Minerebbero la sovranità e l’autodeterminazione digitale dell’Europa

"Trattative UE-USA mettono a rischio i diritti digitali"

Trenta associazioni coordinate dall'European Digital Rights chiedono alla Commissione Europea di bloccare immediatamente qualsiasi piano volto a creare un dialogo privilegiato con l'amministrazione Trump che rischi di svendere ai colossi del web le tutele digitali.
15 aprile 2026
Redazione PeaceLink

La tensione tra Unione Europea e Stati Uniti sul governo del digitale è arrivata a un nuovo punto critico. Il 1° aprile 2026 la Commissione Europea ha confermato l’intenzione di avviare una “trattativa” con l’amministrazione Trump sull’applicazione delle leggi tecnologiche europee.

La notizia ha suscitato una reazione immediata e durissima.

L’allarme, rilanciato il 2 aprile scorso da trenta organizzazioni in una dichiarazione congiunta, è che questo dialogo, presentato come un atto di cooperazione diplomatica, possa trasformarsi in un canale privilegiato attraverso cui il governo americano e i colossi della Silicon Valley potrebbero indebolire le norme europee più avanzate in materia di privacy e intelligenza artificiale. In buona sostanza queste organizzazioni temono che i diritti digitali divengano una merce di scambio nelle trattative commerciali con l'amministrazione Trump per allentare i dazi.


Le norme in gioco

L’Europa è oggi all’avanguardia mondiale nella regolamentazione digitale grazie a due pilastri che hanno pochi equivalenti nel resto del mondo. Sono proprio queste leggi che Washington e le Big Tech vorrebbero rivedere. 

Il GDPR (General Data Protection Regulation)

Entrato in vigore nel 2018, il GDPR è considerato la “costituzione” europea dei dati personali. Esso garantisce ai cittadini il diritto di sapere chi raccoglie i propri dati e per quale scopo. I cittadini hanno il diritto di accedere e rettificare i propri dati. Viene stabilito il diritto alla portabilità dei dati da un servizio all’altro. C'è l'obbligo per le aziende di incorporare la protezione dei dati fin dalla progettazione di un servizio. E possono scattare multe fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale per le violazioni.

Il GDPR ha ispirato leggi simili in altre nazioni ed è universalmente riconosciuto come uno standard avanzato per la protezione dei dati personali.

L’AI Act

L’AI Act è il primo regolamento al mondo che mette un argine alla gestione selvaggia dei dati quando pone a rischio i diritti e la sicurezza delle persone. Alcune applicazioni sono vietate e l’AI Act impone obblighi stringenti di trasparenza e tracciabilità. L’AI Act è stato salutato da esperti e associazioni di consumatori come un passo importante per proteggere i cittadini ad esempio dai rischi di una sorveglianza digitale di massa. Ad esempio Palantir Technologies, azienda statunitense specializzata nell'analisi dei big data fondata da Peter Thiel, è al centro di crescenti critiche ed è accusata da più parti per il suo ruolo nella "sorveglianza" digitale di massa, con collaborazioni che spaziano dalla difesa alla gestione dell'immigrazione.


Le pressioni di Washington: perché gli USA vogliono indebolire queste regole

Le trattative non nascono a caso. Negli ultimi mesi, l’amministrazione Trump ha intensificato la pressione su Bruxelles con un obiettivo chiaro: ridurre il "costo della compliance normativa" per le aziende tecnologiche americane. I costi di compliance (o costi di conformità) rappresentano le spese sostenute per adeguarsi alle normative. Alcune hanno pagato multe multimiliardarie per violazioni della privacy e Washington considera queste sanzioni come barriere commerciali occulte. Inoltre  le aziende americane leader nell’IA vedono nell’AI Act un freno alla loro espansione. Gli obblighi di trasparenza sugli algoritmi, la valutazione dei rischi e il divieto di alcune tecniche di sorveglianza biometrica sono visti come un vantaggio competitivo per i rivali cinesi.

Il governo USA ha minacciato dazi più alti sulle merci europee se l’UE non avesse fatto marcia indietro sull’applicazione delle sue regole. Dietro le quinte, i lobbisti delle Big Tech spingono per un “dialogo” che possa tradursi in deroghe, interpretazioni più deboli o, peggio, in un comitato misto in cui gli Stati Uniti abbiano voce in capitolo su come l’Europa applica le normative a protezione dei propri cittadini.


Il caso Palantir

Tra le aziende che potrebbero trarre vantaggio da un indebolimento delle norme europee, molte organizzazioni della società civile e alcuni eurodeputati indicano la già citata Palantir.

Palantir è una società statunitense specializzata in software di analisi dei dati, co-fondata da Peter Thiel, imprenditore noto per il suo sostegno all’amministrazione Trump. L’azienda fornisce piattaforme come Gotham e Foundry a governi, forze di polizia e servizi segreti.

La giornalista Giuditta Mosca, su Repubblica, ha descritto le strategie di guerra generate da queste piattaforme digitali. Questioni su cui Wired ha dedicato un'inchiesta.  

Palantir non è una AI che raccoglie dati o sorveglia, ma un’infrastruttura che connette informazioni già esistenti, rendendole leggibili insieme e trasformandole in decisioni operative.

Secondo quanto riportato da testate come Domani, Palantir avrebbe stipulato contratti con il ministero della Difesa: "A certificare questi rapporti - scrivono Michelangelo Mecchia e Chiara Sgreccia - c’è una «procedura negoziata» e «secretata» del 2024. In realtà è solo l’ultimo tassello, di certo il più importante, di una relazione iniziata alcuni anni fa".

In sintesi, secondo i critici, Palantir rappresenterebbe il caso emblematico di come il dialogo UE-USA rischi di aprire le porte a tecnologie invasive che minerebbero dall’interno le stesse leggi che l’Europa fatica a difendere.


