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Nel 2001 l'Europa prevedeva di risolvere il problema “DIOSSINA” entro 10 anni

Numerose interrogazioni parlamentari mettono in luce la gravità dell’inquinamento a Taranto

E’ stato fatto veramente il possibile per proteggere la popolazione dalla miscela di sostanze tossiche, polveri e ritardi che la colpiscono così duramente? Ecco le parole dei parlamentari (prossimamente vedremo le risposte del Governo)
13 novembre 2010 - Lidia Giannotti

Dieci anni. In 10 anni il problema “diossina” sarebbe stato risolto all’interno dei paesi dell’Unione Europea, se solo fosse stata applicata la strategia avviata nel 2001 e illustrata in una Comunicazione della Commissione alle istituzioni comunitarie.

Gli anni sono passati. La popolazione che vive a Taranto e nel vicino comune di Statte non è stata neppure informata dell’emissione nell’aria di quantità imponenti di diossine, più consistenti di quelle disperse dalla nuvola che il 10 luglio del 1976 si sprigionò dall’ICMESA di Seveso, in Lombardia (in un incidente causato da un aumento incontrollato di temperatura nel reattore dello stabilimento chimico). Non è stata informata e neanche protetta.

RITARDI GRAVISSIMI
Nella sconfinata area industriale di Taranto ci sono 6 importanti impianti (l’acciaieria ILVA, Edison, Enipower, ENI, Sanac, AMIU e Cementir). Si pensava che le istituzioni vigilassero sull’incolumità e sul benessere di quella comunità. Molte istituzioni hanno invece mancato di svolgere il loro importantissimo ruolo (un tempo molto rispettato in questa parte del Meridione).
Taranto. L'isola della Città vecchia vista dal Mar Piccolo


Una miscela di sostanze tossiche e di polveri, di ritardi e di inefficienze - terreno di coltura di abusi e di reati - ha offeso per anni la natura e la gente di questo territorio, insieme ai tanti che in questi anni si sono spostati nella città e nei paesi più vicini da altre regioni, grazie all’antica presenza di una base navale, di una scuola sottoufficiali e di uno dei tre grandi arsenali militari della Marina Italiana. E’ indubitabile il ritardo con il quale le istituzioni si sono mosse, dopo le associazioni e soltanto dopo alcune inchieste giornalistiche. Ma si può dire che oggi il ritardo sia stato recuperato? La popolazione di quei territori può contare su un’informazione corretta e ritenere di essere (finalmente) protetta?

Non è escluso che qualcuno possa trovare argomenti formali per giustificare inerzie persino oggi, oppure argomenti che giustificano scelte dilatorie tutto sommato non vietate dalla legge.
Non è escluso, però, che molti all'interno delle istituzioni siano inconsapevoli di quanto sta continuando ad accadere.

Tutti dovrebbero leggere, ad esempio, l'interessante COMUNICAZIONE del 17 gennaio 2001 della Commissione Europea che descrive i danni procurati dalla diossina:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2001:0593:FIN:IT:PDF

Ma i motivi per reagire e cambiare sono anche altri: nel 1998 l'Accordo internazionale chiamato "Protocollo di Aahrus" - citato spesso in Parlamento - proponeva un approccio globale da parte degli Stati per ridurre la produzione di alcune sostanze e la tutela della salute, e uno dei passaggi principali della sua strategia riguarda ancora oggi la sensibilizzazione del pubblico e la circolazione di informazioni; quell'Atto riconosce i diritti degli individui e dei gruppi in funzione di autodifesa, ma vuole soprattutto innescare un processo virtuoso a tutti i livelli istituzionali e civili, un processo di autodifesa, di conoscenza e di sviluppo a vantaggio dell'intera collettività.

LE INTERROGAZIONI DEGLI ULTIMI 3 ANNI E LE INCHIESTE GIORNALISTICHE

Prevedendo di esaminare prossimamente le risposte dei Ministri in Parlamento (e le azioni preannunciate o messe in opera), andiamo a ricostruire la situazione a Taranto utilizzando le informazioni fornite e richieste nelle rispettive assemblee da molti senatori e deputati.

Un primo gruppo di Interrogazioni (nel 2007) viene presentato all'indomani di una delle prime inchieste di rilievo nazionale sull’inquinamento e la presenza di diossina nella città pugliese, condotta dal settimanale “L’Espresso”. Interrogazioni successive citano quotidiani nazionali e soprattutto la puntata televisiva “Malpelo” trasmessa il 23 ottobre 2008 da La7, interamente dedicata all'attività dell'impianto siderurgico ILVA e alle ripercussioni sulle condizioni di vita e sulla salute degli abitanti di Taranto.

