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Breve storia di un Disegno di Legge e altri racconti

Il Disegno di Legge sugli ecoreati, gli sconti di pena che prevede e alcuni dei suoi indefessi (e temporanei) sostenitori.
23 aprile 2015 - Daniela Calzolaio

Discarica di Borgo Montello (Latina)

C’era una volta, e c’è ancora, il Disegno di Legge 1345 sui cosiddetti ecoreati (“Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”), già approvato dalla Camera e modificato dal Senato. Il Ddl è nato su iniziativa parlamentare dell’On. Ermete Realacci [1], PD, Presidente della VIII Commissione (Ambiente, territorio e lavori pubblici) [2] e, nel suo lungo peregrinare, dal 5 marzo di quest’anno è di nuovo alla Camera (C. 342-957-1814-B [3]). Potrebbe essere, quindi, vicino al diventare legge.

In molti lo sostengono: sono coloro che sottolineano, tra l’altro, la positività dell’inserimento dei delitti ambientali (in particolare l’inquinamento e il disastro ambientale) nel codice penale. Sono molti, però, anche quelli che lo hanno contestato e lo contestano, evidenziando i diversi punti critici rintracciabili nelle varie versioni del testo (che è stato più volte modificato, essendo già passato per la Camera ed il Senato). Dai primi (i sostenitori) si è sentito anche dire, a sostegno della propria posizione, che Confindustria si è espressa negativamente rispetto a questo Disegno di Legge. Come possono, dunque, i secondi (gli oppositori), affermare che il Ddl sugli ecoreati sia eccessivamente buono con gli inquinatori? Eppure, non tutta Confindustria si è schierata contro il Disegno di Legge 1345. Infatti, per un breve periodo di tempo, il presidente di un’associazione ad essa aderente ha addirittura firmato una petizione nata per chiedere di approvare subito il Ddl… ma di questo parlerò tra poco.

E’ stato scritto molto su questo Disegno di Legge. Qui mi limiterò a soffermarmi su un suo aspetto particolare: il cosiddetto “ravvedimento operoso”. L’articolo che ne parla, nell’ultima versione del testo [4], recita così:

ART. 452-decies. – (Ravvedimento operoso). – Le pene previste per i delitti di cui al presente titolo, per il delitto di associazione per delinquere di cui all’articolo 416 aggravato ai sensi dell’articolo 452-octies, nonché per il delitto di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono diminuite dalla metà a due terzi nei confronti di colui che si adopera per evitare che l’attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, ovvero, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, provvede concretamente alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi, e diminuite da un terzo alla metà nei confronti di colui che aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell’individuazione degli autori o nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.

Ove il giudice, su richiesta dell’imputato, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado disponga la sospensione del procedimento per un tempo congruo, comunque non superiore a due anni e prorogabile per un periodo massimo di un ulteriore anno, al fine di consentire le attività di cui al comma precedente in corso di esecuzione, il corso della prescrizione è sospeso.

Le versioni precedenti (quella approvata dalla Camera dei Deputati e quella modificata dalle Commissioni riunite Ambiente e Giustizia del Senato) erano leggermente diverse in alcuni punti ma, in sostanza, questo articolo ha sempre previsto la possibilità di sostanziosi sconti di pena per chi, avendo commesso i delitti di cui si parla nel Ddl, il delitto di cui all’Art. 416 (“associazione per delinquere”) aggravato ai sensi dell'articolo 452-octies*, nonchè il delitto di cui all'Art. 260 del D. Lgs. n. 152/2006 (“attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”), e successive modificazioni, poi cerca di porvi in qualche modo rimedio o di limitare i danni.

 

La petizione di Legambiente

Nel dicembre 2014, Legambiente ha lanciato una petizione per chiedere al Senato «di approvare subito il disegno di legge sull’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale» [5]: il disegno di legge in questione è proprio il Ddl 1345, nella versione dell’epoca (cioè quella approvata dalla Camera). Ma anche la versione attuale del Disegno di Legge piace molto a Legambiente, che infatti promuove un’altra petizione, che chiede alla Camera «di approvare rapidamente il disegno di legge sugli ecoreati, così come approvato dal Senato il 3 marzo 2015, senza cambiare neanche una virgola [corsivo mio, ndr]» [6].

