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I grandi gialli dell’ambiente - Il caso misterioso del mercantile Rosso naufragato al largo della Calabria: tre testimonianze alla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti

Pubblichiamo il testo integrale dell’audizione condotta dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul traffico dei rifiuti, che si è svolta il 23 febbraio 2005 con il colonnello Ivano Tore

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del colonnello Ivano Tore. Comunico che le previste audizioni del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trieste Nicola Maria Pace e del capitano di vascello Giuseppe Bellantone sono rinviate ad altra data.
La Commissione, nello svolgimento delle proprie attività istituzionali, intende acquisire dati ed elementi conoscitivi sullo stato di attuazione della vigente normativa in materia di gestione del ciclo dei rifiuti. La Commissione ha convenuto sull'opportunità di procedere all'audizione del colonnello Tore in merito alle indagini cui ha partecipato in ordine alla vicenda della motonave Rosso, appartenente alla compagnia genovese Ignazio Messina Spa, arenatasi nel 1990 sulla costa calabrese presso il comune di Amantea, relativamente alla quale sono ancora in corso indagini della magistratura e la stessa Commissione sta svolgendo specifici approfondimenti.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do subito la parola al colonnello Tore, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.
IVANO TORE. Signor presidente, faccio un breve cappello sulla mia attività svolta in Calabria, in particolare a Reggio Calabria, quale comandante del nucleo operativo del comando provinciale dal 1992 al 1995. Verso il 1994 furono segnalate delle attività di trasporto di rifiuti solidi dalla zona della Campania verso la parte ionica della Calabria, in particolare nella zona di Locri. La prima attività che ponemmo in atto fu quella di individuare gli autotreni che viaggiavano nottetempo scaricando rifiuti solidi urbani, o comunque rifiuti speciali, in crepacci naturali. Come probabilmente alcuni di loro sanno, la Calabria è piena di queste fenditure, specialmente in quella zona.
Furono predisposte attività di identificazione di questi mezzi verso la zona di Mammola, quindi nella parte che collega la famosa strada che da Gioia Tauro porta a Roccella Jonica, la superstrada che collega le due sponde del mare. Furono individuati degli autisti con i relativi mezzi di società, ma questa attività inizialmente non portò ad altro se non a individuare qualche sito attraverso una ricognizione aerea che facemmo con un elicottero, da cui anche ad occhio nudo si intravedeva benissimo ciò che vi era stato collocato. Evidentemente, le attività cantieristiche poste in essere nella zona erano tali che con le ruspe coprivano questo materiale. Probabilmente lo facevano già da molto tempo, ma la cosa divenne nota nel 1994.
Ne parlammo con il magistrato, il dottor Neri, all'epoca procuratore aggiunto a Reggio Calabria, il quale manifestò un interesse particolare per questa attività, e quindi costituimmo una piccola squadra con il comandante in testa, due collaboratori e in più il comandante della Capitaneria di porto, che poi, nel 1995, è deceduto durante la sua attività. Grazie all'individuazione di qualche attività che anche il Messina già svolgeva sulla terra e non via mare, estendemmo il nostro raggio d'azione alle attività che egli svolgeva a Genova. Il dottor Neri acquisì una serie di dati sulla compagnia Messina e venne fuori la vicenda di una nave arenata presso Cosenza, nella zona Catanzaro-Cosenza. Si cominciò a parlare di uranio impoverito che questa nave trasportava. Era arenata lì da molto tempo.
Incominciammo quindi questa attività. Innanzitutto, su disposizione del magistrato, acquisimmo una serie di certificazioni mediche presso le ASL di Cosenza e Catanzaro relative a decessi dovuti ad eventuali introduzioni nel corpo umano di queste sostanze. Emerse una quantità che adesso non indico numericamente, comunque abbastanza consistente, di certificazioni per morti strane, nel senso che erano dovute a problemi di inquinamento atmosferico. Restringemmo il campo dell'attività alla zona in cui la nave si era arenata, sulla spiaggia di Amantea. Il dottor Neri prese la palla al balzo e, essendo interessata alla prima parte delle indagini anche la regione Campania, chiamò il dottor Cordova, all'epoca procuratore di Napoli. Con Neri e Scuderi, capo della Procura di Reggio Calabria, i magistrati decisero di allargare l'inchiesta, che ci portò a Brescia, perché lì c'era un centro della Guardia forestale molto ben attrezzato, composto da gente veramente in gamba dal punto di vista investigativo. Il comandante evidentemente aveva lavorato nel Nord e diede ai magistrati molte notizie. Ricordo che nei tre giorni di permanenza a Brescia il dottor Cordova informò con una propria lettera il Presidente della Repubblica Scalfaro. Non so il contenuto della lettera, ma so che lo informò perché mandarono uno dei miei due collaboratori a portare questa missiva la sera stessa.
