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The Economist: il digital divide è un falso problema

Nuova copertina destinata ad aprire il dibattito. Che cosa ne pensa la gente dei PVS
11 marzo 2005 - Sara De Carli

Thillan ha 50 anni (o almeno crede), e vive a Embalam, nel sud dell'India, a due passi dal Knowledge Centre, l'unico punto hi-tech del villaggio: computer, telefoni, internet. Esiste da qualche anno, ma lei l'ha scoperto solo da due mesi: "Non mi interessa, non ha alcun rapporto con la mia vita", commenta.
Parte così, con questa storia, il pezzo con cui The Economist in eicola oggi apre un dossier sul digital divide: un dossier critico - e anche un po' polemico - che pretende di raccontare il vero digital divide. E avvalendosi delle voci dei protagonisti in loco come dell'opinione espressa da voci del calibro di Bill Gates e del Copenhagen Consensus Project, smonta l'idea che la tecnologia sia uno strumento primario dello sviluppo.
"Il punto della questione non è se gli investimenti in tecnologia possano o meno contribuire allo sviluppo di un paese - recita The Economist -. Certo lo fanno, in alcuni casi e per alcune persone, ma occorre porsi questa domanda: non si otterrebbero risultati migliori destinando gli stessi investimenti alla salute o all'educazione?".
The Economist cita alcune ricerche di leonard Waveman della London Business School: lo sviluppo ottenuto con aprendo 100 computer point è due volte inferiore a quello che si ottiene investendo la stessa cifra in scuole primarie.
Signori, il dibatttito è aperto...

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