Ucraina, comincia il quinto anno di guerra

"L'UE tace sugli obiettori di coscienza ucraini"

Organizzazioni come l'European Bureau for Conscientious Objection (EBCO) e International Fellowship of Reconciliation accusano l'UE di silenzio selettivo, chiedendo asilo per obiettori ucraini e ricordando che la Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE (art. 10) garantisce la libertà di coscienza.
24 febbraio 2026
Redazione PeaceLink

Addestramento di soldati ucraini

Inizia in Ucraina il quinto anno di guerra e l'UE non prende posizione sugli obiettori di coscienza di quella nazione.

Non sono perseguitati dai russi, ma dal potere militare ucraino che incalza la popolazione con nuove campagne di arruolamento. 

Mentre in Russia chi va a combattere lo fa firmando un contratto, in Ucraina la situazione è diversa, ed è caccia ai renitenti. 

In Ucraina i pacifisti e i credenti che rifiutano di imbracciare le armi continuano ad essere perseguitati. E la Commissione Europea, nei suoi rapporti ufficiali, continua a non rilevare il problema.

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Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani e movimenti pacifisti hanno sollevato critiche formali nei confronti dell'Unione Europea, denunciando un approccio incoerente riguardo al diritto all'obiezione di coscienza nel contesto del conflitto russo-ucraino.

Ecco un'analisi dettagliata dei punti sollevati.

1. Le accuse di "silenzio selettivo"

L'EBCO (European Bureau for Conscientious Objection), insieme a WRI (War Resisters' International) e la International Fellowship of Reconciliation (IFOR), sostiene che l'UE stia adottando un "doppio standard":

  • sostegno formale: l'UE condanna la repressione degli obiettori in Russia e Bielorussia (spesso visti come dissidenti politici);

  • il "silenzio selettivo": le stesse organizzazioni lamentano una mancanza di pressione politica dell'UE sull'Ucraina affinché non sospenda il diritto all'obiezione di coscienza, sospensione introdotta sotto la legge marziale.

2. Il riferimento all'articolo 10

Le organizzazioni citano sistematicamente la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. L'articolo 10 recita:

"Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione [...] Il diritto all'obiezione di coscienza è riconosciuto secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio."

Il punto di frizione legale è che, sebbene l'articolo rimandi alle "leggi nazionali", la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha stabilito in diverse sentenze che l'obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto protetto dalla Convenzione, che l'Ucraina è tenuta a rispettare in quanto membro del Consiglio d'Europa.

Organizzazioni come l'European Bureau for Conscientious Objection (EBCO) e International Fellowship of Reconciliation accusano l'UE di silenzio selettivo, chiedendo asilo per obiettori ucraini e ricordando che la Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE (art. 10) garantisce la libertà di coscienza.

Le preghiere dei Quaccheri ucraini non sono solo per la fine delle ostilità, ma anche per la tutela di un diritto fondamentale calpestato: quello all'obiezione di coscienza. Come denunciato dagli stessi attivisti, "i militaristi al potere" non intendono rispettare i diritti umani continuando a punire chi si rifiuta di servire in un esercito.

Questa persecuzione assume due forme: da un lato la violenza bruta dei processi e delle incarcerazioni, dall’altro una proposta subdola e cinica: quella di diventare "soldati senza armi". Un’ipotesi che, come spiegano i pacifisti, è una trappola. Anche laddove fosse legalmente possibile (e al momento non lo è), servire disarmati all'interno delle strutture militari significherebbe comunque "sacrificarsi all'idolo sanguinario delle forze armate", diventando ingranaggio della macchina bellica. Gli obiettori verrebbero inviati nella "terra di nessuno" a recuperare i feriti sotto il fuoco russo.

Il diritto calpestato e i richiami della Commissione di Venezia

La situazione giuridica ucraina è al centro di un acceso dibattito. La legge marziale, dichiarata nel febbraio 2022, ha di fatto sospeso la possibilità di accedere a un servizio civile alternativo, esponendo centinaia di obiettori a procedimenti penali. La Costituzione ucraina, all'articolo 35, prevede il diritto di rinunciare al servizio militare per motivi religiosi, ma in pratica questo diritto è stato reso inapplicabile.

