La prima nazionale teatrale debutta il prossimo 24 settembre

"Prometeo a Taranto, la fabbrica illuminata" di Joscha Zmarzlik

Nel mito Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo all'umanità, permettendole di progredire e fondere i metalli. Come Prometeo viene condannato da Zeus a un supplizio eterno, così Taranto vive la condanna di quella scelta, pagando un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento.
16 settembre 2026
Redazione PeaceLink

Il 20 settembre Anna Ferruzzo e Massimo Wertmüller porteranno al teatro TaTÀ Omero, Iliade.

Il 24 e 25 settembre arriverà Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata di Joscha Zmarzlik per Opera To-Go, con le musiche di Luigi Nono, la soprano Niki Lada e un coro di cittadini tarantini. 


Perché "La fabbrica illuminata" a Taranto "Prometeo a Taranto, la fabbrica illuminata" di Joscha Zmarzlik

"Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata" è una prima nazionale teatrale che debutta il 24 e 25 settembre 2026 al Teatro TaTÀ di Taranto, all'interno del Taras Teatro Festival (IV edizione).

E' scritta e diretta dal regista tedesco Joscha Zmarzlik.

Il parallelismo tra Prometeo e l'ILVA

  • Il dono del fuoco: nel mito, Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo all'umanità, permettendole di progredire, fondere i metalli e creare la civiltà.
  • L'illusione del progresso: il fuoco rappresenta l'arrivo dell'Italsider (poi ILVA) a Taranto negli anni '60, che fu accolto come il grande dono della modernità e del benessere economico.
  • La condanna e le ferite: come Prometeo viene condannato da Zeus a un supplizio eterno per il suo gesto, così Taranto vive la condanna di quel progresso, pagando un prezzo altissimo in termini di salute, inquinamento e ferite sul territorio.

Il ruolo della musica di Luigi Nono

  • Un'opera d'avanguardia: la colonna sonora utilizza brani di Luigi Nono, tra cui spicca "La fabbrica illuminata" (1964), una composizione storica nata registrando i rumori reali degli operai all'interno delle acciaierie di Genova.
  • La voce del soprano: la cantante lirica Niki Lada interpreta una musica complessa, densa di grida, denunce e speranze, che dà voce alla sofferenza e alla dignità dei lavoratori.
  • La fusione dei suoni: i rumori registrati delle macchine industriali si mescolano al canto dal vivo, creando un impatto sonoro drammatico che riproduce l'ambiente della fabbrica.

Annotazione sull'opera di Luigi Nono: ne "La fabbrica illuminata" vuole mostrare i lavoratori non come fieri costruttori del futuro, ma come corpi alienati, esposti a temperature disumane e a incidenti mortali. Ciò significava attaccare direttamente la propaganda dello Stato. Non a caso la RAI impose un veto assoluto sui testi dell'opera e, al rifiuto di Nono di edulcorare l'opera, ne cancellò la programmazione. Un caso di censura di Stato.

Un coro di veri abitanti di Taranto

  • Il coro dei cittadini: sul palco non ci sono solo attori professionisti, ma un coro composto da veri abitanti di Taranto che hanno vissuto sulla propria pelle (o attraverso le famiglie) la realtà dell'ex ILVA.
  • Teatro documentario: le storie personali, i ricordi e le emozioni reali dei tarantini diventano il testo e la sostanza stessa della rappresentazione.
  • Un rito collettivo: lo spettacolo si trasforma in un momento di elaborazione comunitaria, dove la città elabora il proprio passato industriale per riflettere sul proprio futuro.

La rappresentazione di Taranto ha qualcosa in comune con il Prometeo portato in scena a Siracusa nel 2023 con uno sfondo industriale apocalittico.


La metafora

 
Lo spettacolo "Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata" (in scena al Teatro TaTÀ per il Taras Teatro Festival) utilizza il mito classico come una potente metafora della storia industriale e ambientale di Taranto, legata in particolare all'ILVA. [1, 2]
L'opera intreccia i testi classici di Eschilo ed Esiodo con la musica contemporanea di Luigi Nono ("La fabbrica illuminata") e le reali testimonianze dei cittadini. [1]
Le analogie tra il mito antico e la realtà tarantina si articolano su tre livelli principali:
 
1. Il Fuoco e l'Acciaio: il progresso che consuma
Nel mito, il fuoco è il dono di Prometeo che dà inizio alla civiltà tecnica. A Taranto, la grande fabbrica e l'industria pesante hanno rappresentato quel "fuoco": l'illusione della modernità, del lavoro, del progresso economico e del riscatto sociale. Tuttavia, proprio come nel mito, questo dono ha portato con sé un prezzo altissimo, trasformandosi da fonte di vita a minaccia ecologica e sanitaria. [1]
 
2. Il Supplizio Eterno e la Catastrofe
La condanna di Prometeo è una tortura ciclica e senza fine: l'aquila gli divora il fegato ogni giorno, e ogni notte il fegato ricresce per perpetuare il dolore. Questa dinamica ricorda da vicino il dramma vissuto dal territorio tarantino, intrappolato in un ciclo continuo tra la necessità del lavoro e il diritto alla salute, una ferita aperta che sembra rigenerarsi senza mai giungere a una soluzione definitiva.
 
3. Zeus contro il Coro: il potere e la comunità
Mentre nel testo classico Prometeo sfida l'autorità assoluta di Zeus per amore dei mortali, lo spettacolo al TaTÀ porta in scena un coro formato dagli stessi cittadini e da persone legate alla memoria industriale della città. Il conflitto mitologico si riflette così nello scontro reale tra le logiche impersonali dei grandi poteri (industriali e politici) e i bisogni fondamentali della comunità che rivendica la propria voce e la propria terra. [1, 2, 3]

La conclusione capovolta

 
Nel mito classico Prometeo viene liberato ed è proprio grazie a questa ritrovata libertà che l'umanità può continuare a usare il fuoco, sviluppando la tecnica e il progresso senza più temere l'estinzione.
A Taranto, invece, lo spettacolo Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata al Teatro TaTÀ capovolge questa conclusione, trasformando il lieto fine in una domanda aperta e dolorosa. [1, 2]
La differenza profonda si gioca su due aspetti.
 
1. Il fuoco a Taranto non si può spegnere (ma fa male)
Mentre nel mito il fuoco è un dono puramente positivo, a Taranto il "fuoco" dei grandi altiforni dell'acciaieria non è mai stato spento. L'umanità locale lo usa ogni giorno per produrre acciaio e garantire il lavoro, ma questo stesso fuoco continua a consumare la salute della città. Non c'è una "soluzione definitiva" come nel patto tra Zeus e Prometeo: il fuoco tarantino illumina la fabbrica ma avvelena il territorio. [1]
 
2. Chi è incatenato a Taranto?
Nel mito è solo Prometeo a subire il supplizio, mentre gli uomini godono del progresso. Nello spettacolo del Taras Teatro Festival, a essere incatenata è l'intera comunità. I cittadini che formano il coro parlante sul palco rappresentano un popolo sospeso: non c'è un Ercole che arriva a spezzare le catene dall'alto. La liberazione dipende dalla presa di coscienza dei cittadini stessi che cercano di riappropriarsi del proprio futuro. [1, 2, 3, 4]

Note: Biglietti https://www.happyticket.com/taranto/acquista-biglietti/1-308546-prometeo-a-taranto-la-fabbrica-illuminata.htm

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