La guerra dei droni russi: 87 mila uomini e la nuova profondità del campo di battaglia
La guerra in Ucraina sta producendo una trasformazione profonda delle forze armate. I droni non sono più soltanto uno strumento aggiuntivo affidato a piccoli gruppi specializzati. Sono diventati una componente strutturale degli eserciti, capace di modificare il modo stesso in cui si combatte.
87 mila militari russi addetti ai droni
Un dato russo rende bene la dimensione del cambiamento: alla fine del 2025 le Forze russe dei sistemi senza pilota contavano circa 87.000 militari, con un progetto di arrivare a circa 165.000 entro la fine del 2026. Il dato è riportato da Rob Lee e Dmytro Putiata in uno studio del Foreign Policy Research Institute.
Occorre però fare una precisazione: 87.000 non significa 87.000 piloti di droni. Si tratta del personale complessivo delle nuove forze russe dedicate ai sistemi senza pilota: operatori, tecnici, specialisti, unità di supporto e altre figure.
E l'Ucraina?
Nel 2025 il Ministero della Difesa ucraino indicava circa 20.000 militari impiegati come operatori di droni, mentre nel 2026 l'Ucraina ha continuato ad ampliare rapidamente le proprie forze senza pilota. Ad aprile 2026 le forze armate ucraine hanno annunciato di avere bisogno di altri 15.000 addetti da reclutare per reggere il confronto militare.
Mosca sta infatti costruendo una vera e propria organizzazione militare dedicata alla guerra senza pilota, una guerra che arriva sempre più in profondità nelle retrovie ucraine, ben oltre la linea del fronte.
Rubicon: quando il drone entra nella profondità del fronte
All'interno di questa trasformazione assume particolare rilievo il Rubicon Center for Advanced Unmanned Technologies, una struttura d'élite russa costituita nel 2024.
Rubicon non va considerato semplicemente come un reparto di droni FPV. Le sue unità hanno sviluppato una funzione particolare: operare dietro la prima linea, cercando i punti vulnerabili del dispositivo ucraino.
Uno studio del Foreign Policy Research Institute descrive i distaccamenti Rubicon come unità impiegate per colpire soprattutto squadre di droni e obiettivi logistici a maggiore distanza dalla linea del fronte, con l'obiettivo di accorciare il tempo che intercorre fra l'individuazione di un bersaglio e il suo attacco.
In altre parole, il problema non è più soltanto "distruggere un carro armato". La Rubicon individua coloro che guidano i droni, i veicoli che portano munizioni, le stazioni di comando, i collegamenti e le vie attraverso cui arrivano i rifornimenti vitali alle truppe, ad esempio l'acqua.
È una forma di guerra in profondità.
L'Institute for the Study of War ha documentato, per esempio, operazioni Rubicon contro veicoli, autocisterne, mezzi logistici, posti di comando e altri obiettivi lungo strade e ferrovie anche a decine di chilometri dalla linea del fronte. In un caso sono stati documentati attacchi a obiettivi situati tra 26 e oltre 70 chilometri dalla linea del contatto.
La conseguenza è importante: il fronte non coincide più con la linea delle trincee.
Recidere la logistica
La logistica è uno dei bersagli più importanti.
Un esercito può avere soldati e armi in prima linea, ma se non arrivano carburante, munizioni, viveri, batterie, pezzi di ricambio, meccanici, la sua capacità di combattimento diminuisce rapidamente.
Rubicon ha sviluppato proprio questa capacità di interdizione. L'ISW ha documentato l'impiego di droni russi contro le vie di rifornimento ucraine e, nel settore di Pokrovsk, contro persino i droni pesanti utilizzati dagli ucraini per trasportare rifornimenti alle unità combattenti.
È un passaggio significativo.
Il drone non serve soltanto a colpire direttamente un soldato. Può essere utilizzato per impedire che quel soldato riceva ciò di cui ha bisogno per continuare a combattere.
La stessa logica è stata osservata nell'area di Dobropillia: secondo analisi militari, le unità Rubicon hanno cercato di isolare le posizioni ucraine colpendo le strade anche a oltre 20 chilometri di profondità.
Gli occhi per le bombe plananti
C'è poi un'altra dimensione fondamentale: la ricognizione.
Rubicon dispone di diversi tipi di droni da ricognizione, fra cui ZALA, Orlan e SuperCam, oltre a droni FPV e sistemi d'attacco.
Questo permette di costruire una catena sempre più rapida: ricognizione, individuazione, identificazione, trasmissione delle coordinate, attacco.
Questa è quella che gli analisti chiamano spesso kill chain, la "catena di ingaggio". La catena delle uccisioni.
Più questa catena diventa veloce, meno tempo ha il bersaglio per spostarsi o nascondersi.
Ed è qui che il rapporto fra droni e bombe plananti diventa particolarmente importante e spietato.
Le bombe plananti russe KAB/UMPK possono essere lanciate da aerei a distanza di sicurezza dalle difese antiaeree ucraine. Il loro impiego fa parte di una più ampia campagna russa di interdizione della logistica e delle retrovie. L'ISW ha documentato l'impiego combinato di droni, bombe plananti KAB e altri sistemi per colpire la logistica e creare condizioni favorevoli all'avanzata russa. Possono arrivare a pesare una tonnellata, una tonnellata e mezza, anche tre. L'effetto è devastante. Anche se il dronista ucraino non viene colpito riporta lesioni gravi nell'arco di centinaia di metri di raggio.
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