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Fare il bagno a ridosso dei serbatoi della Raffineria Eni: un paradosso tutto tarantino.

Dopo le incredibili immagini di tanti tarantini che fanno il bagno davanti ai serbatoi dell'ENI, ci si chiede quanto lavoro ancora servirà per far comprendere a queste persone la gravità della situazione ambientale sul nostro territorio.
29 agosto 2013 - Gianpaola Gargiulo

"Panem et circenses", diceva l'autore latino Giovenale. Nell'antichità - ma anche oggi - elargire cibo e svago ha rappresentato un modo efficace di tenere a bada il malumore del popolo.

Credo che però a Taranto si sia andati ben oltre quest'antica formula: i cittadini infatti sono stati abbadonati al loro destino e lo svago che a loro è concesso è a dir poco agghiacciante. Sì, perchè grande scalpore hanno suscitato le foto che la scorsa settimana hanno fatto il giro del web, ritraendo molte persone che tranquillamente facevano il bagno e prendevano il sole a ridosso dei serbatoi della Raffineria ENI di Taranto, in località Punta Rondinella.

Ora, ammesso che questi enormi serbatoi non suscitino già di per sè timore per la loro mole, la domanda è: com'è possibile che dopo migliaia di articoli scritti sulla pericolosità di quelle acque -tra la presenza degli scarichi della stessa ENI e quelli dell'ILVA -, dopo anni di lavoro d'informazione da parte delle associazioni ambientaliste - come ad esempio di Peacelink,- ci sia ancora gente che trova assolutamente normale fare il bagno in acque che definire pericolose è anche un eufemismo. Quando si osservano queste scene, si può capire perchè ancora una così larga parte della popolazione tarantina sia agnostica nei confronti della tutela della propria salute. Viene tanta rabbia nel pensare che tra quei bagnanti incoscienti ci siano anche tanti bambini che sono stati portati al mare dai loro genitori. Dunque perchè non è stato fatto rispettare il divieto di balneazione in quella zona?

Bagnanti in località Punta Rondinella con alle spalle i serbatoi dell'Eni

Stesso discorso per le piccole spiagge presenti sul lungomare di Taranto. Anche lì l'inquinamento delle acque è altissimo. La considerazione che si può fare in merito è che moltissimi tarantini credono -o s' illudono- che Taranto sia ancora la città vivibile degli anni '50, quando tutti si recavano sul lungomare o ovunque ci fosse un pò di spiaggia per fruire dell'allora mare incontaminato. Purtroppo sono passati tanti anni e troppo veleno è stato sversato nel nostro mare.
Lo sconforto può essere il sentimento prevalente nel vedere queste immagini che testimoniano l'ignoranza di tante persone. Ma credo che l'ottimismo debba essere ora il sentimento dominante, perchè grazie all'informazione veicolata dalle associazioni ambientaliste tante persone che prima vivevano nel credo del "cè me ne futte a mme" (cosa me ne importa di quello che accade intorno a me) sono diventate sensibili al tema, hanno partecipato alle marce, alle lotte, a loro volta hanno fatto informazione ed hanno parlato ad altre persone del dramma di Taranto, in una sorta di passaparola che ha consentito ad una parte della città di ribellarsi al sistema di corruzione e di speculazione che attanaglia da decenni Taranto.
"I have a dream", diceva Martin Luther King - il cui discorso in questi giorni compie 50 anni. Anch'io ho un sogno: quello di vedere una cittadinanza più matura, più consapevole e capace quindi di ribellarsi in massa allo strapotere di pochi, e di lottare per il bene di Taranto.

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