Di solito le Interrogazioni prendono le mosse dalla quantità e varietà impressionante di sostanze inquinanti emesse nel territorio di Taranto – dati forniti da fonti ufficiali europee e nazionali – e dalla gravità dei dati sulle patologie e sul numero di morti, molto più pesante che nei territori circostanti e assolutamente drammatica nel “quartiere Tamburi”. Tranne che in un caso, tutti esprimono la medesima preoccupazione per la evidente gravità dell’inquinamento, non riuscendo a rilevare interventi incisivi già in atto in grado di contrastarla. Le richieste immediate sono concrete e riguardano l’attuazione di un sistema di monitoraggio continuo a camino delle diossine e degli altri inquinanti, misure urgenti per tutelare la salute, indagini epidemiologiche, il monitoraggio degli alimenti, del sangue e del latte materno. Quasi sempre i parlamentari si occupano della diossina e della necessità di garantire il divieto di emissioni in quantità superiore alla concentrazione di 0.4 nanogrammi/metro cubo di aria.

DIOSSINA: LIMITI CONSENTITI IN EUROPA E IN ITALIA
L’Austria ha fissato da anni il limite di emissione di diossine a 0,4 nanogrammi a metro cubo, ridotto a 0,1 nel 2006. In Inghilterra il limite è a 0,2. In Germania anche i vecchi impianti di agglomerazione devono puntare all'obiettivo di 0,1 ng a metro cubo. In Olanda, caso per caso, il limite oscilla fra 0,4 e 0,1.

Il valore in sede europea è di 0.4 nanogrammi al metro cubo di aria. Il valore in Italia per le acciaierie è di 10.000 nanogrammi (previsto dal Codice dell'Ambiente del 2006).

Il valore europeo è previsto dal "Protocollo di Aahrus" del 1998, approvato dalla Comunità con Decisione del Consiglio dell'UE 2004/259/CE del 19.02.2004 e ratificato dall'Italia nel 2008. I due valori non sono direttamente confrontabili, poiché prendono a riferimento quantità e sostanze non omogenee: quello europeo è espresso in tossicità equivalente (TEQ) e si ottiene considerando 17 elementi tra i più tossici e cancerogeni; il limite italiano, molto più alto, viene calcolato considerando tutti i congeneri (210) anche i meno pericolosi (tossicità totale).

Le decisioni regionali.
Nel 2007 la Regione Friuli V.G. aveva già applicato i limiti europei. Con un decreto dei suoi Uffici aveva infatti disposto che l’impianto di Servola non potesse superare, pena la sospensione del funzionamento, un limite di emissione di diossine di 0,4 ng per metro cubo (in tossicità equivalente, ovvero considerando le componenti maggiormente tossiche).
Nel 2008 la Regione Puglia ha approvato una legge (n. 44 del 19 dicembre) e fissato un valore limite di 2,5 ng/mcubo di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani da rispettare entro il 30 giugno 2009, ridotta poi a 0,4 ng (da applicare dal 31 dicembre 2010).

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IL RESOCONTO DELLE INTERROGAZIONI
Colline di minerali di ferro altri minerali e carbone a pochi metri dalle case del "quartiere Tamburi" a Taranto

 

1. SENATO (FRANCA RAME) sed. 17/10/2007 Atto 4-02856. Ai Ministri della Salute, dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente (Livia Turco - Bersani – Pecoraro-Scanio):

L’INQUINAMENTO E I DANNI ALLA SALUTE. LA DIOSSINA EMESSA E ACCUMULATA
Nel periodo 1998-2001 l’ASL di Taranto ha registrato nella provincia Jonica 1200 decessi per neoplasie polmonari. Nel Sud-Italia è l’incidenza più alta. Si riscontrano casi di bimbi di 10 anni con forme tumorali del rinofaringe tipiche dei forti fumatori già anziani e molti nuclei familiari vengono interessati da più casi di leucemie o linfomi di inaudita aggressività. L’ARPA Puglia stima che a Taranto siano già stati emessi nell’ambiente almeno 5 chili di diossina, più del doppio di quella stimata dopo l’incidente di Seveso del 1984 (già citato), con l’immissione nel 2005 di un quantitativo di 11,1 nanogrammi per ogni metro cubo di aria. E' un valore espresso “in tossicità equivalente” (TE: una misura che considera solo alcune componenti altamente tossiche tra quelle presenti nelle diossine) – cfr NOTE.

