"I cittadini di Taranto per molti anni non hanno saputo di vivere in un ambiente contaminato dalla diossina"
TARANTO -«I cittadini di Taranto per molti anni non hanno saputo di vivere in un ambiente contaminato dalla diossina, un inquinante altamente cancerogeno che può anche modificare e danneggiare il Dna che i genitori trasferiscono ai figli». E’ quanto ha sottolineato oggi il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti deponendo nel corso dell’udienza del processo 'Ambiente svendutò per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva».

L’associazione ambientalista, parte civile nel processo, lanciò il primo allarme nell’aprile 2005 sostenendo, con un comunicato stampa, come a Taranto vi fosse «l'8,8% della diossina industriale europea». Peacelink realizzò il proprio dossier consultando il database europea Eper nel quale erano presenti i dati della diossina. Nel 2008 l’associazione commissionò un’analisi di diossina per esaminare un formaggio prodotto con latte di pecore e capre che avevano pascolato attorno all’Ilva. «I dati delle analisi - ha ricordato ancora l'ambientalista - fornirono un verdetto chiaro: i valori di legge erano superati di ben tre volte per la diossina e i PCB.
Dopo quelle analisi presentammo un esposto alla Procura e le indagini confermarono la gravità della situazione. Duemila pecore e capre furono abbattute e i pastori finirono sul lastrico». Oggi hanno deposto anche alcuni periti di parte, ma l'accoglimento di un’eccezione presentata dalle difese si è tradotta nell’impossibilità per i testi di esprimere valutazioni tecniche o di rassegnare conclusioni. La loro deposizione è stata limitata alla semplice elencazione dei fatti conosciuti.
PROSSIME UDIENZE IL 30 E 31 - Sono previste per il 30 e il 31 maggio prossimi le prossime udienze del processo per il presunto disastro ambientale causato dall’Ilva. Oltre al presidente di Peacelink Alessandro Marescotti, che ha parlato del formaggio contaminato dalla diossina che fece analizzare e portò alla procura della Repubblica, e dei rapporti istituzionali tra l'associazione, il sindaco Ippazio Stefano e l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che - a detta dell’ambientalista - non avrebbero ascoltato i loro appelli, hanno deposto tre periti di parte, un allevatore e l’ex presidente dell’Istituto autonomo case popolari. Al processo sono imputate 44 persone fisiche e la società Partecipazioni Industriali.
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