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Musiche da scaricare

A poco meno di un dollaro a canzone

Wal-Mart abbassa i prezzi Con un catalogo di 200 mila brani e 88 cent a pezzo, il colosso Usa si prepara a sbaragliare la concorrenza. Ma titoli e testi online sono spesso censurati e «ripuliti»
6 gennaio 2004 - Francesco Adinolfi - Stefano Colelli
Fonte: Il Manifesto - 6 Gennaio 2004
«Sto scontando il mio tempo, sono rimasta dentro così tanto, che mi sono scordata il mio crimine/99 anni è un tempo così lungo/Guardami non sarò mai libera». E ancora: «99 anni, 99 anni, 99 anni»; la voce di Pam Grier puzza di disperazione quando attacca I'm a Long Time Woman, una canzone presente nella colonna sonora di Jackie Brown, il film di Tarantino. È un soul macerante, di quelli che trapassano testa e stomaco. Magari se la fossero ricordata quelli della Apple o della MusicMatch, i due giganti della vendita online che fino al 18 dicembre avevano livellato il costo dello scaricamento di un pezzo a 99 centesimi. E invece niente. Da quel fatidico giovedì, il doppio 9 non ha avuto più senso; accomodatevi nell'era dei due 8: gli 88 centesimi con cui la Wal-Mart Stores Inc., la più grande catena commerciale del mondo, e quella con il maggiore potenziale di vendita di cd (on line e non), ha sferrato la sua offensiva. Il tutto su www.musicdownloads.walmart.com, il tutto scaricabile su pc con sistema Windows e nel formato Windows media audio. Alla faccia anche di chi continua a vendere in rete a 79 centesimi, ma che nulla può contro un catalogo «immateriale» di 200 mila canzoni. L'operazione Wal-Mart scatterà ufficialmente in primavera, per ora si sta valutando la risposta dei clienti, che - racconta Kevin Swint, uno dei responsabili della iper/iper catena - «per il 20% non hanno conto in banca, ma che per il 64% comprano in rete». Dato che fa scalpore se si pensa che Wal-Mart tende spesso a irrompere nelle aree urbane più emarginate e ghettizzate, accaparrandosi un pubblico a basso reddito, a volte poco abbiente e tecnologicamente marginale. Già Luca Celada, in un recente approfondimento sul manifesto del famigerato «mondo Wal-Mart», evidenziava come il colosso commerciale fosse negli Usa al cuore di tensioni e contrasti sociali. Dove arriva Wal-Mart c'è terra bruciata, spariscono i sindacati, vengono decimati salari e piccoli negozi, i prodotti vengono quasi tutti assemblati nel sud del mondo e rivenduti a prezzi da saldo costante. C'è da supporre che anche le canzoni siano state acquistate - presso etichette, autori e editori - a prezzi stracciati. Non solo: Wal-Mart può fare e disfare il mercato discografico; da un lato perché in certe aree degli Usa ci sono solo i suoi negozi, dall'altro perché se chiedi Wal-Mart devi sapere dove stai acquistando e in cosa puoi incorrere. I cd/brani sugli scaffali e quelli in rete devono, infatti, conformarsi a una ferrea censura preventiva. Agli artisti è sempre richiesto di «ripulire» eventuali testi a rischio e modificare copertine. Obiettivo: mai contenere immagini lesive e offensive di una ipotetica e strapuritana «famiglia Wal-Mart»; quella di Sam Walton, defunto patriarca dell'omonima azienda. Ecco allora i Nirvana che cambiano il titolo e il testo di Rape Me in Waif Me, così come l'immagine di copertina di In Utero. Oppure Sheryl Crow boicottata nel 1996 per aver criticato in un pezzo la Wm per la vendita di armi. Ora però si è «riabilitata» e il suo pezzo First Cut Is the Deepest è tra i brani più scaricati di Wm. Ma Walmart.com è solo tra gli ultimi vagoni del treno della vendita di musica online. Dopo anni di illegalità (almeno secondo le major discografiche) in cui le persone prelevavano interi album in rete a costo zero, nell'aprile 2003 è stato lanciato iTunes, il negozio di dischi virtuale della Apple, primo servizio «legale» di vendita online di musica a riscuotere un successo di pubblico.