LE LEGGI INADEGUATE IN ITALIA
Ma la quantità massima di diossine consentita, fissata dal Codice dell’Ambiente (un testo che dal 2006 raccoglie la maggior parte delle leggi ambientali), è altissima. Si tratta – è vero - di un valore espresso “in concentrazione totale” (utilizzando un sistema di misurazione ormai scartato dalla comunità scientifica che pesa tutte le componenti presenti nelle diossine comprese quelle non tossiche). Ma stiamo pur sempre parlando della possibilità di produrre 10.000 nanogrammi di diossine per ogni metro cubo di aria.

I CONTROLLI
I dati sono sconcertanti, ma “sono da considerare in difetto”. Alla parlamentare risulta che le misurazioni siano state effettuate con l’impianto di agglomerazione gestito in condizioni non routinarie (con rarefazione e diluizione dei fumi), tramite centraline della stessa azienda e infine inviate all'ARPA tramite un software gestito dall'ILVA.

LE ANALOGIE E LE INCONGRUENZE: LA CHIUSURA DELLA COKERIA DI GENOVA

IL QUARTIERE "TAMBURI"
Le case del quartiere più inquinato di Taranto sono incredibilmente vicine (pochi metri, come mostra la foto) alla parte più pericolosa dell’acciaieria ILVA: le cokerie (batterie di forni dai quali, dopo la combustione ad alte temperature di carbon fossile, si sforna il coke che servirà a produrre ghisa) e i parchi minerali (immense colline di stoccaggio di minerali di ferro e di carbone, tuttora alla mercé del vento).
Le case popolari vennero costruite nel 1956, ed erano già lì quando fu posta la prima pietra dello stabilimento, il 9 luglio 1960.

Un contesto sanitario analogamente allarmante è stato riscontrato anni fa a Genova, nel “quartiere Cornigliano”. Anche lì c’è un’acciaieria di proprietà ILVA, e al suo interno vi era una cokeria che utilizzava lo stesso ciclo di lavorazione usato a Taranto. Fu chiusa nel 2002 perché ritenuta incompatibile con la salute dei cittadini. Da allora tutta la produzione di Cornigliano è stata trasferita a Taranto, venendosi a sommare alla produzione già in atto.

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2. SENATO (SALVATORE FERRANTE) sed. 3/05/2007 Atto 4-01855. Ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente (Bersani – Pecoraro-Scanio):

11 MILIONI DI TONNELLATE DI ANIDRIDE CARBONICA
Sembra ormai compromessa la possibilità di rispettare gli impegni assunti dall’Italia con la ratifica del Protocollo di Kyoto, e di ridurre entro il 2012 le emissioni di CO2 nella percentuale prevista (6,5% in meno rispetto alle emissioni del 1990). E' una conseguenza della scelta appena fatta di assegnare all’ILVA quote annuali di CO 2 aumentate di alcune tonnellate, nonostante nel 2005 l’Ilva abbia emesso 11 milioni di tonnellate di CO2. La questione – avverte Ferrante – riguarda anche l’attività delle centrali Edison che alimentano l’Ilva. In ogni caso un ulteriore aumento di emissioni sarebbe non sostenibile, ed emerge anzi l’urgenza imprescindibile di abbattere l’inquinamento e l’impatto ambientale derivante dal polo industriale di Taranto.
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3. SENATO (FERNANDO ROSSI) sed. 16/05/2007 Atto 4-01965. Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Ambiente (Prodi – Pecoraro-Scanio):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE
I dati in primo piano sono quelli delle diossine più pericolose e dei furani (PCDD e PCDF). Bastano pochi pico-grammi (miliardesimi di grammo) depositati in alcuni alimenti, come il latte e i grassi animali, e sulle superfici di ortaggi e frutta per determinare danni spaventosi alle persone, con conseguenze perfino per i discendenti. Dal 2002 al 2005 i grammi di diossina prodotti dall’industria in Italia nel complesso sono diminuiti (da 222 a 105 grammi all’anno). Purtroppo però a Taranto sono aumentati (da 71,4 a 93 grammi ... più del 90 per cento della diossina di origine industriale in Italia).

LA DIOSSINA, L’EUROPA E LE LEGGI INADEGUATE IN ITALIA
Ma, volendo, l’ILVA potrebbe persino aumentare le proprie emissioni di diossina in atmosfera, grazie al limite altissimo fissato in Italia. Infatti un’acciaieria può produrne una quantità 100.000 volte superiore a quella fissata - sempre dalla legge italiana - per gli inceneritori(10.000 nanogrammi a fronte di 0,1 nanogrammi/m3 di aria).

In Friuli V.G. un impianto analogo è stato oggetto di sequestro giudiziario cautelativo, ed è tenuto ad osservare un limite di 0,4 nanogrammi (ferriera Lucchini a Servola, Trieste). In sede europea già nel 2001 era stato chiesto all’Italia di fissare limiti più severi. E’ successo prima che nel Codice dell’Ambiente (del 2006) venisse fissato il tetto di 10.000 nanogrammi, senza peraltro spiegare i criteri scientifici a fondamento di quella scelta - Cfr. NOTE.

