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Il business delle antenne della telefonia mobile

I Camini elettromagnetici di Policoro

Inquinamento elettromagnetico senza regole
29 gennaio 2006 - NOSCORIE TRISAIA

Nei pressi della scuola elementare Lorenzo Milani, in Via Puglia a Policoro - già nota alla cronaca per il sequestro di un padiglione della scuola da parte degli organi giudiziari (perché cadeva a pezzi) – ad una distanza di circa 50 metri compare all’improvviso, come un fungo, un grosso camino a doppia canna di oltre tre metri.
Non è un camino comune, è alto e ingombrante perché al suo interno nasconde delle antenne per la telefonia mobile del tipo Umts (per intenderci: i videotelefoninini).
L’Amministrazione Comunale di Policoro ha autorizzato e concesso l’ennesima l’installazione di una potente antenna telefonica che emana, nostro malgrado, radiazioni elettromagnetiche su abitazioni e nei pressi di una scuola elementare.
La società telefonica, proprietaria della concessione, in ottica di falsa trasparenza ed al fine di non suscitare allarmi sulla stessa popolazione, ha mascherato la potente antenna con un falso camino.
Cosi come accaduto due mesi fa a Nova Siri, la storia si ripete a Policoro, Comune che costringe gli ignari cittadini a subire l’inquinamento elettromagnetico, in assenza di un regolamento di delocalizzazione condiviso, che prevede l’allontanamento delle antenne telefoniche dai centri abitati e dalle abitazioni. La Regione Basilicata, dal canto suo, non ha ancora istituito il catasto delle antenne ed a nulla sono servite le dimostranze di tanti cittadini, in tutti i comuni, e l’interessamento dell’assessore all’ambiente regionale.
L’esperienza del camino a Policoro non è nuova; distante sempre circa 80 metri dallo stesso plesso scolastico e precisamente sulla Piazza Roma esiste un’altra antenna telefonica, sempre mascherata da camino, e in Via Sinisi, in prossimità della scuola elementare di Via Dante (la Giovanni Paolo II), esiste una terza antenna, sempre mascherata da camino.
La scuola elementare Lorenzo Milani e la Giovanni Paolo II hanno, quindi, in totale tre antenne telefoniche che emanano onde elettromagnetiche sugli inconsapevoli scolari e sugli insegnanti.
L’Arpab dovrebbe spiegare se e perché ha autorizzato tre antenne(mascherate da camini) vicine tra loro 150 mt che emanano onde potenzialmente nocive su due scuole elementari.
Ormai tutti conoscono il businnes che esiste dietro l’installazione di queste antenne, migliaia d’euro l’anno (fino a 15.000 euro) che, con contratti che vanno fino a nove anni, saranno elargiti dalla società telefonica al proprietario del suolo dove è installata l’antenna, in barba ai cittadini che dovranno sorbirsi le radiazioni elettromagnetiche e che vedranno deprezzare il proprio immobile per la presenza, nelle vicinanze, dell’antenna.
Il comune che non ha emanato il piano di delocalizzazione (che dovrà, in ogni modo, essere discusso con i cittadini) ci deve spiegare con che criterio concede le licenze e, soprattutto a chi?
Quanto accade è assurdo e viola la libertà e il diritto alla salute dei cittadini.
Trattandosi di un chiaro business per pochi privati che mette a repentaglio la salute pubblica, di un affare perpetrato grazie alla mancanza di piani di delocalizzazione, chiediamo la rimozione immediata delle antenne telefoniche. Non saranno certo dei falsi camini a ridurre l’impatto ambientale ed ad abbindolarci!
Chiediamo, inoltre, agli enti ed organi preposti di vigilare per il rispetto delle leggi e la tutela della salute dei cittadini.

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