CyberCultura

Un colpo di testo

13 dicembre 2007
Raffaele Mastrolonardo
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Un «coup de text», un colpo di testo. Così il presidente filippino Joseph Estrada definì la sua deposizione nel 2001. Il riferimento era al ruolo avuto da cellulari e sms nell'organizzazione della protesta popolare che condusse alla sua cacciata. Non si sa, invece, cosa abbia commentato José Maria Aznar quando negli ultimi giorni della campagna elettorale del 2004 si vide sfumare sotto gli occhi una vittoria certa. Ma qualche imprecazione contro i telefonini deve averla lanciata. I messaggi di testo furono decisivi nell'eruzione di quelle istantanee mobilitazioni di piazza contro le omissioni del governo sugli attentati terroristici dell'11 marzo che orientarono il voto verso José Luis Rodriguez Zapatero. Le vie della rivoluzione non sono infinite, si sa. Anzi, di questi tempi sembrano essere più strette che mai. I due episodi appena citati ci dicono però che, per quanto esigue, le speranze di cambiamento del futuro non potranno prescindere dal cellulare. Diffuso nel mondo in 3,3 miliardi di esemplari (circa la metà della popolazione mondiale), il telefonino è già oggi il principale veicolo di comunicazione globale. E dunque oltre che uno straordinario strumento di socializzazione e di business ha tutto per diventare un prezioso arnese politico. Di questo fatto non sono consapevoli solo Estrada, Aznar e migliaia di aziende che producono servizi interattivi per il mobile, ma anche attivisti e militanti. Come quelli che il 24 e il 25 novembre scorsi hanno organizzato a San Paolo, in Brasile, MobileActive07 (mobileactive.org), una conferenza rivolta a rappresentanti di organizzazioni non governative e militanti che vogliano usare il cellulare nella loro opera di trasformazione della società. Campagne di mobilitazione via sms, uso dei messaggi di testo nelle operazioni umanitarie, monitoraggio delle elezioni, raccolta fondi, diffusione di informazioni, questi gli argomenti del convegno brasiliano. Perché per cambiare un mondo sempre più veloce e interconnesso c'è bisogno di armi adatte allo scopo.

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