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Il parco della Val d'Agri ,il Governo e le società petrolifere

29 gennaio 2006 - CCSE- Antonio Bavusi /NOSCORIE TRISAIA

Mi occupo da molto tempo della vicenda dell'ex parco nazionale Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese. Quando ancora gli interessi petroliferi non interessavano la Val d’Agri, coordinai il gruppo di lavoro che predispose la prima bozza di perimetrazione del parco nazionale redatta dalle associazioni ambientaliste e presentata a Fontana dei Pastori di Viggiano nel 1993.

Con la stessa rapidità con cui apparve nella legge quadro in materia di aree protette del 1991, il parco viene oggi cancellato dall’agenda delle priorità del Ministero dell’Ambiente. Vengono così vanificati 15 anni di lavoro e di iter spesso tormentato a causa delle pressioni contrarie esercitate sugli amministratori locali dalle compagnie petrolifere. E’ auspicabile che la Regione Basilicata non cancelli il parco anche dalla propria programmazione ed è importante che le istituzioni e gli enti locali non rinuncino ad uno sviluppo diversificato per la Basilicata, oggi assoggettato esclusivamente alle logiche delle multinazionali dell’energia che rischiano, ad estrazioni ultimate, di lasciare un deserto sociale ed economico senza alcun beneficio per i residenti.

Per coerenza e onestà intellettuale non posso non rilevare una strumentalità su come è stata condotta la vicenda della Montagna di Caperrino, nel territorio comunale di Laurenzana. Non si spiega altrimenti l’inversione di giudizio del Ministero dell’Ambiente sulla Montagna di Caperrino, dopo averla inserita per ben tre volte nell’ ipotesi di perimetrazione del parco inviata agli enti locali, considerando giustamente l’area corridoio naturale con il Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomite Lucane. Una inversione di giudizio che appalesa legittimi sospetti sulle reali intenzioni della Total di non perforare Caperrino, così come ribadito nell’intesa preliminare sottoscritta dalle parti nel 1998. Questa situazione pone inoltre l’interrogativo se non si sia voluto in questo modo riaprire da parte della Total il negoziato con la Regione Basilicata sulla concessione di coltivazione idrocarburi denominata “Gorgoglione” e sugli interessi economici da destinare alla Regione, oggi non più condivisi, pur se sottoscritti nell’intesa del 1998. Oppure se il governo ritenga di propria competenza, in base alle legge in materia di energia, i proventi delle risorse energetiche estratte nel sottosuolo lucano.

Il paradosso è che se la Regione avesse voluto salvare la Montagna di Caperrino e il parco della Val D’Agri, sarebbe bastato includere prima la Montagna di Caperrino nel parco regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti lucane, che nella legge istitutiva già prevede il divieto di ricerca ed estrazioni di idrocarburi liquidi e gassosi (questo articolo della legge vieta l’attività petrolifera nel parco regionale).

Si sarebbe così evitato di esprimere un parere negativo “scontato” all’ipotesi di perimetrazione del Ministero dell’Ambiente nella Conferenza Stato Regioni del giorno 26 gennaio. Questa decisione ha fatto decadere il parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Quello che accadrà da domani ci dirà se sia trattato solo di errori oppure di “giochi” finalizzati a garantire campo libero dai vincoli del parco alle compagnie petrolifere. Se domani la Total chiedesse di perforare la Montagna di Caperrino, non più difendibile con le norme del parco assieme al resto del territorio, la Regione negherebbe le autorizzazioni?.

Per riportare il parco nell'agenda delle priorità (locale e nazionale) ci vorrà ora una auspicabile, tenace e forte volontà politica da parte delle istituzioni.

Antonio Bavusi
- Comitato Lucano Per il Controllo delle Scelte Energetiche
- No Scorie Trisaia

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