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4. CAMERA (CAMILLO PIAZZA, BONELLI, BALDUCCI e FRANCESCATO) sed.9.11.2007 Atto 4-05585. Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'Ambiente (Bersani – Pecoraro-Scanio):

LA DIOSSINA, L’EUROPA E LE LEGGI INADEGUATE IN ITALIA

La COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (17 gennaio 2001)
"[...] Non si può più prescindere da un intervento mirato per evitare effetti sull’ambiente e sulla salute umana derivati dalle diossine e dai PCB, per una serie di ragioni elencate qui di seguito.

Lungo la catena trofica si osservano fenomeni di bioaccumulo da ricondurre al rilascio di queste sostanze provenienti da discariche, suoli inquinati o sedimenti. [...]

Sembra che le caratteristiche tossiche delle sostanze siano state sottovalutate : recenti dati epidemiologici, tossicologici e sui meccanismi biochimici riferiti in particolare agli effetti sullo sviluppo cerebrale, sulla riproduzione e sul sistema endocrino hanno dimostrato che gli effetti delle diossine e di alcuni PCB sulla salute sono molto più gravi di quanto precedentemente supposto, anche a dosi estremamente ridotte. Il fenomeno colpisce in particolare i gruppi umani più vulnerabili, quali i lattanti e i feti, in generale esposti direttamente al carico corporeo accumulato dalla madre. […]

È essenziale …una strategia per ridurre la presenza di questi composti nell’ambiente, nei mangimi e negli alimenti, proponendo azioni a breve, medio e lungo termine. Una strategia di questo genere dovrebbe comunque garantire il completo controllo del problema delle diossine e dei PCB entro dieci anni".

In primo piano c’è la necessità di ridurre il limite di emissione abnorme di 10.000 ng di diossine per metro cubo di aria. L’Italia lo fissò nel 2006, quando già l’Unione Europea aveva messo in atto una strategia per contenere diossine e furani, richiedendo la fissazione di limiti severi (Comunicazione della Commissione del 17 gennaio 2001).

L'Ilva è dentro quel parametro. Quando la legge italiana parla di diossine si riferisce a un ventaglio di circa 210 congeneri; la media e la misura (concentrazione totale) che vengono calcolate contemplano sia i congeneri cancerogeni sia quelli non cancerogeni. E’ un criterio utilizzato però soltanto in Italia. In tutto il resto d'Europa - e in Friuli Venezia Giulia, dove la Regione ha imposto il rispetto di un limite di 0, 4 nanogrammi/m3 – viene misurata la concentrazione in "tossicità equivalente" delle sole 17 diossine cancerogene.

I DATI SULLA DIOSSINA, I DANNI ALLA SALUTE
I dati sulle quantità rilevanti di PCCD E PCDF emesse dall’ILVA, provenienti dai Registri ufficiali europei (EPER) e nazionali (l’Inventario INES), sono già noti. Queste sostanze possono essere trasportate dal vento ed entrano nella catena alimentare. Sono straordinariamente nocive anche in dosi infinitesimali (un miliardesimo di grammo costituisce un serio rischio per la vita, provoca tumori e malformazioni nei feti).

LE SCELTE PIU’ OPPORTUNE
Pe quanto riguarda l'Ilva, l'ARPA Puglia al tempo non risultava informata dell'avvio di un procedimento per il rilascio dell'AIA (l'Autorizzazione Integrata Ambientale prevista ormai da tempo dalla normativa europea per gli impianti industriali) e la Regione aveva nominato altri tecnici nell’ambito della Commissione IPPC che svolge l’istruttoria presso il Ministero dell’Ambiente.
In ogni caso i parlamentari chiedono che venga assicurata la rappresentanza dei cittadini, e che in ambito AIA sia fissato un valore massimo di emissione per le diossine di 0,4 nanogrammi/m3 - cfr.NOTE.

