L'ONU approva 116 milioni di aiuti alimentari a Cuba nonostante il veto USA

Una “vittoria storica” contro il blocco
Il voto, tenutosi il 26 giugno a Roma, ha registrato 29 voti a favore e solo 2 contrari (Stati Uniti e Marocco), confermando il fallimento delle manovre americane volte a bloccare gli aiuti umanitari all’Avana.
Washington sia rimasta quasi sola nel tentativo di fermare il programma.
Cosa prevede il piano WFP per Cuba
Il programma approvato copre il periodo dal 1° luglio 2026 al 31 dicembre 2030, con un budget totale di 116.425.668 dollari. Gli obiettivi dichiarati sono:
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rafforzare la cooperazione sulla sicurezza alimentare;
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migliorare i sistemi logistici per la distribuzione degli aiuti;
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proteggere le popolazioni vulnerabili in un contesto di aggravamento delle sanzioni economiche e finanziarie statunitensi.
Il contesto: crisi umanitaria e pressione USA
L’approvazione arriva in un momento di acuta crisi economica a Cuba, aggravata da nuove misure restrittive dell’amministrazione Trump, tra cui un blocco petrolifero rafforzato da ordini esecutivi firmati a gennaio 2026. Organizzazioni e media internazionali hanno più volte denunciato l’impatto umanitario delle sanzioni, mentre movimenti di solidarietà hanno lanciato campagne di raccolta di viveri e medicine da Messico, Europa e America Latina.
In questo scenario, il voto al WFP assume un forte significato politico: non solo riconosce la necessità di aiuti, ma segnala una maggioranza ampia e trasversale pronta a sostenere Cuba nonostante le pressioni di Washington.
Perché questa notizia conta
Questa notizia conta perché l’“arma della fame” non va usata come strumento di pressione geopolitica. Al tempo stesso, esista una rete di solidarietà internazionale capace di contrastarla. La vittoria diplomatica dell’Avana al WFP non è solo una questione cubana: è un precedente che rafforza la legittimità degli aiuti umanitari contro le sanzioni unilaterali e il diritto dei popoli a non essere puniti per ragioni politiche.
Fonti principali: comunicati e report su Prensa Latina, Pressenza, Infobae, CiberCuba, e analisi di media internazionali (giugno 2026).
Sul piano strettamente giuridico, la posizione dominante tra chi critica l’embargo a Cuba è che esso violi:
a) il principio di non interferenza negli affari interni di un altro Stato;
b) le norme sul libero commercio e la libertà di navigazione (soprattutto per la componente extraterritoriale);
c) obblighi in materia di diritti economici, sociali e culturali, in quanto le sanzioni colpiscono beni e servizi essenziali per la popolazione.
Nel 2026, l’Associazione americana dei giuristi (Aaj) ha definito “illegale e pericoloso” l’embargo energetico imposto da Trump a Cuba, parlando di “flagrante violazione del diritto internazionale”. Anche l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani ha denunciato il blocco sui rifornimenti di petrolio a Cuba come violazione del diritto internazionale.
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