I consiglieri comunali dovranno votare al buio un Accordo di programma che non conoscono?

Appello al Sindaco di Taranto per rinviare il voto sull'ILVA

Ad oggi, 25 luglio, il testo dell’Accordo di Programma non è stato ancora distribuito ai consiglieri comunali. Mancano dunque i tempi tecnici minimi per poter leggere, studiare e comprendere un documento che è notoriamente complesso da un punto di vista giuridico e tecnico.
25 luglio 2025
Fabio Matacchiera e Alessandro Marescotti

Appello al Sindaco di Taranto: occorre rinviare il voto sull’Accordo di Programma sull’ILVA

Signor Sindaco,

Le scriviamo con urgenza per rivolgerLe un appello chiaro e motivato: non si proceda, in data 30 luglio, al voto in Consiglio Comunale sull’Accordo di Programma relativo all’ILVA di Taranto.

La richiesta è fondata su ragioni gravi e documentate che attengono alla legalità, alla trasparenza, alla tutela della salute pubblica e al rispetto dei diritti democratici della cittadinanza e dei suoi rappresentanti istituzionali.

Ad oggi, 25 luglio, il testo dell’Accordo di Programma non è stato ancora distribuito ai consiglieri comunali. Mancano dunque i tempi tecnici minimi per poter leggere, studiare e comprendere un documento che è notoriamente complesso da un punto di vista giuridico e tecnico, e che richiederebbe necessariamente audizioni con esperti e approfondimenti che allo stato attuale risultano impossibili.

Inoltre, l’Accordo di Programma rimanda alle prescrizioni del Parere Istruttorio Conclusivo (oltre 400 pagine di contenuti tecnici), testo che non è pubblico, impedendo così una reale valutazione consapevole da parte del Consiglio e della cittadinanza.

Signor Sindaco, procedere a un voto in queste condizioni viola il diritto alla partecipazione previsto dalla Convenzione di Aarhus, che prevede il coinvolgimento informato del pubblico nei processi decisionali che riguardano l’ambiente e la salute. Questa fretta, imposta dal Governo, non è compatibile con una democrazia degna di questo nome.

La questione investe ambiti di primaria rilevanza costituzionale, come la salute pubblica e la sicurezza. Ricordiamo che l’accordo riguarda anche una nave rigassificatrice, soggetta alla normativa sul rischio di incidenti rilevanti, e che quindi impone un’attenta valutazione che oggi, con queste modalità, non è garantita.

Taranto è già gravemente colpita da eccessi di mortalità e patologie correlate all’inquinamento industriale. Appare quindi non solo inopportuno, ma profondamente ingiusto e pericoloso procedere con una delibera che di fatto costituirebbe un disco verde alla riattivazione degli altiforni, riaccendendo proprio quella fonte primaria di inquinamento e danno climatico che da anni cittadini, medici, associazioni e comunità scientifica denunciano.

Inoltre, l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) già contestata dagli enti territoriali, viene reintrodotta dalla finestra dell’Accordo di Programma, ignorando le criticità ambientali e sanitarie già ampiamente documentate.

Non vi è alcuna chiarezza, poi, sull’impronta carbonica dell’intero progetto e questo contraddice gli obblighi internazionali dell’Italia sull’emergenza climatica, sanciti anche dalla Conferenza di Parigi. Vengono ignorati i principi di priorità della salute pubblica e ribaditi dalla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Ma c’è un ulteriore paradosso, che riteniamo inaccettabile: manca l’acquirente che dovrebbe firmare l’Accordo di Programma. Non è stato ancora individuato il soggetto economico incaricato di attuare gli investimenti previsti per la decarbonizzazione (DRI, forni elettrici ecc.). Di quale Accordo di Programma si sta parlando, dunque? Di quale decarbonizzazione visto che non c’è il soggetto economico privato che si dovrebbe impegnare ad attuarla con la firma dell’Accordo di programma? Qual è la sua reale finalità, se non quella di attivare al più presto il riavvio degli altoforni e un ritorno al passato?

Siamo quindi di fronte a una politica che prende in giro i cittadini, considerandoli sciocchi e sprovveduti. Temiamo di essere di fronte a un terribile inganno, in quanto si riattivano i vecchi impianti senza alcuna garanzia dei nuovi. E senza garanzie soprattutto per la salute pubblica.

Signor Sindaco, se davvero – come ha affermato – Lei è favorevole alla chiusura dell’area a caldo, non può permettere che venga votato un Accordo che la rilancia, la rafforza e ne legittima impatti accresciuti, in aperta contraddizione con gli impegni presi e con la volontà della cittadinanza.

Se il voto del 30 luglio dovesse avvenire in queste condizioni – prive di trasparenza, conoscenza e garanzie democratiche – annunciamo sin d’ora che ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica, affinché venga valutata l’ipotesi di un reato di pericolo per la salute pubblica. Questo nostro comunicato ha il valore di una diffida: fermate questa procedura o noi chiederemo di fermarla con tutti i mezzi a nostra disposizione.

Chiediamo per tali ragioni il rinvio del voto e l’avvio di un percorso serio, documentato e partecipato, nel rispetto della Costituzione, della legge, e – soprattutto – del diritto fondamentale alla salute dei cittadini di Taranto.

Con rispetto e determinazione,

Fabio Matacchiera - Fondo Antidiossina

Alessandro Marescotti - PeaceLink

25.7.2025

Foto d'archivio - ILVA




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