Di fronte a questa impasse, la Corte Costituzionale ucraina ha chiesto un parere alla Commissione di Venezia (organo consultivo del Consiglio d’Europa). Nel marzo 2025, la Commissione è stata categorica: "Gli Stati hanno l'obbligo concreto di istituire un sistema di servizio alternativo che deve essere separato dal sistema militare, non deve essere di natura punitiva e deve rimanere entro limiti di tempo ragionevoli". Il parere aggiunge un principio fondamentale: "in nessun caso un obiettore di coscienza al servizio militare può essere obbligato a portare o usare le armi, anche per la difesa del proprio Paese".

La sintesi del rapporto: centinaia di credenti in cella

A rendere il quadro ancora più fosco arriva una dettagliata analisi del professor Dmytro Vovk, visiting professor alla Benjamin N. Cardozo School of Law e direttore del Centro per lo Stato di Diritto e gli Studi sulla Religione in Ucraina, pubblicata su Forum18. Il suo rapporto offre numeri e sentenze che smentiscono qualsiasi giustificazione governativa.

Ecco i punti chiave emersi.

* Nessun servizio alternativo: dall'inizio dell'invasione, il servizio civile alternativo è stato completamente cancellato per i mobilitati; la legge ucraina semplicemente non prevede questa opzione in tempo di guerra, nonostante la Costituzione lo garantisca.
* Centinaia di procedimenti: solo tra i Testimoni di Geova, circa 661 fedeli hanno affrontato accuse penali per essersi sottratti alla mobilitazione nel 2024. Le condanne tipiche sono di tre anni di reclusione, ma recentemente alcuni obiettori sono stati incriminati per "disobbedienza" con pene fino a cinque anni.
* Esenzioni discriminatorie: nel dicembre 2024, il governo ha concesso l'esenzione dalla mobilitazione fino alla metà degli ecclesiastici di alcune religioni registrate; si tratta di una misura che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo considera inadeguata, perché riservata al clero e non ai comuni fedeli, e perché non richiede nemmeno che gli esentati siano obiettori di coscienza.
* La trappola della Corte Suprema: nel 2024, la Corte Suprema ucraina ha stabilito che il diritto all'obiezione può essere soddisfatto assegnando i mobilitati a ruoli non armati all'interno dell'esercito. Una posizione che ignora il principio fondamentale che un obiettore non può essere costretto a far parte della macchina militare in alcuna forma.
* Il silenzio dell'UE: Vovk denuncia un fatto grave, ossia che nel suo rapporto 2024 sull'Ucraina, la Commissione Europea non ha rilevato alcun problema di libertà di religione o di credo nel paese, nonostante le centinaia di procedimenti penali in corso. Un silenzio che appare complice, mentre l'Ucraina aspira a entrare nell'Unione.

Prigionieri di coscienza: i casi di Vitaly Alekseienko e Dmytro Zelinsky

Nonostante questi richiami, i tribunali ucraini continuano a emettere condanne. Tra i casi più emblematici c'è quello di Vitaly Alekseienko, pacifista cristiano e sfollato da Sloviansk. Fermo nel suo rifiuto di imbracciare le armi basato sul comandamento "non uccidere", Alekseienko ha subito un calvario giudiziario. Non appartenendo ad alcuna chiesa istituzionalizzata, la sua fede è stata messa in discussione. Dopo essere stato condannato a un anno di carcere, scarcerato dalla Corte Suprema e poi nuovamente processato, è stato dichiarato colpevole con una condanna a tre anni, poi commutata in libertà vigilata. Il suo caso è ora all'esame della Corte Costituzionale.

Simile la sorte di Dmytro Zelinsky, membro della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, condannato a tre anni di reclusione dalla Corte d'Appello di Ternopil per essersi rifiutato di partecipare alla guerra. È proprio sul suo caso che la Corte Costituzionale ha chiesto il parere alla Commissione di Venezia. I Quaccheri ucraini lo considerano un "prigioniero di coscienza" e hanno lanciato appelli internazionali per la sua liberazione.

La trappola dei "soldati senza armi" e le torture denunciate dall'ONU

La proposta di diventare "soldati senza armi" è vista dagli attivisti come un tentativo di aggirare il problema. Come sottolineato nella riflessione degli Amici, si tratta di un "diabolico inganno" perché, anche se si svolgessero compiti non combattenti, si rimarrebbe comunque all'interno della logica e della struttura militare, tradendo la propria fede e la propria coscienza.

