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L’Organizzazione Mondiale della Sanità è l’agenzia specializzata dell'ONU per la salute, con sede a Ginevra.  Logo dell'Organizzazione Mondiale della Salute (WHO)

Ne fa parte il Centro Europeo per l’Ambiente e la Salute. Gli Stati ospitanti sostengono parte delle spese.

Il Centro Europeo, oltre che a Bonn, opera a Roma dai primi anni '90.  

Le sue attività includono metodi per valutare l’impatto sanitario, tutela delle acque e sicurezza degli alimenti, l’impatto sulla salute dei cambiamenti climatici e più in generale degli ecosistemi, l’attività fisica e la prevenzione dei traumi e, tra l’altro, la salute dei bambini.       

In questi giorni, la notizia che l'accordo per la prosecuzione dell’attività del Centro in Italia - tra l'OMS e il Ministero della salute - non è stato sottoscritto è particolarmente stridente, se si pensa che, partendo dalla Germania, in Europa è nato un grave allarme sanitario che passa dagli alimenti e forse dall’acqua, ambiti dell’attività di ricerca e informazione del Centro di Roma.

A parte il merito di considerare organicamente  il sistema ambiente - salute  (come spesso i  governi degli Stati non fanno) e le tematiche legate ai sistemi e ai comportamenti delle popolazioni urbane (mobilità sostenibile, qualità dell’aria e cambiamenti climatici), in questi anni di crisi economica globale l’OMS ha indagato e messo in luce il peso delle diseguaglianze tra Paesi e tra classi sociali, sollecitando politiche responsabili e lungimiranti degli Stati a salvaguardia della salute individuale e collettiva.

Tra gli interessi del Centro di Roma, polveri padane e siti inquinati

Il Centro Europeo per l’Ambiente e la Salute di Roma recentemente aveva rilanciato un allarme per le condizioni dell’aria nelle città italiane. Le caratteristiche geografiche del territorio penalizzano le città padane, che hanno il primato nella classifica della presenza di polveri sottili (le polveri PM10 e PM2,5, dove i numeri indicano le dimensioni microscopiche, tanto più pericolose e in grado di trasportare e far penetrare in ogni organo, attraverso il sistema sanguigno, altre sostanze pericolose, e tra esse il benzo(a)pirene).  

Il Centro ha partecipato a molte ricerche e anche al progetto di studio sulla popolazione di aree inquinate “Sentieri” (Studio Epidemiologico Nazionale Territori e Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) coordinato dall’Istituto Superiore della Sanità. La presentazione dei risultati preliminari dello studio (aprile scorso), in attesa dei risultati ufficiali del prossimo autunno, conferma l’aumento di morti e di alcune patologie tumorali in prossimità dei siti inquinati. “Sentieri” è stato l’unico concreto progetto citato dal governo nelle sue risposte alle interrogazioni parlamentari sull’emergenza ambientale e sanitaria a Taranto (cfr. NOTE).

Non si sa ancora quali siano i motivi della chiusura. Si sa però che soprattutto in Italia - dove si sperimentano ovunque situazioni ingessate, diffidenze e lo strangolamento delle funzioni pubbliche a causa di legami familiari e partitici - c'è bisogno di organismi indipendenti, capaci di innescare meccanismi virtuosi di confronto dialettico e collaborazione.

L’interrogazione dell’on. Zamparutti

Le notizie sulla chiusura del Centro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dedicato allo studio e all’informazione sul rapporto tra ambiente e salute umana, e l’andamento dei dati sul benzo(a)pirene a Taranto e a Trieste hanno indotto la deputata radicale Elisabetta Zamparutti a presentare, come prima firmataria, una interrogazione in Commissione Ambiente (cfr. NOTE).

Vi si chiede se il Ministro intenda promuovere azioni affinché l'OMS mantenga un suo ufficio in Italia.

