Diffida sul campionamento continuo della diossina ILVA
Stiamo parlando di quel "campionamento continuo" che al tempo dei Riva era previsto dalla legge regionale sulla diossina ma che l'azienda era riluttante a eseguire, nonostante le nostre costanti sollecitazioni alla Regione Puglia. Adesso invece il "campionamento continuo" deve essere costantemente eseguito allo scopo di tenere sotto controllo le emissioni di diossina. Il "campionamento continuo" viene definito "campionamento a lungo termine".
Il mancato controllo è stato rilevato da ARPA Puglia. La comunicazione è stata inviata all'ISPRA. E in data 11 giugno 2021 il Ministero della Transizione Ecologica ha comunicato ad Acciaierie d'Italia SPA una diffida ai sensi dell'articolo 29-decies del dlgs 152/2006. La norma (comma 9 lettera b dell'articolo 29-decies) prevede che l'impianto di sinterizzazione venga fermato se il Gestore dovesse reiterare la violazione della norma stessa una seconda volta nell'arco di dodici mesi.
Questa vicenda evidenzia due cose.
Da una parte evidenzia l'importante ruolo che sta svolgendo l'Arpa Puglia nel presidiare e controllare uno stabilimento complesso e carico di criticità.
Dall'altra evidenzia la centralità della diossina che continua ad essere emessa dallo stabilimento ILVA di Taranto. L'inquinamento da diossina non è ancora stato portato al di sotto del limite di emissione di diossina a cui si devono attenere gli inceneritori (0,1 ng/m3). Stare sotto tale limite è fondamentale considerando che il camino E312 dell'ILVA ha una portata di gran lunga superiore a quella di un inceneritore. Ad oggi non risulta ancora installato il filtro MEROS che doveva essere installato entro l'8 marzo 2016 e che aveva lo scopo di abbattere drasticamente la diossina e altri inquinanti emessi dal camino E312. Solo una legislazione fatta di proroghe ha consentito di non abbattere le emissioni di diossina ILVA sotto i limiti previsti per tutti gli inceneritori d'Italia e d'Europa.
La vicenda del campionamento continuo deve spingerci a chiedere che per l'ILVA Taranto valgano i limiti di legge previsti per gli inceneritori e che il campionamento continuo sia lo strumento di verifica costante e puntuale per evitare sforamenti.
La mancata chiusura dell'area a caldo - che auspichiamo da tempo - non deve essere un alibi. Occorre subito chiedere il massimo delle tutele in questa difficile condizione di eccesso di rischio sanitario acclarato.
Se invece non vi sono le risorse e la volontà per abbattere drasticamente le emissioni, allora lo si dica e l'unica via che rimane, di fronte ad anni di rinvii, è quella della chiusura dell'area a caldo, spegnendo per sempre il famigerato camino E-312.
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