A rendere il quadro ancora più drammatico sono le gravi accuse mosse dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR). In un rapporto citato da Euronews, si documentano casi di obiettori di coscienza torturati: in un episodio, personale militare ha picchiato un obiettore, gli ha legato le mani dietro la schiena per lunghi periodi, lo ha minacciato di esecuzione e gli ha negato il cibo per undici giorni per punirlo del rifiuto di indossare l'uniforme. Queste pratiche di reclutamento forzato, con uomini prelevati dagli autobus e costretti a visite mediche, sono state denunciate da media internazionali come New York Times e BBC.

La pressione internazionale

Le gravi violazioni dei diritti umani in Russia hanno provocato indignazione e generato una forte pressione internazionale. 

L'Ucraina, che aspira a una piena integrazione europea, si trova davanti a una contraddizione. Da un lato, ha co-sponsorizzato risoluzioni ONU a favore dell'obiezione di coscienza; dall'altro, continua a perseguitare chi rifiuta la logica della guerra.

La Commissione di Venezia ha ricordato che la libertà di pensiero, coscienza e religione è inderogabile anche in tempo di conflitto armato ai sensi dell'articolo 4 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Il professor Vovk conclude con una proposta chiara: l'Ucraina deve ripristinare l'accesso legale a un vero servizio civile alternativo, separato dall'esercito, e riesaminare tutte le condanne penali emesse contro gli obiettori di coscienza.

Tocca ora alla società civile internazionale tenere alta l'attenzione. Come scrive Yurii Sheliazenko, i pacifisti ucraini continuano a pregare e a lottare affinché, sull'esempio dei Quaccheri che crearono la prima alternativa al servizio militare negli Stati Uniti, anche in Ucraina possa nascere un vero servizio civile, indipendente dalla macchina bellica.

Intanto i disertori e i renitenti aumentano talmente che Kiev ha deciso di secretare i numeri.

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1. L'aumento esponenziale dei casi

Dati ufficiali e inchieste indipendenti confermano un forte aumento dei fenomeni di abbandono del servizio.

  • Numeri record: tra il 2024 e l'inizio del 2025, i procedimenti penali per AWOL (Absent Without Official Leave- abbandono non autorizzato della propria unità) e diserzione sono esplosi. Secondo l'Ufficio del Procuratore Generale ucraino, tra il 2022 e la fine del 2025 sono stati aperti circa 290.000 procedimenti penali legati a questi reati (circa 235.000 per abbandono e oltre 53.000 per diserzione).

  • Media mensile: Nel corso del 2025, le statistiche hanno registrato punte di 15.000-18.000 casi al mese, un numero enorme se confrontato con i primi mesi del conflitto (poche centinaia al mese).

2. Lo stop alla pubblicazione dei dati

  • Stop alla trasparenza: a partire dalla fine del 2025, è stato rilevato che le autorità ucraine (in particolare l'Ufficio del Procuratore) hanno smesso di rendere pubbliche le statistiche mensili dettagliate sui reati militari (articoli 407 e 408 del Codice Penale).

  • Motivazioni: questa scelta è interpretata dagli analisti come una misura per evitare di alimentare la propaganda russa e per non minare ulteriormente il morale delle truppe e della popolazione civile in un momento critico della mobilitazione.

  • Ammissioni recenti: nonostante il tentativo di limitare i dati, nel gennaio 2026, fonti vicine al Ministero della Difesa (come citato dal nuovo Ministro Mykhailo Fedorov in alcune dichiarazioni) hanno ammesso che ci sarebbero circa 2 milioni di ucraini ricercati per renitenza alla leva (mancata registrazione o risposta alla chiamata) e circa 200.000 soldati considerati ufficialmente assenti dalle loro unità.

3. I "renitenti" (evasori della registrazione)

È importante distinguere tra chi scappa dal fronte (disertore) e chi evita la chiamata (renitente):

  • La cifra di 1,5 - 2 milioni di persone riguarda principalmente civili che non hanno aggiornato i propri dati nei centri di reclutamento (TCC) o che si rendono irreperibili per evitare di essere arruolati.

Note: Questo articolo si basa su fonti quali Forum18, il parere della Commissione di Venezia del marzo 2025, e le testimonianze dirette degli obiettori riportate su Telegram.

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