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Mantova, numerosi casi di sarcoma dei tessuti molli causati da diossina

Diossina, scioperi e ricorsi Il polo chimico è un flagello

Aziende in crisi, smog alle stelle e infuriano le polemiche sull'area industriale. «Mantova ha già dato, ora è il momento che le aziende si assumano le proprie responsabilità», esorta Carlo Saletta (dei Verdi), assessore all'Ambiente della giunta comunale di centrosinistra.
4 gennaio 2008
Fonte: Libero

Mantova Numerosi casi di sarcoma dei tessuti molli causati da diossina e altri inquinanti industriali emessi fino al 1990, un'area di 20 chilometri quadrati tuttora altamente inquinata - in pieno Parco del Mincio e a due passi dalla città - da bonificare, ventun operai in cassa integrazione nel mese di dicembre e qualsiasi tipo di investimento industriale bloccato dal Ministero dell'Ambiente finché le bonifiche non saranno eseguite: da qualsiasi punto di vista la si guardi - dell'ambiente, della salute, dello sviluppo economico, dell'occupazione - la situazione del polo chimico-industriale mantovano è a dir poco disastrosa e da anni, tra procedimenti burocratici, ricorsi al Tar e scontri politici, non accenna a sbloccarsi.

«Mantova ha già dato, ora è il momento che le aziende si assumano le proprie responsabilità», esorta Carlo Saletta (dei Verdi), assessore all'Ambiente della giunta comunale di centrosinistra, che ha da poco inviato al ministro Bersani una lettera (firmata anche da Provincia, Confindustria e sindacati) per sollecitare un'opera di mediazione. «L'atteggiamento del Comune, di totale appiattimento sul muro eretto dal Ministero dell'Ambiente contro le aziende, è stato a dir poco demenziale. Abbiamo visto dove ha portato: da nessuna parte», replica secco l'onorevole mantovano Gianni Fava della Lega Nord, firmatario nell'ultimo anno di ben tre interrogazioni parlamentari sempre all'indirizzo di Bersani.

La situazione è intricata, e gli interessi in gioco sono molteplici. Coinvolti ben tre ministeri: anche quello del Tesoro, azionista di riferimento di Enipower. Il semplice cittadino sa solo che quando passa in auto attraverso la zona industriale è costretto a chiudere il finestrino per evitare i miasmi insopportabili. La connessione tra le emissioni industriali e i numerosi casi di sarcoma (rarissima forma tumorale) registrati negli scorsi decenni tra i mantovani che abitano a ridosso della zona del petrolchimico è stata riconosciuta ufficialmente da un pool di esperti solo da poche settimane.

Un rapporto causaeffetto che affonda le radici nel passato: la presenza di diossina riscontrata nel sangue dei cittadini è provocata dall'impianto Enichem, che inceneriva reflui contenenti cloro. Pratica, questa, interrotta nel 1991. Il presente non è comunque roseo: l'area è dal 2002 sito di bonifica di interesse nazionale, flagellata da una pesantissima contaminazione delle acque di falda che continuano a immettersi nel Mincio e nei confinanti laghi di Mantova. Le aziende, chiamate alla monumentale opera di bonifica, hanno congelato la situazione a forza di ricorsi al Tar, e l'accordo di programma siglato l'anno scorso dagli enti pubblici è rimasto finora solamente sulla carta. Alla situazione ambientale si aggiunge il drammatico stato di salute del settore chimico nazionale, che a Mantova è sfociato sempre in dicembre nella cassa integrazione per ventun operai della Polimeri Europa e in un conseguente sciopero.

Secondo il capogruppo di Rifondazione in Consiglio comunale Matteo Gaddi (Rifondazione Comunista) «si è trattato di uno sciopero strumentale, per contrapporre le ragioni ambientali a quelle occupazionali. In realtà i due aspetti sono inscindibili, perché se la chimica italiana vuole essere competitiva deve investire in innovazione, tecnologia e compatibilità». Mantova rimane in attesa.

Il consigliere Nanni Rossi: basta strumentalizzazioni
Studio su diossina e sarcomi Interpellanza in Provincia

«Il consiglio discuta dello studio dell’Asl su sarcomi e diossina affinché la Provincia ponga fine ad ogni tipo di reticenza o, viceversa, di strumentalizzazione e concorra, accanto al necessario rilancio della bonifica delle zone più inquinate del mantovano, a dare finalmente le attese rassicurazioni ai cittadini della zona industriale di Mantova». La richiesta arriva con un’interpellanza di Nanni Rossi, capogruppo di Provincia un territorio in consiglio provinciale. Rossi esprime diverse perplessità nei confronti dello studio dell’Asl su ‘Sarcomi ed esposizione a sostanze diossino simili in Mantova’ illustrato publbicamente poche settimane fa. «Più che di un rapporto scientifico, sembra un j’accuse nei confronti dell’ industria chimica in sostituzione o in anticipazione di ciò che vorrà legittimamente stabilire la competente autorità giudiziaria - dice Rossi - discutibile appare, inoltre, l’utilità preventiva e sanitaria di questa complicata e complessa operazione. Nel documento la diossina perde di importanza e si ha l’impressione che venga sostituita dalle sostanze diossino simili, peraltro più numerose nel Lago Superiore rispetto al Lago di Mezzo ed Inferiore. Il che porterebbe a pensare che il polo chimico è solamente una concausa dell’inquinamento».

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