E' legittima la presenza dei militari italiani in Iraq?
La risoluzione n. 1483 parla di potenze occupanti (anche lei l'ha citata, onorevole Cicu). Vorrei ricordare che, nel testo della risoluzione, il riferimento alla locuzione "potenza occupante" - che, evidentemente, non potrebbe in alcun modo essere associato ad una missione delle Nazioni Unite - viene utilizzato richiamando le potenze occupanti al rispetto degli obblighi, delle leggi e delle convenzioni internazionali. Nel paragrafo successivo della risoluzione n. 1483, è esplicito il richiamo - anche se non viene formalmente menzionata l'Italia - a paesi che, come l'Italia, pur non avendo fatto la guerra (ed in questo senso non essendo occupanti), concorrono, con le medesime responsabilità, sotto il comando di quella che la risoluzione definisce l'autorità, l'authority, cioè il Governo provvisorio, l'autorità militare e civile provvisoria messa in campo dagli Stati Uniti d'America. L'Italia, quindi, è paese sottoposto alle potenze occupanti, partecipe, dentro l'autorità amministrativa, con un proprio rappresentante - è stato citato - nel campo della cultura. Tutto ciò propone una violazione palese dell'articolo 11 della Costituzione della Repubblica italiana. È la prima volta che abbiamo una presenza di militari fuori da un mandato delle Nazioni Unite, in un contesto in cui la norma costituzionale ai sensi della quale l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali è stata evidentemente violata da questa decisione, da questo atto. Siamo, quindi, di fronte ad una situazione molto confusa, nella quale le potenze occupanti e le potenze subalterne a quelle occupanti, tra cui l'Italia, operano al di fuori di un quadro riconosciuto di legittimità e di legalità internazionale.
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