PeaceLink scoprì nel 2004 che la base era diventata NATO senza comunicazione al Parlamento

Storia dell'evoluzione della base navale di Taranto dentro la NATO

Su sito del Pentagono risultava essere diventata una base NATO HRF ossia ad alta prontezza d'uso ma sui siti istituzionali italiani la verità veniva nascosta. Oggi che è tutto confermato si viene a sapere che la missione di Taranto fuoriesce dal perimetro NATO per proiettarsi verso l'Indopacifico.
25 settembre 2026
Redazione PeaceLink

1. Il punto di partenza: perché Taranto

Taranto ha una tradizione marittima millenaria, essendo stata un crocevia strategico del Mediterraneo fin dall'epoca della colonizzazione greca. Nel 1865, il Regno d'Italia appena unificato scelse Taranto come sede di una base navale e di un arsenale, sfruttando le acque protette del Mar Piccolo e lo spazio aperto del Mar Grande. Durante le due guerre mondiali e nel dopoguerra, l'arsenale locale si occupò di riparazioni e ricostruzioni di navi militari e civili, incluse unità alleate.

Ma è solo all'inizio del XXI secolo che Taranto entra davvero nell'orizzonte strategico della NATO.


2. Il primo punto di svolta: la nascita del COMITMARFOR (2002)

Il 4 settembre 2002, a Taranto viene istituito il COMITMARFOR (Comando Italiano Marittimo Forze). Non è un semplice comando della Marina Militare Italiana. La sua peculiarità sta in due aspetti:

Primo, nasce con una "doppia capacità" fin dall'inizio. Il COMITMARFOR è il risultato della fusione e riorganizzazione di due precedenti strutture di comando — il COMFORAL (Comando Forze d'Altura) e il COMGRUPNAVIT (Comando Gruppo Navale Italiano) — ed è progettato per operare sia nel quadro nazionale italiano, sia in quello dell'Unione Europea, sia in quello della NATO.

Secondo, ha una missione precisa: comandare con "estrema rapidità" forze navali, aeree e anfibie NATO o multinazionali, per rispondere a crisi nel "Mediterraneo allargato". Quest'area non comprende solo il Mediterraneo, ma si estende al Mar Rosso, al Golfo Persico e alle acque adiacenti. E, in tempi recenti, anche l'Indopacifico.

In altre parole, il COMITMARFOR nasce come un centro di comando marittimo concepito per la risposta rapida della NATO, anche se la sua base è italiana e il suo personale è in gran parte italiano.


3. Dalla "scoperta" alla "certificazione": il ruolo HRF nella NATO (2003-2006)

Tra il 2003 e il 2004, l'organizzazione pacifista PeaceLink scopre, attraverso documenti pubblici del Pentagono, che a Taranto è stato attribuito il ruolo di comando ad alta prontezza (HRF) nella NATO. L'informazione viene resa pubblica mentre il Parlamento italiano non ne era a conoscenza, dando origine a una controversia pubblica. Nel marzo 2004 l'ammiraglio Quinto Gramellini, comandante della base navale di Taranto, nega pubblicamente che Taranto sia diventata sede di un comando NATO, mentre PeaceLink replica che la sua fonte è un documento ufficiale del Pentagono.

Dal punto di vista del percorso formale NATO, il periodo luglio 2005 - giugno 2006 segna un passaggio chiave: il COMITMARFOR assume per la prima volta il compito di prontezza operativa come componente marittima (MCC) della Forza di Risposta della NATO (NRF). In seguito, assume questo ruolo a rotazione anche nel 2009, 2014 e 2019. Ciò significa che, durante quei "periodi di servizio", se la NATO avesse deciso di attivare la NRF, questo comando di Taranto sarebbe stato il centro operativo effettivo per il comando delle forze marittime.


4. La nuova base e la nuova era: la base navale del Mar Grande (2004)

Il 25 giugno 2004 viene inaugurata la nuova base navale di Taranto nel Mar Grande. Non si tratta solo di un trasferimento geografico (dal Mar Piccolo al Mar Grande), ma di un salto strategico.

Le dimensioni della nuova base è di 60 ettari, ed è capace di ospitare circa 4.000 persone, con banchine per circa 20 unità navali. La base dispone di grandi bacini di carenaggio, tunnel a doppio uso (che ospitano reti elettriche, idriche, trasmissione dati, caricamento carburante e raccolta rifiuti), torri di controllo, eliporti e una rete stradale interna.

Il punto cruciale è che la nuova base è dotata di importanti infrastrutture NATO ed è collegata agli Stati Uniti mediante una antenna C4I. L'installazione è sull'Isola di San Pietro: lì è infatti presente un'imponente antenna per le telecomunicazioni (un traliccio alto fino a 120 metri)

Un documento parlamentare italiano del 2006 spiega: "La NATO ha fornito un ampio sostegno per la costruzione della nuova base navale. Taranto è una base italiana, messa a disposizione della NATO — cioè è una 'base NATO' solo nel senso che l'Italia è membro della NATO. Tutte le navi sono italiane, ma le navi in transito qui si riforniscono, sostano e, soprattutto, possono essere utilizzate per tutte le esigenze della NATO."

