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i morti civili sono considerati pedine di contese geopolitiche

Nuove guerre: la solitudine di Gaza e l’accerchiamento della Russia

gli israeliani che sulla collina sopra Sderot hanno brindato per la caduta delle bombe nel terreno di Gaza e poi minacciato di “distruggere la nostra macchina se dico una parola sbagliata”
22 luglio 2014 - Rossana De Simone

Distruzione a Gaza

Robert Fisk in un suo articolo pubblicato sull’Independent scrive che il massacro della guerra di Gaza è un osceno replay. Riportando frammenti di articoli con appelli, incontri presso l’ONU, articoli di giornale che descrivono l’orrore per i bambini morti sotto le bombe israeliane, attacchi agli ospedali, lanci di razzi di Hamas, si chiede perché. “Perché noi lettori – lasciamo da parte noi giornalisti – ci permettiamo di partecipare a questa che io chiamo una passata di strofinaccio della memoria collettiva? E non eravamo a questo punto già prima?” http://www.independent.co.uk/voices/comment/why-doesnt-the-media-ever-mention-the-lack-of-progress-in-the-middle-east-9603172.htm


In effetti non si può non rilevare che all’incapacità del movimento pacifista di analizzare le ragioni e le dinamiche delle guerre, corrisponde il limite delle azioni che si riducono alla denuncia dei morti, agli appelli ai governi, all’Europa e all’ONU, all’embargo in alcuni casi (che si risolve spesso con la morte di più civili) e al diritto internazionale. Come se le guerre non si facessero in deroga al diritto internazionale (vedi art. 51 per Israele), come se l’ONU contasse qualcosa, come se la diplomazia internazionale non abbia mostrato che i morti civili sono considerati pedine di contese geopolitiche.


Ciò che colpisce in questo particolare momento storico è la simultaneità di due eventi estremi: la distruzione dell’aereo MH 17 Amsterdam-Kuala Lumpur in Ucraina e il lancio dell’offensiva di terra di Israele contro Gaza. Sia per il volo MH17 che per l’iniziativa israeliana, si sono usati linguaggi che utilizzano la disinformazione per intensificare l’intervento NATO in Ucraina, e legittimare il piano di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania di una tregua per mandare aiuti e smilitarizzare Gaza. Obama si è detto sicuro che l’aereo è stato abbattuto nell’Ucraina orientale da un missile terra-aria lanciato dalle forze separatiste filo-russe aiutati dalla Russia, eppure le stesse armi di fabbricazione russa sono utilizzate dal governo ucraino. Tuttavia tutti i media occidentali legittimano le conclusioni del presidente americano. http://ronpaulinstitute.org/archives/featured-articles/2014/july/20/what-the-media-won’t-report-about-malaysian-airlines-flight-mh17.aspx


John Pilger ha scritto un lungo e interessante articolo “Il ritorno di George Orwell e la Guerra del Grande Fratello. In Israele, l’Ucraina e la Verità” in cui descrive come i media riportano le notizie dall’Ucraina e denunciando l’uso della regola orwelliana del capovolgimento semantico. “I nemici sono sempre “ribelli”, “militanti”, “insorti”, “terroristi” e tirapiedi del Cremlino. Ripensate ai fantasmi di Vietnam, Cile, Timor Est, Africa del sud, Iraq; le etichette sono sempre le stesse. La Palestina è il simbolo di questa continua truffa. L'11 luglio, in seguito all'ultimo massacro di Gaza attrezzato dagli USA (ottanta vittime, di cui sei bambini di una sola famiglia), un generale israeliano scrive nel Guardian sotto il titolo “Una necessaria dimostrazione di forza”. http://johnpilger.com/articles/the-return-of-george-orwell-and-big-brothers-war-on-palestine-ukraine-and-truth