Vi si chiede anche quali approfondimenti siano stati fatti in merito al problema del benzo(a)pirene - a Taranto, Trieste e più in generale sull'intero territorio nazionale - ricordando la risoluzione approvata 4 mesi fa dalla stessa Commissione Ambiente (n. 8-00107) che impegnava a valutare la reintroduzione del tetto obbligatorio, dopo che lo stesso Ministro aveva riconosciuto che: «talune delle questioni affrontate dagli atti di indirizzo meriterebbero un supplemento di riflessione”. La parlamentare ricorda le condizioni di grave inquinamento delle due città e la presenza anche di scuole e asili nido a poche centinaia di metri dagli impianti. A Servola le case sono intorno alla ferriera. Gli incidenti notturni sono molto frequenti per la vecchiaia degli impianti.

Contro la moratoria (art. 9 del d.lgvo 155/2010) avevano preso subito posizione i Pediatri italiani (presentando un documento unitario dell’ Associazione Culturale Pediatri, la Federazione italiana Medici Pediatri e della Società Italiana di Pediatria).  Nello stesso modo si sono espressi i Medici per l’Ambiente (ISDE), la Società Chimica Italiana e la IAS (la Società Italiana Aerosol), che raggruppa scienziati ed esperti degli inquinanti  aereo dispersi, auspicando il ripristino dell’obbligo. 

 Le città più colpite dall'inquinamento Tratto dalla documentazione consegnata da PeaceLink alla Commissione bicamerale per l'Infanzia l'1 febbraio 2011

La città di Taranto, come Trieste, ha un quartiere le cui case si trovano a pochi metri dal perimetro dell’area industriale. E si tratta di industria pesante, in cui alcuni degli impianti hanno una capacità inquinante che li rende incompatibili con la presenza di abitazioni, scuole e campetti di calcio già a partire da 100 metri di distanza. Gli impianti più pericolosi, a Taranto sono le cokerie dell’acciaieria Ilva che fondono ad altissime temperature polveri di ferro e carbone - enormi colline che attendono a due passi dal quartiere Tamburi - e a Trieste la ferriera ex Lucchini, un impianto obsoleto e soggetto a incidenti che in alcune notti rendono il quartiere di Servola un girone infernale.

Per anni nessuno si è veramente occupato di quello che accadeva. E oggi chi ne sente parlare la prima volta quasi diffida, e non vuole farsi impressionare da immagini terribili e dati. Del resto è quello che è successo persino ai  cittadini di Taranto, fino a pochi anni fa. 

Adesso però ci sono i controlli delle agenzie per l’ambiente regionali (ARPA), e ci sono, sempre più tenaci, la passione e la competenza di persone e associazioni vecchie e nuove impegnate a raccogliere e diffondere informazioni, e a coinvolgere ancora abitanti, amministratori, funzionari locali e i parlamentari più sensibili.  Nessuno potrebbe sopportare uno stop o addirittura passi indietro sulla strada del risanamento ambientale e della protezione della salute.

Cenerentola bussa “a palazzo”

Su quasi tutto il nostro territorio, la salute continua ad essere una cenerentola, fuori dalla porta di un mondo luccicante di slogan e immagini che mettono pur sempre al primo posto benessere e forma fisica, ma accanto all’idea di poterli comprare consumando trasmissioni televisive, prodotti dietetici e farmaci ... oppure (peggio di tutto) avvicinandosi al denaro e al potere.

Se poi la confusa fanciulla frequenta posti dove non passano – o passano inosservate - le arterie più importanti del potere, e la disoccupazione è di casa, è facile capire quanto sia incapace di badare a sé stessa.