Questa frase descrive con precisione lo status giuridico di Taranto: la sovranità appartiene all'Italia, la funzione serve la NATO.


5. La ridenominazione e riorganizzazione dei comandi (2016)

Il 1° giugno 2016, la Marina Militare Italiana ripristina la storica struttura delle "divisioni navali". Il COMGRUPNAV 2 (Comando del Secondo Gruppo Navale) di Taranto viene rinominato COMDINAV 2 (Comando della Seconda Divisione Navale). Questo cambio di nome sembra solo un aggiustamento amministrativo, ma in sostanza istituzionalizza e gerarchizza ulteriormente la funzione di comando operativo di Taranto.

Le unità alle dipendenze del COMDINAV 2 includono: la portaerei Cavour, i cacciatorpediniere Andrea Doria, Durand de la Penne e Mimbelli, le navi da rifornimento Etna e Stromboli, oltre a diverse fregate e pattugliatori. Questo rende Taranto non solo un "posto di comando", ma un centro operativo con effettiva capacità di proiezione di forze.


6. La normalizzazione: la presenza a rotazione dello SNMG2 (2025-2026)

Negli anni 2020, il ruolo di Taranto si è ulteriormente configurato. Il comando del Secondo Gruppo Marittimo Permanente della NATO (SNMG2) ruota tra Italia e Grecia, e la cerimonia di passaggio di consegne si tiene proprio a Taranto.

Durante i 177 giorni di comando italiano dello SNMG2 (fino a giugno 2026), il gruppo ha condotto continue operazioni di deterrenza e difesa nel Mediterraneo, incluse esercitazioni NATO fondamentali come "Neptune Strike 25" e "Dynamic Manta", nonché esercitazioni congiunte con le marine di Egitto, Algeria e Marocco. Lo SNMG2 è uno dei quattro gruppi marittimi permanenti della NATO, e la sua presenza continua nel Mediterraneo significa che Taranto è diventata uno degli snodi logistici e di comando per le operazioni quotidiane della NATO nel Mediterraneo.


7. La fase attuale: il MNM-S e l'upgrade strategico del "Fianco Sud" (2022-2026)

Il vertice NATO di Madrid del giugno 2022 ha esplicitamente proposto il Nuovo Modello di Forze (NFM) e, nel suo quadro, ha pianificato l'istituzione a Taranto del Comando Marittimo Multinazionale Sud (MNM-S), guidato dall'Italia.

Nel settembre 2026, il presidente del Comitato Militare della NATO, l'ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, in visita a Taranto ha confermato: "Qui, oltre al centro logistico NATO, sta prendendo forma il nuovo comando marittimo multinazionale sud, guidato dall'Italia: sarà responsabile del Fianco Sud e del Mediterraneo allargato — un mare che alcuni consideravano un confine, ma che è sempre stato una porta."

La definizione di Taranto data da Cavo Dragone è: "ponte naturale tra l'Europa e il Mediterraneo allargato" e "punto di osservazione privilegiato sul Fianco Sud". Non è retorica. La creazione del MNM-S significa che Taranto passerà da "comando HRF a rotazione" a entità di comando multinazionale permanente della NATO nella direzione del Mediterraneo, con una responsabilità che copre un'area vasta da Gibilterra al Mar Rosso, dal Nord Africa al Medio Oriente fino all'Indopacifico.


8. Il progetto Basi Blu

Gli interventi previsti a Taranto da questo progetto sono di particolare rilievo.
Il progetto prevede la realizzazione di importanti opere marittime e terrestri gestite tramite gli uffici del Genio della Difesa (GENIODIFE). [1, 2, 3]
Opere a mare: il consolidamento della Darsena Grande, il dragaggio dei fondali fino a una profondità di -12 metri per consentire l'ormeggio delle unità maggiori (come la portaerei Cavour e la nave d'assalto anfibio Trieste), l'ampliamento del Molo Rotundi con una vasca di colmata, la costruzione del Nuovo Molo Pugliese in zona nord e di un nuovo dente di attracco sul lato sud. [1, 2] La portaerei Cavour
Infrastrutture a terra: la realizzazione di una nuova banchina a terra, una galleria per i servizi, nuovi magazzini, una torre di controllo e sale operative. [1, 2]
 
Il programma nazionale "Basi Blu" del Ministero della Difesa prevede per la Stazione Navale in Mar Grande di Taranto un imponente intervento di ammodernamento e potenziamento logistico da oltre 500 milioni di euro. [1] L'intervento a Taranto rappresenta una delle fette principali del piano nazionale del valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro (che coinvolge anche le basi di Augusta, Brindisi e La Spezia).
 