Non ho altri ricordi, più precisi, ma questi sono gli aspetti principali. Se mi rivolgerete qualche domanda specifica, è possibile che possa riaffiorare in me il ricordo di qualche dettaglio che adesso mi sfugge. Ovviamente, sono a disposizione. Nel 1995, comunque, sono andato a La Spezia e lì, proprio grazie alla mia pregressa attività, notai un altro aspetto che era collegato. Quindi, abbiamo continuato l'attività con la Guardia forestale, con uomini della Guardia forestale, perché l'arma, nel senso del mio reparto... poi si sa come vanno queste cose, andato via il comandante... Io credevo in questa attività. Insomma, sono venuti un paio di volte a sequestrare documenti, poi ci furono altre vicende e i magistrati di La Spezia ebbero impegni particolari e questa cosa di La Spezia poi si è risolta, a lungo andare, con ricerche, come loro sanno. Ora, la nota discarica che si trovava a La Spezia è stata eliminata del tutto, ma con un grosso impegno dal punto di vista economico. Come sapete, infatti, nella zona, che si trova a ridosso della costa spezzina, avevano costruito, anche se c'era questa «bomba ecologica». Abbiamo fatto ricerche, perforazioni, carotaggi e si è trovato di tutto; ma non si è trovato ciò che forse si voleva trovare, cioè i famosi fusti di diossina provenienti da Seveso, che non c'erano. Questa è stata l'attività che ho svolto.
PRESIDENTE. Do la parola al collega Piglionica.
DONATO PIGLIONICA. Colonnello, lei ci ha detto che si è partiti dal traffico di rifiuti che dalla Campania andavano verso la Calabria e probabilmente venivano usati per i sottofondi stradali.
IVANO TORE. Non per i sottofondi. Nella Locride, e in particolare nella zona di Mammola, c'erano dei cantieri aperti. Questi camion viaggiavano di notte, coperti da teloni, entravano nei cantieri... Dovrebbero avere il registro di entrata e di uscita, del carico, ma se uno controlla... Abbiamo scoperto qualche sito abbandonato a cielo aperto perché siamo stati fortunati, ma gli altri non li abbiamo individuati. Quindi, riteniamo che le ruspe necessarie per i cantieri servivano anche per questi scopi, cioè coprire immediatamente la discarica di questi rifiuti.
DONATO PIGLIONICA. Rifiuti solidi urbani o rifiuti speciali?
IVANO TORE. Quelli che abbiamo individuato erano rifiuti solidi urbani, probabilmente quelli non individuati - il «probabilmente» è d'obbligo - erano rifiuti speciali, di questo si parlava, di tipo ospedaliero eccetera.
DONATO PIGLIONICA. La Ignazio Messina come entrava in questo trasporto di materiale dalla Campania, via terra tra l'altro?
IVANO TORE. Attraverso il personale, che a noi risultava impiegato della ditta Messina. Perché la ditta Messina aveva sì la sede a Genova, ma aveva delle ramificazioni in tutta la costa tirrenica, compresa la Sicilia. Quindi, evidentemente, c'era un'attività collegata alla società Messina per far sì che... Perché la Messina, ad un certo momento, è stata in crisi dal punto di vista della navigazione, quindi, probabilmente, quella era un'attività collaterale che poteva risollevare un po' le sorti della società stessa.
DONATO PIGLIONICA. Un'attività di trasporto via terra...
IVANO TORE. Via terra.
DONATO PIGLIONICA. ...con dipendenti della Ignazio Messina che trasportavano...
