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Francia, Google perde causa su uso di parole-chiave registrate

19 ottobre 2003 - Reuters

PARIGI (Reuters) - Un tribunale francese ha emesso una sentenza di condanna della società di ricerche Google Inc, nell'ambito di un procedimento sui diritti intellettuali che potrebbe avere enormi implicazioni tecnologiche e finanziarie per i motori di ricerca sul web.

Il tribunale civile di Nanterre, nei pressi di Parigi, ha imposto a Google il pagamento di 75.000 euro per aver consentito agli inserzionisti di linkare testi pubblicitari a parole-chiave col marchio registrato e ha intimato alla compagnia di porre fine alla pratica - comune ormai nei servizi Internet - entro 30 giorni.

La decisione è probabilmente la prima grazie a cui il titolare di un termine registrato vince una causa contro una società Internet a proposito della pratica di consentire a inserzionisti di usare parole "protette" in un testo pubblicitario.

Se il verdetto fosse confermato in appello e applicato anche in altri parole, la decisione potrebbe costringere i motori di ricerca a controllare se i termini di ricerca siano protetti da trademark prima di consentire la pubblicazione di un'inserzione.

Non è la prima volta che il sistema giudiziario francese si occupa di Internet. Nel novembre 2000, un giudice ordinò al gigante web Yahoo di impedire l'accesso in Francia a siti che vendono memorabilia nazista.

Nel caso relativo ai marchi registrati, il titolare del nome "Bourse des vols" (Borsa dei voli), un'agenzia di viaggi via Internet, voleva impedire a Google di consentire ai concorrenti di usare appunto "Bourse des vols" come parola-chiave che generasse un link ai loro siti.

Google si era rifiutata, spiegando che la sua branca francese non era responsabile, che il termine non era protetto da un trademark valido e che la questione era piuttosto tecnica che legale, e non poteva essere risolta. Ma il tribunale ha ritenuto che la denuncia fosse fondata, ha spiegato Fabrice Dariot, proprietario del marchio "Bouse des vols", e ha condannato Google.

In futuro, quindi, Google - che ricorrerà in appello - potrebbe essere costretta a pubblicare solo inserzioni relative allo specifico sito, usando il termine "Borsa dei voli".

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