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Beni comuni Una proposta al governo Prodi. Ultima puntata

La strategia della tartaruga saggia

La conoscenza, come l'acqua, è biologicamente essenziale. E' lo spirito della vita. Ma la sua mercificazione è a una fase molto avanzata: cacciamo i mercanti dal tempio. La strategia della lepre tecnologica porta in un vicolo cieco
5 settembre 2006 - Riccardo Petrella
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

E'ora che l'equipe Prodi, che non é l'equipe Berlusconi, «cacci i mercanti dal tempio» della conoscenza e dell'educazione. Come l'acqua, la conoscenza é biologicamente essenziale ed insostituibile per la vita. In più, essa ne rappresenta «l'anima». La conoscenza é lo spirito della vita, non solo delle singole persone ma soprattutto della comunità umana. L'educazione é lo strumento attraverso il quale le comunità umane cercano di comunicare questo spirito collettivo, facendone una memoria sociale non da conservare come fosse un oggetto in un museo all'antica, ma come forza creatrice per pensare e progettare il divenire comune.
La mercificazione della conoscenza e dell'educazione é in una fase molto avanzata. I mercanti si sono impossessati del potere di controllo sulla conoscenza in maniera cosi forte da fare di essa il paradigma narrativo sia dell'economia che della società. Allorché, per secoli, in tutte le civiltà, la conoscenza é stata identificata alla divinità, a Dio come espressione massima della conoscenza, oggi il capitalismo non esita ad autodefinirsi il sistema di economia della conoscenza e di società della conoscenza. Il passaggio é considerevole. Bisogna riconoscere che mai finora «il potere» ha avuto siffatto «coraggio».
Una matrice manageriale
Si fa risalire ai lavori di Peter Drucker, il più noto e rispettato «padre» delle teorie manageriali dell'impresa capitalista di mercato americana, il concetto di «economia della conoscenza». La matrice culturale é strettamente manageriale. La tesi sull'economia della conoscenza afferma che nell'economia dei paesi «sviluppati» la principale fonte di creazione di ricchezza sarebbe diventata la conoscenza, la sua produzione (attività di ricerca ed esperienze sul terreno imprenditoriale...), la sua sistemazione scientifica e il suo utilizzo/applicazione (knowledge management), il suo trasferimento, valorizzazione e diffusione. La gestione efficace ed efficiente dell'insieme dei saperi interni ed esterni all'impresa, strettamente relazionata ai processi di informazione e di comunicazione, sarebbe il principale fattore di produttività. La conoscenza sarebbe dunque diventata il capitale di base dell'economia sviluppata. Da lì a fare della conoscenza anche la base di una «nuova» società che il sistema capitalista avrebbe generato, il passo é stato piuttosto rapido.
Il modello americano
In questo senso, le università e i media americani hanno teorizzato e diffuso nel mondo l'idea della nascita nella seconda metà del XX secolo di un nuovo capitalismo - e quindi nel loro sentire di una nuova società - in relazione alla «rivoluzione scientifica e tecnologica» rappresentata dalle nuove tecnologie di automazione, informazione e comunicazione. Non a caso le scuole di business e di management americane hanno propagandato in simultanea il paradigma narrativo dell'economia dell'informazione e della società dell'informazione.
Ci sono riusciti, visto che i loro paradigmi narrativi fanno parte integrante della «vulgata» scientifica mondiale. Si pensi che l'Unione europea ha incentrato la sua strategia per il XXI secolo (la famosa strategia di Lisbona del 2000) sull'obiettivo di fare dei paesi dell'Unione «l'economia della conoscenza la più competitiva al mondo al 2010»! Le tesi sull'economia della conoscenza sono state anche fatte proprie in molti ambienti culturali di sinistra. Non ci sarebbe nulla di male in ciò, se esse non fossero la narrazione proposta dai dominanti per legittimare i cambiamenti di società in corso nella logica dell'economia capitalista di mercato globale.
Il capitale ha avuto gioco facile
A partire dall'accettazione, da parte dei poteri politici e del mondo della scienza e dell'educazione, della tesi sul ruolo fondamentale della conoscenza per la creazione della ricchezza, é stato facile per il capitale privato fare accettare altre tesi, presentate come «verità», quali:
- l'impresa, specie privata, é il soggetto principale, chiave, della produzione e dell'uso delle conoscenze che contano per produrre ricchezza. In effetti, per «conoscenza», i promotori della società della conoscenza intendono i saperi teorici, pratici e manageriali di natura tecnica, scientifica, finanziaria ed imprenditoriale «prodotti» nei paesi «sviluppati». E'raro trovare nei milioni di articoli e libri apparsi sull'economia e la società della conoscenza il principio che studiare la letteratura bizantina del XIII secolo farebbe parte dell'economia della conoscenza;
- la conoscenza é un capitale strategicamente decisivo per la competitività delle imprese e per la sicurezza dell'economia di un paese. Essa é un bene economico di cui l'impresa, specie privata, deve assicurarsi il potere di accesso e di uso, nell'interesse della competitivtà dell'economia nazionale. Ciò, sia direttamente tramite l'appropriazione privata (vedi la centralità del brevetto/proprietà intellettuale), sia attraverso il controllo dell'uso ( vedi norme, standards Iso, accordi tra imprese in materia di R&S...), sia attraverso il finanziamento (il capitale privato é riuscito ad imporre in seno all'Unione europea l'idea che la ricerca europea deve essere finanziata a due/terzi dal capitale privato);