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5. CAMERA (ERMETE REALACCI, BELLANOVA, BRATTI, MARGIOTTA, MARIANI, VICO) sed. 28.10.2008 Atto 4-01457 - Al Ministro dell'Ambiente e della tutela del mare e del territorio (Prestigiacomo):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE
Vengono riassunti dati spaventosi sull’inquinamento di origine industriale a Taranto, che ha il primato italiano per le emissioni in atmosfera di IPA, diossina, piombo, mercurio e benzene, quasi tutte concentrate nell’impianto ILVA, mentre la stessa ILVA e la centrale elettrica ex-EDISON si collocano al secondo e terzo posto in Italia per emissioni di CO2. Studi e monitoraggi dell’ARPA e di istituzioni universitarie danno un quadro allarmante anche per gli effetti sulla salute. La trasmissione televisiva “Malpelo” del 23 ottobre 2008 ha mostrato le immagini delle gravi ripercussioni per i cittadini (in particolare bambini e anziani). Nel frattempo il quotidiano “La Repubblica” ha riportato il giudizio espresso invece dal neopresidente della Commissione IPPC (istituita presso il Ministero dell’Ambiente per decidere le condizioni di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e appena rinnovata), che reputava conformi alla normativa le emissioni dell’ILVA- cfr. NOTE

LA DIOSSINA, L’EUROPA E LE LEGGI INADEGUATE IN ITALIA
I parlamentari ricordano che la Regione Puglia ha più volte chiesto al governo di imporre all’ILVA concentrazioni di diossina inferiori a 1 nanogrammi /metro cubo, e che già in Friuli V.G. la Ferriera Lucchini di Trieste-Servola è tenuta al rispetto del limite di 0,4 ng. I parlamentari sollecitano quindi un’indagine sui livelli d’inquinamento, iniziative normative per equiparare i limiti italiani per le emissioni di diossina ai valori degli altri paesi dell’Unione (molto più restrittivi).

LE SCELTE PIU’ OPPORTUNE
Vista la situazione di sofferenza che da anni colpisce la città di Taranto, i parlamentari prospettano come doveroso vincolare il rilascio dell’AIA all’acciaieria al rispetto di quei valori.

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6. SENATO (RICCARDO VILLARI) sed. 30.10.2008 Atto 4-00745 - Al Ministro dell'Ambiente (Prestigiacomo):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE
I dati dell’Inventario INES (delle emissioni e delle loro sorgenti) mostrano che la città di Taranto è la più inquinata d’Italia e dell’Europa occidentale.
Nella città si concentra il 92 per cento della diossina di origine industriale prodotta in Italia (8,8 del totale in Europa). In base alla tipologia riscontrata quella diossina risulta provenire dall’acciaieria ILVA. Ogni anno la città sopporta l’emissione di 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Anche gli alimenti sono a rischio. L’Istituto Zooprofilattico di Teramo ha riscontrato concentrazioni altissime di diossine e PCB (policlorobifenili) nella carne di centinaia di ovini (poi abbattuti per decisione della ASL competente).

Parallelamente nella zona si riscontrano casi unici nella letteratura medica internazionale, come quello di un bambino di 10 anni affetto da un adenocarcinoma del rinofaringe. In 10 anni il reparto di ematologia dell’Ospedale Moscati ha anche riscontrato un aumento di leucemie, mielomi e linfomi del 30-40 del cento. In 5 adulti controllati si è riscontrato un livello di diossina tra i più alti nel mondo in esami di questo genere, riscontrando anche la contaminazione del latte materno in 3 donne.

LE SCELTE PIU’ OPPORTUNE. LE LEGGI INADEGUATE
Nel frattempo, la Commissione presso il Ministero dell’Ambiente che avrebbe dovuto decidere - entro il marzo 2009 - il rilascio dell’AIA è stata sostituita in tutti i suoi componenti, e il quotidiano “La Repubblica” ha riportato le dichiarazioni del suo neopresidente che ha giudicato le emissioni compatibili con la normativa.

Il parlamentare sollecita la modifica della normativa sui limiti della diossina e chiede come si intenda intervenire per ridurre le emissioni e bonificare l’area interessata.

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7. CAMERA (GABRIELLA CARLUCCI) sed. 13.11.2008 Atto 4-01627 - Ai Ministri dell'Ambiente, del Lavoro, della Salute e delle politiche sociali (Prestigiacomo, Maurizio Sacconi):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE, IL LAVORO
Ogni anno un cittadino di Taranto – la città più inquinata dell’Europa occidentale - respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Nella città si concentra il 92 per cento della diossina di origine industriale prodotta in un anno in Italia (8,8 del totale in Europa), con una presenza nel tempo di circa 9 kg (3 volte la diossina dispersa a Seveso) e anche contaminazioni del latte materno. Negli ultimi 10 anni si è anche verificato un aumento dei casi di leucemie, mielomi e linfomi del 30-40 del cento.

Nel mese di ottobre l’ARPA ha richiesto controlli immediati, poiché nella città si convive anche con la radioattività del piombo 210 e del polonio 210, sostanze molto pericolose.
Secondo la parlamentare, i dati descritti delineano una situazione di vera e propria emergenza nazionale, mentre il confronto pubblico sui dati raccolti dalle associazioni operanti sul territorio è stato sempre rifiutato, sia dalle aziende coinvolte nel disastro ambientale, sia dagli interlocutori istituzionali.