IVANO TORE. Sì, o almeno... non ricordo quanti. L'attività è andata avanti per qualche mese, per potere avere una mappatura...
DONATO PIGLIONICA. Le domando: ci sono procedimenti, ci furono degli arresti, ci furono dei rinvii a giudizio?
IVANO TORE. Ci sono state delle denunce. Lei sa che all'epoca la denuncia era di competenza pretorile e quindi era il magistrato di pretura che si interessava. Oggi mi sembra che è passata di competenza del tribunale. Coloro che sono stati individuati che trasportavano materiale, rifiuti, eccetera, che hanno scaricato i materiali in luoghi non appropriati sono stati regolarmente denunciati alla magistratura della località (Locri o altre) in cui avveniva la discarica.
DONATO PIGLIONICA. Presidente, le chiedo se riusciamo ad ottenere dalle procure o dalle preture di Locri e delle altre località questa documentazione, perché mi pare che, se l'attività della Messina ha avuto un coinvolgimento in un traffico di rifiuti sulla terraferma, tutta la vicenda della Rosso prende un'altra piega.
PRESIDENTE. Va bene. Quanto tempo dopo lo spiaggiamento vi fu l'intervento sul posto di militari dell'arma?
IVANO TORE. Si riferisce alla Rosso?
PRESIDENTE. Sì.
IVANO TORE. Per quanto mi riguarda, noi siamo andati a fare un rilievo della posizione della nave con il capitano di vascello che è deceduto, De Grazia, un bravissimo collaboratore. Andò lui con il maresciallo Moschitta a fare i rilievi su come era posizionata, su come si presentava la struttura galleggiante, anche per verificare da quanto tempo era ferma, perché nessuno ci aveva mai segnalato questa situazione.
PRESIDENTE. Che lei sappia, vi fu un tentativo di dirottare i carabinieri che dovevano assistere alle operazioni della Messina?
IVANO TORE. Sì, di dirottamenti non palesi...
PRESIDENTE. Un falso incidente?
IVANO TORE. Non palesi ce ne sono stati diversi, interni ed esterni.
PRESIDENTE. Ci spiega meglio che significa?
IVANO TORE. Significa che intanto era un'attività, come dire...? In una Calabria già martoriata da altri episodi di natura più immediata, per un reparto speciale interessarsi di rifiuti era un po' non dico una deminutio, comunque era un'attività da uomini di stazione, delle compagnie. Si è mosso un reparto a livello provinciale con il magistrato, un bravissimo magistrato, che io stimo moltissimo, di pretura; quindi, insomma... Io al dottor Scuderi, che era a capo della procura, dissi: faccia una bella lettera al mio comando e dica che vuole questo, questo e questo, punto e basta. Altrimenti qui ogni volta la mattina mi dicono «guardi, oggi deve andare...», e questa attività... E così è stato. Quindi scrisse la lettera in cui disse - io all'epoca ero maggiore - «deve essere messo a disposizione per attività istituzionali di questa pretura».
Naturalmente, tutta l'indagine, in particolar modo sulla Rosso, era tenuta riservatissima, quindi se potevamo evitare di parlarne era meglio per tutti, perché la fuga di notizie purtroppo era all'ordine del giorno. E questi potrebbero essere i famosi condizionamenti (fra virgolette) interni, ma di natura non certamente impeditiva. Per quelli esterni, c'erano molte cointeressenze a far sì che si sminuisse il problema, dicendo che non era vero, che la Rosso non trasportava niente, che non c'era niente, tant'è vero che ad un certo punto dovemmo uscire allo scoperto mandando a fare una verifica sul posto, con fotografie eccetera. Trovarono riverniciato... ora non ricordo bene i particolari, però ricordo che De Grazia, che era molto competente, fu molto preciso su cosa era stato fatto, sulle variazioni su quella che era la struttura originaria di questa motonave. Però a memoria così direi che... potrei aggiungere qualcosa di mio piuttosto che dati di fatto.
PRESIDENTE. Che lei sappia, sono stati accertati rapporti tra la Messina e Comerio?