Obiettivo strategico del progetto è quello di non solo di adeguare l'infrastruttura portuale per consentire l'ormeggio e il supporto logistico delle nuove Unità Navali Maggiori della Marina Militare ma di soddisfare i moderni standard operativi anche in ambito NATO. [1]
 
Quando il programma Basi Blu cita l'adeguamento ai "nuovi e più moderni standard operativi della NATO" (specificamente regolati dalla direttiva alleata Bi-SC Directive 85-8), si riferisce alla capacità della base di Taranto di agire come un hub strategico proiettabile per la sicurezza internazionale, in particolare verso il cosiddetto "Mediterraneo Allargato".

Le portaerei Cavour e Trieste presenti a Taranto sono concepite proprio per la proiezione di potenza a grande distanza dalla madrepatria (capacità expeditionary), potendo trasportare caccia di quinta generazione F-35B, elicotteri, truppe e veicoli anfibi ovunque sia necessario a supporto delle missioni della NATO e anche di missioni fuori dal perimetro NATO in funzione di supporto di operazioni nell'Indopacifico.

Taranto funge da piattaforma di lancio e supporto logistico avanzato per queste forze ad alta prontezza operativa. 


9. La proiezione verso l'Indopacifico

Il Flanco Sud e il Comando NATO dedicato

Il ruolo operativo di Taranto è stato ulteriormente elevato con la nascita in città del nuovo Comando Multinazionale Marittimo per il Sud della NATO (Maritime Command South), una struttura a guida italiana incentrata sul controllo del fianco meridionale dell'Alleanza. Gli standard NATO impongono la presenza di infrastrutture di Comando e Controllo (C2) digitalizzate, protette e interoperabili con i sistemi dei 32 Paesi membri, capaci di gestire operazioni navali complesse in tempo reale.
 

Il Mediterraneo Allargato e l'Indopacifico

 
Ma, come già accennato, il compito della base navale di Taranto si fa particolarmente preoccupante e problematico quando viene inquadrato nell'indefinito scenario del Mediterraneo Allargato.
 
Viene usata spesso la definizione di "Mediterraneo Allargato" come se in un manuale di geografia ci fosse un tale concetto, ma in realtà tale definizione in realtà è talmente ampia e fumosa da comprendere l'Indopacifico, fino al Mar della Cina e le Isole Hawaii.
In questo scenario si collocano diverse navi d'altura come la "Bande Nere" e le altre - come la portaerei Cavour - che l'Italia sta proiettando verso scenari geopolitici ed esercitazioni congiunte con gli USA, il Guappone, l'Australia e altre nazioni alleate dell'Occidente. Queste esercitazioni prevendono il supporto agli Stati Uniti nel confronto militare con la Cina. 

La nuova portaerei Trieste

A Taranto c'è anche la nuova portaerei Trieste. La prima portaerei italiana ad essere progettata per sbarchi anfibi con unità corazzate.

La Nave Trieste (LHD 9890) è la più grande unità navale costruita in Italia dal dopoguerra. Progettata per la proiezione di potenza e la gestione di crisi, rappresenta il fulcro della strategia marittima nazionale nel "Mediterraneo Allargato", area geostrategica che unisce l'Atlantico all'Indopacifico.
Con 245 metri di lunghezza e oltre 33.000 tonnellate di dislocamento, la Trieste combina le capacità di una portaerei leggera a quelle di una nave d'assalto anfibia. [1, 2]
Nel Mediterraneo Allargato, la Trieste funge da hub multimissione. Dispone del ponte di volo per elicotteri e caccia F-35B, nonché del bacino allagabile per mezzi da sbarco anfibi e anche corazzati.
La versatilità della nave Trieste diventa cruciale nell'Indo-Pacifico, baricentro geopolitico globale. In contesti oceanici a lungo raggio, la Trieste esprime appieno la strategia di deterrenza. Operando in task group multinazionali e integrandosi con le marine alleate, offre una flessibilità logistica che le permette di proiettare reparti della Brigata Marina San Marco molto lontano dall'Italia e dal dettato fissato dall'articolo 11 della Costituzione.
 

Gli F-35B ad atterraggio verticale

 
A potenziare questa capacità a lungo raggio intervengono i caccia di quinta generazione F-35B Lightning II, velivoli stealth a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL). Lunghi 15,6 metri con un'apertura alare di 10,6 metri, hanno un peso massimo al decollo di quasi 28 tonnellate e superano velocità di Mach 1.6. L'F-35B può trasportare fino a 10.000 kg di carico bellico, ospitando oltre 2.500 kg di munizionamento di precisione nelle baie interne per azzerare la traccia radar. [1, 2, 3]

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