Per diversi giorni, l’elenco dei firmatari della prima petizione citata è stato un po’ diverso rispetto a come appare oggi: infatti, tra i nomi di Legambiente, Libera, WWF e Greenpeace (per citare solo alcuni dei firmatari), in esso potevamo leggere anche quello di Monica Cerroni, Presidente di Fise Assoambiente (che come tale si qualificava nell’elenco delle firme), un’associazione che aderisce a Confindustria.  Monica Cerroni (Assoambiente) ha firmato la petizione di Legambiente

 

Panoramica su un’(ex) firmataria della petizione e dintorni

Monica Cerroni è la figlia del più celebre Manlio, patron della discarica di Malagrotta, dalla stampa ultimamente spesso definito come il “re” dei rifiuti nel Lazio (e non solo). Inoltre, come accennato, Monica Cerroni è Presidente di Assoambiente, nel cui Consiglio Direttivo si trova, tra gli altri, Bruno Landi (lo si apprende consultando la pagina web dell’associazione [7]), ex Presidente della Regione Lazio, storico braccio destro del patron di Malagrotta e con quest’ultimo finito ai domiciliari (poi revocati [8]) nel gennaio 2014, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio [9]. C’è da sottolineare che bisognerà ovviamente attendere l’esito del processo per esprimere qualsiasi giudizio, ma intanto si può dire che i due risultano imputati, tra le altre cose, per i delitti previsti dall’Art. 416 c.p. e dall’Art. 260 del D.Lgs n. 152/2006.

In particolare, Cerroni e Landi si sarebbero, insieme ad altri, associati al fine di commettere reati ed attività illecite necessari a consentire a Manlio Cerroni o alle sue aziende di mantenere o ampliare la posizione di sostanziale monopolio nel settore della gestione dei rifiuti solidi urbani nella Regione Lazio.

Dunque, ricapitolando, Monica Cerroni aveva firmato una petizione che chiedeva di far approvare presto un Disegno di Legge che prevede la possibilità, alle condizioni e nei casi su esposti (vedi Art. 452-decies sopra trascritto), di sconti di pena per reati per i quali sono imputati, tra gli altri, il padre e il suo storico braccio destro, il quale fa inoltre parte dell’Associazione a nome della quale la Cerroni aveva firmato la petizione in questione.

 

Assoambiente

Come dicevamo, Monica Cerroni è attuale Presidente di Assoambiente [10], «l’Associazione che in FISE (Federazione Imprese di Servizi) [di cui la Cerroni è vice-presidente, ndr] [11] aderisce a Confindustria e rappresenta a livello nazionale e comunitario le imprese private che gestiscono servizi ambientali» [12]. Assoambiente è una realtà di una certa rilevanza: infatti, essa, oltre ad aderire a Confindustria, è componente per decreto del Comitato Albo Nazionale Gestori Ambientali e del Comitato di Vigilanza e Controllo SISTRI (il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) e partecipa a diversi tavoli tecnici: tra questi, anche quelli del Ministero dell’Ambiente sul GPP (Green Public Procurement o “Acquisti verdi”) [13], «uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica» [14].

