Recentemente sono stati fermati per strada e minacciati di essere mandati al fronte

I fratelli Kononovich: comunisti, antifascisti e pacifisti perseguitati in Ucraina

Mikhail e Aleksandr Kononovich per anni nella sinistra ucraina hanno denunciato il ruolo di gruppi neofascisti e di associazioni paramilitari legate ai settori più estremisti della galassia nazionalista. Hanno descritto apertamente di vivere in un clima di minaccia costante alla loro vita
12 aprile 2026
Redazione PeaceLink

Alexander and Michael Kononovich

A più di quattro anni dall’inizio dell’offensiva militare russa, in Ucraina continua a pesare una repressione politica che colpisce chi, come i fratelli Mikhail e Aleksandr Kononovich, ha costruito la propria militanza su un doppio pilastro: comunismo e antifascismo, rifiutando la guerra e la logica del fronte unico nazional‑patriottico. I due fratelli, attivisti ucraini di lungo corso, sono diventati oggi simbolo di una minoranza politica perseguitata, imprigionata, minacciata e tenuta sotto pressione.

Una storia di resistenza antifascista

Mikhail e Aleksandr Kononovich hanno militato per anni nella sinistra ucraina, legati a reti di comunisti e antifascisti che hanno denunciato in particolare il ruolo di gruppi neofascisti e di associazioni paramilitari legate ai settori più estremisti della galassia nazionalista. Nel 2014, quando la rottura con la Russia ha accelerato un processo di radicalizzazione del quadro politico interno, la voce dei Kononovich è stata prima marginalizzata, poi apertamente osteggiata.

Dall’arresto al processo politico

All’inizio del 2022, subito dopo l’apertura dell'invasione su larga scala, i fratelli sono stati arrestati dalle forze di sicurezza ucraine con accuse vaghe di “attività sovversiva”, legate a presunti legami con la Russia. La loro detenzione è durata oltre tre anni, con denunce di trattamento arbitrario, isolamento e condizioni di detenzione critiche, accompagnate da appelli internazionali che li hanno definiti prigionieri politici. Nonostante la pressione delle reti di solidarietà, il processo a loro carico è stato condotto in un clima di forte pressione mediatica e politica.

Persecuzione, tentativi di arruolamento e rischio di morte

Nel corso del 2025 e del 2026, la repressione si è spostata dalla prigione a un assedio continuo sul piano extragiudiziario: i Kononovich sono stati ripetutamente fermati per strada, portati con la forza presso centri di reclutamento militare e minacciati di inclusione coatta nell’esercito ucraino, nonostante la loro aperta opposizione alla guerra e la loro identità di pacifisti. Nel febbraio di quest'anno, Aleksandr Kononovich è stato sequestrato dai funzionari del Centro territoriale di reclutamento di Kiev e accompagnato alla commissione medica per un tentativo di arruolamento forzato, prima di essere rilasciato solo dopo pressioni e denunce pubbliche.

In un appello inviato nello scorso marzo, i fratelli hanno descritto apertamente di vivere in un clima di minaccia costante alla loro vita e chiedendo sostegno internazionale. La loro vicenda è stata parallela a una serie di mobilitazioni transnazionali: in diverse città europee, attivisti comunisti, antifascisti e pacifisti hanno sfilato con striscioni come “Freedom for the Kononovich brothers”, collegando la loro lotta alla critica più ampia verso la militarizzazione e la repressione politica in Ucraina.

Perché la loro storia è emblematica

La vicenda dei Kononovich è un caso emblematico di come, nei contesti di guerra prolungata, si manifesti la repressione politica.

In questo quadro, i fratelli Kononovich incarnano una minoranza politica ostinata di comunisti e antifascisti che vedono la guerra come sconfitta collettiva e la militarizzazione come strumento di annientamento delle opposizioni di sinistra. La loro ripetuta persecuzione, i tentativi di arruolamento forzato e le minacce di morte ne fanno un simbolo della violenza politica silenziosa che accompagna il conflitto armato.

Note: Una lettera aperta scritta da Mikhail e Alexander Kononovich https://www.marx21.it/comunisti-oggi/lettera-aperta-dei-fratelli-kononovich-i-comunisti-non-si-arrendono-meglio-la-morte-che-il-disonore/

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