A Taranto però, in poche settimane, più di 7.300 persone hanno aderito all’invito delle “Donne per Taranto” e richiesto alla Regione e agli Enti Locali di realizzare al più presto  mappe epidemiologiche aggiornate dei quartieri della città. Chiedono insomma – se mai ce ne fosse bisogno in attesa ancora del peggio– di confermare il nesso tra l’intensità degli inquinanti e l’aumento di morti, tumori e leucemie, per togliere ogni residua e già inaccettabile giustificazione ai ritardi che ancora ci sono. E in questi giorni – con le sue pesanti testimonianze su malattie mortali, incidenti ed episodi di mobbing che hanno comportato sentenze penali - in alcune sale della provincia Jonica viene proiettato il documentario di Valentina d’Amico “Donne contro l’Ilva”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia 2010.

Pochi mesi prima, associazioni - e singoli abitanti anche di altre città - avevano dato vita alla prima raccolta di firme, questa volta per reagire alla norma con cui il governo, il 13 agosto 2010, ha sospeso il divieto di superamento nell’aria di una certa quantità di benzo(a)pirene, che operava già dal 1999. Il divieto imponeva il rimedio di immediati piani di azione, e di fatto la moratoria ha reso inutili i controlli ARPA. Fino al 2013 non ci sarà alcun tetto, prima fissato ad 1 nanogrammo per metro cubo di aria (e comunque da quell'anno non sarà più vincolante come prima, non essendo più fissato come “obiettivo di qualità”). E’ il caso di ricordare che parliamo di una tra le 109 sostanze più pericolose per la salute dell’uomo per la sua capacità cancerogena, e che le fonti inquinanti tendono ad aumentare. La classificazione è proprio dell’OMS  (la cui struttura di ricerca contro il cancro è lo IARC).

Intanto a Trieste – altra città con quantità e picchi impressionanti di questa sostanza - il dibattito pre-elettorale per il rinnovo delle amministrazioni comunale e provinciale ha fatto perno sulla questione ambientale.

 

In ascolto delle città invisibili

Dopo decenni la cortina di silenzio si apre, le città italiane soffocate dall’inquinamento non sono più sole e cominciano anche a collaborare tra loro. Su Taranto, a partire da una storica puntata del 2008 di Malpelo (di Alessandro Sortino su La7) puntano spesso lo sguardo  trasmissioni e telegiornali Rai, alcuni attenti cronisti di quotidiani e riviste nazionali, ecologisti e persino il premio Nobel per la pace Al Gore.

Se ne sono occupati anche molti parlamentari. Documentazione consegnata da PeaceLink alla Commissione bicamerale per l'Infanzia l'1 febbraio 2011

La  puntata di Malpelo provocò interrogazioni di ogni parte politica. Nel 2010, contro la moratoria dell’obbligo di non superare 1 ng/m3 di b(a)p, i deputati Zazzera e Piffari presentarono un’interrogazione in Commissione Ambiente, ed Elisabetta Zamparutti e Alessandro Bratti proposero una risoluzione, integrando atti di altri componenti della Commissione dopo un’audizione di PeaceLink. Vi si chiedeva il ripristino dell’obbligo, e una sua parte è confluita nella proposta della maggioranza che è stata poi approvata nel febbraio 2011 (che riconosce i presupposti per operare una nuova valutazione e impegna il Ministro dell'Ambiente in tal senso).

Il primo febbraio di quest'anno, a iniziativa della parlamentare Sandra Zampa, si è parlato degli effetti del benzo(a)pirene sulla salute dei bambini e dei nascituri in Commissione bicamerale infanzia, durante un’audizione di PeaceLink (con la pediatra dott.ssa Moschetti e la Presidente dell’associazione nosmog di Trieste). La Commissione ha poi stabilito l’avvio di un’indagine conoscitiva (cfr. IMMAGINI ingrandibili).

Si è poi già parlato della recente interrogazione del 30 maggio in Commissione Ambiente. Nella stessa Commissione, i deputati Zazzera, Piffari e Palagiano attendono ancora risposte a precedenti interrogazioni, che evidenziano l’alto grado di benzo(a)pirene e di altre sostanze inquinanti provenienti dalla cokeria tarantina e l’impossibilità di mantenerla vicino alle abitazioni.