Per trovare la soluzione occorre valutare molteplici aspetti, essendo in gioco anche la tutela del diritto al lavoro – dato l’annuncio da parte dell’ILVA della cassa integrazione per duemila lavoratori - e del diritto alla salute, e si chiede quali tempestive iniziative si intendano prendere per assicurare la concreta fruizione da parte dei cittadini di diritti agli stessi costituzionalmente garantiti.

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8. CAMERA - COMMISSIONE XII AFFARI SOCIALI (PIERFELICE ZAZZERA, PALAGIANO) sed. 19.11.2008 Atto 5-00629. Al Ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche sociali (Sacconi):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE
Vengono ricordati i dati ormai noti relativi all’inquinamento della città di Taranto, riportati dal dossier di PeaceLink pubblicato il 21 ottobre. La diossina emessa in atmosfera negli ultimi anni a Taranto, oltre che nel valore percentuale rispetto al totale emesso, è aumentata anche in valore assoluto, passando dai 71,4 grammi/anno del 2002 ai 91,5 grammi/anno del 2006 (dati provenienti dall’Inventario nazionale INES), ed è aumentata ancora nel 2008.

I CONTROLLI. L’INFORMAZIONE E LA PROTEZIONE DEGLI ABITANTI
Nel febbraio 2008 l’ARPA Puglia ha effettuato misurazioni sul camino E312 dell’ILVA di Taranto stimando un’emissione di 171 grammi/anno. Se si pensa che nell’incidente di Seveso sarebbero stati dispersi - secondo una stima dell’OMS – fra i 2 e i 3 chili di diossina, a Taranto, negli anni di attività dell’acciaieria, si sarebbero verificate “tre Seveso”, in assenza di alcuna forma di informazione e protezione della popolazione.

Il 29 ottobre il responsabile delle relazioni istituzionali dell’ILVA ha dichiarato che l’installazione di un moderno elettrofiltro ha ridotto di 5 volte le emissioni di diossina, il che fa stimare in circa 850 grammi/anno la quantità di diossina emessa in precedenza (e quindi in quantità notevolmente più alte la diossina emessa e depositatasi nell’ambiente in 45 anni).

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9. CAMERA (MARIA ANTONIETTA FARINA-COSCIONI, TURCO, ZAMPARUTTI, BERNARDINI, MECACCI) sed. 12.01.2009 Atto 4-01995. Ai Ministri del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, dell’Ambiente e dei Rapporti con le regioni (Sacconi, Prestigiacomo, Fitto):

L’INQUINAMENTO,I DANNI ALLA SALUTE, IL LAVORO
Dai camini dell’impianto siderurgico appartenente alla famiglia Riva le emissioni nocive si diffondono “a ombrello” nel territorio circostante. Se n’è occupato il quotidiano “Liberazione” del 2 gennaio 2009, riportando la notizia dell’abbattimento di circa 1200 capi di bestiame contaminato e di un’inchiesta della Procura di Taranto. Sulla base dei test dell’ARPA, è stata infatti accertata la presenza di quantità rilevanti di diossina nelle carni e nel latte del bestiame, per lo più appartenente a tre famiglie di allevatori (le famiglie Fornaro, Quaranta e Sperti).

I parlamentari sollecitano provvedimenti urgenti e risposte per gli allevatori. Ricordano le parole della famiglia Fornaro contenute in una lettera aperta al Ministro Fitto, che denunciano il disinteresse del governo, che “prima contesta la realtà del problema relativizzando i dati raccolti dall’ARPA, poi si eclissa completamente, e oggi, usando il pretesto della crisi economica, si permette di porre in secondo piano la vita, la salute, il futuro e … il lavoro.. che ci si vanta di preservare”.

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10. SENATO (ROBERTO DELLA SETA) sed. 20.01.2009 Atto 4-01017 preceduto da altra Interrogazione a risposta orale (DELLA SETA, CAROFIGLIO, sed. 28.10.2008, 3-00341). Al Ministro dell’Ambiente (Prestigiacomo):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE
L’ILVA di Taranto è lo stabilimento industriale più inquinante d’Italia (ai cui effetti i cittadini sono esposti da decenni con danni sanitari ripetutamente accertati). E’ responsabile di emissioni industriali in quantità imponenti: 95% degli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) emessi in Italia, 92% delle diossine e dei furani, 78% del piombo, 57% del mercurio, 42% del benzene e del cadmio, 31% del cromo.

Il Rapporto di Legambiente del 6 gennaio 2009 “Mal’Aria industriale”, riferito ai dati raccolti nel 2006, riferisce di una situazione pesantissima anche a Porto Marghera (Venezia) e Augusta-Priolo-Melilli (Siracusa).