Di Assoambiente, dal 2006 al 2011, è stato Presidente anche l’imprenditore dei rifiuti Pietro Colucci, negli stessi anni anche vice-presidente di FISE [15]. Oggi, Pietro Colucci non figura più tra i membri di Assoambiente; ad ogni modo, dal sito web dell’associazione si apprende che nel suo Consiglio Direttivo c’è ora suo fratello Nicola, che vi risulta come rappresentante di Unendo: in effetti, però, Unendo è stata incorporata, più di un anno fa, nella Daneco Impianti dell’altro fratello Colucci, Francesco, travolto dalle vicende giudiziarie gravitanti attorno alla bonifica dell’area ex-Sisas di Pioltello e Rodano, di cui ci siamo occupati in un precedente articolo [16]. E, come già raccontato, negli organi di Assoambiente si trova anche il nome del già citato Bruno Landi. Quest’ultimo, insieme a Nicola Colucci, è coinvolto nell’inchiesta riguardante la discarica di Borgo Montello (Latina). Nel dicembre 2014, infatti, nell’ambito del processo per l’inquinamento delle falde acquifere nel sito della discarica, è stato deciso il rinvio a giudizio dei tre imputati: si tratta di Vincenzo Rondoni (per molti anni Presidente del CdA della Ecoambiente srl, la società, riconducibile agli imperi di Cerroni e della famiglia Colucci, che ha gestito uno dei due invasi della zona) e, appunto, Bruno Landi (a lungo Amministratore Delegato della srl) e Nicola Colucci (Consigliere della società) [17]. La relazione del prof. Tomaso Munari (Università di Genova), nominato perito dal Tribunale di Latina, sarebbe stata decisiva: il perito ha infatti concluso affermando la possibilità di ritenere un contributo effettivo delle discariche (S1, S2 e S3) al deterioramento delle acque sotterranee, nonostante i pozzi e i piezometri di monitoraggio fossero stati realizzati secondo modalità che sono state di ostacolo all’accertamento del contributo dato dalle suddette discariche alla contaminazione della falda. Secondo il perito, inoltre, vi era consapevolezza dell’effetto negativo delle discariche sull’ambiente, essendo stata accertata la rimozione di acque sotterranee dai pozzi spia interni al “polder” (il diaframma impermeabile intorno agli invasi delle discariche). Inoltre - si apprende sempre dalla relazione finale del perito - le indagini chimiche ed idrogeologiche, eseguite nel tempo da svariati soggetti, tra cui Arpa Lazio, sarebbero state inconclusive e/o non sufficientemente informative. 

Ovviamente, si attendono, anche in questo caso, le sentenze definitive ma, anche prima di esse, si potrebbero sollevare comunque questioni di opportunità: nonostante i guai giudiziari, infatti, Nicola Colucci e Bruno Landi continuano a figurare (come tutti possono verificare sulla pagina web dell’associazione), nel Consiglio Direttivo di Assoambiente che - come già detto - aderisce a Confindustria e partecipa a tavoli tecnici del Ministero dell’Ambiente.

 

L’impero imprenditoriale dei Cerroni

Secondo un’inchiesta pubblicata da La Repubblica nel marzo 2013, Monica Cerroni sarebbe stata in diciassette società del padre [18].

Diverse delle società di Manlio Cerroni, e diversi dei soggetti in esse presenti (tra cui il Cerroni stesso), comparivano già nella “Relazione sugli assetti societari delle imprese operanti nel ciclo dei rifiuti” [19], prodotta nel 2000 dalla “Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse” (la cosiddetta “Commissione Scalia”, dal nome del suo Presidente). Essa, già nel 2000, nell’ambito delle aziende che operavano nel settore rifiuti, individuava l’esistenza, in Italia, di una situazione di mercato anomala, in cui aziende apparentemente concorrenti erano in realtà legate da rapporti societari di vario tipo ed in cui le varie società nominate erano riconducibili «ad un ristretto giro di operatori, chiaro indice di un’assenza di trasparenza del settore e del delinearsi di un sostanziale oligopolio [grassetto mio, ndr]» [20].

Per venire a tempi più recenti, l’Ordinanza Applicativa di Misure Cautelari Personali e Decreto di Sequestro Preventivo, disposta nel gennaio 2014 dal GIP Massimo Battistini nei confronti di Manlio Cerroni, Bruno Landi e altri, nell’ambito dell’inchiesta prima citata sulla gestione dei rifiuti nel Lazio, evidenzia (ma ricordo che il processo è in corso ed è tutto ancora da provare) come le imprese riconducibili (direttamente o indirettamente) a Manlio Cerroni occupino una posizione di predominio e sostanziale monopolio, nel settore del trattamento e smaltimento di RSU (rifiuti solidi urbani) nella regione Lazio [21].

