile l'allargamento del conflitto, ciò che rimarrebbe sul campo (l'Ucraina in condizioni di inferiorità militare) ha una possibile soluzione che risparmia vite umane: il negoziato basato sul compromesso. Ognuno dei contendenti, sotto la pressione della pressione internazionale, deve rinunciare a qualcosa senza rinuciare all'irrinunciabile: la libertà (Kiev) e la sicurezza (Mosca).
In questo momento si assiste a filosofi e politici che discettano di armi da consegnare ai più deboli e di militari che scuotono il capo e che frenano coloro che hanno votato un invio senza chiarire chi porterà quelle armi che oggi nessuno nella Nato vuole consegnare.
Alessandro Marescotti
Mi ha sempre colpito un pensiero di Piero Calamandrei: "La Resistenza fu un misterioso e miracoloso moto di popolo contro la tirannia del nazifascismo". Farei notare a coloro che citano i nostri partigiani come beneficiari di armamenti da parte americana, che tali invio d’armi avvenne alla fine della seconda guerra mondiale.
Sul tema della legittima difesa mi sento più in sintonia con quella parte della nostra Resistenza che non utilizzò mai il moschetto. Anche se, come ultima ratio, ricorrerei alla legittima difesa nel caso di estrema e conclamata grave ingiustizia in atto: "tra la codardia e il coraggio sceglierò l'ultima". Questo il pensiero di Gandhi che anche giustificava il tirannicidio, come giustamente riferisce il prof. Mancuso.
Mi è di aiuto la considerazione giuridica del magistrato Domenico Gallo: “"Quello che non è stato spiegato al Parlamento e all’opinione pubblica è che la legge italiana sulla neutralità (R.D. 1938 n. 1415, All. B, art. 8) vieta di fornire armi ai paesi in guerra. La ragione è semplice: chi fornisce armi a un paese in guerra partecipa al conflitto e quindi non può essere più considerato neutrale. Con l’invio di uno stock imprecisato e secretato di armamenti e di mezzi bellici, l’Italia abbandona la neutralità e diviene un paese belligerante, sia pure per interposta persona".
Allegati
L'articolo di Vito Mancuso sulla Stampa
Vito Mancuso
Fonte: La Stampa346 Kb - Formato pdfTitolo: "Sono contrario alla guerra ma le armi vanno inviate"
Articoli correlati
Albert, bollettino pacifista internazionaleLe torture nascoste nei reparti d’assalto ucraini
Un’inchiesta scuote l’esercito di Kiev. Tra i reparti d’assalto impiegati in battaglie chiave come quella di Kostjantynivka, il 425º reggimento è finito sotto accusa per un sistema di torture e morti sospette. Verrebbero sistemate mine attorno ai reparti per evitare che i soldati ucraini disertino.19 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
Albert, bollettino pacifista internazionaleUcraina: la rivolta delle piazze contro il "tritacarne" militare
Il siluramento del popolare ministro della Difesa Fedorov accende proteste senza precedenti a Kiev e in altre città ucraine. Al centro della rabbia dei manifestanti e dei familiari dei soldati c'è la strategia del Comandante in Capo Syrskyi, accusato di sacrificare troppe vite umane.18 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
Un'analisi pacifistaDronofobia, cosa sta realmente accadendo nella guerra in Ucraina
La guerra dei droni non viene raccontata con sufficiente profondità. Genera infatti un trauma psicologico nella vita di milioni di persone, sia soldati sia civili. La precisione dei droni ha reso la guerra molto più letale aumentando il rapporto fra soldati uccisi e feriti.15 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
Le due facce della guerra in UcrainaCombattenti e disertori
Da una parte c’è chi combatte e proclama la propria fede nella guerra, dall’altra c’è chi si rifiuta di combattere e viene reclutato con la forza13 luglio 2026 - Ida Merello
sociale.network