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I ritardi del decommissioning e i siti provvisori nucleari

Trisaia;quello che Sogin non dice

31 agosto 2005 - map noscorie trisaia (movimento antinucleare pacifista)

Non ci meraviglia affatto quanto è stato affermato sulla Trisaia dai vertici SOGIN nell’ultima riunione del tavolo della trasparenza . Già nella seduta della commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti del 11/05/2005 la Sogin esordisce nel modo seguente “ c’e’ l’argent que fait la guerre o il decommisioning “ ovvero “ è il denaro che fa la guerra ovvero il decommissioning nucleare”. Letto in questi termini, la Sogin è un’azienda che lavora con l’argent per un suo chiaro scopo aziendale. La Sogin afferma già in tale seduta che molto probabilmente ci saranno dei ritardi per la realizzazione dei “prati verdi” per questioni economiche ed ambientali rinviando il tutto a oltre il 2020.

Nella stessa seduta del 11/05/2005 si fa riferimento ai siti provvisori ed agli “amici” russi che hanno leggi simili a quelle italiane sugli stessi depositi (per le attività di decommissioning in Russia ), così come accade per il decreto Marzano. Inoltre si evince che nella situazione sociale italiana, ma anche estero, allo stato attuale è difficile costruire un deposito unico nucleare, per tempi (minimo dieci anni) e per costi sociali, in quanto la gente “s’incatena ai binari dei treni”. La logica vuole che torni più utile da un punto di vista della gestione economica (ma soprattutto sociale e politico) utilizzare i siti nucleari esistenti come provvisori.

E’ chiaro che i siti provvisori nucleari possono essere più utili e produttivi dei tanto propagandati prati verdi che si rilevano quindi solo “propaganda”. Su Trisaia, ci sono ancora 3,2 mc di liquidi ad alta attività che la Techint dovrebbe solidificare entro il 2009 (società nota sul piano dello smaltimento dei rifiuti internazionali che ha già realizzato altri lavori in Trisaia) .Abbiamo già ampliamente evidenziato che possiamo iniziare a parlare di “prato verde”, quando il cosiddetto “frullatore nucleare” (ITREC- impianto di riprocessamento Uranio Torio) sarà realmente demolito e le 64 barre d’Elk River saranno tornate ai legittimi proprietari negli Stati Uniti.
I ritardi della Trisaia potrebbero rientrare in progetto ben più ampio di strategia aziendale della SOGIN che l’industria del decommissioning nucleare sta realizzando. In questa partita mediatica e di burocrazia la Sogin farebbe bene a scoprire le sue carte e dire subito cosa intende fare della Trisaia. Non vorremmo diventare “l’asso nella manica” della partita del decommisioning e della riapertura del nucleare italiano. La Trisaia non deve diventare un deposito provvisorio del combustibile Nucleare e dei rifiuti di III categoria ed in particolare per il combustibile che la Sogin sta inviando all’estero per il riprocessamento DELLE CENTRALI DI Trino e Caorso e che dovrebbe tornare in Italia in quantità certamente maggiori.

L’impianto di riprocessamento dell’ITREC(se non demolito) potrebbe in futuro essere riutilizzabile, cosi come torna utile il centro Enea per la ricerca sul nuovo nucleare (vista la crisi che investe l’Enea). Per questo NO SCORIE TRISAIA, nel chiedere chiarezza e trasparenza, chiede con forza alle istituzioni e alle forze sociali e politiche di impegnarsi ulteriormente e con determinazione affinché il combustibile d’Elk River torni negli Stati Uniti e che il “frullatore nucleare” dell’impianto di riprocessamento ITREC sia demolito e classificato come rifiuto nucleare unitamente alla messa in sicurezza al più presto del materiale esistente(molto pericoloso). Si attivi inoltre un monitoraggio sull’ambiente e sulla popolazione per la sicurezza e l’incolumità di chi vive su questo territorio, NO SCORIE TRISAIA ha proposto un altro progetto per il Centro della Trisaia, che parte dal centro ricerche Enea per diventare una fabbrica di cultura dello sviluppo per il territorio con la creazione del polo universitario per il Mediterraneo sull’agricoltura e le energie alternative.

Movimento antinucleare pacifista
Noscorie Trisaia
Email nonucleare@email.it

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