Conflitti

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Il volto del neo ministro della Difesa Elisabetta Trenta: dalla guerra per esportare la democrazia agli affari privati nelle zone occupate

    Il volto del neo ministro della Difesa Elisabetta Trenta: dalla guerra per esportare la democrazia agli affari privati nelle zone occupate

    vista la sua lunga esperienza nei paesi in cui abbiamo “esportato la democrazia” con la guerra, il riferimento alla democrazia partecipata assomiglia più ad un suo uso strumentale per ottenere una legittimazione puramente esteriore o ad un consenso artificiale
    6 giugno 2018 - Rossana De Simone
  • Tra mamme, un ponte di solidarietà che va lontano

    Tra mamme, un ponte di solidarietà che va lontano

    "La Nostra Associazione ha pensato di fare qualcosa di più grande, per cercare di arrivare lontane. Da mamme, da donne, da esseri umani non potevamo più stare ferme a guardare senza fare niente, e dall’unione della nostra impotenza e profonda sofferenza è nato il nostro progetto TMT for Siria“.
    27 maggio 2018 - Roberto Del Bianco
  • OPAC: "Cloro usato probabilmente in Siria a febbraio"
    Gli ispettori inviati dall'ONU e che indagano sull'uso di armi chimiche non hanno addossato la responsabilità ad alcuna delle parti in conflitto

    OPAC: "Cloro usato probabilmente in Siria a febbraio"

    Le analisi si riferiscono ad un evento accaduto a febbraio a Saraqueb, città che dista 290 chilometri rispetto a Duma, sito dove è stato sospettato un attacco chimico ad aprile di quest'anno
    17 maggio 2018 - Alessandro Marescotti
  • Nuovo attacco militare contro la Siria
    Grave violazione del diritto internazionale

    Nuovo attacco militare contro la Siria

    Protagonista del nuovo attacco è Israele che ha lanciato missili contro postazioni militari iraniane in Siria. In questo clima incandescente il movimento per la pace deve far risentire la propria voce prima che questo vulcano esploda provocando una ulteriore escalation per fini geopolitici che nulla hanno a che fare con la tutela della pace e dei diritti umani.
    10 maggio 2018 - Alessandro Marescotti

Libano : gli USA vogliono incolpare la Siria dell'attentato di Beirut che ha tolto la vita all'ex primo ministro Hariri

17 febbraio 2005 - Robert Fisk -trad. Nello Margiotta
Fonte: The Independent - La Jornada

Rafik Al-Hariri

Questo mercoledì hanno sepolto Rafik Hariri vicino alla città che ha ricostruito e alle rovine delle colonne romane che hanno reso famosa l'antica Beirut. Ma la sua morte violenta di lunedì scorso ha ripercussioni che andranno molto al di là del Libano e dell' Impero Romano, poichè è intimamente legata alla resistenza in Irak e alla convinzione del presidente Bush che la Siria alimenti la guerriglia contro le truppe statunitensi nel territorio iracheno.

La pressione USA affinchè la Siria ritiri le sue forze militari dal Libano - causa che Hariri appoggiava, benchè per ragioni differenti - forma parte dell'intenzione di Washington di soffocare la supposta simpatia di Damasco verso la sanguinaria e, a volte, più efficiente resistenza irachena.

La notte di martedì Washington ha annunciato che richiamerà per consultazioni il suo ambasaciatore a Damasco nel più chiaro indizio, fino ad ora, che è intenzionata ad accusare la Siria dell'assassinio di Hariri. Israele, come prevedibile, se n' è uscita nello stesso momento per annunciare nuove precondizioni a qualsiasi dialogo di pace con la Siria: l'espulsione da Damasco delle "basi terroristiche", "permettere che l'esercito libanese dispieghi le sue truppe alle sue frontiere con Israele" e "porre fine all' occupazione siriana del Libano".

Israele ha occupato parte del territorio libanese per 24 anni e poi ha richiesto l'espulsione della Guardia Rivoluzionaria Iraniana che in realtà era uscita dal paese già da 15 anni. Combinata con quelle lanciate dagli USA, le minacce israeliane, soprattutto quelle che fanno riferimento ingannevole ad iraniani che già non si trovano in Libano, rappresentano una grave acutizzarsi della crisi.

Il cadavere cremato di Hariri che e' morto lunedi insieme a sei delle sue guardie del corpo, un medico che sempre lo accompagnava e ad almeno sette civili a causa dell'esplosione di una grande autobomba, sarà sepolto vicino alla gigantesca - alcuni dicono mostruosa - moschea sunnita che fece costruire al centro di Beirut: un edificio che sovrasta le vicine chiese dei crociati e l'edificio restaurato del governatorato francese.

La tomba in pratica potrà essere visitata dal Giardino del Perdono, costruito dopo la fine della guerra civile e del monumento restaurato, ma ancora pieno di segni di pallottole, innalzato ai martiri libanesi che nel 1915 e 1916 furono impiccati dai turchi per aver richiesto l'indipendenza della patria.