Scaricare brani a 99 centesimi per ascoltarli sul computer, sull'iPod (il riproduttore portatile di tracce digitali sempre della Apple) o masterizzarli su un cd, senza il rischio che gli «squadroni della morte» inviati dalla Associazione discografici Usa, piombassero nelle case alle 5 del mattino a sequestrare gli mp3 illegali, sembra aver convinto gli utenti. Ad attestare questo successo ci sono 25 milioni di canzoni acquistate in nove mesi. Oggi nessuno vuole restare fuori da questo giro. E persino Coca-Cola è in procinto di lanciare un servizio analogo nel Regno Unito a partire da metà gennaio 2004 con un catalogo di 500 mila brani acquistabili via internet e una «rosa» di circa 8.500 artisti delle principali etichette discografiche.

Il supporto tecnologico sarà messo a disposizione dalla On demand distribution (Od2), società di distribuzione di audio digitale fondata nel 1999 da Peter Gabriel e Charles Grimsdale, il primo un eclettico guru della canzone inglese (e di Tony Blair), il secondo un esperto di comunicazione multimediale. Od2 già fornisce i suoi servizi a Hmv, Bt dot music, Ministry of Sound, Mtv Italia e Spagna, Virgin Music e altri.

Il 2004, quindi, sembra diventare l'anno di volta per la consacrazione definitiva della musica a pagamento online. Le sconsolate dichiarazioni di Steve Jobs, Ceo dell'Apple, che nel novembre 2003 annunciava in una conferenza stampa il fallimento economico di iTunes, per colpa del costo totale di mantenimento delle tracce audio e della quota che l'Associazione discografici percepisce, non hanno frenato l'entusiasmo dei concorrenti.

Mtv Usa, Microsoft, Hp e Sony hanno annunciato che per l'anno appena inaugurato saranno della compagnia (Mtv e Microsoft in realtà rilanciano ciò che avevano già prospettato nel 2001 e che non hanno mai messo in pratica). A oggi il mercato delle tracce a «99 cent», oltre iTunes, è presidiato da un redivivo Napster che in ottobre ha riaperto i battenti con un catalogo di 500 mila brani al costo di 99 cent l'una o 9.95 dollari per l'intero album; a natale, poi, sono state immesse sul mercato statunitense delle carte prepagate da 14 dollari con cui scaricare musica per un massimo di 15 tracce.

Best Buy, la catena di vendita di materiale elettronico ha lanciato invece MusicNow, servizio che ricalca costi e modalità della concorrenza. Real.com ha proposto, ma solo per gli Stati uniti, RealOne Rhapsody che - con un costo fisso di 9.95 dollari al mese e 79 centesimi a canzone - permette di scaricare, ascoltare, creare i propri cd da un (limitato per ora) catalogo. Liquid Audio, oltre a offrire brani tra i 99 cent e il dollaro, propone servizi per chi decide di imbarcarsi nella vendita di musica digitale, fornendo gli strumenti necessari. La lista potrebbe proseguire con la sopracitata MusicMatch, MusicNet, E-Music, e altri, tutti a condizioni di acquisto simili. In Italia Kataweb e Messaggerie Musicali hanno lanciato un sistema di vendita analogo (99 centesimi a canzone, 9.90 euro a album), solo per i sistemi operativi di Microsoft e con un catalogo ancora scarno, mentre Tiscali vende le tracce a 79 centesimi. Calcolando il costo della connettività a internet (e, in mancanza di una connessione veloce, il tempo di attesa), del supporto (il cd-r), la qualità che non sarà comunque quella di un cd, la mancanza totale della copertina (al momento nessun servizio offre la possibilità di scaricare e stampare il package), l'altissima presenza sul mercato di cd usati che costano circa 10 euro, le numerose etichette discografiche «only internet-no profit» che rendono disponibili album gratuitamente o «a sottoscrizione» (comunque volontaria), chi è veramente interessato a tutto questo frenetico scaricamento a pagamento? Probabilmente il gioco serve a far divertire chi, oltre alla musica, produce gli apparecchi elettronici in grado di riprodurla. Ed è proprio questo l'unico business che farà la differenza tra chi sopravviverà e chi abbandonerà alla prima stazione un'idea che geniale proprio non è.

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