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PC o Internet?

Dai PC a 100 dollari di Negroponte a quelli da 500 dollari del Governo Lula in Brasile: le mirabolanti e pregevoli soluzioni contro il gap tecnologico rischiano di tralasciare ciò che più conta
11 aprile 2005 - Massimo Mantellini

Roma - L'alfabeto dell'informatica può sostituire quello della penna e dell'inchiostro? Si tratta di un problema importante e dibattuto, riportato alla nostra attenzione in questi giorni perché il governo brasiliano e il MIT, con due progetti completamente distinti, lo hanno fatto tornare di attualità.

L'idea di fondo è la medesima: rendere disponibili per i cittadini, computer molto economici, dotati di caratteristiche minime che consentano a tutti di iniziare ad usarli. Nei sobborghi di Rio così come nelle pianure del Centroafrica il presidente Lula e Nicholas Negroponte immaginano di avvicinare fasce di abitanti del pianeta, fino ad oggi escluse dalla possibilità informatica, a questo nuovo strumento.

Il progetto di Negroponte per esempio, intervistato su L'Espresso da Alessandro Longo qualche settimana fa, così mediatico e provocatorio, fatto di schermi di telo, alimentatori a manovella ed altre amenità si presterebbe subito a facili ironie. Sembra uno di quei progetti pensati per stupire l'interlocutore, più che per essere concretamente realizzato. Un computer da 100 dollari come via per lo sviluppo culturale del sud del mondo? Una idea imbarazzante, controcorrente, per molti versi bellissima. Eppure la domanda che dobbiamo farci oggi è: ci sono alternative?

Dalla fine dell'aprile prossimo in Brasile il governo di Lula Da Silva darà inizio ad un progetto di alfabetizzazione telematica che prende il nome di PC Conectado. L'idea è quella di offrire PC con dotazioni minime, ad un prezzo attorno ai 500 dollari, pagabili in rate mensili, insieme a connessioni alla rete Internet il cui costo, sempre in seguito ad un accordo fra il governo e gli operatori telefonici, dovrebbe aggirarsi sui 3 dollari ogni 15 ore di navigazione. In Brasile contano così di raddoppiare il numero delle persone che utilizzano i computer e Internet. Si tratta comunque di condizioni economiche ancora proibitive in un paese nel quale solo il 10% dei 183 milioni di abitanti ha accesso alla rete. Il progetto in ogni caso prevede anche computer nelle scuole e la nascita di 1000 centri pubblici di accesso nelle zone più povere delle città brasiliane per avvicinare all'informatica anche quanti non potrebbero comunque permettersi l'acquisto di un PC.

Mentre un po' ovunque, a margine di questi grandi progetti, si discute se sia meglio affidarsi a Linux o a Windows per avvicinare ai computer così larghe fasce della popolazione mondiale, caricando spesso le due eventualità di valutazioni politiche sulle quali si potrebbe sorvolare, almeno una cosa sembra evidente.

L'alfabetizzazione informatica è oggi in una sorta di "fase 2". Gli abitanti del mondo che si avvicineranno domani alle possibilità legate ai PC è come se avessero saltato un passaggio. Quello della cultura informatica prima dello sviluppo delle reti informatiche. Oggi, qualsiasi progetto di crescita culturale mediata dai PC passa necessariamente non tanto e non solo attraverso l'ausilio del mezzo informatico, ma anche e soprattutto attraverso l'accesso al database di Internet. È come se lo "strumento PC" inteso come macchina personale per far di calcolo, scrivere ed archiviare avesse dovuto col tempo lasciare il passo allo "strumento Internet". In questa ottica ben vengano i PC da 100 dollari e ogni ipotesi che serva ad avvicinare i ragazzi alla informatica, ben vengano i progetti governativi di riduzione del divario digitale mediante incentivi ed altre iniziative, ma quello che oggi è necessario tenere a mente è che tutto ciò perde molto del suo significato se non lo si immagina in relazione all'accesso alla rete. La lezione di ciò che è accaduto negli ultimi vent'anni nel mondo occidentale non può essere ignorata. Abbiamo giochicchiato per un decennio con i nostri PC personali: poi è arrivata Internet e le cose sono cambiate davvero. Per noi e per i nostri figli.

Così se per esempio osserviamo quale è la situazione delle infrastrutture per l'accesso a Internet in Africa ci accorgiamo che il quadro è a dir poco disastroso. Basti dire che 8/10 della "attività internet" africana si fa nel Sudafrica, paese con il 5% delle popolazione continentale. Questo vuol dire che milioni di persone, la gran parte degli abitanti del continente, sono sostanzialmente tagliate fuori dalla grande rete. Per tutti costoro, a tutt'oggi, l'accesso wi-fi del PC da cento dollari di Negroponte è un gingillo sostanzialmente inutile.

Del resto investire in infrastrutture oggi, oltre che costoso e complicato, sarebbe una iniziativa oscura, meritoria ma con un grande problema: quello di non portarci dritti sparati sulle copertine dei giornali di tutto il mondo.

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