Dall'IA del Big Tech all'IA dei popoli
L'IA dei popoli
Rifkin la chiama "People's AI", qui resa come IA dei popoli. È spinta da milioni di piccole e medie imprese e dall'Internet delle cose, amministrata come bene comune e collegata a piattaforme open source globali, in un movimento planetario integrato e adattivo. Si tratta di un'infrastruttura molto distribuita, legata agli ecosistemi locali e governata da commons bioregionali, che mette insieme l'intelligenza collaborativa della nostra specie e quella delle altre creature. Alle grandi piattaforme resterebbe il ruolo di fornitori di servizi tecnici. Per Rifkin questo passaggio ci porta da un'età del progresso a un'età della resilienza, con la speranza che avvenga in tempo per salvare la nostra casa planetaria nel XXI secolo.
Due ontologie a confronto
L'ontologia è la branca che si occupa della natura dell'essere, e Rifkin oppone due paradigmi. L'ontologia della sostanza vede l'esistenza come qualcosa di spaziale, fatto di cose inerti, di risorse da estrarre. L'ontologia del processo la vede invece come qualcosa di temporale, fatto di processi che interagiscono di continuo con altri fenomeni e cambiano incessantemente.
Nel suo libro, per il 98 per cento del tempo in cui la nostra specie ha abitato la Terra ci siamo adattati ai processi, ai ritmi e ai flussi temporali di un ambiente vivo. Circa duemila anni fa abbiamo cominciato a considerare il mondo un insieme di sostanze inerti da estrarre, appropriare e mercificare, e negli ultimi due secoli di età industriale abbiamo accelerato fino a portare noi stessi e le altre creature sull'orlo dell'estinzione. La domanda, per Rifkin, è se riusciremo a restituire vita al pianeta o continueremo a sfruttarlo e degradarlo, e la risposta dipende in gran parte da come useremo l'intelligenza artificiale.
Due futuri per l'IA
Secondo Rifkin l'IA delle Big Tech, opera di una manciata di aziende passate da progetti di nicchia a colossi globali, porta con sé un'ontologia della sostanza rimasta a lungo nascosta. L'idea di fondo è che pochi giganti tecnologici governino il futuro ed estraggano ciò che resta di un ambiente un tempo rigoglioso, mentre perfino l'umanità viene scavalcata dall'intelligenza delle macchine, con la "singolarità" all'orizzonte.
A questa visione si oppone una generazione che sta entrando nel mondo del lavoro. Considera le altre creature come parte della propria famiglia allargata, vede l'esistenza come interattiva e pensa all'IA come all'intelligenza collettiva di tutta la vita sul pianeta. Per questa generazione la biofilia, l'attaccamento alla vita, è un valore centrale. Rifkin presenta il libro come il primo a descrivere questo passaggio da un futuro dell'IA fondato sulla sostanza a uno fondato sul processo.
Il libro ha avuto anche un'accoglienza autorevole. Ani Dasgupta, presidente del World Resources Institute, lo definisce un ampio invito a ripensare il progresso, la tecnologia e la vita stessa, e a leggere le crisi climatica e delle estinzioni non come fallimenti tecnici ma come una prova di come scegliamo di vivere sulla Terra.
Jeremy Rifkin è un economista e teorico sociale americano, presidente della Foundation on Economic Trends. È autore di ventiquattro libri tradotti in più di trentacinque lingue. Tra i suoi titoli più noti ci sono The End of Work, The Third Industrial Revolution, The Green New Deal e, più di recente, The Age of Resilience. Ha fatto da consulente a diversi leader mondiali, tra cui Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, e ha affiancato il leader della maggioranza al Senato americano Charles Schumer sul piano per le infrastrutture degli Stati Uniti. Il suo lavoro ruota attorno al rapporto tra tecnologia, energia, economia e ambiente.
Articoli correlati
Nel file allegato a questa pagina web una presentazione di PeaceLink AIDemocratizzare la conoscenza, trasformare il sapere
Per decenni, i think tank, le lobby militari e i governi hanno avuto il monopolio della conoscenza strategica: sapevano cosa stava accadendo e quali strumenti usare per influenzare le decisioni. Noi avevamo solo la forza delle idee e la determinazione delle persone. Ma oggi qualcosa può cambiare.21 settembre 2026 - Redazione PeaceLink
Intelligenza artificiale e paceSiamo dove si trovava il mondo nel 1945
Riassunto dell'intervento di Jeffrey Sachs alla conferenza AI4Peace21 settembre 2026 - Redazione PeaceLink
Riuniti scienziati, ricercatori, istituzioni e realtà della società civileAI4Peace 2026: oggi l’intervento di PeaceLink su Intelligenza Artificiale per la pace e il disarmo
A Roma ha preso il via oggi alla Pontificia Università Lateranense il primo simposio globale biennale dedicato all’Intelligenza Artificiale per la Pace. Per l'occasione PeaceLink ha aperto al pubblico la chat dell'assistente “PeaceLink AI”.21 settembre 2026 - Redazione PeaceLink
Intelligenza artificiale e paceLa chat di PeaceLink AI è ora aperta a tutti
Un assistente basato sull'intelligenza artificiale e specializzato in pace, disarmo e ambiente20 settembre 2026 - Francesco Iannuzzelli

sociale.network