I cittadini e gli operai in alcuni quartieri di queste città vivono situazioni al limite dell’inverosimile.  Meritano ascolto e risposte in tutte le sedi in cui è possibile intervenire al più presto,  per difendere vite minacciate già per tanti anni. Queste città e il loro risveglio, malgrado le sofferenze, sono anche una ricchezza da cui ripartire, a vantaggio di tutti e insieme alle forze migliori e realmente più avanti, per verificare se le scelte più drammatiche per i nostri territori sono davvero necessarie, ciò che portano con sé e quanto sono razionali, e se non siano piuttosto guidate da rapporti di forza. 

I livelli di governo sono i più problematici

Le leggi regionali approvate dalla Puglia (la n. 44 del 2008, che fissa un tetto in linea con gli standard europei per la diossina, e la recente legge n. 3 del 28 febbraio 2011, che ripristina il divieto di superare il livello di 1 ng/m3 di benzo(a)pirene), per quanto importanti, faticano a diventare operative. La legge antidiossina fu particolarmente osteggiata, e in un tavolo tecnico presso il Ministero dell’Ambiente la Regione fu indotta a modificarla, complicandone l’applicazione.

A livello nazionale manca ogni risposta. Anche le interrogazioni parlamentari sull'emergenza diossina a Taranto, presentate da ogni parte politica, sono cadute nel vuoto. Forse il venir meno delle specializzazioni nelle amministrazioni - dove si migra tra uffici al seguito di politici o per reagire a ingiusti scavalcamenti negli incarichi - fa in modo che si lavori soprattutto su problemi semplici, e riduce progettualità e indipendenza. A livello strutturale, c'è poi uno scollamento tra le tematiche ambientali e quelle della salute che rende difficile ogni intervento (proprio il campo di azione del Centro per l'Ambiente e la Salute che si vorrebbe chiudere).

     

Note:

- L’interrogazione 5-04823 del 30 maggio 2011 in commissione ambiente (Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci e Turco):
http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/63293

- Dati ARPA di benzo(a)pirene:
Taranto:
1,55 ng/m3 (gennaio 2011)
2,82 ng/m3 (febbraio 2011)
1,43 ng/m3 (marzo 2011)
Trieste:
5,5 ng/m3 (media 2008)
4,5 ng/m3 (media 2009)
6,7 ng/m3 (media 2010)

- Un ricercatore del Centro Europeo Ambiente e Salute dell’OMS di Roma riassume alcune conclusioni del Progetto “Sentieri” sui danni alla popolazione in aree inquinate:
http://www.greenstyle.it/rischio-salute-nei-siti-inquinati-10-000-morti-in-10-anni-2737.html

- Dalla risposta del Ministro della Salute all'interrogazione del 2008 n. 5-00629 (Zazzera - Palagiano):
"(...) dati del Registro Tumori Jonico-Salentino relativi ai tassi standardizzati di incidenza negli uomini (per 100.000 abitanti) per il periodo 1999-2001, mostrano, per selezionate neoplasie che risultano in letteratura scientifica associate ad inquinamento ambientale, un aumento dei tassi man mano che l'area studiata si approssima alle aree industriali, passando cioè dal territorio provinciale, all'intera Area a rischio di Taranto, fino al solo comune di Taranto. Nel 2008 è stato avviato il Programma Strategico «Ambiente e Salute»; in uno specifico studio (SENTIERI) relativo al progetto «Il rischio per la salute nei siti inquinati: stima dell'esposizione, biomonitoraggio e caratterizzazione epidemiologica»; il sito di Taranto, così come altri 43 siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN), è oggetto di uno studio sullo stato di salute delle popolazioni residenti (...)"

- Dal Sito del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS (la pagina raccoglie studi sul rischio cancro in Campania):
http://www.euro.who.int/en/what-we-do/health-topics/environment-and-health/health-impact-assessment/country-work/impact-of-waste-treatment-on-human-health

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