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beni comuni Primi passi di un percorso nuovo. Terza puntata

Il sapere scorre come l'acqua

Nonostante il crescente andazzo individualistico, ci sono le condizioni culturali, sociali e politiche per costruire una nuova cultura della «res publica» Alla base della nuova cultura dei beni pubblici ci sono le matrici filosofiche della politica italiana e soprattutto l'esperienza recente dei movimenti
1 settembre 2006 - Riccardo Petrella
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Ri-costruire la società italiana ed il paese partendo dai beni comuni è possibile? La domanda é plausibile: come si può sostenere che è possibile in Italia progredire verso un governo dei beni comuni quando il quadro italiano che abbiamo in altri articoli precedenti già descritto mostra che le dinamiche dominanti, anche quelle promosse dal neogoverno Prodi nei suoi primi mesi di attività, vanno in direzioni opposte? Per due ragioni principali.
La prima è legata al fatto che l'Italia è il solo paese dell'Europa dei 25 ad avere un governo di centro-sinistra che copre l'intera gamma delle posizioni di sinistra, dalla radicale alla moderata, di natura social-comunista, cattolica e liberal-radicale. Il che significa che la classe politica ora al governo, se vuol fare storia e non finire ingloriosamente nel bidone delle cose inutili, deve inventare un suo modello di ricostruzione sociale. Deve ricostruire l'Italia dallo spappolamento sociale: non si puo' parlare altrimenti del sesto paese economicamente più potente al mondo nel quale, secondo i dati dell'Istat di agosto 2006, la povertà concerne di nuovo il 25% della popolazione. Deve anche risanare il Paese, urgentemente, dal dissesto ecologico operato in tutte le regioni dopo cinnquanta anni di «sviluppo» predatorio.
No alla grande coalizioneA tal fine, il governo Prodi non può seguire il modello della grande coalizione tedesca : i contesti nazionali sono molto differenti. Non può nemmeno seguire il modello blairiano della «terza via» miseramente fallito, né quello francese orientato com'è oggi alla rincorsa a chi più propone scelte politiche di destra. Per evidenti ragioni, non può pensare di prendere come riferimento il modello norvegese o danese. Quello spagnolo di Zapatero può essere, per certi versi, attraente per il governo Prodi ma non su tutti, specie per la componente cattolica. Potrebbe pensare a seguire le direttive dell'Unione europea cercando di diventarne l'allievo più obbediente, ma condurrebbe tale scelta ad una buona scelta per la ricostruzione della società italiana? La stessa domanda vale qualora il governo Prodi decidesse di contare per il futuro dell'Italia sul capitalismo molecolare socialmente aggressivo e sul federalismo antisolidale delle regioni del Nord, fenomeni che sono precisamente alla base della decomposizione individualista e corporativa della società italiana.
La cultura dei beni comuni pubblici è invece parte integrante, storica, della cultura cattolica, socialdemocratica e comunista, cosi come di quella del liberalismo politico illuminato (alla Schumpeter ed all'Einaudi, per intenderci)
La seconda ragione sta nell'esistenza in Italia di un insieme di movimenti sociali a tendenza contestatrice, innovativa, libertaria, ambientalista, "comunalista", piuttosto forte sul piano della mobilitazione sociale e politica della popolazione, a mio parere comparativamente più forte dei movimenti analoghi negli altri paesi europei. Ora, i membri di questi movimenti sono presenti trasversalmente in area cattolica, laica, socialdemocratica e comunista.
Voglia di futuroSe l'Italia ha tuttora voglia di futuro ed ha il piacere e la forza di innovare nell'interesse generale ( non solo nell'interesse individuale, privato) lo deve all'energia creatrice, alla fantasia ed all'impegno di movimenti come I Nuovi Municipi, la Tavola della Pace, ARCI, Mani Tese, i Comitati Territoriali dell'Acqua, AltroConsumo, Sbilanciamoci, AltraEconomia, Legambiente, Emergency, la Rete Lilliput, ATTAC, le numerose associazioni operanti in seno al Forum Sociale, il CIPSI, Finanza equa, WWF,,,,,tanto per citarne alcune fra le più note, i cui membri, ogni giorno , a decine di migliaia, alimentano la critica, il dibattito, le proposte, la ricerca di soluzioni positive nel campo della salute, dei trasporti, dell'immigrazione, del governo del territorio, delle energie rinnovabili, dell'educazione, della finanza, della salvaguardia dell'ambiente, della cultura, del fare città.....
Non sarò certo io - anche alla luce dell'esperienza personale pugliese - a sottovalutare la forza, molto grande in questa "nuova" Italia, degli interessi corporativi e della miopia del moderatismo riformista aderente alle scelte economiche e sociali del capitalismo competitivo globale .
Il fatto però che il governo Prodi abbia deciso, malgrado il decreto Bersani ed il decreto Lanzillotta, di escludere il settore idrico dall'ondata di liberalizzazioni e di privatizzazioni è un piccolo segno, limitato, ma simbolicamente forte a sostegno della validità delle due ragioni sopra menzionate. La sensibilità alla cultura dei beni comuni in seno alla compagine governativa attuale non è cosi debole come certi pretendono che sia e vorrebbero che fosse.
