Le istruzioni NATO ai governi europei per il tempo di pace, di crisi e di conflitto
Lo scenario
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La scomparsa dei vertici dello Stato. Deve essere chiara la linea di successione della leadership in caso di evento destabilizzante. Il governo deve poter esercitare l'autorità sovrana e decidere in qualsiasi condizione (Requisito 1, Obiettivo 1). Occorre un centro di gestione delle crisi blindato e protetto fisicamente, con sedi alternative (Req. 1, Ob. 3).
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Vittime di massa. Occorre predisporre piani di emergenza per vittime di massa in tempo di crisi e di conflitto (Req. 5, Ob. 4). Bisogna costituire scorte nazionali di farmaci, sangue ed emoderivati (Req. 5, Ob. 5). È necessario un inventario unico delle capacità sanitarie civili e militari (Req. 5, Ob. 3).
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Attacchi sul territorio nazionale. Bisogna prepararsi ad attacchi armati contro i cittadini e a sabotaggi delle infrastrutture critiche. Occorre prevedere cyberattacchi capaci di paralizzare i servizi essenziali alla popolazione (Premessa, par. 6).
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Popolazioni in movimento. Occorre prepararsi a un afflusso di persone oltre il 2% della popolazione nazionale: per l'Italia, circa 1,2 milioni (Req. 3, Ob. 1). Devono essere pianificate evacuazioni dalle aree di crisi e di conflitto e, se necessario, bisogna poter limitare gli spostamenti della popolazione (Req. 3, Ob. 2). È necessario un meccanismo per decidere chi ha la precedenza, tra civili e forze militari, sulle stesse vie di trasporto (Req. 3, Ob. 3).
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Priorità ai militari. Deve essere garantito l'accesso prioritario all'energia (Req. 2, Ob. 1) e alle reti di comunicazione civili (Req. 6, Ob. 4). Bisogna assicurare alle forze militari il rapido attraversamento delle frontiere e l'accesso ai mezzi e alle infrastrutture di trasporto civili (Req. 7, Ob. 1). Cibo e acqua devono essere garantiti non solo alla popolazione, ma anche alle operazioni militari (Req. 4, Ob. 2).
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Le aziende arruolate. Le imprese devono inserire la guerra nei propri piani di continuità operativa (Premessa, par. 3). È necessario vincolare con leggi o contratti i privati che gestiscono l'energia (Req. 2, Ob. 3) e le telecomunicazioni (Req. 6, Ob. 1).
Cosa sta succedendo? È forse la sceneggiatura di una serie distopica? Da dove vengono questi requisiti?
La fonte
Si tratta dei 2026 Resilience Baseline Requirements, i "requisiti di base per la resilienza" della NATO, pubblicato il 15 settembre 2026. Si articola in sette aree: continuità del governo, energia, movimenti di popolazione, cibo e acqua, vittime di massa e crisi sanitarie, comunicazioni civili, trasporti civili.
La premessa chiarisce lo spirito dell'operazione. Al rafforzamento militare dell'Alleanza deve corrispondere un impegno per la resilienza, in particolare nel sostegno civile alle operazioni militari. La pianificazione civile nazionale va misurata sui requisiti operativi elencati nel documento, compreso il supporto che il paese ospitante deve fornire alle forze alleate. Tra gli impegni richiesti agli Stati c'è quello di mettere risorse e capacità civili al servizio dei piani militari NATO, anche in un “ambiente conteso”.
In altre parole, ospedali, centrali, ferrovie, reti telefoniche e acquedotti vengono letti anche per ciò che possono garantire allo sforzo bellico. E quando le risorse non bastano per tutti, il documento prevede che i militari abbiano la precedenza.
Dieci anni di silenzio
I requisiti non sono nuovi. Questo è il primo aggiornamento sostanziale da quando furono introdotti nel 2016, al vertice di Varsavia. Da allora sono stati rafforzati più volte, con l'impegno per la resilienza del luglio 2016 e il "Strengthened Resilience Commitment" del giugno 2021. Al vertice di Washington del 2024 gli alleati hanno deciso che la preparazione civile deve sostenere la pianificazione della difesa nazionale e collettiva.
Per dieci anni questi documenti sono rimasti riservati. Ora la NATO li ha resi pubblici per la prima volta, in occasione della riunione dei direttori delle politiche di resilienza, tenuta al quartier generale di Bruxelles il 15 settembre. All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti dei settori idrico, delle comunicazioni e dell'energia, per discutere di come mantenere in funzione i servizi critici durante crisi e conflitti.
La scelta di rendere pubblico il testo vuole coinvolgere "l'intera società", assicurandosi che sia conosciuto, accettato e, soprattutto, finanziato.
Chi paga
Il documento ricorda che al vertice dell'Aia del 2025 i capi di Stato e di governo hanno concordato di contabilizzare fino all'1,5% del PIL in spese connesse a difesa e sicurezza, comprese resilienza e preparazione civile. È la seconda quota dell'obiettivo del 5% entro il 2035, accanto al 3,5% di spesa militare in senso stretto. Una nota a piè di pagina (nota 1) precisa che le spese per resilienza, difesa civile e preparazione civile possono essere conteggiate se basate sulla pianificazione nazionale di resilienza o necessarie ad attuare i piani di difesa NATO o nazionali.
I requisiti di resilienza diventano così il manuale d’implementazione dell'1,5%: stabiliscono quali spese civili possono essere contate come difesa.
Per l'Italia la questione è immediata. Il 5 agosto il ministro Giorgetti ha presentato alla Camera la richiesta di attivare la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di stabilità, quantificando il fabbisogno in 0,9 punti di PIL per la difesa e 0,6 per l'energia fino al 2028, circa 35-36 miliardi in totale. Quei 14 miliardi per la "sicurezza energetica" si sovrappongono al Requisito 2, quello che chiede accesso prioritario all'energia per il supporto che il paese ospitante deve fornire alle forze alleate (Host Nation Support).
Il rischio di contabilità creativa era stato segnalato già nel giugno 2025, subito dopo il vertice dell'Aia. L'Osservatorio Milex osservava che l'1,5% sarebbe stato raggiungibile agevolmente solo conteggiando spese già sostenute o programmate, attingendo eventualmente anche ai fondi del PNRR.
Il caso più noto è il Ponte sullo Stretto. Il sottosegretario Prisco ha rivendicato in Parlamento che, su iniziativa italiana, ogni paese potrà decidere autonomamente quali voci includere nell'1,5%, e ha collegato il Ponte al piano europeo di mobilità militare. L'ambasciatore statunitense alla NATO Matthew Whitaker ha frenato, mentre il ministero dei Trasporti ha replicato che l'opera è interamente finanziata con risorse statali.
Indipendentemente dalle acrobazie finanziare, quando le risorse non basteranno per tutti, chi avrà la precedenza sulla strada, nella rete elettrica, sulla linea telefonica, nella corsia di ospedale? La risposta, in parte, è già scritta, in un testo ufficiale che i governi stanno trasformando in spesa pubblica.
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