L’annuncio e le reazioni: una “decisione fatale”

In questo contesto, l’annuncio della Commissione Europea di voler avviare un dialogo formale con l'amministrazione Trump è stato accolto come un atto di resa. Nonostante i tentativi di rassicurazione da parte del portavoce Thomas Regnier, che ha ribadito che l’acquis normativo “non è negoziabile”, i critici hanno subito sollevato pesanti obiezioni.

Nel Parlamento Europeo, la deputata verde Alexandra Geese ha parlato di decisione fatale per le nostre imprese e la nostra democrazia, accusando la Commissione di piegarsi davanti a Trump. L’eurodeputato verde Sergey Lagodinsky ha definito la scelta una “capitolazione totale”, chiedendo di sospendere i negoziati commerciali con gli USA.

Tra i governi nazionali, il presidente della Commissione Affari Digitali tedesca, Hansjörg Durz, ha avvertito che qualsiasi scambio sarebbe “altamente problematico” , rischiando di minare la fiducia dei cittadini nella capacità dell’Europa di difendere i propri diritti.

Ricordiamo che la questione dei diritti digitali è ormai terreno di scontro nell'europarlamento anche per ragioni tutte europee.

La Commissione Europea è infatti già stata al centro di critiche per il cosiddetto "Chat Control" (CSAR - Child Sexual Abuse Regulation) nell'UE, rigettato dall'europarlamento perché ritenuto una sorveglianza di massa della corrispondenza digitale che minaccia la privacy e la crittografia, anziché essere una vera protezione per i bambini. 


European Digital Rights: “Bloccare questo piano”

La risposta più organica è arrivata dalla società civile, riunita in una dichiarazione congiunta pubblicata il 2 aprile 2026. Le oltre 30 organizzazioni, coordinate da European Digital Rights (EDRi), chiedono alla Commissione di bloccare immediatamente qualsiasi piano volto a creare un dialogo privilegiato con gli USA.

I punti chiave della dichiarazione sono:

  1. Non c’è bisogno di un nuovo canale: le Big Tech hanno già ampie opportunità di interagire all’interno delle procedure legali esistenti. Un dialogo extra governativo serve solo a dare loro un’influenza indebita.

  2. La trasparenza è a rischio: mentre le aziende hanno accesso ai tavoli di trattativa, il pubblico e la società civile restano esclusi. L’applicazione del GDPR e dell’AI Act sarebbe a rischio di interferenza delle multinazionali.

  3. Una questione di democrazia: cedere alle pressioni esterne su come applicare le proprie leggi in materia di privacy e IA è un atto “profondamente antidemocratico” che mina la sovranità e l’autodeterminazione digitale dell’Europa.


Difendi i diritti digitali Quali scenari futuri?

Nonostante le smentite della Commissione sulla volontà di istituire veri e propri comitati congiunti decisionali, la tensione rimane alta. Il timore è che il “dialogo” possa essere usato per:

  • ritardare le indagini in corso su violazioni del GDPR (es. trasferimenti di dati verso gli USA);

  • chiedere deroghe per i sistemi di IA sviluppati da aziende americane, riducendo gli obblighi di trasparenza;

  • scambiare l’applicazione delle leggi con vantaggi commerciali (es. riduzione di dazi su acciaio e alluminio).

La partita è aperta e le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Europa sarà in grado di difendere la propria sovranità tecnologica – conquistata con fatica attraverso il GDPR e l’AI Act – o se cederà alle pressioni di chi, da anni, cerca di indebolire le regole per proteggere i propri profitti.


Glossario

  • AI Act: Primo regolamento mondiale che classifica i sistemi di intelligenza artificiale in base al rischio, vietando le applicazioni più pericolose come la sorveglianza biometrica di massa in tempo reale e il punteggio sociale governativo.

  • Big Tech: grandi aziende tecnologiche statunitensi (Google, Meta, Apple, Amazon, Microsoft, OpenAI).
  • EDRi (European Digital Rights): la più grande rete europea di organizzazioni per i diritti civili nel digitale.
  • GDPR (General Data Protection Regulation): regolamento UE sulla protezione dei dati personali; considerato lo standard globale più avanzato, garantisce ai cittadini controllo sui propri dati e prevede multe altissime.
  • Palantir: azienda USA di software per l’analisi di big data, co-fondata da Peter Thiel. I suoi prodotti sono usati non solo dal Pentagono e dalla CIA ma anche da governi e forze dell’ordine di varie nazioni; è al centro di critiche ed è accusata di mettere a rischio la privacy.
  • Privacy by design: principio per cui la protezione dei dati deve essere integrata nella progettazione di un prodotto o servizio, non come un’aggiunta successiva.

  • Sorveglianza biometrica: rilevazione automatica di caratteristiche fisiche o comportamentali (volto, impronte, voce) per identificare o monitorare persone.


Le organizzazioni firmatarie della dichiarazione congiunta del 2 aprile 2026

AlgorithmWatch · Alliance4Europe · Asociația pentru Tehnologie și Internet (ApTI) · Tournesol Association · Balanced Economy Project · Center for Digital Democracy · Corporate Europe Observatory (CEO) · Data Rights · Defend Democracy · Diaspora in Action for Human Rights and Democracy (DAHRD) · Digitalcourage · Digitale Gesellschaft · EU DisinfoLab · European Center for Not-for-Profit Law · European Digital Rights (EDRi) · Foundation for Information Policy Research · NEVER AGAIN Association · People vs Big Tech · Politiscope · Rebalance Now · Reset Tech · Stichting Data Bescherming Nederland (SDBN) · VoxPublic · Waag Futurelab · WeMove Europe

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