LA DIOSSINA E GLI IPA. L’EUROPA E LE LEGGI INADEGUATE IN ITALIA
I parlamentari auspicano un’armonizzazione della normativa sui limiti di emissione di diossine e furani e che non venga decisa una proroga dei termini per il rilascio dell’Autorizzazione ambientale (AIA) e l'imposizione di nuove prescrizioni. Queste ultime dovrebbero prevedere tempi certi e serrati per l’ammodernamento dell’impianto e per la riduzione delle emissioni a partire dagli inquinanti più pericolosi per la salute, come le diossine, i furani e gli IPA. In concorso con le Regioni, si auspica che siano pianificate misure economiche e normative per adeguare allo standard europeo e statunitense il sistema dei controlli ambientali - cfr. NOTE.

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11.CAMERA (GREGORIO FONTANA) sed. 9.02.2010 Atto 4-02264. Ai Ministri dello Sviluppo Economico e dei Rapporti con le regioni (SCAJOLA - FITTO)

I VALORI LIMITE A CONFRONTO
In controtendenza, l'Interrogazione prende le mosse dalla legge della Regione Puglia n. 44/2008 che ha fissato il valore limite delle emissioni di diossina in 0,4 nanogrammi/m3 di aria. La legge regionale ha utilizzato il criterio di determinazione che si riferisce solo a 17 congeneri tossici, espressi in TEQ (fattori di tossicità equivalente), mentre il criterio utilizzato dal Codice dell'Ambiente si riferisce a tutti i 210 congeneri.

Il parlamentare ritiene che il limite di 10.000 nanogrammi/metro cubo di aria, determinato dal legislatore nazionale sulla base di idonei pareri dei competenti organi tecnici nazionali, risulta essere uno tra i più rigorosi e tutelanti nell'ambito dell'Unione Europea. L'iniziativa della Regione Puglia non è giustificata. Non vi è alcuna situazione di effettivo allarme sanitario e ambientale locale riconducibile alla responsabilità dell'unico operatore cui la legge è diretta - la società ILVA - dal momento che tre campagne di rilevamento dell'ARPA hanno evidenziato nel 2007-2008 il rispetto dei limiti vigenti per la diossina e i furani.

L'inquinamento rilevato nel terreno (non nell'aria) è riconducibile a contaminazioni pregresse di siti limitrofi allo stabilimento (da parte della fallita Società Matra, della discarica abusiva di S. Teresa e dell'inceneritore del Comune, che in passato ha funzionato senza post-combustore).

Si chiede se il Governo abbia valutato gli effetti distorsivi della concorrenza che la legge della Regione introduce, e se non debba chiedere conto al Presidente della Regione (Commissario straordinario delegato per l'emergenza ambientale) delle iniziative assunte per contrastare fenomeni di inquinamento abusivi e generalizzati, che non possono essere posti a carico di operatori economici di grande rilievo sotto il profilo occupazionale che, chiaramente, non ne sono responsabili.

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12.CAMERA (SOUAD SBAI) sed. 26.05.2010 Atto 4-07368. AI Ministri dell'Ambiente e della Salute (Prestigiacomo, Fazio):

L’INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE E ALL’ECONOMIA
Vengono riassunti i dati drammatici relativi ai danni ambientali e sanitari che affliggono la città e la popolazione di Taranto. Sono danni che diventano sempre più allarmanti, anche se sono stati evidenziati ormai da tempo da soggetti pubblici come l’ARPA e da istituzioni scientifiche e universitarie, e sono ormai noti anche grazie alla trasmissione di La7 “Malpelo” (del 23 ottobre 2008).Vengono ricordati gli impressionanti primati di Taranto: il primato in Italia per le emissioni in atmosfera di IPA, diossina, piombo, mercurio e benzene (quasi tutte concentrate nell’impianto siderurgico ILVA); il secondo e terzo posto dell’ILVA e della ex-EDISON per emissioni di CO2; l’aumento di alcune diossine pericolosissime per la salute (PCDD e PCDF) nel 2005 rispetto al 2002, con una produzione stimata in 93 grammi. Le informazioni sulla presenza di diossina provengono dal registro nazionale INES. L'associazione PeaceLink le ha ricostruite utilizzandone il database, che individua nell’ILVA la sorgente di contaminazione - cfr. NOTE.

Oltre ai danni alla salute, questo ha creato pesanti ricadute economiche nel settore agro-alimentare.

