Sei principi che hanno consentito la vittoria dei cittadini a Taranto

Come è stata articolata la strategia nonviolenta nella lotta contro l'inquinamento dell'ILVA

La mobilitazione pacifica e intergenerazionale basata sulla verità scientifica e agita sul piano del diritto è stata il fondamento della lotta nonviolenta. Questa combinazione ha permesso di ottenere sul lungo termine una vittoria riaffermando il primato della salute e della vita umana.
14 settembre 2026
Redazione PeaceLink
La lotta per lo spegnimento dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto si è fondata su una strategia nonviolenta rigorosa e coerente. La scelta della nonviolenza non è stata solo etica, ma si è rivelata una scelta vincente per mantenere alta la credibilità del movimento e ottenere risultati concreti.

Ecco i principi che hanno caratterizzato questa strategia nonviolenta.

1. La nonviolenza come strategia di legittimazione morale

La lotta ambientale tarantina si è sempre ispirata alla nonviolenza. Questa scelta ha permesso al movimento di mantenere alta la propria credibilità e di attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media solo sul problema della difesa della salute e dell'ambiente. L’indignazione, per quanto forte e vibrante, non è mai andata oltre l’indignazione stessa, trasformando il dolore in testimonianza.

2. L’uso del diritto come strumento di lotta pacifica

La strategia principale è stata quella di tradurre la protesta in azioni legali, promosse da cittadini e genitori tarantini. Questa è una forma classica di resistenza civile nonviolenta: invece di ricorrere a blocchi stradali o a scontri fisici, i cittadini hanno utilizzato gli strumenti dello Stato di diritto per far valere il diritto alla salute. La Corte d’Appello di Milano ha infine stabilito che il diritto alla salute viene prima del diritto dell’impresa a continuare la produzione, anche in presenza di autorizzazioni amministrative.

3. La mobilitazione pacifica e intergenerazionale

Alle iniziative di piazza hanno partecipato madri, bambini, ragazzi, nonne. La piazza era senza bandiere divisive. La mobilitazione ha coinvolto migliaia di persone e ha incarnato la nonviolenza come espressione della resistenza civile all'ingiustizia. La mobilitazione è stata pacifica e intergenerazionale, contro ciò che toglie vita e futuro alle persone. Una scelta di questo tipo fa vincere le persone che ne sono protagoniste per la dignità che esprimono, anche quando non hanno raggiunto il proprio obiettivo. Fa vincere anche i perdenti. Martin Luther King considerava i bambini una parte fondamentale della lotta nonviolenta, perché la forza di questo metodo si basa sul coinvolgimento dei più deboli e degli inermi. E proprio alla difesa dei bambini il movimento a Taranto ha fatto ripetutamente appello.

4. La verità scientifica come fondamento della lotta

La lotta di Taranto ha costantemente richiamato le perizie della Procura che hanno dimostrato la correlazione tra le emissioni dell’Ilva e i danni alla salute della popolazione. I governi che si sono succeduti hanno mostrato tutti una protervia tale da voler continuamente fermare la magistratura con appositi provvedimenti "salva-ILVA". I cittadini, scendendo in piazza, hanno difeso la magistratura facendo appello alla verità e al diritto violato. La nonviolenza si è infatti basata sulla forza della verità scientifica e giudiziaria, che ha conferito al movimento una legittimità difficilmente contestabile. La verità ha una potenza mediatica spaventosa, tale da non richiedere null’altro per essere efficace.

5. La coerenza con i principi gandhiani "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo". Gandhi

Alcune iniziative si sono svolte in piazza Gandhi. La scelta di piazza Gandhi come luogo dei sit-in non è casuale: evoca la tradizione gandhiana della nonviolenza. E’ un esempio di come si possa lottare efficacemente contro l’ingiustizia ricorrendo alla forza dei simboli, evocando la possibilità di vincere seguendo le orme di chi ha vinto senza mai usare la violenza.

6. La pazienza e la tenacia come virtù nonviolente

La lotta per la chiusura dell’area a caldo è durata oltre un decennio, dal sequestro del 2012 fino alla conferma dello stop nel 2026. La nonviolenza ha richiesto pazienza e tenacia, sopportando rinvii, decreti “salva-Ilva” e pressioni politiche. La capacità di non cedere alla provocazione e di continuare a percorrere le vie legali e pacifiche ha alla fine prodotto un risultato giuridicamente vincolante: la Corte d’Appello di Milano ha emesso un provvedimento che fissa un termine perentorio di 90 giorni per lo stop, con condizioni di ripartenza praticamente irrealizzabili.

Perché abbiamo vinto

La lotta per la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto rappresenta un modello di nonviolenza applicata alla giustizia ambientale. Abbiamo vinto perché non ci siamo mai scoraggiati e abbiamo cercato, con creatività ma anche con rigore, di risolvere problemi quando il potere politico cambiava le regole del gioco in modo palesemente scorretto. Avremmo potuto rispondere alla scorrettezza con rabbia e violenza. Ma non siamo caduti nel tranello.

I principi della nonviolenza sono stati usati per dimostrare - anche quando eravamo perdenti - la nostra legittimazione morale a ottenere i diritti che rivendicavamo.

L’uso del legittimo diritto alla resistenza civile non si è mai trasformato in scontri di piazza. In alcuni momenti di tensione noi abbiamo fatto scudo alla polizia perché nessuno potesse compiere provocazioni. In un comizio in cui erano presenti studenti arrabbiati e poliziotti in tenuta antisommossa davanti alla prefettura, chi ha parlato con il megafono si è rivolto sia agli studenti sia ai poliziotti: "Questi studenti potrebbero essere i vostri figli e chiedono solo di non ammalarsi, e voi non vorreste mai, come genitori, che questo succedesse". Con questo appello agli studenti e ai poliziotti in tenuta antisommossa è avvenuto un disgelo che ha portato il comandante della polizia a fraternizzare con chi parlava e a dare il proprio biglietto da visita dicendo: "Se avete bisogno, io sono a disposizione". Quando venne a Taranto l'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi c'era tensione in piazza e qualcuno si attendeva uno scontro fra manifestanti e poliziotti per cambiare il titolo di apertura da "Protesta contro il decreto salva-ILVA" a "Scontri a Taranto fra manifestanti e poliziotti". Invece è accaduto che un gruppo di mamme si è avvicitato ai poliziotti e una donna malata di cancro si è messa a piangere: un poliziotto anche lui malato di cancro l'ha abbracciata. E la notizia sul giornale è stata quella foto di quell'abbraccio. 

Fra i cittadini che ha fatto manifestato c'erano spesso malati e bambini, persone senza la forza fisica per poter reggere uno scontro con la polizia, ma con la forza morale per poter vincere senza alcuna violenza, pur nella rabbia e nel risentimento verso la protervia e l'insensibilità dei decisori politici.

La mobilitazione pacifica e intergenerazionale basata sulla verità scientifica e agita sul piano del diritto è stata il fondamento della lotta nonviolenta. Questa combinazione ha permesso di ottenere una vittoria che, pur tra enormi tensioni sociali e occupazionali, ha affermato il primato della salute e della vita umana.

Purtroppo non poche persone che sono state attive in questa lunga lotta sono cadute lungo il cammino di resistenza, falciate dai tumori e dalle malattie.

Ma la loro memoria ha accompagnato e accompagnerà per sempre questa memorabile lotta per la giustizia ambientale e per la vita.

 

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