IVANO TORE. Comerio era a Milano. La Comerio l'abbiamo sentita quando siamo andati a Brescia. Non sono andato io di persona, ma andarono il maresciallo Moschitta e il maggiore De Grazia. Con un collega della Guardia forestale, non so se il colonnello... lì vennero acquisiti molti documenti. Io poi non so se questa Commissione è in possesso di questi documenti, ma il giorno stesso in cui... noi siamo stati a Brescia tre giorni, e in quei tre giorni fecero questa puntata alla Comerio.
PRESIDENTE. Non essendovi altre sollecitazioni, mi permetto di ringraziare per la squisita disponibilità, ma anche per gli elementi forniti, il colonnello Ivano Tore. Dichiaro conclusa l'audizione.

Pubblichiamo il testo integrale dell’audizione condotta dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul traffico dei rifiuti con il comandante Luigi Pestarino, capitano del mercantile

Audizione di Luigi Pestarino.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Luigi Pestarino. La Commissione sta svolgendo un'indagine volta ad approfondire taluni specifici profili inerenti alla vicenda della motonave Rosso, appartenente alla compagnia genovese Ignazio Messina, arenatasi nel 1990 sulla costa calabrese presso il comune di Amantea.
Su tale vicenda sono attualmente in corso indagini della procura della Repubblica presso il tribunale di Paola e la stessa Commissione sta svolgendo specifici approfondimenti tesi a far luce sul complesso fenomeno del traffico illecito di rifiuti. La Commissione ha convenuto sull'opportunità di procedere nella giornata odierna all'audizione di Luigi Pestarino, che ha svolto la propria attività nel ruolo di comandante della motonave Rosso nel periodo in cui si riferisce la vicenda oggetto di interesse della Commissione.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento per la disponibilità manifestata, do subito la parola al signor Pestarino affinché possa fornirci informazioni ed elementi di valutazione su tale vicenda, in particolare sull'affondamento della motonave e sul carico trasportato, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione al termine del suo intervento.
LUIGI PESTARINO. Vorrei fare una premessa, perché sono passati 14 anni e non è che abbia memoria di tutto quanto è successo (la mia memoria chiaramente non è più quella di 14 anni fa). Inoltre, ho cercato di dimenticare un fatto spiacevole che è accaduto durante la mia carriera di comandante. Ad ogni modo, sono qui a disposizione per le vostre domande.
PRESIDENTE. Parliamo della motonave Rosso. Essa è stata in disarmo dal 18 gennaio 1989 al 7 dicembre 1990 (più o meno due anni), data in cui è stata riarmata per il viaggio La Spezia-Napoli-Malta-La Spezia. Come mai questa urgenza?
LUIGI PESTARINO. Non lo so. Io sono stato chiamato per andare al comando della nave, per trasportare un carico a Napoli e a Malta. Posso pensare che c'era una quantità di carico che doveva essere smaltito - forse perché in inverno il tempo non permette di fare viaggi con una certa rapidità (si ritarda sempre, in inverno) - e portato a destinazione entro la fine dell'anno. Per accontentare i clienti entro la fine dell'anno, quindi, bisognava trasportare quel carico giacente a La Spezia.
PRESIDENTE. Nella sua esperienza, trattandosi di un viaggio di linea, non crede potesse essere adibita un'altra motonave? Magari della stessa società?
LUIGI PESTARINO. Le altre motonavi erano complete. Avevano un carico che doveva essere trasportato entro la fine dell'anno; in questo modo i clienti sarebbero stati pagati a dicembre e non nell'anno successivo.
PRESIDENTE. Si è fatto un'idea del perché è stata utilizzata una motonave cosiddetta Ro-Ro?
LUIGI PESTARINO. No, quando c'è da trasportare un carico per me non c'è differenza tra una nave Ro-Ro e una da carico, purché i contenitori vengano stivati, sotto coperta o in coperta.
PRESIDENTE. Quando le è stato comunicato che avrebbe dovuto effettuare quel viaggio?
LUIGI PESTARINO. Adesso non ricordo.
PRESIDENTE. Molti giorni prima? Pochi giorni prima?
LUIGI PESTARINO. So soltanto che mi sono imbarcato due giorni prima e poi due giorni dopo siamo partiti. Tutto l'equipaggio penso sia stato imbarcato due giorni prima; poi non c'era motivo di essere imbarcati molto tempo prima, se si fosse riusciti ad imbarcare il carico e le navi fossero ritornate per tempo... Questa era la mia idea, ma non abbiamo mai parlato di questa vicenda.