I REGISTRI SANITARI E DEI TUMORI
L’allarme per la salute pubblica rende urgente accertare natura e consistenza di tutte le fonti e degli agenti inquinanti, aggiornando le stime, e svolgere indagini sulle ripercussioni sulla salute, (visto anche che una nuova legge regionale - voluta dall'AIL, Associazione Italiana contro la Leucemia - ha introdotto in Puglia per la diossina il limite europeo di 0.4 ng/metro cubo di aria).

Nella Commissione XII Affari sociali, due interrogazioni di opposta provenienza hanno chiesto l’istituzione del Registro Nazionale tumori. La parlamentare sottolinea che la risposta del Ministro della Salute è stata confortante e la riassume.    I Registri di popolazione - più impegnativi di altri documenti sanitari - registrano tutti i casi relativi ai residenti indipendentemente dal luogo di trattamento. C'è anche da considerare oggi una forte sensibilità in tema di dati personali. I registri informano sulle modifiche epidemiologiche (incidenza, prevalenza, mortalità generale e specifica per la patologia studiata)e sullo studio di fattori di rischio, richiedono una ricerca attiva di tutti i casi e l'incrocio delle diverse fonti informative. Il Ministro intende inserire in un disegno di legge governativo una norma che affronta in maniera organica la tematica, e il Governo ha segnalato il favore del Ministero verso ogni iniziativa di natura parlamentare.

L'interrogante auspica tempi celeri e risorse economiche, accertamenti e tutte le possibili misure per contenere i danni e scongiurare un eventuale disastro ambientale. Auspica anche la soluzione del problema dell'inquinamento da diossina, considerati i limiti più restrittivi degli altri paesi dell'Unione Europea.

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13. SENATO (ADRIANA POLI-BORTONE) Sed. 7.10.2010 Atto 4-03797. Ai Ministri dell'Ambiente, dello Sviluppo Economico, dei Rapporti con le regioni e coesione territoriale(Prestigiacomo, Romani, Fitto):

L'INQUINAMENTO, I DANNI ALLA SALUTE. LA MANCANZA DI INTERVENTI URGENTI
Taranto risulta essere la città più inquinata d'Italia a causa della presenza dell'Ilva. Nonostante sia evidente a tutti il protrarsi, ormai da anni, della gravità della situazione ambientale, continua ad essere procrastinata l'adozione dei necessari e più urgenti provvedimenti per la salubrità dell'aria, delle acque a tutela dei diritti della cittadinanza tarantina e della salute, diritto primario sancito dalla Carta costituzionale. Anche la presenza di berillio nel quartiere Tamburi è il segno di una disattenzione e responsabilità da parte delle istituzioni

La parlamentare chiede se sia vero che si stanno finanziando le bonifiche con fondi regionali, dato che la legislazione vigente statuisce che tali oneri ricadano sugli inquinatori, per il principio secondo cui "chi inquina paga" e se i Ministri in indirizzo non ritengano di dover immediatamente intervenire in una situazione ambientale così pesante.

Note:

Per consultare anche altre Interrogazioni, si consiglia il sito di Openpolis: http://parlamento.openpolis.it/argomento/TARANTO/sf_highlight/taranto

PCDD = policlorodibenzo-p-diossine
PCDF = policlorodibenzo-p-furani
IPA = Idrocarburi Policiclici Aromatici. Comprendono sostanze cancerogene e genotossiche come il benzo(a)pirene
PCB = policlorobifenili. Non sono scarti ma sostanze prodotte deliberatamente. Tra i 209 congeneri, 12 hanno caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche paragonabili a quelle di diossine e furani.

Maggiori informazioni sulle sostanze sul sito dell'Istituto Sup. di Sanità:
http://www.iss.it/pbts/miss/cont.php?id=81&tipo=15〈=1

Codice dell’Ambiente = E' il testo normativo che dal 2006 raccoglie la maggior parte delle leggi ambientali, già più volte modificato (D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152)

Quantità di diossine emesse nel 2005.
Le stime utilizzate provengono dall’INES, Inventario naz.le delle emissioni e delle loro sorgenti gestito dall’APAT (ora ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Registri EPER = Registro Europeo delle Emissioni inquinanti (European Pollutant Emission Register). Istituito nel 2000, sarà sostituito dal PRTR (Registro delle Emissioni e Trasferimenti di sostanze inquinanti) che prevede obblighi di comunicazione dei dati per un numero maggiore di sostanze inquinanti e di attività

ARPA = Agenzie regionali per la prevenzione e l’ambiente

Commissione IPPC = Per la prevenzione e il controllo integrato dell'inquinamento (Integrated Pollution Prevention and Control). E' insediata presso il Ministero dell'Ambiente e rilascia l'AIA per grandi impianti industriali.

AIA= Autorizzazione Integrata Ambientale

OMS = Organizzazione Mondiale della Sanità

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