Negli Stati Uniti due giornalisti sono stati colpiti dalla censura per aver espresso critiche nei confronti di spietate operazioni militari di Israele. Ayman Mohyeldin, un giornalista di origine egiziana della NBC, è stato rimosso dopo aver descritto e fatto vedere l'omicidio di quattro bambini palestinesi su una spiaggia di Gaza vicino all’hotel utilizzato dai giornalisti stranieri..
Mohyeldin ha scritto delle tragiche morti in un tweet "4 bambini palestinesi uccisi in un solo attacco aereo israeliano. Pochi minuti prima che fossero uccisi stavo calciando una palla con loro”. Ha inviato le foto e un video dei genitori devastati, e messo in discussione un portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che aveva accusato il movimento islamista palestinese che governa Gaza, Hamas, della morte dei quattro giovani.
Solo dopo forti dimostrazioni di solidarietà, Ayman Mohyeldin è potuto ritornare a Gaza per riprendere il suo lavoro di corrispondente.
http://crooksandliars.com/2014/07/nbc-reporter-ayman-mohyeldin-returns-gaza

La giornalista della CNN Diana Magnay ha subito la stessa sorte perché ha descritto come "feccia" gli israeliani che sulla collina sopra Sderot hanno brindato per la caduta delle bombe nel terreno di Gaza e poi minacciato di “distruggere la nostra macchina se dico una parola sbagliata”. La giornalista è stata spedita a Mosca.
http://www.huffingtonpost.com/2014/07/18/cnn-diana-magnay-israel-gaza_n_5598866.html

In questo scenario internazionale la diplomazia europea brilla per la sua inefficacia di fronte alla morte, distruzione e sofferenza umana della povera Striscia di Gaza bombardata da aria, terra e mare, mentre si sottopone alla volontà degli Stati Uniti affinché siano imposte sanzioni più severe verso la Russia. Diversi Stati membri dell'UE hanno chiesto il divieto di vendere armi alla Russia e tutti hanno chiesto l’apertura di una inchiesta internazionale. Ma se gli Stati Uniti cercano di rassicurare il pubblico americano e il mondo che possiedono una strategia e gli strumenti per combattere le minacce odierne con il nuovo National Security Strategy, l’Europa non possiede una vera politica estera e di difesa comune.
http://www.defense.gov/pubs/2014_Quadrennial_Defense_Review.pdf

La Germania invita la Francia a non consegnare due navi da guerra “Mistral” alla marina russa (accordo del valore di 1,2 miliardi di euro). La Spagna si allinea alla posizione tedesca (non ha contratti con la Russia in corso) e in ogni caso valuterà “caso per caso” le richieste di licenze di esportazione. Germania e Regno Unito hanno congelato le licenze dopo che la Russia ha annesso la Crimea. L’Italia, che vorrebbe ridurre le tensioni tra Stati Uniti, Europa e Russia, non ha ancora deciso la sua pozione. Belgio, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia hanno per ora sospeso i contratti in corso.

Diversa è la posizione europea nei confronti di Israele. La Germania ha appoggiato l'invasione israeliana di Gaza e il Parlamento europeo ha chiesto “la fine immediata dei lanci di razzi su Israele e dell'azione militare israeliana contro Gaza. I deputati europei hanno chiesto che il responsabile della politica estera dell'UE e gli Stati membri facciano di più per sostenere un cessate il fuoco immediato, per fermare tutti gli atti di violenza che minacciano i civili e per convincere israeliani e palestinesi a riprendere i colloqui di pace diretti”. http://www.europarl.europa.eu/portal/it


I deputati europei però non hanno preteso la sospensione dell'associazione di Israele a Horizon 2020, il nuovo programma di ricerca e innovazione dell'Ue, che rafforzerà la cooperazione tra ricercatori e innovatori israeliani e dell'Ue. L'accordo è stato firmato a giugno dal capo della delegazione Ue in Israele, l'ambasciatore Lars Faaborg-Andersen, e dal ministro della Scienza, Tecnologia e Spazio http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-633_en.htm
Nessun paese europeo ha chiesto all’Italia di fermare la vendita degli addestratori M346 a Israele e, nonostante le continue ostilità tra Israele e Gaza, nel 2012 le licenze per esportazione di armi dall'Europa a Israele hanno avuto un incremento del 290% http://oneworld.org/2014/01/28/european-arms-sales-to-middle-east-hit-record-high/


