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L'era della condivisione digitale. Verso un nuovo concetto di copia delle opere dell'ingegno

Quale diritto nel passaggio dalla carta al bit? Tesi di laurea in diritto industriale di Daniele Marescotti, Università degli Studi di Bari
22 agosto 2013 - Daniele Marescotti

Dietro ai fonogrammi e ai videogrammi c'è stato un percorso evolutivo che ha avuto come elemento di spinta internet e la digitalizzazione. La musica e i film, non più vincolati ad un supporto fisico, hanno subito un processo di smaterializzazione. I tempi di copia rapidissimi, unitamente alla possibilità di divulgazione senza confini, anch'essa in modo rapido, sono gli elementi su cui riflettere. Uno stesso brano o film possono trovarsi su un cd, ma anche su un hard disk o un altro supporto. Oppure possono essere riprodotti in streaming via internet.

Le modalità attraverso le quali realizzare e riprodurre copie di opere dell'ingegno sono oggi molteplici. La dottrina, fino ad oggi,ha ritenuto che la copia privata di opere musicali e audiovisive costituisca un mancato guadagno, a causa di un risparmio di spesa in favore di utenti che effettuano il download con sistemi di file sharing. Resta il fatto che sembra praticamente impossibile esercitare un controllo effettivo su tutte le copie. Che si tratti di riproduzione in seguito al download di un file o in seguito allo streaming, il concetto di “copia” è diventato sfuggente poiché molteplici sono i modi di diffusione delle opere.

Da un punto di vista giuridico occorrono disposizioni aggiornate e precise. Ad un'analisi economico-giuridica si presenta, per il mercato musicale e audiovisivo, la possibilità di trovare sbocchi nuovi, aggirando il problema delle copie che diventa difficile, se non impossibile, controllare. La soluzione dell'equo compenso evidenzia proprio l'impossibilità di garantire sempre la tutela del diritto esclusivo. Probabilmente tale compenso costituisce già un primo compromesso. Una presa d'atto dello stato dei fatti. Per usare le parole di Luigi Carlo Ubertazzi, le modalità di compensazione per i titolari dei diritti sono un “male 'minore' rispetto alla pratica 'nullificazione' del diritto esclusivo”. L'equo compenso costituisce una prima risposta al problema. Un'analisi economica dimostrerà come esso non costituisca l'unica risposta.

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