I suoi resti nella Moschea Mohamed Amin

Saladino, l'eroe arabo musulmano che sconfisse i crociati, fu sepolto nella moschea Omayyade di Damasco. Il multimilardario magnate Hariri giacerà fuori di una moschea ugualmente grande, benchè molto meno bella: la moschea Mohamed Amin, a Beirut. Quello, vincitore dell'impero medioevale europeo in medio oriente, servì da ispirazione alla famiglia dell'arabo il cui impero imprenditoriale innondo' il Libano. Ma è stato l'impero statunitense nella regione a determinare le condizioni per la sua morte. Iyad Allawi,l'ex agente della CIA e del servizio britannico, nominato primo ministro dell'Irak dagli USA, è per metà libanese. Sua madre proviene da una rispettabile famiglia musulmana sciita osseirana. Hariri lo conosceva bene. Anche l'ex primo ministro libanese giustificava in privato che gli USA minacciassero di applicare sanzioni alla Siria e attaccava la presenza di questi nel Libano, obbedendo al suo convincimento che i siriani stessero aiutando la guerriglia irachena.

Come da consuetudine, il Libano si è trasformato nel campo di battaglia di guerre di altri. Hariri era un gigante in questo campo di battaglia. Aveva molti buoni amici in Siria, ma anche nemici. Capiva molto bene quello il governo Bush desiderava, ossia, in più di un paese, combinare la " guerra al terrorismo" con la campagna di portare la "democrazia" in medio oriente. Si può invadere l'Irak per portare democrazia e nello stesso tempo stabilire là il fronte principale della "guera contro il terrore", per quanto illusorio che fosse, e allora la presenza della Siria in Libano poteva apparire come uno specchio delle stesse circostanze.

La Siria appoggia il "terrorismo" o almeno finanzia militanti nemici di Israele. Allo stesso tempo occupa il paese vicino del Libano contro il diritto internazionale. Una volta che Bush e il presidente francese Jacques Chirac - che era amico intimo di Hariri - hanno fatto pressione sul Consiglio di Sicurezza dell'ONU per far approvare la risoluzione 1559 che richiama la Siria a ritirare le sue truppe dal Libano, Damasco si trova davanti alla stessa situazione, in miniatura, che Saddam Hussein dovette affrontare nel 2003: obbedire alla risoluzione o affrontarne le conseguenze.

La celebrazione delle prossime elezioni libanesi si incastra chiaramente nella richiesta dei neocons USA di far diventare democratico il mondo arabo, quindi i candidati antisirani temono che il governo filosiriano manipoli i risultati elettorali per privarli del seggio parlamentare.

Le elezioni libanesi servono anche agli interessi israeliani, benchè la possibilità di un Libano smilitarizzato, il disarmo degli Hezbollah e l'umiliazione della Siria, non sia mai stato un tema elettorale.

A Beirut, questo martedì, ci sono state scene scandalose al palazzo Koreytem di Hariri, come quella di una donna, presa dal dolore, che correva gridando tra i presenti per dare le sue condoglianze alla famiglia dell'uomo politico sacrificato.

Bahiya, la sorella del defunto, portata quasi in barella dai suoi familiari, si è accordata con i figli di Hariri che il corpo non fosse sepolto nella sua città natale di Sidone, al sud di Beirut, ma nella capitale che lui ha aiutato a ricostruire e della quale era ormai il simbolo.

Hanno discusso anche del disegno della tomba, ma già avevano stabilito che fosse mantenuta aperta per essere visitata fuori dalla moschea, e che ai lati fossero sistemate le tombe, più modeste, delle guardie dcel corpo che erano morti difendendolo e del medico che sempre viaggiava con l'ex primo ministro, che stava diminuendo di peso.

I giornali del martedi hanno pubblcato decine di foto che mostravano l'influenza di Hariri: con George W. Bush, con il Papa, con il defunto presidente siriano Hafez Assad e suo figlio, l'attuale presidente Bashar; con re ed emiri dell'Arabia Saudita, il Kuwait, l'Omán, il Bahrein, con il presidente iraniano Katami, con l' ex presidente Clinton.

Ma c'è una foto che si differenzia da tutte le altre: Hariri, seminascosto in una intensa conversazione con l'ex capo dei servizi segreti militari siriani , il pallido brigadiere generale Ghazi Kenaan, con il quale, secondo un giornale, aveva una lunga amicizia.

Kenaan, come il suo successore, il generale Rustom Ghazali, era un uomo con il quale qualunque politico libanese aveva bisogno di una "lunga amicizia". La "sorella" Siria ricompensa la lealtà, pero mai ha tollerato a nessuno di essere considerato un traditore.

Note:

Traduzione, della versione spagnola comparsa su "La Jornada", di Nello Margiotta per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)