Nonostante l’appello “Il commercio delle armi e l'attacco di Israele su Gaza” sottoscritto da autorevoli autorità che si conclude con “Facciamo appello alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo di adottare misure immediate per attuare un embargo militare globale e giuridicamente vincolante per Israele, simile a quello inflitto al Sud Africa durante l'apartheid”, tutto tace. http://www.theguardian.com/world/2014/jul/18/arms-trade-israel-attack-gaza
Di fatto lo scambio di armi è reciproco visto che Israele ha diffuso la notizia di aver venduto per più di 7 miliardi di dollari sistemi d’arma a 20 paesi fra cui Spagna, Stati Uniti, Kenya, Corea del Sud e Regno Unito. L'elenco non comprende i nomi di altri Stati per motivi di sicurezza. http://archive.today/8EMXp


Piuttosto Israele ha potuto reclutare più di 100 ragazzi inglesi che hanno chiesto di partecipare a fianco delle forze israeliane nella guerra di Gaza visto che per la legge britannica non è reato entrare a far parte di un esercito straniero http://www.presstv.ir/detail/2014/07/19/371937/israel-recruits-britons-to-join-gaza-war/
E ancora una volta si può affermare che Israele usa le bombe "flechette", quelle che spargono intorno migliaia di frammenti mortali di acciaio, arma questa particolarmente crudele il cui uso è vietato dalla legge internazionale, http://www.theguardian.com/world/2014/jul/20/israel-using-flechette-shells-in-gaza, così come il gas tossico che provoca sintomi da soffocamento http://www.presstv.ir/detail/2014/07/18/371859/israel-uses-toxic-gas-to-kill-gazans/

Ismael Hossein-zadeh, professore del Dipartimento di economia e finanza alla Drake University, ha scritto della diabolica alleanza tra il complesso militare-industriale e lobby israeliana, e del caos pianificato in Medio Oriente.
Sostanzialmente afferma che il caos che imperversa in Medio Oriente non è frutto di un fallimento o di politiche contraddittorie degli Stati Uniti. Tutt’altro. In realtà il caos è da considerarsi un successo del complesso militare industriale e di chi sostiene la teoria della “Grande Israele”.
I semi del caos sono stati piantati circa 25 anni fa quando il muro di Berlino è crollato: c’è chi ha festeggiato la fine del militarismo e l'alba dei "dividendi della pace", in particolare dovuti dal riorientamento di parte del budget del Pentagono verso i bisogni sociali e non militari; e chi
beneficia della guerra e del militarismo che ha cominciato a ridefinire una dottrina sul nuovo mondo multipolare. Si trattava di andare oltre la tradizionale "minaccia sovietica" attraverso la teorizzazione di nuove minacce, gli "stati canaglia", l'Islam radicale e il "terrorismo globale". Proprio come i beneficiari dei dividendi di guerra, il complesso militare-industriale, i sostenitori della "Grande Israele" percepiscono la pace tra Israele e i suoi vicini palestinesi un pericolo perché, secondo una serie di risoluzioni delle Nazioni Unite, la pace significherebbe il ritorno di Israele ai suoi confini pre-1967, cioè il suo ritiro dalla Cisgiordania e Striscia di Gaza.
Con una piccola guerra qui, una piccola guerra là, una guerra a bassa intensità in un paese x e una guerra a media intensità nel paese y, va in onda la cinica strategia che serve a mantenere alti gli stanziamenti per il complesso militare industriale, senza causare conflitti importanti o mondiali che potrebbero paralizzare il mercato. Il caos in Medio Oriente, in Africa e nell’Europa Orientale/Ucraina è la prova di questa politica premeditata.
http://www.intrepidreport.com/archives/13652

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