PRESIDENTE. Oltre al personale tecnico, vi erano altri a bordo della motonave?
LUIGI PESTARINO. Quando siamo partiti?
PRESIDENTE. Sì.
LUIGI PESTARINO. Sì, c'era una persona, mi sembra, una persona della compagnia, che era un tecnico addetto ai motori, che veniva per controllare la nave. Essendo stata tutto questo tempo fermo, era logico...
PRESIDENTE. Era normale che vi fosse una persona...
LUIGI PESTARINO. No, non era normale, era logico, perché si parla di due o tre anni. Fosse stata ferma sei mesi, non sarebbe stato necessario far venire qualcuno, ma in quel caso pensai che fosse giusto. Non ricordo il nome di questa persona.
PRESIDENTE. Dal giornale di bordo della Rosso si rileva che sin dalla partenza da Malta le condizioni meteo erano particolarmente avverse.
LUIGI PESTARINO. Erano avverse, ma non così come le abbiamo trovate dopo il passaggio dello stretto di Messina, tant'è vero che fino alle 4 del mattino ero stato sul ponte (perché c'era il secondo e si doveva passare lo stretto di Messina); alle 4 era montato di guardia il primo ufficiale e io sono andato a riposare, visto che ero in piedi dal giorno precedente. Lui poi alle 6 mi ha chiamato e mi ha detto che le condizioni erano peggiorate ulteriormente. Da quel momento, sono andato sul ponte e ho controllato la situazione; non ricordo quanto tempo sono stato lì, comunque poi decisi di andare a lavarmi e di mettermi le scarpe. Alle 6-6 e mezza sono sceso e alle 7 ho sentito un colpo rilevante. Allora, mi sono precipitato sul ponte, ma nessuno ha sentito niente, sia sul ponte sia le persone che dormivano. Da quel momento è cominciata tutta la vicenda che ci ha portati al naufragio.
PRESIDENTE. Lei si era preoccupato di verificare se il carico, anche in funzione delle avverse condizioni meteorologiche, fosse stato ben sistemato?
LUIGI PESTARINO. Ho dato ordine che fosse fatta la guardia in stiva ogni mezz'ora o un'ora e, finché ero sul ponte, è stata fatta, cioè fino alle 4 del mattino; poi, sono sceso per due ore.
PRESIDENTE. Qualcuno del suo personale ha rilevato delle anomalie nella sistemazione del carico?
LUIGI PESTARINO. Nella sistemazione del carico, no. Tuttavia, in coperta c'era un carrellino che si era mosso e si era incastrato, ma senza dare alcun fastidio a poppa.
PRESIDENTE. Tra le prime motonavi a giungere sul posto vi fu la motonave Giallo.
LUIGI PESTARINO. Fu una petroliera di cui non ricordo il nome, perché la motonave Giallo era distante e, quindi, arrivò dopo.
PRESIDENTE. Chi la chiamò?
LUIGI PESTARINO. Non io, perché ho mandato i segnali di soccorso e tutte le navi che si trovavano nelle vicinanze si sono avvicinate. Comunque, la prima è stata una petroliera - non ricordo il nome e non sono riuscito a marcarlo sul giornale - e poi altre cinque navi (due dell'AGIP ed un rimorchiatore).
PRESIDENTE. A che servivano queste navi, la Giallo in particolare, se, come da lei relazionato, peraltro in contatto radio, non era più possibile recuperare lo scafo?
LUIGI PESTARINO. Non lo so. Ho avvisato tutte le navi - e, quindi, anche la Giallo - ma non una per una, perché ho informato le capitanerie di Napoli, di Palermo e, forse, di Catania, che mi avevano sentito.
PRESIDENTE. Anche alla luce della sua esperienza, visto che il rimorchiatore Corona comunicò che il recupero era impossibile, a cosa serviva l'avvicinamento delle altre navi?