- il sistema educativo di ogni paese, in particolare quello delle università e degli istituti superiori, deve esssere principalmente orientato a formare le «risorse umane» altamente qualificate nelle conoscenze che contano per l'imprese, al servizio del miglioramento delle capacità competitive delle imprese nazionali;
- c'é poco da fare contro l'inevitabile knowledge divide che sempre più separerà nel mondo le persone, i gruppi sociali, le città, le regioni, i paesi tra coloro che «sanno» perché posseggono la proprietà e/o il controollo delle conoscenze tecnico-scientifiche-manageriali e quelli che «non sanno». Gli sviluppi odierni e futuri nei settori della matematica, della fisica, dell'ingegneria genetica, dei materiali,della ricerca spaziale, sono considerati come fattori «naturali» aggravanti del fossato sociale tra «poveri» e «ricchi».
Per un'altra Italia
Il geverno di cui Fabio Mussi é ministro dell'università e Patrizia Sentinelli è vice-ministro agli Affari esteri responsabile per la cooperazione, non può restare su queste posizioni.E' imperativo che tutte le forze che si battono «per un'altra Italia», per un'«Italia con futuro», riescano a far compiere al governo Prodi un atto di rottura nel campo della conoscenza consistente nella redazione di un Libro bianco governativo dal titolo La rivoluzione della conoscenza in Italia. Vie e mezzi per mettere la scienza, la tecnologia e l'educazione al servizio di un migliore vivere insieme, solidale e sostenibile. Oltreché precisare in modo netto, al momento della decisione di procedere all'elaborazione del Libro bianco, che il nuovo governo considera la conoscenza come un bene comune pubblico e che si impegna a rivedere la legislazione in materia di diritto di proprietà intellettuale, si tratterà di affidare al Segretariato di coordinamento per i Beni comuni il compito di redigere la prosposta di Libro bianco.
Le nuove risorse
Il compito dell'esercizio consisterà nell'analizzare in maniera sitematica e rigorosa, in stretta cooperazione anche con i rappresentanti del mondo delle imprese desiderosi di associarsi all'iniziativa, quali risorse nuove e quali processi innovativi possono e debbono essere pensati, inventati, sperimentati secondo una visione nazionale coerente a medio e lungo termine per risolvere i problemi cronici italiani del vivere quotidiano. A tal fine, si potrebbe pensare ad una decina di «Ateliers della conoscenza».
L'urgenza riguarda la messa in opera di una ingegneria sociale della conoscenza, cioè l'identificazione dei mutamenti profondi da portare, grazie anche ad una conoscenza poliedrica e non esclusivamente tecnico-reddditizia, al sistema energetico, alla gestione del territorio, ai trasporti urbani, ferroviari, al rinnovo dei trasporti fluviali e marittimi, alla soluzione dei problemi della casa e dell'abitato urbano, all'organizzazione della salute, ai problemi degli anziani, alle questioni dei bambini, della loro educazione e socializzazione, dei loro media, cosi come degli adolescenti. In molti casi ci si accorgerà che é meno un problema di risorse finanziarie che un problema di cambio nei modi di fare, nei processi di produzione, nei sistemi d'informazione e di comunicazione, nei modi di consumo, di sprecare, di risparmiare, di organizzare le finanze locali, di cooperare.
Altro che conoscenza per la competitività guerriera!
Come la Rivoluzione francese
E' urgente domandare al mondo dell'educazione di rivoltarsi contro l'asservimento distruttore dell'educazione alla sola funzione della formazione delle risorse umane. Come la Rivoluzione francese condusse a far scrivere sui portoni dei municipi e delle scuole i concetti di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, propongo che il Governo Prodi adotti una semplice misura simbolica in favore della conoscenza come bene comune mondiale facendo scrivere Vivere insieme sui frontoni di tutte le istituzioni educative italiane. Forse, se ciò fosse stato scritto negli ultimi cinquant'anni sui frontoni di tutte le scuole e università degli Stati uniti, ci sarebbero ora meno guerre nel mondo.
L'esempio di Slow Food
La strategia della lepre tecnologica, seguita finora dalla stragrande maggioranza dei paesi «sviluppati» e fatta propria anche dai partiti del Programma dell'Unione, secondo la quale ogni lepre (Paese) deve utilizzare le conoscenze e sfruttare le risorse naturali ed umane per correre sempre più velocemente con salti tecnologici sempre più grandi al solo scopo di arrivare prima delle altre, non contribuerà alla costruzione della res publica né a livello nazionale, né europeo, né mondiale. Propongo che il governo Prodi adotti la strategia della tartaruga saggia, secondo la quale il Paese decide di non scegliere le vie da seguire nell'urgenza dell'ordine del giorno a corto termine stabilito dai mercati finanziari o dalle guerre commerciali.
Al contrario, prendendo anche spunto dall'esperienza di Slow Food che meriterebbe di essere più sostenuta e conosciuta dal grande pubblico, il Paese decide le scelte secondo la saggezza dell'ordine del giorno a lungo termine stabilito dalla priorità di (ri)imparare a vivere insieme sulla base dei principi di precauzione, prevenzione, gioia, sobrietà, solidarietà, bellezza, partecipazione.

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