Riscaldamento del clima: le attivita' umane sono piu' importanti di quella del sole
In occasione dei negoziati dell' Aja su parte della stampa riappare l'ipotesi che i cambiamenti climatici siano causati dall'attivita' solare, e non da quella umana. Per esempio il Washington Post ed il Times (di Londra) hanno pubblicato di recente articoli che si rifersicono ai risultati di due scienziati Danesi, Svensmark and Marsh , i quali sostengono questa tesi. Il loro studio, comunque, non e' ancora stato pubblicato, e dunque esaminato adeguatamente da altri scienziati. Che fondamento ha questa tesi? Il dibattito e' aperto ma la maggior parte degli esperti dell IPCC le da poco credito. La letteratura scientifica disponibile fino a questo moomento ,da una parte conferma che un' influenza solare sul clima esista, dall'altra mette in luce che l'attivita' solare e' si uno dei fattori in gioco, ma non il principale (vedi Nesme-Ribes, 1994 e Valdes 2000). L'attivita' della nostra stella influenza il clima terrestre sia attraverso la quantita' di energia che raggiunge il pianeta, sia per mezzo di reazioni chimiche, innescate dai raggi ultravioletti. Queste cambiano la composizione dell'atmosfera e la sua capacita' di agire da 'serra'. (vedi ad es. NAS, 1994 Haigh, 1996). Fino ad ora vi e' preponderante evidenza che, negli ultimi 30 anni, l' effetto delle attivita' umane sul riscaldamento del pianeta sia stato maggiore dell'effetto dell' attivita' solare (Beer et al., 2000). I risultati di uno studio dell'attivita' solare pubblicati nel 1997 Willson 1997) indicano che l'aumento di irradianza del sole potrebbe causare un innalzamento di temperatura di circa 0.4 gradi Celsius nei prossimi cento anni. Non sono molti, se confrontati con le stime dell' IPCC , che prevedono un innalzamento a causa di attivita' umane di almeno 1 - 3.5 gradi (inoltre , secondo indiscrezioni,le nuove stime che saranno pubblicate tra qualche mese sono state riviste verso l'alto). Per ora la maggior parte dell'evidenza disponibile supporta la tesi che le influenze umane siano preponderanti. E' prematuro dire se i risultati danesi, una volta pubblicati e accettati da una rivista internazionale, cambieranno l'opinione della comunita' scientifica. E' dunque estremamente importante che i paesi che si incontrano all'Aja non nutrano vane speranze riguardo alla poca importanza degli effetti umani ( speranze sostenute dalle lobby industriali) ma implementino nei prossimi anni serie misure strutturali per ridurre l' emissioni di gas serra. Solo se i paesi industrializzati daranno alta priorita' al problema delle emissioni il resto del mondo sara' disposto a fare altrettanto. In caso contrario, secondo uno studio pubblicato su Nature a meta' Novembre (Cox et al., 2000) , si rischia un' accelerazione dei processi di riscaldamento a partire da circa il 2050 con un previsto innalzamento della temperatura media di circa 5.5 gradi entro questo secolo. Dal punto di vista ecologico e meteorologico cio' sarebbe estremamente serio. Se invece adeguate politiche venissero attuate, cio' permetterebbe anche di migliorare lo stato di salute dell' ozono stratosferico, ora precario, e di ridurre l'inquinamento atmosferico su scala planetaria.
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