 

La parola a Cerroni

Manlio Cerroni ha scritto un libro («Storia e cronaca a volo d’angelo sulla “monnezza” di Roma e del Lazio. Dal 1944 al 9 gennaio 2014. E non solo…») [22]. Un’opera nata nel periodo, successivo al suo arresto, che egli definisce di “riposo forzato” dal lavoro; in essa, Cerroni espone la sua verità rispetto al proprio operato ed afferma: «La marea mediatica con gli apprendisti, i cronisti, gli editorialisti e i direttori che da tempo non ci risparmiava non si è fatta mancare niente; è ricorsa perfino ai mezzi audiovisivi più ossessivi di cui oggi la tecnologia dispone. Sono andati tutti a ruota libera a danno della corretta e obiettiva informazione senza mai sentire il dovere d’interpellare gli interessati» [23].

Allora, a proposito di quanto poco più sopra esposto, voglio concludere con quanto Manlio Cerroni stesso ebbe ad affermare rispetto allo status di monopolista che gli è stato spesso attribuito. Riporto, quindi, uno stralcio tratto dal suo libro. In esso è inserita la Nota illustrativa ai Magistrati, del 31 gennaio 2014, in cui si legge:

Il 21/5/2012 davo, a un editorialista del Corriere […], notizie puntuali sulla monnezza di Roma scrivendo “Non ho nessuna doglianza per l’uso ricorrente che i media fanno della parola “monopolio”, mi lamento piuttosto del fatto che i media, che dovrebbero informare correttamente i cittadini, non abbiano il coraggio di scrivere che si tratta, nel nostro caso, di un monopolio alla rovescia e cioè a beneficio del cittadino utente” e concludevo “Da tempo (anni) vado ripetendo che per guarire i nostri mali necessita innanzitutto la medicina della verità che costa pure poco (o niente)”, ma è .... rivoluzionaria.

E la verità è che Malagrotta per più di trent’anni è stata la fortuna e la salvezza di Roma.

Nel servizio Report della Gabanelli di cinque anni fa su Malagrotta, al dottor Mondani, che al termine dell’intervista mi chiese che cosa in verità avevo fatto per Roma, risposi serenamente: il benefattore. Oggi aggiungerei: il missionario. [24]

 

 

NOTA:

* ART. 452-octies. – (Circostanze aggravanti). – Quando l’associazione di cui all’articolo 416 è diretta, in via esclusiva o concorrente, allo scopo di commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo, le pene previste dal medesimo articolo 416 sono aumentate. Quando l’associazione di cui all’articolo 416-bis è finalizzata a commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo ovvero all’acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti o di servizi pubblici in materia ambientale, le pene previste dal medesimo articolo 416-bis sono aumentate.

Le pene di cui ai commi primo e secondo sono aumentate da un terzo alla metà se dell’associazione fanno parte pubblici ufficiali o incaricati di un pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale.

Note:

[1] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/44045.htm

[2] http://www.camera.it/leg17/99?shadow_organo_parlamentare=2082&tipoVis=&elenco=

[3] http://www.camera.it/leg17/126?tab=1&leg=17&idDocumento=342-B&sede=&tipo=

[4] http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0028970.pdf, dal link: http://www.camera.it/leg17/126?tab=2&leg=17&idDocumento=342-B&sede=&tipo=

[5] https://www.change.org/p/sen-pietro-grasso-in-nome-del-popolo-inquinato-subito-i-delitti-ambientali-nel-codice-penale

[6] https://www.change.org/p/laura-boldrini-subito-la-legge-sugli-ecoreati-senza-cambiare-neancheunavirgola; http://www.legambiente.it/chi-inquina-paghi

[7] http://www.assoambiente.org/index.php/assoambiente/associazione/organi/comitato

[8] RQuotidiano, “Rifiuti, revocati gli arresti domiciliari a Manlio Cerroni il patron di Malagrotta”, IlFattoQuotidiano.it, 16 aprile 2014, http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/16/rifiuti-revocati-gli-arresti-domiciliari-a-manlio-cerroni/954951/

