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Integrazione di metodi nella ricerca psico sociale. Il caso dell'Ilva di Taranto tra rappresentazioni e identità

Tesi di Laurea in Pscicologia Sociale, del Lavoro e della Comunicazione
12 novembre 2013 - Deborah De Iure

L’analisi e la comprensione dell’essere umano e del suo stare al mondo é indubbiamente un ambito estremamente complesso e multisfaccettato. Gli studiosi che se ne sono occupati hanno da sempre utilizzato un ampio ventaglio di tecniche e metodi di indagine. Eppure, sin dagli albori dell’istituzione della psiclogia come disciplina ʺscientificaʺ, nel diciannovesimo secolo, il paradigma quantitativo é stato considerato l’unico legittimato ad indagare le dinamiche legate all’uomo ed alla sua psiche. Il metodo sperimentale sembra essere stato eletto, come Danziger sottolinea in analogia all’imperativo categorico kantiano, l’ʺimperativo metodologicoʺ della psicologia (Danziger, 1985), nel tentativo di affermarsi come scienza a tutti gli effetti. Tuttavia, a partire dal 1960, alcuni psicologi e scienziati sociali hanno iniziato a manifestare un’insoddisfazione e disillusione per i risultati ottenuti utilizzando le metodologie tradizionali. Si é iniziato a pensare ad una maniera differente ed alternativa di condurre la ricerca psicologica, optando per un metodo più naturalistico, olistico e legato al contesto, capace di cogliere in maniera più efficace la ricchezza dell’essere umano e del suo mondo nella propria interezza. I metodi quantitativi hanno preso ad essere considerati spesso poco adatti a riferirsi alla vita reale, troppo complessa ed intricata per poter essere scomposta analiticamente. Le informazioni raccolte con tali metodi sono sate considerate troppo di frequente incomplete, frammentate, parzialmente qualitative e mutevoli (Todd, Nerlich, McKeown & Clark, 2004). Da allora sono andate affermandosi nuove metodologie di tipo qualitativo, centrate sulla comprensione dell’uomo immerso in un contesto, dal cui studio non si può prescindere, e dei significati ad esso attribuiti.

Tuttavia, sebbene dagli anni Sessanta ad oggi i metodi qualitativi si siano affermati in misura sempre crescente, il paradigma tutt’ora dominante e più diffuso nella pratica di ricerca resta quello di tipo quantitativo. Inoltre, la visione prevalente vede i due tipi di paradigmi in contrasto tra loro, irrimediabilmente contrapposti, inconciliabili e mutuamente esclusivi.

La tesi sostenuta nel presente lavoro é che, pur essendo ben consapevoli della sostanziale diversità dei fondamenti epistemologici alla base di ciascuna metodologia, la contrapposizione tra metodi sia molto meno netta e fondamentale di quanto possa apparire. A volte le informazioni di cui disponiamo sono qualitative, altre volte quantitative, ma la maggiorparte delle volte sono un intreccio di entrambe. Il fine di questa ricerca é avvalorare la vantaggiosità dell’uso congiunto ed integrato di metodologie di diversa natura, nello specifico di tipo qualitativo e quantitativo, al fine di annullare in maniera complementare i limiti di ciascun tipo di metodo e di combinarne i pregi.

Tale integrazione sarà esaminata in riferimento ad un caso di ricerca specifico: la presenza nella città di Taranto dello stabilimento siderurgico Ilva. Il ʺcaso Ilvaʺ ha recentemente destato numerose polemiche e perplessità, a causa del discusso impatto inquinante dello stabilimento, da un lato, e della perdita occupazionale che la sua eventuale chiusura comporterebbe, dall’altro. Cosa significhi per gli abitanti di Taranto convivere con una realtà di questo genere é un tema complicato e controverso: i costrutti di rappresentazioni sociali, identità di luogo ed attaccamento di luogo, e l’influenza che la presenza dell’Ilva può avere su di essi, saranno indagati mediante l’uso di interviste individuali, focus group e survey, in maniera integrata, per una visione più ampia di una situazione che di per sé appare molto nebulosa e di cui poco si conosce davvero.

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