Difendiamo il signor Mario Rossi

Intercettazioni e spy story ci allarmano perché le violazioni delle pratiche di vita minacciano non solo i vip ma tutti i cittadini
29 ottobre 2006
Mauro Paissan (Garante privacy)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Per un momento lasciamo da parte la spy story, l'attività di intelligence, il ruolo svolto dai governanti dell'altroieri, la volontà di sputtanare l'antagonista politico, il tentativo di mettere in piazza vicende private sulle quali far scatenare in modo balordo i giornali amici e i giornalisti a libro paga dei servizi segreti. Tutto ciò ha a che fare con i politici e la cosiddetta politica. Roba serissima, sia chiaro, perché stiamo parlando dell'avvelenamento dei pozzi della contesa democratica. Nessuno intende minimizzare quanto è successo e è stato denunciato. Ma chiediamoci se da queste vicende un po' losche possiamo trarre indicazioni (o preoccupazioni) che interessano i comuni cittadini, il signor Mario Rossi. La risposta non può che essere netta: l'allarme non riguarda in primo luogo i vip, siano essi parlamentari o veline, che hanno minore tutela di riservatezza e nel contempo dispongono di maggiori strumenti politici, giuridici e di opinione con i quali ribattere, se effettivamente il loro comportamento è stato lecito. Al massimo subiranno qualche ammaccatura, peraltro mai piacevole.
Ma il timore principale coinvolge i cittadini qualsiasi. Vi sembra un paese normale quello in cui un impiegato si reca la mattina in ufficio, vede sul giornale un nome interessante, accende il computer e con una semplice password va a vedere dichiarazioni dei redditi, utenze, proprietà varie, atti notarili, conti correnti bancari, rapporti con le assicurazioni e altro ancora?
E è normale che la stessa ricerca (gratis e vietata dalla legge) possa riguardare il vicino di casa non troppo simpatico, o quel tale che fa l'occhiolino alla moglie e che si meriterebbe una lezioncina in termini di notizie maliziose? Già che c'è, magari quell'impiegato o quel maresciallo della Guardia di Finanza passa qualche notizia a un investigatore privato in cambio di un po' di soldini (il tariffario è abbastanza basso).
Un bel contributo alla serenità della convivenza sociale e dei rapporti interpersonali, non c'è che dire. La stessa identica cosa può accadere rispetto ai dati delle anagrafi comunali (si ricordi il cosiddetto Laziogate), dei dati di traffico telefonico (scandalo Telecom), del Centro elaborazione dati di polizia (recenti arresti di appartenenti alle forze dell'ordine per accessi abusivi agli archivi informatici). E' il problema, grande con una casa, delle grandi banche dati. Sempre più numerose, sempre più onnicomprensive, sempre più facilmente accessibili, sempre più agevolmente perforabili. In tutto il mondo rappresentano una grave questione di diritti civili. Una volta per conoscere un dato o un documento occorreva recarsi di persona presso un ufficio o un registro pubblico. Oppure, se l'accesso non era consentito, si doveva scassinare una porta o un armadio. Ora basta digitare una password, oppure - se non si è tra gli abilitati - chiedere a un amico «smanettatore» di forzare l'ingresso informatico nella banca dati. Ed ecco un profluvio di dati, informazioni, atti, documenti, magari anche di natura sensibile, cioè quelli più delicati (salute, sesso, politica, sindacato, religione). C'è sempre l'ingenuo di turno che dice: «Ma io non ho nulla da temere, non faccio nulla di male, posso essere una casa di vetro». Balle. Se potessi, mi offrirei, gratis, a fare un accesso su di lui presso le varie banche dati. Magari a partire da quella che riporta le prestazioni sanitarie pubbliche di cui ha goduto. Non penso che avrei il consenso per la diffusione delle informazioni. Smettiamola di giocherellare con il fuoco. I nostri dati personali rappresentano una polveriera. La fragilità, in termini di sicurezza, delle nuove tecnologie di raccolta e conservazione di ciò che riguarda la nostra vita e i nostri comportamenti deve stimolarci a dar vita a un nuovo corpo di garanzie. La frontiera della precarietà dei nostri diritti passa anche da qui.

Articoli correlati

  • Chat Control bloccato in Europa, ma la lotta per la privacy non è finita
    MediaWatch
    EFF spiega perché c'è ancora il rischio di sorveglianza di massa sulle nostre comunicazioni

    Chat Control bloccato in Europa, ma la lotta per la privacy non è finita

    A dirlo è l'Electronic Frontier Foundation (EFF), una delle più autorevoli organizzazioni mondiali per la difesa dei diritti digitali, che da anni si impegna contro la sorveglianza di massa e a favore della crittografia.
    19 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
  • "Trattative UE-USA mettono a rischio i diritti digitali"
    Diritto in rete
    Minerebbero la sovranità e l’autodeterminazione digitale dell’Europa

    "Trattative UE-USA mettono a rischio i diritti digitali"

    Trenta associazioni coordinate dall'European Digital Rights chiedono alla Commissione Europea di bloccare immediatamente qualsiasi piano volto a creare un dialogo privilegiato con l'amministrazione Trump che rischi di svendere ai colossi del web le tutele digitali.
    15 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
  • Fermata la sorveglianza di massa di Chat Control
    CyberCultura
    Per un solo voto all'Europarlamento

    Fermata la sorveglianza di massa di Chat Control

    Il Parlamento europeo ferma le scansioni di massa di Chat Control in una votazione al cardiopalma. L'assemblea ha oggi bocciato il controllo automatizzato di foto e messaggi privati. Il segreto delle comunicazioni digitali torna in vigore.
    26 marzo 2026 - Patrick Breyer
  • PeaceLink
    PeaceCommunity

    Informativa sulla privacy per gli utenti della PeaceCommunity

    Informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ("Codice in materia di protezione dei dati personali"), aggiornata alla luce del nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali n.679/2016, noto anche come GDPR
    19 aprile 2025 - Associazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.5.10 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)