[9] “Rifiuti, sette arresti a Roma. Ai domiciliari il patron Malagrotta Cerroni”, IlSole24Ore.com, 9 gennaio 2014, http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-09/rifiuti-sette-arresti-roma-anche-patron-malagrotta-cerroni-092315.shtml?uuid=ABqK0Wo

[10] http://www.assoambiente.org/index.php/assoambiente/associazione/organi

[11] http://www.fise.org/index.php/fise/associazione/organi

[12] http://www.assoambiente.org/index.php/assoambiente/associazione

[13] http://www.assoambiente.org/index.php/assoambiente/associazione

[14] http://www.minambiente.it/pagina/gpp-acquisti-verdi

[15] http://www.pietrocolucci.it/wp-content/uploads/2013/03/CV_PIETRO-COLUCCI_febbraio_2013_Bo_AM.pdf

[16] Daniela Calzolaio, “Bonifiche all’italiana e la contaminazione di un sistema”, peacelink.it, 7 ottobre 2014, http://www.peacelink.it/ecologia/a/40773.html

[17] vedi anche: di Redazione, “Processo discarica Ecoambiente: Landi, Colucci e Rondoni rinviati a giudizio”, latinaquotidiano.it, 15 dicembre 2014, http://www.latinaquotidiano.it/processo-discarica-ecoambiente-landi-colucci-e-rondoni-rinviati-a-giudizio/;
http://pontiniaecologia.blogspot.it/2014/12/rinvio-giudizio-ecoambiente-rondoni-e.html

[18] Corrado Zunino, “Guadagni milionari sulla spazzatura. I signori che regnano sulle discariche”, la Repubblica.it (sezione Le inchieste), 8 marzo 2013,http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/03/08/news/i_signori_dei_rifiuti_apertura-54051753/?inchiesta=%2Fit%2Frepubblica%2Frep-it%2Finchiesta-italiana%2F2013%2F03%2F07%2Fnews%2Fpianeta_rifiuti-54070602%2F

[19] disponibile al link: http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/040/INTERO.pdf

[20] Commissione Parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, “Relazione sugli assetti societari delle imprese operanti nel ciclo dei rifiuti” (approvato nella seduta del 29 marzo 2000), pag. 8, disponibile al link: http://legislature.camera.it/_dati/leg13/lavori/doc/xxiii/040/INTERO.pdf

[21] Tribunale Ordinario di Roma, SEZIONE DEI GIUDICI PER LE INDAGINI PRELIMINARI - UFFICIO 5°, N. 7449/2008 R.G.N.R., N. 13928/2008 R.G.GIP, Ordinanza applicativa di Misure Cautelari Personali e Decreto di Sequestro Preventivo - art. 272 e seg., 321 c.p.p., 2 gennaio 2014, disponibile ai link: http://www.manliocerroni.it/il-caso-manlio-cerroni/accusa/; http://www.h24notizie.com/wp-content/uploads/2014/01/ordinanza-misura-cautelare-cerroni-6.pdf

[22] Scaricabile dal sito web di Manlio Cerroni al link: http://www.manliocerroni.it/il-mio-libro/

[23] Manlio Cerroni, «Storia e cronaca a volo d’angelo sulla “monnezza” di Roma e del Lazio. Dal 1944 al 9 gennaio 2014. E non solo…», presentato alla stampa il 20 maggio 2014. Citazione tratta dal Capitolo 8, pag. 133. Scaricabile dal sito web di Manlio Cerroni al link: http://www.manliocerroni.it/il-mio-libro/

[24] Manlio Cerroni, «Storia e cronaca a volo d’angelo sulla “monnezza” di Roma e del Lazio. Dal 1944 al 9 gennaio 2014. E non solo…», presentato alla stampa il 20 maggio 2014. Citazione tratta dalle pagg. 26-27. Scaricabile dal sito web di Manlio Cerroni al link: http://www.manliocerroni.it/il-mio-libro/

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