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I servolani: noi da qui non ce ne andiamo

Dopo le dichiarazioni di Dipiazza i residenti ribadiscono: l’ambiente va salvaguardato. Ma molti sottolineano il problema occupazionale I servolani: noi da qui non ce ne andiamo La gente invita il sindaco a non parlare di «evacuazione» ma vuole soluzioni per il nodo Ferriera
20 aprile 2008 - Tiziana Carpinelli
Fonte: Il Piccolo di Trieste

- «Non siamo noi a dover fare fagotto. E non sono le nostre case che devono essere evacuate. È la Ferriera, semmai, che deve smetterla una volta per tutte di lordare la nostra aria, i nostri giardini, i nostri polmoni. Noi non ce ne andremo mai».

Non hanno gradito, i cittadini servolani, le parole del sindaco Roberto Dipiazza. Che in municipio, venerdì mattina, aveva convocato con «urgenza» i giornalisti per discutere la spinosa questione dell'inquinamento, prodotto dallo stabilimento siderurgico. «Il rione andrebbe evacuato» aveva dichiarato a microfoni accesi, sostenendo che non si trattava di una «boutade». «Per le condizioni disperate in cui la gente è costretta a vivere», si era affrettato a precisare. E ancora: «Sarebbe un'opzione da prendere in considerazione». «Giuro che non sto scherzando», aveva poi concluso.

Ma su Servola non piovono bombe dal cielo. «Non siamo in tempo di guerra», hanno infatti commentato ieri mattina i residenti. Piovono - questo sì - polveri, fumi, olezzi. Che finiscono su scale, finestre e davanzali, ricoprendoli di uno spesso strato nerastro. Ma non bombe. E, quindi, «non occorrono evacuazioni nè simili esternazioni, prive di utilità». È un altro, per i residenti, il problema: riuscire a ottenere un provvedimento definitivo. Chiarire la strada che si intende percorrere, sia essa la chiusura della Ferriera - da molti contrastata - o il potenziamento dei controlli e degli impianti di depurazione all’interno dello stabilimento. Perchè, ormai, i tempi della politica sono maturi e gli scenari mutati.

Il sindaco, come hanno sottolineato ieri alcuni servolani, si trova oggi a confrontarsi con un Presidente della Regione che appartiene alla sua stessa «squadra»: non si possono più accampare «contrasti» di sorta. Renzo Tondo lo ha detto in campagna elettorale cosa vuole per Servola: porre i lucchetti ai cancelli della Ferriera. E il quartiere si è reso perfettamente conto di essere lo scacchiere su cui si gioca una partita cruciale.

Ma anche chi convive pacificamente col «mostro sbuffante», e respinge la sua dismissione per i risvolti occupazionali che ne conseguirebbero, invoca una soluzione, giacchè in questo «limbo» non si può continuare a stare. La gente di Servola è disincantata. Stufa di proclami, dichiarazioni, reciproche accuse. Vuole i fatti: l’affaire Ferriera va avanti da troppo tempo.

«Questa situazione doveva essere risolta da un pezzo - ha esordito Antonio Pitacco, 21 anni, studente di Medicina, corso di laurea in Infermieristica - sarebbe ora di smetterla di dire cose inutili: bisognerebbe invece vedere in che modo il disagio può essere superato. La salute non ha prezzo ed è un diritto di tutti. Non è parlando di evacuazioni che si ovvia all’impasse. Nel momento in cui una persona riveste il ruolo di sindaco non può permettersi di ridurre a questi termini la situazione. Facendolo disturba l’opinione pubblica, i residenti e i lavoratori: mette tutti quanti in allarme senza materialmente operare un cambiamento. Prima di tutto si deve pensare alla salute, che è il bene principale.

I dipendenti, triestini o extracomunitari, vanno sì tutelati, ma non dubito che il problema occupazionale possa essere risolto se si fa quadrato con la Regione. Infine, noi stessi residenti dovremmo cercare di andare oltre l’ottica del guadagno e non ragionare più in termini di brioches e caffè serviti ai lavoratori, ritenendo erroneamente che Servola sopravviva solo così. Pensiamo alle case: non a tutti interessa il loro valore sul mercato. La maggior parte dei residenti desidera unicamente viverci in serenità. Solo chi risiede a Servola sa cosa voglia dire stare d’estate con le finistre chiuse».

