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A Ginevra la seconda sessione in preparazione alla Conferenza di revisione NPT

Si concludono a Ginevra i lavori della seconda sessione del Comitato preparatorio per la Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. E con qualche novità.
4 maggio 2013

Logo delle Nazioni Unite Si concludono a Ginevra i lavori della seconda sessione del Comitato preparatorio per la Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Queste sessioni di lavoro, tre in tutto a sequenza annuale, precedono, appunto, il quinquennale appuntamento della Conferenza di revisione del trattato, che dal 1968 costituisce un baluardo giuridico all'ampliamento nel numero di Stati detentori di armi atomiche e una regolamentazione per l'uso pacifico dell'energia nucleare.

Una novità di questa seconda sessione sembra provenire in particolare da due organizzazioni non governative internazionali che da tempo operano nella prevenzione della guerra nucleare. E in conseguenza degli sviluppi della campagna ICAN e dell'opera di IPPNW, che già a Oslo alla Conferenza "Humanitarian impact of nuclear weapons" portò all'attenzione dei 120 Stati partecipanti i propri studi sugli effetti catastrofici a medio e lungo termine nel caso di un conflitto nucleare, è stato qui redatto un importante statement, firmato e acclamato da 78 nazioni.

E a questo punto è auspicabile che questi studi, corroborati dalla certezza documentale riportata dall'Organizzazione mondiale dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, possano dare una linea d'azione più articolata nel corso della futura Conferenza di revisione del Trattato che si svolgerà nel 2015. La "variabile umana" potrebbe quindi "fare la differenza" e aggiungere, oltre la sfera delle norme giuridiche già esistenti, anche la determinazione a richiedere agli Stati detentori di arsenali nucleari una precisa assunzione di responsabilità in relazione alla posta in gioco, la sopravvivenza dell'intero pianeta.

Per approfondire

Vedi la traduzione di Laura Bellanti:

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La Sala Congressi del Palazzo delle Nazioni è stata invasa dagli applausi durante la sessione della Seconda Commissione Preparatoria, quando il Sudafrica ha proclamato i nomi dei 78 stati che hanno aderito a questa recentissima Iniziativa umanitaria, firmando la dichiarazione sull’impatto umanitario delle armi nucleari. L’ambasciatore del Sudafrica Abdul Samad Minty ha letto il documento in questione, nel quale i firmatari hanno espresso una profonda preoccupazione nei confronti di questo argomento, evidenziando l’esigenza di riconoscerne “l’importanza primaria a livello globale, affinché venga posto al centro di tutte le decisioni sul disarmo nucleare e sulla non-proliferazione”.

Tali affermazioni hanno avuto come punto di partenza la Dichiarazione Congiunta sulla dimensione umanitaria del disarmo nucleare, rilasciata dalla Svizzera a nome di 35 Stati il 22 Ottobre 2012 a New York, la quale a sua volta ha rappresentato un passo avanti rispetto a quanto dichiarato nel 2012 a Vienna dalla Commissione Preparatoria NPT, in cui gli Stati che firmarono furono 16. Il fatto che nell’arco di tempo che va da ottobre dello scorso anno a oggi le firme siano aumentate di oltre il doppio dimostra chiaramente che l’approccio umanitario sta raggiungendo sempre maggior risonanza.

Secondo quanto si afferma nel documento, “attualmente questo tema fa parte a tutti gli effetti dell’agenda globale”, come è emerso anche dalla Conferenza sul Riesame del Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 2010, dalla decisione da parte della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di perseguire uno strumento legislativo vincolante in grado di proibire l’uso delle armi nucleari nonché di abolirle e, più recentemente, dalla Conferenza di Oslo svoltasi nel marzo del 2013. Alla luce delle dichiarazioni rilasciate dalla maggioranza degli Stati riguardo al Trattato, risulta evidente che la Conferenza di Oslo è stata un’iniziativa che, accolta in maniera molto positiva, ha rappresentato un vero successo da parte del MAE norvegese ai fini sia di un cambiamento di prospettiva in merito al disarmo nucleare sia dell’avvio di un dialogo alternativo rispetto ai dibattiti tradizionali, caratterizzati da negoziazioni in fase di stallo: si auspica dunque un dialogo in cui la questione dell’impatto umanitario delle armi nucleari assuma una posizione preminente e centrale.

L’ampia adesione alla Dichiarazione Congiunta ha dimostrato che gli stati non nuclearizzati sono decisi a impegnarsi per la delegittimazione di queste armi, spingendo affinché, in tempi più brevi possibili, esse vengano totalmente eliminate. La prossima e imminente conferenza in Messico offrirà l’opportunità di compiere ulteriori passi avanti in questo processo a favore dell’abolizione delle armi nucleari.

Traduzione per Peacelink di Laura Bellanti

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