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Un piano B per rilanciare l'economia di Taranto

La conversione dell'economia tarantina è possibile. Basta volerlo e usare bene i fondi europei. Prendiamo esempio da Pittsburgh, dove il sindaco può affermare: Noi impieghiamo più persone a Pittsburgh di quante non ne abbiamo mai avute"
31 agosto 2014 - Fulvia Gravame

Condivido le parole di Adele Di Fabbio e Lidia Greco nel saggio presentato ieri (29 agosto 2014) sul vostro giornale: oggi è l’ILVA a costituire un blocco a qualunque forma alternativa di sviluppo. Al contrario i decisori hanno spesso detto che non c’erano alternative all’ILVA e non si sono curati di predisporre un piano B. Lo hanno però fatto più volte le associazioni, senza ricevere risposte concrete. Dopo due anni, l’ILVA perde 80 milioni di €/mese, i lavori dell’AIA non sono stati fatti, migliaia di operai sono in solidarietà e ogni mese si teme per il pagamento di stipendi e fornitori. Non ci sono risposte istituzionali sul futuro di operai, di disoccupati e imprenditori. La nave affonda senza scialuppe di salvataggio.   Palazzo Carducci Artemisio

Riprendo quindi l’analisi fatta nel 2012 da una ventina di associazioni e presentata il 16 aprile dello stesso anno alla Camera dei Deputati, sperando di aver maggiore ascolto: l’obiettivo è bonificare il territorio, riqualificare gli operai e creare altre possibilità di lavoro pulito uscendo dalla monocultura dell’acciaio.

Penso ad un mix di agroalimentare, industria evoluta, ricerca, infrastrutture, artigianato e turismo sul modello di quanto fatto a Pittsburgh, una delle tre città americane che ha meglio superato la crisi degli ultimi anni, puntando sulla innovazione tecnologica e sulla ricerca, al posto della siderurgia. Ricordo che ogni euro speso in cultura da un importante ritorno in termini di sviluppo economico. 

Peacelink ha contattato il suo sindaco che ha risposto "Noi impieghiamo più persone a Pittsburgh di quante non ne abbiamo mai avute" Abbiamo creato uno scambio esperienze con lui anche in quanto lì utilizzano un misuratore di polveri sottili montato sulle biciclette.  Taranto ha una storia lunga di tremila anni che rende la riconversione ancora più credibile. Basta volerlo e usare bene i fondi europei.

Con il Fondo Sociale Europeo possiamo riqualificare gli operai e formare nuove professionalità. Finanzia corsi di formazione di breve o di lunga durata su molte aree tematiche con una particolare attenzione alle fasce deboli: donne, cassintegrati, disoccupati di lunga durata, over 50, ma è rivolto anche ai dipendenti pubblici e privati. Il reinserimento degli operai mi sta molto a cuore perciò devoricordare che è una competenza “costituzionale” della Regione e non del Comune,  nonostante quanto dicano tutti. 

Poi c’è il FERS che promuove l'adeguamento strutturale e la riconversione delle zone industriali in declino anche con aiuti diretti agli investimenti principalmente nelle PMI e sostenendo lo sviluppo regionale e locale. Ci sono fondi specifici per l’agricoltura (Piano di sviluppo rurale) e la pesca (Fondo europeo per la pesca) molto utili in un territorio dove l’agroalimentare è stato distrutto dalla diossina.Tali risorse (regionali e nazionali) sono ben note e potrebbero essere gestite con una visione unitaria per dare un’alternativa ecologica, come non è stato fatto finora.

Al contrario si sa ben poco del programma EaSI 2014 - 2020 che sostiene interventi su lavoro, solidarietà sociale e microcredito. Ancor meno si conoscono i fondi per le Aree di Crisi Industriale Complessa

veduta del mar grande di Taranto

 Il primo passo è dunque chiedere che Taranto abbia il riconoscimento di questo status da parte del Ministero dello Sviluppo economico che è propedeutico per accedere ai relativi fondi europei. Non è banale attingere a finanziamenti che hanno natura e procedure diverse e a mio parere ciò richiede due competenze: amministrativa e politica - istituzionale e di cittadinanza attiva, se vogliamo che i fondi non si perdano né per corruzione né per omissione.

Postilla non pubblicata: siamo nella fase della riprogrammazione dei fondi europei 2014 - 2020 e la Commissione UE ha già espresso delle critiche alle scelte italiane.

Note:

E' l'ILVA a frenare altre opportunità di Adele Di Fabbio e Lidia Greco
http://www.rassegnastampacrp.com/new/testo.aspx?id=2063984767

Un Piano B per Taranto a cura di Alessandro Marescotti
https://docs.google.com/document/d/1-zjpEHqhMx9d2OfpKlSt6MmAUT8NcR33MRfigC4GuhE/edit

L’Ilva affonda, occorre un piano B per i lavoratori
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/30/lilva-affonda-occorre-un-piano-b-per-i-lavoratori/1103389/

"Ilva: emergenza ambientale e occupazionale a Taranto"
Conferenza nella sala stampa della Camera dei Deputati lunedì 16 aprile alle ore 16 promossa da AIL (Associazione Italiana lotta alle Leucemie) Taranto, Altamarea, Ammalati cronici ed immunitari, Cittadinanzattiva/Tribunale dei diritti del malato Taranto, Comitato vigiliamo per la discarica, Donne per Taranto, Eticambiente, Fondo antidiossina Taranto, Impatto zero, Mondomare, Italia Nostra Taranto, PeaceLink, WWF Taranto, Associazione Culturale Pediatri (ACP) di Puglia e Basilicata
www.peacelink.it/ecologia/a/36080.html

Fondi Ue, la Commissione critica il piano dell’Italia per l’utilizzo di 41 miliardi
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/13/fondi-ue-la-commissione-critica-il-piano-dellitalia-per-lutilizzo-di-40-miliardi/1089930/

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