LUIGI PESTARINO. Nel momento in cui il rimorchiatore Corona ha detto che era impossibile, penso che anche le altre navi lo abbiano ritenuto tale. Quando le navi si sono allontanate io non ero più a bordo, perché ho lasciato la nave tramite l'elicottero e, quindi, non so se le navi si siano allontanate. Come ho lanciato il segnale di soccorso, così ho annunciato alle capitanerie - e le navi mi sentivano benissimo - che non ero più a bordo.
PRESIDENTE. Dal giornale della Giallo è scritto che alcuni marosi, frangendo sulla murata sinistra, raddrizzavano la Rosso. Qual è il suo ricordo?
LUIGI PESTARINO. Io non trovo niente di eccezionale verso quelli che non credono che si sia raddrizzata.
PRESIDENTE. È possibile? La Rosso era ingovernabile?
LUIGI PESTARINO. Sì, ma si è raddrizzata quando ha toccato la battigia. Questa storia è proseguita per molti anni. È possibilissimo che la nave sia sbandata a sinistra e si sia avvicinata alla battigia, che non è conforme perché è possibile che qualche parte della linea di costa non sia in linea retta. Nessuno ha pensato che l'acqua nella stiva fosse flottante ed allora, se la nave tocca da una parte e viene spinta dal mare dall'altra, è possibile che si appoggi con la prua, venga spinta e si raddrizzi. Però, il liquido viene sbattuto da un lato all'altro della nave e da un certo movimento: quindi, se non si tiene conto dell'acqua, sembrerebbe impossibile che si raddrizzasse al toccare della battigia.
PRESIDENTE. Chi effettuò le prime ispezioni a bordo?
LUIGI PESTARINO. In ospedale ci hanno visitato e ad un certo punto ho dovuto riferire i fatti sia alla capitaneria sia all'assicurazione. La compagnia mandò a Vibo Valentia il comandante De Caro, che si è interessato di tutte le questioni susseguenti il naufragio.
PRESIDENTE. Quindi non sa chi effettuò la prima ispezione?
LUIGI PESTARINO. Non ricordo.
PRESIDENTE. Lei ha partecipato alle ispezioni successive?
LUIGI PESTARINO. No, non avrei potuto, in quanto ero troppo impegnato per altre vicissitudini.
PRESIDENTE. Con quale carico la Rosso partì da La Spezia?
LUIGI PESTARINO. La nave non era molto carica, in quanto abbiamo completato il carico a Napoli, anche se non ricordo in quale percentuale rispetto alla potenzialità di trasporto della nave.
PRESIDENTE. Quale fu il carico imbarcato a Malta?
LUIGI PESTARINO. Mi sembra vi fossero nove contenitori pieni ed una certa quantità di contenitori vuoti; di questo carico ho più contezza perché ho dovuto segnalarlo sul giornale di bordo e ho dovuto risponderne all'autorità portuale.
PRESIDENTE. Come mai vi erano anche contenitori vuoti?
LUIGI PESTARINO. Perché una volta portato il carico a Malta i contenitori tornano vuoti, in quanto a Malta in genere non c'è molto da caricare; quel poco che viene esportato è rappresentato dal tabacco, che è stato poi ritrovato nella nave, da bibite liofilizzate o da rotoli di nylon, qualche volta anche frutta secca. Analogamente capita di tornare con contenitori vuoti anche dall'Africa; in ogni modo i contenitori sono per la maggior parte di proprietà dell'armatore o di altri privati che spediscono la merce e poi vogliono i vuoti indietro.
PRESIDENTE. A Napoli si congedò qualcuno dell'equipaggio?
LUIGI PESTARINO. Sì, uno.
PRESIDENTE. Come mai?
LUIGI PESTARINO. Non lo so. So che si è poi parlato molto del perché fosse andato via anche a Vibo Valenzia, ma non conosco il motivo.
PRESIDENTE. Quando la Smit Tak ha cominciato a lavorare per l'opera di recupero, lei ha collaborato?
LUIGI PESTARINO. No, ho solo letto qualcosa sui giornali.
PRESIDENTE. Quindi, una volta che la nave ha effettuato lo spiaggiamento lei non l'ha seguita più direttamente?
LUIGI PESTARINO. Sì, fino ad un certo punto ho seguito i contatti con la capitaneria e, una volta conclusosi il lavoro di recupero, mi sono allontanato.
