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Sostanze chimiche nella falda, a rischio il parco del Cillarese (Brindisi)

Un fiume di veleni sotto la città

La città ed il suo territorio hanno pagato agli anni del «boom» industriale, e forse all'uso indiscriminato di prodotti chimici in agricoltura, un prezzo molto più alto del previsto. La sorprendente scoperta del Comune durante le analisi per la caratterizzazione del suolo.
19 febbraio 2008 - Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- BRINDISI — La città ed il suo territorio hanno pagato agli anni del «boom» industriale, e forse all'uso indiscriminato di prodotti chimici in agricoltura, un prezzo molto più alto del previsto. Nell'area del futuro parco del urbano del Cillarese, le caratterizzazioni e le analisi effettuate dal Comune hanno rilevato nel suolo e nel sottosuolo valori ben oltre i limiti di arsenico, piombo, rame, zinco, benzoantracene, benzopirene, benzoperilene. Ma se questi ultimi possono essere frutto della combustione di materiali organici, ciò che è stato trovato nell'acqua della falda profonda si presta a pesanti interrogativi: tetracloroetano, un micidiale solvente industriale; dicloroetilene (usato come solvente per lo sgrassaggio dei metalli, nell'industria chimica e farmaceutica); dibromoetano, usato come pesticida.

Il fatto che nell'area del Cillarese, un invaso realizzato a valle del canale omonimo che attraversa parte del Brindisino, e sfocia nel Seno di Ponente del porto, ci siano state e ci siano attività agricole intensive, non spiega che una piccola parte del problema. Tra la zona industriale e l'invaso ci sono di mezzo chilometri, parte della stessa città, altri due canali (Fiume Piccolo e Patri). E' possibile che la falda profonda inquinata sia la stessa che fluttua sotto le fabbriche, e che passando sotto l'area urbana arriva nella parte nord di Brindisi.

La verità la stabilirà l'analisi di rischio che il Comune dovrà effettuare con le prescrizioni indicate dal ministero dell'Ambiente. Un'utile comparazione giungerà dalla campagna di indagine scientifica che la Provincia ha commissionato all'Enea (con fondi del Piano di tutela ambientale), in siti abbastanza lontani da Brindisi per capire se ci sia uniformità nell'inquinamento dei terreni agricoli e delle falde - e allora bisognerebbe guardare in direzioni diverse dalle fabbriche - , o se i valori sono nettamente differenti. Intanto il ministero, attraverso la Conferenza permanente dei servizi sui siti inquinati di interesse nazionale, ha prescritto al Comune per l'area del futuro parco urbano del Cillarese la messa in sicurezza di falda e terreni, con aspirazione, trattamento e recupero per quanto riguarda la parte idrica.

Pagheranno Stato e Regione Puglia, grazie all'Accordo di programma quadro sulle bonifiche (si tratta di aree pubbliche). Il Comune però chiederà di poter intervenire con la messa a dimora di piante, perché l'operazione non coinvolge la falda. La situazione è documentata negli atti della conferenza dei servizi decisoria le 15 gennaio, notificati in questi giorni. Nei verbali ci sono anche i dati dell'inquinamento della falda nella zona industriale: tetracloroetilene 10 volte oltre i limiti sotto l'area della centrale Edipower, assieme a composti alifatici clorurati cancerogeni; alifatici cancerogeni anche sotto il lotto 12 bis del Sisri, quello destinato a Sfir.

Nella falda profonda dell'invaso del Cillarese sono state trovate tracce di tetracloroetano, un micidiale solvente industriale; dicloroetilene (usato come solvente per lo sgrassaggio dei metalli, nell'industria chimica e farmaceutica); dibromoetano, usato come pesticida. L'invaso del Cillarese, realizzato a valle del canale omonimo che attraversa parte del Brindisino, sfocia nel Seno di Ponente del porto

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