Ecologia

Lista Ecologia

Archivio pubblico

Il nome della cittadina dei Campi flegrei spicca tra gli altri

E la camorra portò le scorie tossiche a Bacoli

Il comune flegreo è considerato dall'Oms tra gli otto con il più alto tasso di mortalità e malformazioni della Campania. Eredità degli anni '90, quando qui arrivavano i rifiuti dal nord Italia. Sversare rifiuti illegalmente è una cosa difficile da nascondere in comunità piccole.
30 gennaio 2008
Adriana Pollice
Fonte: Il Manifesto

- «Eccessi di mortalità e di malformazioni tendono a concentrarsi nelle zone dove è più intensa la presenza di siti conosciuti di smaltimento». A sottoscrivere la correlazione sono l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Istituto Superiore di Sanità.

Otto i comuni tra Napoli e Caserta indicati nella fascia a rischio più alto: Acerra, Aversa, Bacoli, Caivano, Castel Volturno, Giugliano, Marcianise e Villa Literno. Non si tratta di una sorpresa per Acerra, ad esempio, dove si battono da anni per ottenere la bonifica del territorio, niente di inatteso tranne che per Bacoli.

Il nome della cittadina dei Campi flegrei spicca tra gli altri. Nessuna discarica ufficiale è sul suo territorio o nelle vicinanze, d'altronde siamo nel cuore della zona bradisismica, impensabile ipotizzare uno sversatoio legale senza che questo contamini il territorio a ogni movimento della terra.

Eppure i morti cominciano a essere tanti e la paura si diffonde tra le famiglie, così qualcuno comincia a ricordare strani camion e movimenti sospetti.

Seguendo il filo dei racconti, l'aumento delle neoplasie si potrebbe spiegare con tre discariche illegali utilizzate nel corso degli anni '90 dalla camorra per smaltire rifiuti tossici provenienti dal nord Italia. La prima si troverebbe alle spalle del Castello di Baia, un imponente forte che troneggia sul mare utilizzato dai romani per controllare la flotta di stanza nell'area di Pozzuoli. In basso è stata ricavata una caletta dove d'estate un pubblico di affezionati pendolari si gode la veduta suggestiva e il mare azzurro.

Tra la terraferma e l'edificio c'è una cava di tufo ora dismessa. Nel decennio scorso, raccontano in paese, una lunga fila di camion sbarcava dalle navi al porto per arrivare lì, il sospetto è che all'andata avessero il carico di rifiuti e al ritorno materiale da costruzione, nessun viaggio a vuoto per alti rendimenti economici. Una fila di mezzi così intensa da rallentare il traffico delle vetture.

L'altra zona sospetta si trova tra il Monte di Cuma e Licola. Una pineta che si estende sulla costa, terra ricca di storia adesso famosa per essere territorio del clan Nuvoletta. Lorenzo in particolare, capoclan di Marano, aveva una passione per i cavalli: in questa zona aveva fatto costruire un ippodromo abusivo, poi sequestrato, dove faceva correre i suoi purosangue. Una vera e propria azienda di allevamento di cavalli da corsa con una struttura aperta al pubblico, al commercio, alle gare. E proprio accanto una discarica abusiva per rifiuti pericolosi, una serie di vasche in cui interrare antiparassitari agricoli, diserbanti con diossine, vernici, rifiuti tossici, industriali o radioattivi.

Il terzo sito è sul Monte di Procida. Un alto costone tufaceo che chiude il fianco sinistro della spiaggia di Torregaveta, alle spalle villette e piccole palazzine a tre piani, palme nane e alberi di limoni, facciate rosse e gialle tipiche dei luoghi di mare. A dominare il panorama Villa Vazia, ristorante per cerimonie costruito direttamente su una villa romana, come testimonia il pavimento di vetro da cui si scorgono i resti, inaugurato in pompa magna da De Michelis nei giorni del craxismo rampante. Si arriva da Napoli con la Cumana, poi ci si inerpica sulla stradina e si fa tutto il percorso a piedi fino al costone. Di fronte il mare e sotto i piedi, probabilmente, avanzi pericolosi di produzioni industriali. Ad avallare il sospetto, alcuni laghetti che sembrano testimoniare che il luogo sia stato sbancato e poi riempito di nuovo.

I controlli non sono stati fatti, l'Arpac è sotto organico: delle 738 unità previste, 250 sono assunti e 250 precari che sperano nelle stabilizzazioni. Le strumentazioni acquistate con i Por sono all'avanguardia ma non c'è il personale per utilizzarle. Da maggio a settembre, ad esempio, per fare i rilievi a mare del litorale salernitano, il più ampio della regione, ci sono due co.co.co. su una barchetta. L'agenzia campana, a sentire le intercettazioni tra le aree di competenza dei Mastella, è tra le meno finanziate d'Italia nonostante il territorio sia ad alto rischio. Così i pochi mezzi riducono le verifiche.