PRESIDENTE. Quindi non ha saputo che pare ci sia stata una presunta mareggiata successiva nel febbraio del 1991?
LUIGI PESTARINO. Ho sentito qualcosa del genere, ma solo indirettamente. Volevo dimenticare questo spiacevole neo della mia carriera, tanto che da allora ho smesso di navigare.
TOMMASO SODANO. Ci ha parlato di un tecnico della compagnia. Vorrei chiederle se durante le fasi di difficoltà, tra le quattro e le sei del mattino, lei abbia avuto modo di vederlo all'opera per cercare di intervenire in quella fase.
LUIGI PESTARINO. Fu lui a sbarcare a Napoli, quindi non era presente al momento dello spiaggiamento. Il suo compito era soltanto quello di controllare il funzionamento del motore.
In genere per le navi nuove un tecnico segue l'imbarcazione per i primi sei mesi, controllando tutti i macchinari. Allo stesso modo una nave ferma da quasi tre anni aveva bisogno di una particolare assistenza, almeno all'inizio.
PRESIDENTE. Secondo la sua esperienza in che condizioni era quella nave?
LUIGI PESTARINO. A mio avviso era atta a navigare. Era una nave vecchia lasciata ferma per un certo periodo, ma rivedibile.
PRESIDENTE. Tuttavia, la capitaneria di La Spezia aveva sollevato una serie di contestazioni.
LUIGI PESTARINO. Certo, ma dopo il mio imbarco, avvenuto il 5, ci siamo dati da fare per rispondere alle contestazioni e sistemare quanto ci era stato richiesto dalla capitaneria. Il 7 la capitaneria ha poi effettuato un'ulteriore visita. Può ben capire che, se una nave è rimasta ferma, tutta una serie di materiali a bordo viene accatastata in una cabina per poi rimetterle in ordine una volta che si decide di farla ripartire.
PRESIDENTE. Come si è svolto il tutto è sembrato però un po' affrettato, o forse mi sbaglio?
LUIGI PESTARINO. Quando sono stato chiamato mi è stato riferito che la capitaneria aveva già operato un'ispezione e che aveva trovato una serie di cose da sistemare. Il giorno 6 sono andato a rilevare se tutte le richieste della capitaneria fossero state adempiute. Mi è sembrato che fosse tutto a posto; comunque la capitaneria è tornata ed ha formulato nuove contestazioni, dandoci venti giorni di tempo per sistemare il tutto.
PRESIDENTE. Conosce l'ingegner Comerio?
LUIGI PESTARINO. No. Non so chi sia, ho solo trovato il suo nome in un articolo di giornale letto successivamente ai fatti accaduti.
PRESIDENTE. È a conoscenza che sulla neve Rosso vi erano documenti relativi ai rapporti tra la società Messina e l'ingegner Comerio?
LUIGI PESTARINO. No. Quando mi hanno chiamato mi hanno solo detto che vi erano delle carte. Mi sono premurato di spiegare la situazione delle carte nautiche, poi ho letto sui giornali che oltre a queste vi erano altre carte, ma io non ne so nulla.
PRESIDENTE. Sulle carte nautiche disponibili sulla Rosso erano segnati anche luoghi diversi da quelli interessati dalla rotta di linea della Rosso stessa.
LUIGI PESTARINO. Quando sono stato interrogato su questo argomento, avrei voluto sapere di quali punti si trattava, perché essi...
PRESIDENTE. Sembra fossero corrispondenti all'affondamento di altre navi...
LUIGI PESTARINO. È possibile, perché vengono lanciati dei bollettini di sicurezza via radio (che possono anche essere presi alla capitaneria), con i quali si comunica l'affondamento di una nave e si specificano i punti nei quali la navigazione è pericolosa. Essi rimangono segnati fino a che un altro avviso ai naviganti segnala che non vi è più pericolo. Queste segnalazioni vengono date immediatamente via radio quando la nave va a fondo e poi vengono rilasciati dei bollettini settimanali dall'istituto idrografico (vengono inviati a bordo per posta) con i quali viene segnalato esattamente quel punto. Questi punti devono essere indicati sulla carta, fino a prova contraria; se si pensa che la nave debba rimanere lì per tanto tempo, si indicano a china, altrimenti con la matita, e si mette una posizione approssimata (fino a quando non viene indicata la posizione giusta).
