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I giganti biotecnologici alla conquista della terra

Per le multinazionali il transgenico occupa 100milioni di ettari arabili su1,4 miliardi. Sono solo sei i paesi che coltivano quattrotipi di semi gm, maguadagnano terreno percontaminazione. Laquestione è geopolitica: gli Usa non convinconoEuropa, Russia e Cina
25 luglio 2007 - Giorgio Salvetti
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I cittadini italiani ed europei non vogliono gli Ogm. Le leggi nazionali e restrittive del mondo, nonostante le pressioni americane e l’orientamento favorevole della Commissione di Bruxelles. Gli Ogm in Europa e in Italia però arrivano. Di frodo, per «contaminazione accidentale», oppure legalmente (nei mangimi). L’impressione è che l’Europa sia sotto assedio. Se, come sostengono le industrie del biotech, gliOgmstanno conquistando sempre più ampie porzioni di mondo, sarà ancora possibile trovare prodotti Ogm-free? E’ un concetto chiave della campagna pro-biotech: gli Ogm avanzano, chi non li accetta resta tagliato fuori, arroccato in difesa di una idea di «natura » conservatrice e anacronistica.
Ma la realtà delle colture Ogm è poi così florida? A gennaio, a New Delhi, l’International Service for the Acquisition of Agro-biotech Applications (Isaaa), ha presentato gli ultimi dati sulle conquiste mondiali del geneticamente modificato. Per la prima volta si è superata quota 100 milioni di ettari, con un incremento di 12 milioni di ettari rispetto all’anno precedente (+13%). Dal 1996 le estensioni di terreno gmsarebbe più vasto di 60 volte (ma gli ettari arabili nel mondo sono 1,4 miliardi). I coltivatori che piantano Ogm sarebbero 10,3 milioni. In prevalenza piccoli agricoltori del sud, dove gli Ogm sono cresciuti del 21% conquistando il 41% della produzione mondiale. Crescerebbe anche il numero di paesi che li accettano (22 permettono la coltivazione, 29 l’importazione). E presto il mercato si espanderà ancora, grazie alla spinta dei biocarburanti (ne parliamo qui a fianco). Nel 2015 gli ettari gm supereranno quota 200 milioni e i coltivatori saranno più di 20 milioni. Vorrebbe dire che 200 milioni di ettari sarebbero coltivati con semi brevettati, dunque coperti da copyright. Insomma, mangiate questa minestra e la pagate pure salata...
Oppure non vi fate fregare. Isaaa, infatti, è l’unica fonte mondiale di dati sul biotech (ad essa si rifanno Fao, Onu e Oms) ed è finanziata dalle multinazionali agroalimentari.Ma prendiamo questi dati per buoni.Dicono che il 97,3% di coltivazioni gm si concentrano in soli sei paesi. In testa gli Usa che con 54,6milioni di ettari rappresentano più della metà del totale. Seguono Argentina (18 milioni), Brasile (11,5), Canada (6,1), India (3,8) e Cina (3,5). Gli altri 16 paesi arrivano a mala pena al 4%. In Europa, Francia Repubblica Ceca, Portogallo, Germania e Slovacchia insieme coltivano 8500 ettari gm, la Spagna 60mila ettari. Ci sono poi casi in cui i dati sono falsati. In Romania, per esempio, secondo Isaaa, si coltivano 125 mila ettari a soia gm, il governo rumeno invece ne dichiara 87 mila (dopo l’ingresso nella Ue dovrà darsi una regolata). In India, le colture gm registrerebbero grandi successi, ma la situazione è più complessa: in alcuni casi funzionano, in altri per i coltivatori è un disastro. Secondo i dati «ufficiali», ilmercato mondiale degli Ogm riguarda solo 4 colture: soia, mais, cotone e colza utilizzati per la mangimistica e non per l’alimentazione umana. A parte i cosidetti Bt che producono una tossina resistente ai parassiti (13% del mercato), tutti gli altri si usano in abbinamento agli erbicidi: sono un mezzo per vendere erbicidi, come il celebre Round Up Monsanto.
Ma anche ammesso che le colture gm siano in espansione: con quali meccanismi conquistano nuove terre? Secondo le industrie, «è il mercato, bellezza». E invece, alla faccia dei consumatori, mai come in questo caso comanda solo l’offerta. Il 2006 sarà ricordato come l’anno delle contaminazioni biologiche, in migliaia di casi i semi si sono propagati nei campi e nei prodotti di coltivatori che non li volevano (vedi il registro mondiale www.gmcontaminationregister. org). Ha fatto scandalo il caso del riso gmche ha colpito i produttori americani, che ne pagano ancora le conseguenze. Come i cinesi, che si sono visti rifiutare da mezzo mondo il loro riso contaminato. Da allora, anche in tema di Ogm, i cinesi sono cauti: un fatto decisivo. Da un lato il boom della produzione di carne ha trasformato la Cina in un grosso compratore di soia gm per mangimi proveniente dal Brasile; ma dall’altro la Cina non pare così aperta all’invasione delle multinazionali Usa. Preferisce fare da sé: il cotone bt cinese è «made in China». La colonizzazione genetica dei terreni è una questione geopolitica, e non a caso Putin è contrario gli Ogmtanto amati dal presidente Bush. Esiste poi un altro tipo di contaminazione che fa leva proprio sul mercato. Drogandolo. Emblematico il caso del Brasile dove i coltivatori del sud, vedendo che i coltivatori di soia argentini si arricchivano, hanno cominciato a volere soia gm: e le multinazionali hanno permesso che passasse di frodo. Hanno fatto pressione sul governo di Brasilia fino a quando Lula ha aperto alle colture gmnonostante l’opposizione di alcuni stati (Paranà). Poi, quando i semi erano nella terra, sono passate all’incasso pretendendo il pagamento delle royalties sui semi.
Pressioni più sottili avvengono anche in Italia. La distribuzione mondiale di cerali è controllata da tre giganti americani (Cargill, Adm e Bunge, che ha acquisito la Cereol, tra i più grandi trasformatori in Italia). Il gioco è semplice, basta dire chemangime gm-free non ce n’è, o che costa di più. Per aggirare l’ostacolo, a dicembre, su iniziativa della Bretagna, si terrà a Bruxelles un grande meeting per mettere in contatto produttori Ogm-free di tutto il mondo e acquirenti europei

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