Intanto però lo studio dell'Istituto Superiore della Sanità, pubblicato ad aprile 2007, certifica una mortalità generale superiore del 2% con una maggiore incidenza dei tumori al fegato del 4% per gli uomini e del 7 per le donne, un più 5% per i tumori allo stomaco ma anche malformazioni congenite del sistema nervoso nell'ordine dell'otto per cento che diventa un sonoro 14% per le malformazioni dell'apparato uro-genitale.

Sversare rifiuti illegalmente è una cosa difficile da nascondere in comunità piccole. Per contare sul silenzio bisogna avere la capacità di controllo della camorra, che per decenni ha utilizzato la zona come rifugio per i latitanti di serie B e C. Niente pizzo, usura, prostituzione o eroina, solo tranquillità, sole e mare in un territorio vicino a Napoli, con pochi varchi d'accesso controllabili e un alto flusso di pendolari, l'ideale per i camorristi alla macchia. Torregaveta, Miliscola, Miseno, Poggio sono stati, con il tempo, colonizzati da gruppi omogenei di affiliati provenienti da quartieri di Napoli come la Sanità, zone sicure in cui rifugiarsi. Chi è fuori dal sistema si fa i fatti suoi e campa con la ristorazione.

Ma la camorra è un organismo in continuo mutamento, la struttura familistico-tribale scompare a favore di micro bande armate, perciò sparisce l'obbligo di proteggere personaggi di secondo e terzo piano. Mantenere l'area flegrea improduttiva non conviene più. Così il sistema sta riconvertendo la zona, fuori il turismo straccione che sporca e non spende e via ai piani per strutture di lusso. Magari utilizzando il pizzo, in modo da acquisite terreni e locali che domani renderanno una fortuna. Centri benessere e agriturismo, produzioni doc come la mela annurca e il vino Falanghina, sotto il tappeto i rifiuti. Lo stato non fa le bonifiche e la camorra neppure.

Articoli correlati

  • L'inquinamento dell'aria a Taranto: sotto accusa la cokeria ILVA
    Taranto Sociale
    I dati 2021 pubblicati recentemente da Arpa Puglia

    L'inquinamento dell'aria a Taranto: sotto accusa la cokeria ILVA

    Tra i dati che fanno riflettere c'è il benzene che è aumentato del 131% rispetto al 2019 e del 169% rispetto al 2018. Le deposizioni di benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi sono tra le 8 e le 16 volte superiori rispetto al quartiere periferico di Talsano. I Wind Days sono stati 32.
    3 agosto 2022 - Redazione PeaceLink
  • L'inquinamento dell'aria a Roma
    Citizen science
    Democratizzazione dei dati ambientali per una "comunità monitorante"

    L'inquinamento dell'aria a Roma

    La mappa dei dati rilevati e dei modelli di previsione georeferenziati. Una panoramica degli impatti sulla salute della popolazione. Alcuni strumenti di citizen scienze per la didattica ambientale basata sul'ecologia della vita quotidiana.
    1 luglio 2022 - Redazione PeaceLink
  • La storia dell'operaio Nicola Lovecchio, sentinella della salute pubblica
    Ecologia
    Compila un elenco di 26 lavoratori affetti da tumori correlabili alle esposizioni in fabbrica

    La storia dell'operaio Nicola Lovecchio, sentinella della salute pubblica

    Questo lavoratore studia il processo produttivo dell'Enichem di Manfredonia e cerca di stabilire l’intensità dell’esposizione di ogni lavoratore nelle singole mansioni alle specifiche sostanze tossiche, raccoglie le documentazioni mediche dei sopravvissuti e dei colleghi già deceduti.
    Redazione PeaceLink
  • Un aggiornamento dei dati sui tumori infantili a Taranto
    Taranto Sociale
    L'89% dei pazienti si cura fuori delle strutture sanitarie della provincia

    Un aggiornamento dei dati sui tumori infantili a Taranto

    Si conferma un numero di casi osservati superiore al numero dei casi attesi. Coordinatrice: Lucia Bisceglia. Curatori e curatrici: Rossella Bruni, Danila Bruno, Maria Giovanna Burgio Lo Monaco, Vincenzo Coviello, Francesco Cuccaro, Ivan Rashid.
    16 dicembre 2021 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.44 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)