Aprire una strada nuovaLa mia proposta è di scommettere su questa sensibilità, battendoci per ottenere l'apertura di un percorso innovativo di sperimentazione.
Per aprire il percorso ed iniziare i primi passi, è necessario ed indispensabile che in occasione del dibattito e dell'approvazione della nuova legge finanziaria il Governo approvi la costituzione di un Segretariato di Coordinamento Nazionale per i Beni Comuni, organismo di utilità pubblica localizzato presso la Presidenza del Consiglio. Inizialmente composto da una dozzina di persone, il Segretariato dovrebbe essere dotato di risorse finanziarie adeguate grazie all'uso di una parte del gettito ricavato dal prelievo di un centesimo di euro per bottiglia prodotta di acqua minerale, prelievo che la finanziaria 2006 dovrebbe approvare.
L'Iva sull'acqua mineraleRicordo al lettore che lo Stato preleva il 20% di IVA sulle acque minerali imbottigliate. Il prelievo di un centesimo addizionale - in attesa di una nuova legge quadro sull'acqua che ridia al pubblico la gestione della valorizzazione delle acque minerali - mi sembra giustificato anche dal fatto che il capitale del principale gruppo italiano di acque minerali, il Gruppo San Pellegrino ( marche San Pellegrino, Panna, Levissima, San Bernardo, Vera , Lora di Recoaro, Sorgenti Trione, Claudia...), quasi 25% del fatturato nazionale, è da anni passato sotto il controllo della multinazionale svizzera Nestlè. E' giusto che una piccola parte dei profitti ricavati dallo "sfruttamneto" mercificato - grazie anche a permanenti e massiccie campagne pubblicitarie - di acque di proprietà pubblica italiana sia destinata al finanziamento di iniziative in favore dei beni comuni, anziché continuare ad ingrossare il capitale posseduto dagli azionisti di Nestlè. Quali sarebbero, secondo il presidente del Consiglio ed il ministro Padoa Schioppa, le ragioni che ostacolerebbero tale misura? La paura dell'abbandono del controllo azionario del Gruppo San Pellegrino da parte di Nestlé?
Il principale compito del Segretariato sarà quello di promuovere, sostenere e coordinare le iniziative prese da parte delle istituzioni, in particolare Comuni, Province, Regioni e da parte degli operatori economici e sociali (imprese pubbliche , imprese di economia sociale, sindacati, movimenti ed organizzazioni associative..) rivolte alla salvaguardia e sviluppo di un governo pubblico e cooperativo dei Beni Comuni. A tal fine, toccherà al Segretariato di identificare e proporre gli strumenti giuridici e finanziari più idonei alla realizzazione delle iniziative.
Tra le prime iniziative da prendere ad opera del Segretariato dovrebbero figurarne due, strettamente collegate:
a) l'organizzazione nelle varie regioni del Paese di Conferenze Programmatiche sui Beni Comuni, destinate ad essere degli "ateliers di progettazione"della politica nazionale per un governo dei beni comuni. Previste su un periodo di 24 mesi, esse dovrebbero permettere ai cittadini ed alle istituzioni/organizzazioni interessate di elaborare una proposta di legge quadro sui beni comuni, da discutere e approvare entro il 2008. Penso al 2008 perché ricorrerà in quell'anno il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.L'Italia potrebbe proporre, in tale occasione, agli altri governi occidentali , di seguire il suo esempio;
b) promuovere una Campagna nazionale "Tutti a scuola di ABC - Alfabetizzazione ai Beni Comuni". Come le Case del Popolo, i Circoli di Cultura, le Università Popolari sono stati nel passato, su basi diverse, un poderoso strumento di alfabetizzazione sociale e politica della popolazione italiana nel XIX e XX secolo, cosi si deve pensare alla campagna ABC. Si potrebbe affidare all'Università del Bene Comune, che negli ultimi tre anni ha accumulato una piccola ma solida esperienza in materia, grazie in particolare ai lavori della Facoltà dell'Acqua, il compito di mettere insieme le organizzazioni ed i movimenti attivi sui beni comuni al fine di realizzare la campagna sulla base di un programma elaborato ed eseguito in comune.
Beni per la vitaCome fatto notare nel secondo articolo, tutti i beni comuni pubblici sono relativi alla vita. Sono oggetto diretto della sfida che il capitale mondiale ha lanciato alla vita. Le iniziative sopra proposte sono necessariamente orizzontali e a carattere nazionale. Esse servono come quadro d'orientamento generale alle iniziative più specifiche che devono essere intraprese nei vari campi dei beni comuni.
Fra i beni emblematici sul versante del pianeta Terra, l'acqua mi pare il bene che consente di approfondire al meglio le opportunità reali di lotta contro le pretese del capitale. Sul versante dell'esistenza dell'altro, il ruolo emblematico è rappresentato dalla conoscenza. Propongo pertanto di approfondire l'esame delle priorità e delle vie da seguire per un governo dei beni comuni concludendo con due esempi, dapprima quello dell'acqua (prossimo articolo) e poi quello della conoscenza ( quinto ed ultimo articolo).
(3.continua)

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