PRESIDENTE. Con una nave diversa, più nuova, lei pensa che l'incidente si sarebbe verificato ugualmente?
LUIGI PESTARINO. È una domanda un po' difficile...
PRESIDENTE. Le precarie condizioni della nave possono avere inciso?
LUIGI PESTARINO. Se questa avaria della nave è dovuta al carrello, che è andato a sbattere alla paratia che non ha resistito, si può pensare che, se fosse stata nuova, sarebbe stata più resistente. Quando hanno recuperato la nave hanno parlato di questo carrello che è andato a sbattere contro l'opera viva della nave, procurando questo danno. Molto probabilmente, se la lamiera fosse stata nuova di zecca non sarebbe successo.
PRESIDENTE. Ringrazio il comandante Pestarino per la disponibilità e per le utili indicazioni che ci ha offerto per meglio comprendere questa difficile vicenda.
Dichiaro conclusa la seduta.
La seduta termina alle 16.15.

Pubblichiamo il testo integrale dell’audizione condotta dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul traffico dei rifiuti, che si è svolta il 10 marzo 2005 con il procuratore Pace

Audizione del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trieste, Nicola Maria Pace.
PRESIDENTE. L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ha concordato sull'opportunità che la Commissione proceda nell'odierna seduta all'audizione del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trieste, dottore Nicola Maria Pace, al fine di poter acquisire elementi informativi, per quanto di sua competenza, sugli aspetti nazionali ed internazionali del traffico dello smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e speciali, mediante l'impiego delle cosiddette «navi dei veleni».
Ricordo che la Commissione ha già ascoltato il dottor Pace nel corso della missione svoltasi in Friuli Venezia Giulia, nel novembre 2002.
Nel rivolgere un saluto ed un ringraziamento al dottor Nicola Maria Pace, per la disponibilità manifestata, gli do la parola, riservando eventuali domande dei colleghi della Commissione in esito alla sua relazione.
NICOLA MARIA PACE, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trieste. Signor presidente, devo avvertire la Commissione che esistono due fattori che possono appannare sia i ricordi sia la completezza dei miei riferimenti.
Il primo fattore è il tempo, visto che sono passati circa dieci anni dai fatti sui quali ho svolto le indagini. Per quanto tali indagini siano state condotte con grande attenzione e senso di responsabilità e nonostante sia dotato di una discreta memoria, qualche dettaglio potrà sfuggirmi.
È da considerare che si trattava di indagini riguardanti l'ipotesi di smaltimento in mare di rifiuti radioattivi, in cui ho svolto accertamenti, coordinandomi ed essendo in collegamento investigativo con la procura di Reggio Calabria, per cui non ero direttamente responsabile delle indagini.
All'epoca mi occupavo, con un'indagine che durava da anni, di centri italiani di riprocessamento del combustibile nucleare, in particolare di quello di Rotondella, in provincia di Matera.
Ho già riferito in merito a tali indagini e desidererei indicare alla Commissione di occuparsi ancora del problema, in quanto la situazione di pericolo individuata non solo permane ma potrebbe aggravarsi, in rapporto soprattutto alla giacenza di rifiuti radioattivi liquidi ad alta attività dentro contenitori che già all'epoca avevano esaurito il tempo massimo previsto in progetto.
Se tali rifiuti non sono stati solidificati come prevedono la scienza e gli stessi regolamenti tecnici dell'ENEA, in particolare secondo la guida tecnica numero 26, in cui si stabilisce che i rifiuti devono essere solidificati mediante vetrificazione o ceramizzazione, ovviamente, la situazione, già valutata in termini di gravissimo rischio all'epoca, è destinata a peggiorare.
Venendo al tema dell'audizione, ricordo che il DODOS era un progetto di smaltimento di deposito in mare di rifiuti radioattivi, da riconvertire in progetto ODM, come fu fatto da Giorgio Comerio, e quindi dando luogo all'ipotesi investigativa che ha portato nel corso delle indagini ad individuare una serie di elementi indizianti circa l'af

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