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Nesuno vuole le scorie nucleari

Effetto "Scanzano" negli Stati Uniti d'America

Una sorta di «effetto Scanzano», con tanto di manifestazioni pubbliche di cittadini e ambientalisti, è in corso nello Stato americano dello Utah. Oggetto della reazione popolare è la notizia che la Energy Solutions Inc. ha comunicato alla United States Nuclear Regulatory Commission l'intenzione di importare 20.000 tonnellate di rifiuti radioattivi dall'Italia
8 marzo 2008 - Marisa Ingrosso
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno - 04 marzo 2008

- BARI - Una sorta di «effetto Scanzano», con tanto di manifestazioni pubbliche di cittadini e ambientalisti, è in corso nello Stato americano dello Utah. Oggetto della reazione popolare - che già raccoglie i primi supporter sia tra i Democratici, sia tra i Repubblicani - è la notizia che la Energy Solutions Inc. (società che ha sede nella capitale dello Utah, Salt Lake City) ha comunicato alla United States Nuclear Regulatory Commission (Nrc) l’intenzione di importare 20.000 tonnellate di rifiuti radioattivi dall’Italia. Stando alla documentazione in nostro possesso, i carichi radioattivi arriveranno sulle coste americane via nave.

Dopodiché saranno trasferite nel Tennessee (presso l’impianto di Oak Ridge, della Energy Solutions) per essere riprocessate. Infine, ultimata questa attività di trasformazione, circa 1.600 tonnellate di scorie saranno stoccate in un deposito (sempre di proprietà della Energy Solutions) che si trova nello Utah, a Tooele County.

C’è da dire che il sistema americano avrà pure avrà tante pecche, ma è strutturato in modo realmente «democratico»: prevede passaggi di informazione e ascolto della popolazione, anche in tema di uranio.
Ora, tutti sanno cosa è accaduto in Basilicata quando s’è saputo che lì sarebbero arrivate le scorie nucleari italiane. Potete ben immaginare come hanno reagito nel lontanissimo Utah, quando hanno appreso dell’ar rivo di rifiuti «stranieri». Con il supporto di varie sigle ambientaliste, la gente ha iniziato a protestare. La stessa Nrc (la Commissione americana cui, per legge, s’è dovuta rivolgere la Energy Solutions e che ha compiti di tutela della salute e della sicurezza pubbliche in tema di «nucleare») ha ricevuto un numero - definito «abnorme» - di lettere.

Lo scorso 21 febbraio, c’è stata addirittura una manifestazione organizzata dai ristoratori italiani dello Utah. Giornali (come il «The Salt Lake Tribune») e broadcast radio-televisivi (come «Ksl») hanno dato grande rilievo all’iniziativa.

All’urlo di «No Grazie » - proprio così, in lingua italiana - i ristoratori hanno chiarito la loro posizione: dall’Italia spediteci il cibo e la moda, ma tenetevi i vostri rifiuti radioattivi!

Col passare dei giorni, l’«effetto Scanzano» pare si stia propagando agli altri Stati americani che (come il South Carolina) potrebbero essere interessati dal trasporto del carico.

La gente (ora sostenuta anche da qualche politico, come il governatore del Wyoming, Dave Freudenthal) teme che i rifiuti italiani siano soltanto un «antipasto » e che la loro terra possa trasformarsi nella «discarica radioattiva del mondo». Dal canto suo, la Energy Solutions getta acqua sul fuoco e - per bocca del suo vicepresidente Greg Hopkins - chiarisce che si tratta di «rifiuti a bassissimo livello di radioattività» e che «è dal 1996, che nell’impianto di Oak Ridge sono riciclati rifiuti radioattivi di Paesi stranieri».

Il deputato Jim Matheson e i media americani, però, sostengono che parte delle 20.000 tonnellate proverrebbe dal «decommissioning », cioè dallo smantellamento, «degli impianti nucleari italiani». Forse è il caso di ricordare che nel nostro Paese ci sono quattro centrali (Caorso, Enrico Fermi- Trino, Garigliano e Latina) e vari impianti della «filiera atomica », come l’Itrec (Impianto Trattamento Elementi Combustibile), nel Materano.

Come è noto, lo Stato ha incaricato la Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) di smantellare, in sicurezza, il patrimonio radioattivo italiano. Un «patrimonio» abbastanza cospicuo, visto che - il 20 giugno dell’anno scorso - la Nuclear Energy Agency stimava in «circa 50.000 metri cubi», «la quantità di rifiuti derivanti dallo smantellamento » di centrali e impianti italiani.

Archiviata - per il momento - la possibilità di poter contare su un nuovo un deposito nazionale di stoccaggio (come quello che avrebbe dovuto essere realizzato a Scanzano Jonico), la Sogin - che è una Spa con unico socio il Ministero dell’Economia e delle Finanze - ha stretto accordi con società estere, anche per risolvere la questione dello smantellamento del «patrimonio» radioattivo. Per esempio, c’è un comunicato stampa dello scorso 7 settembre in cui l’azienda annuncia: «Sogin ed Energy Solutions hanno sottoscritto oggi un memoran- dum of agreement finalizzato a cooperare nello smantellamento degli impianti nucleari gas grafite nel Regno Unito e in Italia».

Quindi, tra gli obiettivi dichiarati di questo accordo c’è proprio il coinvolgimento di Energy Solutions nell’attività di smantellamento degli impianti italiani. Che Matheson abbia ragione?

A domanda diretta (è vero che tra le 20 tonnellate di rifiuti radioattivi italiani per le quali la società Energy Solutions Inc. ha chiesto l'autorizzazione all'importazione in America, c'è una quota parte di rifiuti di pertinenza del Gruppo Sogin?), la società guidata da Massimo Romano ha risposto che il «memorandum of agreement» con Energy Solutions «raccoglie solo le finalità di una possibile futura collaborazione » e che «al momento al memorandum of agreement non sono seguiti ulteriori accordi».

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