«È una situazione schifosa - ha detto Pasquale Scatizzi - inviterei il sindaco a dormire e a mangiare a casa mia, per capire come stanno le cose. Ormai non nutro più fiducia nella politica e sono stufo: vivo a Servola da 34 anni ma adesso mi sto guardando in giro per cercare un’altra casa. Non si possono pagare 331 euro di Ici e poi non poter nemmeno aprire porte o finestre.

Nell’ultimo decennio le cose sono parecchio peggiorate: mi sono ritrovato in più occasioni con la macchina imbrattata a causa delle emissioni dello stabilimento e ho dovuto addirritura rivolgermi a un legale per ottenere la riparazione del danno». «Il sindaco Dipiazza ha fatto tanto per Muggia, penso per esempio alla questione del Gasometro - ha invece spiegato Giuseppe Curto -: ora che Tondo è salito al governo riuscirà a ripetere il miracolo. Mia madre abita a Servola e io sono convinto che tutto quel fumo non le abbia fatto bene, in questi anni».

Ma non tutti sono per la chiusura tout court dello stabilimento, anzi: «L’inquinamento è pure quello dello smog, che in centro prolifera, ma lì si arriverebbe a una evacuazione? - ha chiesto Flavia Turisini, una pensionata residente - Certamente no. Io non sono preoccupata: la centralina dell’Arpa è passata anche nella zona in cui risiedo e non ha rilevato dati poi così allarmanti.

Quindi non sono assolutamente disposta a lasciare la mia casa. Bisogna sistemare gli impianti e i filtri di depurazione della Ferriera: questo va fatto! E preoccuparci dei lavoratori e delle loro famiglie. Non li si può lasciare sulla strada». «La Ferriera potrà essere chiusa solo quando tutti gli operai saranno altrimenti sistemati - ha spiegato Albina Sossi - non li si può lasciare in mezzo a una strada».

«Evacuare? Non se ne parla - ha ribadito Maria Luisa Flego - Nemmeno se mi regalassero una villa, me ne andrei». «Siamo seri - ha aggiunto un giovane, Stefano Colonna, 25 anni - dove le metti duemila persone, in caso di evacuazione? E poi, se evacuazione doveva essere, allora siamo un po’ in ritardo: avrebbe avuto un senso farla il 17 marzo, quando i valori superarono, per dieci secondi, di 35 volte i limiti di legge.

A mio modo di vedere, si dovrebbe optare per un miglioramento dei sistemi di depurazione, affinchè lo stabilimento non inquini più così tanto». Concorde Mauro Franco, del negozio «La vecchia fattoria»: «Tante persone lavorano in Ferriera: non scordiamolo mai, perché è l’unica fonte di guadagno di Trieste, sia sotto il profilo dell’occupazione indiretta che dell’indotto». «Evacuare Servola - ha riferito Michele Ferluga - mi sembra quantomeno difficile, visto che stiamo parlando di duemila cittadini.

Ma la Ferriera va dismessa: su questo non ho dubbi. Pensiamo alle persone che soffrono di asme, affanni e irritazioni alla gola. O ai bambini, che non possono nemmeno giocare in giardino». «Non siamo in tempo di guerra - ha ironizzato il macellaio Livio Trampus - e Dipiazza dovrebbe almeno dirci in che paese dovremmo trasferirci». «Se ciò che dice il sindaco è vero - ha detto Marta Sommariva, gelataia - allora avrebbe dovuto prendere già provvedimenti». «Non mi trovo d’accordo sull’evacuazione - ha affermato Serena Zobez - ma sulla chiusura dello stabilimento sì. Finalmente stanno venendo a galla i dati: non si può ignorarli. L’impianto è obsoleto ed è difficile intervenire». «Forse il sindaco non dovrebbe mettere così in allerta i residenti - ha concluso Gianluca Paoli - ma la sua preoccupazione non va presa sotto gamba».

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